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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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«Tutto ciò udii dalle labbra di Simon, così com’egli, anni avanti, aveva udito dalle labbra di altri ormai morti e distrutti. Del gruppo che rintracciai, Simon, con i suoi quasi seicento anni, era il più anziano.

«Altre cose ancora seppi da lui, leggende che andavano oltre la nostra storia orale spingendosi fino alle nostre primitive origini, affondando radici nell’oscura alba del tempo stesso. Anche lì scorsi la mano della tua gente, giacché i nostri miti si intrecciavano con storie tratte dalla vostra Bibbia Cristiana. Brown mi lesse brani dal libro della Genesi, a proposito di Adamo ed Eva e dei loro figli, Caino e Abele, i primi uomini, gli unici uomini. Ma quando Caino uccise Abele, andò lontano in esilio e prese moglie nella terra di Nod. Donde ella provenisse, se non v’erano altri uomini al mondo, la Genesi non lo spiegava. Brown, però, diede una spiegazione a ciò: Nod era la terra della notte e della tenebra, disse, e quella donna era la Madre della nostra razza. Da essa e da Caino noi discendemmo, e quindi siamo noi la progenie di Caino, non gli uomini dalla pelle nera come credono alcuni della vostra specie. Caino uccise suo fratello e si nascose, e così noi dobbiamo uccidere i nostri lontani cugini e nasconderci quando sorge il sole, perché il sole è il volto di Dio. Noi viviamo lungamente come tutti coloro che vissero all’alba del mondo — è la vostra Bibbia che descrive la loro longevità — ma la nostra vita è maledetta, e condannata ad esser vissuta nella paura e nell’oscurità.

«Molti membri della mia razza davano credito a questa leggenda, altri si affidavano a miti diversi e taluni addirittura accettavano le leggende sui vampiri, credendosi immortale incarnazione del male.

«Ascoltai storie di avi da lungo tempo scomparsi, storie di lotte, persecuzioni, migrazioni. Smith mi narrò di una grandiosa battaglia combattuta più di mille anni fa sulle coste desolate del Baltico. Erano poche centinaia quelli della mia razza che discesero di notte su di un’orda di migliaia. Al mattino il sole si levò su di un campo rutilante di sangue e cadaveri. Quella descrizione mi riportò alla mente Sennacherib di Byron. Simon mi parlò dell’antica e splendida Bisanzio, dove molti della nostra razza avevano vissuto secoli di prosperità, invisibili in quella pullulante e grandiosa città finché i crociati non erano giunti da occidente a saccheggiare e distruggere, mandando al rogo tanti dei nostri. Recavano la croce quale loro stendardo, quegli invasori, ed io mi domandai se non fosse questa la vera fonte della leggenda per la quale quelli della mia razza temono ed aborriscono il simbolo cristiano. Dalle labbra di tutti udii la leggenda di una città da noi costruita, una favolosa Città della Notte, una città di ferro e marmo nero edificata negli spazi immensi di oscure caverne nel cuore dell’Asia, presso le sponde di un fiume sotterraneo e d’un mare mai toccato dal raggio del sole. Secoli prima di Roma o persino di Ur, la nostra città aveva raggiunto vertici di gloria e di splendore. Ciò, naturalmente, contrastava grossolanamente con la storia che mi avevano raccontato in precedenza, la storia di rozzi esseri ignudi scorrazzanti tra gelide foreste al chiaro di luna. Secondo il mito, noi saremmo stati espulsi dalla città favolosa perché colpevoli di un grave delitto, dopodiché avremmo errato per il mondo, alla deriva, perduti ed immemori, per migliaia d’anni. Ma la città era ancora lì, ed un giorno un Re sarebbe nato per il nostro popolo, un Signore del Sangue più grande e potente di ogni altro che lo aveva preceduto. Egli avrebbe riunito la nostra razza dispersa e ci avrebbe ricondotti alla Città della Notte sulle sponde del suo mare senza sole.

