I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
Juliam tirò su col naso ma tenne a freno la lingua. Hableyat parlò in tono incisivo: «Vai, guarda sotto il portico. Se lo vedi rimandalo qui in fretta. Io aspetterò qui. Poi telefona a Erra Kametin… sarà al Consolato. Identificati come Aglom Quattordici. Ti farà altre domande, e tu gli rivelerai che eri un agente di Empoing, che adesso è morto, e che hai importante informazioni per le sue orecchie.
«Vorrà che tu ti presenti di persona, ma gli dirai che temi la controffensiva dei Druidi. Gli dirai di avere definitivamente identificato il corriere, il quale viaggerà con l’oggetto in questione sul Belsaurion, e gli darai una veloce descrizione di quest’uomo. Poi torna qui.»
«Sì, Signore.»
Joe udì lo strascichio dei piedi di Juliam. Si ritrasse furtivamente, si nascose dietro una lunga berlina azzurra, si alzò in piedi. Guardò Juliam attraversare il campo, poi per un’altra strada ritornò all’aeromobile ed entrò.
Gli occhi di Hableyat scintillavano, ma parlò con voce indifferente. «Eccoti qui, giovanotto. Dove sei stato? Ah, abiti nuovi, a quanto vedo. Molto prudente, molto saggio, anche se ovviamente era rischioso farsi vedere sotto il portico.»
Infilò la mano in tasca, ne tolse una busta. «Ecco il tuo biglietto, Ballenkarch via Giunzione.»
«Giunzione? Cosa o dove è Giunzione?»
Hableyat congiunse la punta delle dita, e con esagerata puntigliosità disse: «Kyril, Mangtse e Ballenkarch, come forse ben sai, formano un triangolo approssimativamente equilatero. Giunzione è un satellite artificiale nel suo centro. È situato anche lungo la linea di traffico Mangtse — Thombol — Beland, sulla perpendicolare al passaggio del Sistema Esterno di Frums, e costituisce così una comoda stazione secondaria o punto di trasferimento.
«Per molti aspetti è un luogo interessante: il metodo di costruzione è unico, gli sforzi per intrattenere i visitatori raggiungono gli eccessi, i famosi Giardini di Giunzione, la natura cosmopolita della gente che vi si incontra. Sono certo che lo troverai un viaggio interessante.»
«Immagino proprio di sì,» disse Joe.
«Ci saranno spie a bordo, veramente ce ne sono ovunque. Non si può fare un passo senza inciampare in una spia. Le loro istruzioni al tuo riguardo possono o meno comprendere l’esercizio della violenza. Io ti consiglio la massima vigilanza, anche se, come ben saprai, un assassino abile non può essere opportunamente evitato.»
Con tetro umorismo, Joe disse: «Ho una pistola.»
Hableyat incrociò il suo sguardo con limpida innocenza. «Bene, eccellente. Ora, la nave può partire in qualsiasi momento. È meglio che tu salga a bordo. Io non verrò con te, ma ti augurerò buona fortuna da qui.»
Joe saltò a terra. «Grazie per i tuoi sforzi,» disse pacatamente.
Hableyat levò una mano per ammonirlo. «Non ringraziarmi, prego. Sono contento di poter aiutare un mio simile quando è nei guai. Tuttavia c’è un piccolo servigio che vorrei tu mi rendessi. Ho promesso a un amico, il Principe di Ballenkarch, un esemplare dell’incantevole erica di Kyril, e forse vorrai consegnargli questo piccolo vaso con i miei omaggi.»
Hableyat gli mostrò una pianta in un vaso di terracotta. «Te la metto in questa borsa. Ti prego di fare attenzione. Innaffiala una volta alla settimana, se vuoi.»
Joe accettò la pianta nel vaso. Il fischio della sirena della nave risuonò per tutto il campo. «Svelto, allora,» disse Hableyat. «Forse ci rivedremo un giorno.»
«Addio,» disse Joe. Si girò e si diresse verso la nave, ansioso di imbarcarsi.
I passeggeri ritardatari provenienti dalla stazione stavano attraversando il campo. Joe notò una coppia lontana non più di cinquanta piedi — un giovane alto dalle spalle larghe con la faccia di un satiro maligno, una ragazza snella dai capelli scuri — : Manaolo e la Sacerdotessa Elfane.
