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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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«Allora,» disse Joe, «i Druidi si sarebbero infiltrati gradatamente, gradatamente avrebbero preso dominio, fino a quando Ballenkarch fosse diventato un altro Kyril. Cinque bilioni di miserabili servi della gleba, un milione o due di Druidi che vivono nel lusso, e un Albero.» La guardò con aria critica. «Non c’è nessuno su Kyril che consideri il sistema… insomma, sbilanciato?»

Elfane lo fulminò con uno sguardo indignato. «Sei un completo Materialista. Su Kyril il Materialismo è un’offesa punibile con la morte.»

««Materialismo» che significa «distribuzione dei profitti»,» suggerì Joe, «o forse «incitamento alla ribellione».»

«La vita è la soglia della gloria,» disse Elfane. «La vita è lo sforzo che determina il posto di ognuno sull’Albero. I lavoratori industriosi diventano foglie alte nella Scintillanza. Il fannullone deve arrancare per sempre nella fanghiglia scura come una radichetta.»

«Se il Materialismo è quel peccato che pensi, perché i Druidi se la spassano tanto, che significa vivere in una così vezzeggiata sontuosità? Non è strano che coloro che hanno più da perdere col «Materialismo» siano quelli che più vi si oppongono.»

«Chi sei tu per criticare?» esclamò Elfane incollerita. «Un barbaro selvaggio come i Ballenkart! Se fossimo su Kyril le tue parole impulsive verrebbero messe a tacere alla svelta!»

«Sei ancora la solita dea di latta, vero?» disse Joe sprezzante.

In un oltraggiato silenzio Elfane lo precedette con andatura rigida e maestosa. Joe sogghignò tra sé, e la seguì sulla nave.

Il blocco del portello si aprì. Elfane si fermò di colpo. «Il Figlio è perduto, probabilmente distrutto.» Guardò Joe di traverso. «Non c’è ragione per cui io debba proseguire fino a Ballenkarch. Il mio dovere è di ritornare a casa e fare rapporto al Collegio dei Tearchi.»

Joe si massaggiò il mento dispiaciuto. Aveva sperato che quell’aspetto della faccenda non le venisse in mente. Esitante, non sapendo esattamente quanta rabbia Elfane sentisse nei suoi confronti, disse: «Ma tu hai lasciato Kyril con Manaolo per sfuggire alla vita di palazzo. I Tearchi verranno a sapere ogni dettaglio della morte di Manaolo attraverso le loro spie.»

Elfane lo studiò con un’espressione indecifrabile per i suoi sensi terrestri. «Vuoi che prosegua con te?»

«Sì, lo voglio.»

«Perché?»

«Temo,» disse Joe piegando tristemente le labbra, «che tu mi colpisca emotivamente, in modo molto intenso e piacevole. E questo a dispetto della tua filosofia distorta.»

«Questa era la risposta giusta,» dichiarò Elfane. «Benissimo, proseguirò. Forse,» disse con aria importante, «forse riuscirò a persuadere i Ballenkart ad adorare l’Albero su Kyril.»

Joe trattenne il respiro per timore di ridere e offenderla così ancora una volta. Elfane lo guardò cupamente. «Vedo che mi trovi divertente.»

Hableyat era in piedi accanto alla scrivania del commissario di bordo. «Ah, vedo che siete di ritorno. E gli assassini di Manaolo sono scappati con il Piglio dell’Albero?»

Elfane rimase paralizzata per lo stupore. «Come lo sapevi?»

«Mia cara Sacerdotessa,» disse Hableyat, «il più piccolo ciottolo che cade nella pozza manda le sue increspature fino alla lontana sponda. In verità, mi accorgo di essere forse più vicino di te alla realtà della situazione.»

«Cosa vuoi dire con questo?»

Il portello si chiuse, e lo steward educatamente disse: «Decolliamo tra dieci minuti. Sacerdotessa, Signori, posso assicurarvi alle vostre cuccette contro l’accelerazione?»

Joe si risvegliò dal sonno ipnotico. Rammentando il risveglio precedente si alzò di scatto nella rete, perlustrò la cabina. Ma era da solo e la porta era chiusa con la chiave, col catenaccio, e sbarrata come l’aveva lasciata prima di prendere la pillola e di avviare gli schemi ipnotici sullo schermo.