«Sai, Abner, di tutto ciò che avevo udito ed appreso questo racconto fu quello che mi impressionò più di ogni altro. Dubito che esista una tale città sotterranea, dubito che essa sia mai esistita, ma il solo racconto della sua possibile esistenza mi dimostrò che il mio popolo non era affatto l’incarnazione del male. Non eravamo — non siamo — i vuoti vampiri della leggenda. Non avevamo arte, letteratura, neppure una lingua che ci fosse propria, ma quella storia dimostrava che possedevamo la capacità di sognare, di immaginare. Noi non avevamo mai costruito, mai creato, avevamo solamente rubato i vostri vestiti e vissuto nelle vostre città e ci eravamo cibati della vostra vita, della vostra energia, del vostro stesso sangue — ma potevamo creare, se ce ne fosse stata data la possibilità, perché avevamo dentro di noi la capacità di raccontare storie di città nostre. La Sete Rossa è stata la nostra maledizione, ha reso nemiche la mia e la tua razza, ha derubato il mio popolo di ogni nobile aspirazione. Il marchio di Caino, ecco cos’è.

«Anche noi abbiamo avuto i nostri grandi eroi, Abner, i nostri gloriosi condottieri, Signori del Sangue reali ed immaginari. Abbiamo avuto i nostri Cesari, i nostri Salomoni, i nostri Prester John. Ma stiamo ancora aspettando il nostro Salvatore, il nostro Cristo.

«Accalcati tra le rovine di quel tetro castello, tra gli ululi del vento che feroce sferzava fuori dalle mura, Simon e gli altri bevvero il mio liquore e mi narrarono storie, scrutandomi col potente scandaglio dei loro occhi fiammeggianti, ed io compresi il pensiero che cominciava a prender forma nella loro mente. Ciascuno di loro aveva centinaia d’anni più di me, ciò nondimeno io ero più forte di loro, il più forte, ero il Signore del Sangue. E portavo a loro un elisir che annientava la Sete Rossa. Inoltre sembravo semiumano. Abner, essi videro in me il salvatore della leggenda, il promesso Re dei Vampiri. Ed io non potei negarlo. Era il mio destino, lo capii allora, dovevo condurre la mia razza fuori dalle tenebre.

«Sono tante e tante le cose che voglio fare, Abner, tu non immagini quante. La gente della tua razza è timorosa, superstiziosa e accecata dall’odio, e in tal modo costringe la mia razza a rimanere nascosta, almeno per il momento. Ho visto il modo in cui vi fate guerra tra voi stessi, ho letto di Vlad Tepes — che non era uno di noi, comunque — di lui e di Caligola e di altri re, ho visto uomini della tua razza bruciar vive vecchie donne perché sospettate di appartenere alla nostra stirpe, e qui, a New Orlenas, ho visto il modo in cui riducete alla schiavitù i vostri stessi simili, vi ho visto frustarli e venderli come bestie soltanto a causa del colore scuro della loro pelle. I negri sono più vicini a voi, assai più affini, di quanto mai possa esserlo la mia razza. Potete concepire figli con le loro donne, un incrocio impossibile, invece, tra la Notte e il Giorno. No, dobbiamo rimanere celati al vostro popolo, per nostra sicurezza. Ma una volta liberi dalla Sete Rossa, spero che col tempo potremo rivelarci a coloro che tra voi sono i più saggi, uomini di scienza e cultura, i vostri capi. Potremmo aiutarci reciprocamente, Abner! Potremmo insegnarvi la vostra stessa storia, e da noi potreste imparare a guarire da tante malattie, potreste imparare a vivere molto più a lungo. Da parte nostra, questo è solo l’inizio. Ho sconfitto la Sete Rossa, e con un po’ d’aiuto sogno un giorno di conquistare anche il Sole — un giorno anche noi cammineremo sulle strade del mondo inondate dalla luce. I vostri chirurghi e medici potrebbero aiutare le nostre donne a partorire ed evitare che la procreazione significhi morte.

«Non v’è limite a ciò che la mia razza può creare. Lo capii allora, mentre ascoltavo Simon, capii che potevo fare della nostra razza uno dei popoli più gloriosi della terra. Ma prima dovevo trovare la mia razza, prima di poter dare inizio alla mia opera.

«Il compito non era semplice. Simon mi disse che quand’era giovane ve n’erano quasi mille dei nostri disseminati in Europa, dagli Urali alla Gran Bretagna. La leggenda diceva che alcuni si erano spostati verso sud, in Africa, o ad est, verso la Mongolia e il Gatai, ma nessuno possedeva prove di tali migrazioni. Dei mille che avevano dimorato in Europa, la maggioranza erano morti durante le guerre o in seguito a processi per stregoneria, oppure erano stati catturati quando ancora crescevano spensierati. Forse un centinaio erano rimasti in Europa, forse meno. Ben poche erano state le nascite. E quelli che erano sopravvissuti erano dispersi e nascosti.

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