La struttura a telai della piattaforma di imbarco era una rete nera contro il cielo nuvoloso. Joe salì la consunta scala di legno fino al ponte superiore. Dietro a lui non c’era nessuno. Nessuno lo osservava. Infilò la mano sotto un travetto a L e appoggiò la pianta nel vaso sulla flangia, fuori vista. Qualunque cosa fosse, era pericolosa. Non voleva averci nulla a che fare. Gli equivoci di Hableyat potevano costare cari.
Joe sorrise. «Intelletto limitato» e «sciocco impetuoso e ostinato». C’era un antico aforisma sul fatto che chi origlia non sente parlare bene di sé: sembrava applicarsi alla perfezione al suo caso.
Sono stato chiamato in modi peggiori, pensò Joe. E quando arriverò su Ballenkarch non farà nessuna differenza…
Davanti a lui Manaolo e Elfane attraversarono la piattaforma, sempre diritti con quella determinazione fissa e consapevole caratteristica dei Druidi. Salirono la passerella, svoltarono nella nave. Joe fece una smorfia. Le gambe snelle di Elfane, che si muovevano ammiccando sulle scale, gli avevano mandato brividi agrodolci lungo i nervi. E la schiena orgogliosa di Manaolo… era come prendere due droghe con effetti esattamente opposti.
Joe maledisse il vecchio Hableyat. Immaginava davvero che sarebbe stato così ossessionato dall’infatuazione per la Sacerdotessa Elfane da sfidare Manaolo? Joe sbuffò. Vecchio ipocrita troppo maturo! In primo luogo non aveva la minima indicazione che Elfane potesse considerarlo un possibile amante. E dopo che Manaolo le aveva messo le mani addosso… gli si contrassero i muscoli dello stomaco. Sempre che, si corresse doverosamente, la sua fedeltà a Margaret gli permettesse tanto interesse. Aveva abbastanza problemi da solo senza attirarsene altri.
Alla passerella c’era uno steward in un’uniforme rossa attillata. File di alamari d’oro trilobati gli decoravano le gambe, all’orecchio portava attaccata una radio, e il microfono era premuto contro la gola. Era membro di una razza che Joe non conosceva: capelli bianchi, articolazioni sciolte, occhi verdi come smeraldi.
Joe si sentì crescere dentro la tensione; se il Tearca sospettava che intendeva andarsene da quel pianeta, sarebbe stato fermato.
Lo steward guardò il suo biglietto, annuì cortesemente, gli fece cenno di accomodarsi. Joe passò dalla passerella al nero scafo convesso, entrando nel doppio portello in ombra. A una scrivania provvisoria sedeva il commissario di bordo, un altro uomo della razza con i capelli bianchi. Come lo steward, indossava un completo scarlatto che sembrava una seconda pelle. In più portava spalline di vetro e uno zucchetto scarlatto.
Tese a Joe un registro. «Il tuo nome e l’impronta del pollice, prego. Ci tolgono ogni responsabilità in caso di incidenti che avvengano durante il viaggio.»
Joe firmò, premette il pollice sullo spazio indicato mentre il commissario di bordo esaminava il suo biglietto. «Passaggio di prima classe, Cabina Quattordici. Bagaglio, Eminenza?»
«Non ne ho,» disse Joe. «Immagino che ci sia un negozio a bordo, dove posso comprare della biancheria.»
«Sì, tua Eminenza, sì, certo. Ora, se vuoi gentilmente accedere alla tua cabina, uno steward ti assicurerà per il decollo.»
Joe diede un’occhiata al registro che aveva firmato. Immediatamente prima della sua firma lesse in una scrittura alta e spigolosa Druido Manaolo kia Benlodieth, e poi in una grafia rotonda e inclinata verso sinistra Alnietho kia Benlodieth. Aveva firmato come sua moglie — Joe si morsicò un labbro. Manaolo era assegnato alla cabina 12, Elfane alla 13.
In sé non era una cosa strana. Quelle navi da carico e passeggeri, a differenza dei grandi postali solo per passeggeri che partivano dalla Terra in ogni direzione, offrivano poche comodità per i viaggiatori. Le cosiddette cabine erano degli stanzini con un’amaca, dei cassetti, e minuscoli servizi igienici pieghevoli.