Saltò giù dall’amaca, si fece un bagno, la barba, infilò il nuovo completo di gabardine azzurro che aveva comprato a Giunzione. Uscì sulla balconata e trovò il salone quasi al buio. Evidentemente si era svegliato presto.

Si fermò davanti alla porta della cabina 13, pensò a Elfane che giaceva calda e rilassata all’interno, i capelli scuri sparsi sul cuscino, il viso ammorbidito dall’assenza di dubbi e orgogliose affettazioni. Mise la mano sulla porta. Era come se qualcosa ce la trascinasse. Con uno sforzo di volontà ritrasse il braccio, si girò, e si avviò lungo la balconata. Si fermò di scatto. Qualcuno era seduto nel grande salotto vicino al portello panoramico. Si sporse in avanti, scrutò nell’oscurità. Hableyat.

Joe proseguì lungo la balconata, scese le scale. Hableyat fece un breve gesto di saluto. «Siediti, amico mio, e unisciti a me nelle contemplazioni che precedono il pasto.»

Joe si sedette. «Ti sei svegliato presto.»

«Al contrario,» disse Hableyat. «Non mi sono sottomesso al sonno. Sono seduto qui in questo salotto da sei ore, e tu sei la prima persona che vedo.»

«Chi ti aspettavi?»

Hableyat concesse che un’espressione prudente gli si formasse sulla faccia gialla. «Non mi aspettavo nessuno in particolare. Ma da alcune abili domande e indagini a Giunzione ho scoperto che la gente non è tutta quello che sembra. Ero curioso di osservare ogni attività alla luce di questa nuova conoscenza.»

Joe disse con un sospiro: «Dopotutto, non sono affari che mi riguardano.»

Hableyat agitò il dito grassoccio. «No, no, amico mio. Tu sei modesto. Tu dissimuli. Io temo che tu sia rimasto assai avvinto nei casi dell’incantevole giovane Sacerdotessa, e non possa perciò essere ritenuto disinteressato.»

«Mettila in questo modo. Non mi importa se i Druidi riescono oppure no a portare la loro pianta su Ballenkarch. E non capisco esattamente perché sei così ben disposto ad aiutare i loro sforzi.» Rivolse ad Hableyat un’occhiata di stima. «Se io fossi nei Druidi riconsidererei tutta la questione.»

«Ah, mio caro amico,» disse Hableyat raggiante, «tu mi fai un complimento. Ma io mi muovo al buio. Vado a tentoni. Ci sono sottigliezze che ancora non ho compreso. Ti sorprenderebbe sapere della doppiezza di alcune nostre conoscenze.»

«Bene, sono disposto a venire sorpreso.»

«Per esempio, la vecchia calva vestita di nero, seduta a fissare nel vuoto come una che è già morta, cosa pensi di lei?»

«Oh, un buzzago innocuo e poco attraente.»

«Ha quattrocento dodici anni. Suo marito, secondo il mio informatore, ha elaborato un elisir di lunga vita quando lei aveva quattordici anni. Lei l’ha assassinato, e solo vent’anni fa ha perduto la freschezza della sua gioventù. In tutto questo tempo ha avuto amanti a migliaia, di tutte le forme e dimensioni, di ogni sesso, razza, sangue, e colore. Negli ultimi cento anni la sua dieta è consistita quasi esclusivamente di sangue umano.»

Joe affondò nel divano, si sfregò la faccia. «Vai avanti.»

«Sono venuto a sapere che uno dei miei compatrioti è di gran lunga più in alto per rango e autorità di quanto avessi supposto, e devo perciò muovermi con molta cautela. Ho scoperto che il Principe di Ballenkarch ha un agente a bordo di questa nave.»

«Continua,» disse Joe.

«Ho appreso anche — come forse ti ho accennato prima che decollassimo da Giunzione — che la morte di Manaolo e la perdita del suo vaso di fiori forse non sono state una tragedia senza conforto dal punto di vista dei Druidi.»

«Come mai?»

Hableyat alzò gli occhi pensieroso verso la balconata. «Ti è mai passato per la mente,» chiese piano, «che Manaolo era una strana scelta come corriere in una missione di tanta importanza?»

Joe corrugò la fronte. «Immaginavo invece che gli fosse stato assegnato questo incarico per via del suo rango, che secondo Elfane è — era — piuttosto considerato. Un Ecclesiarca, inferiore solo al Tearca.»

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