Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Billy Tipton la Serpe» disse disgustata Valerie.
«Valerie ha paura di questo Julian», continuò Joshua York. «Anche gli altri parlano con timore di lui, ma qualche volta intuisco nelle loro parole un barlume di lealtà nei suoi confronti. Come Signore del Sangue, si è preso cura di loro. Ha garantito loro asilo, ricchezza, piaceri. Ha fornito loro schiavi con cui banchettare. Non c’è da meravigliarsi se ha scelto di stabilirsi laggiù.»
Valerie scosse la testa. «Desisti, Joshua, te ne prego. Fallo per me, se non per un’altra ragione. Damon non apprezzerà il tuo arrivo, non approverà la libertà che tu vuoi portare.»
Joshua aggrottò la fronte, irritato. «Con lui ci sono ancora altri della nostra gente. Vorresti che li abbandonassi? No. E poi, su Julian, potresti aver torto. È stato dominato dalla Sete per innumerevoli secoli e io posso lenire quella brama febbrile.»
Valerie incrociò le braccia sul petto; i suoi occhi violetti erano furibondi. «E se non si placherà? Tu non lo conosci, Joshua.»
«È una persona educata, intelligente, istruita, un amante della bellezza,» disse York, ostinato. «Sei stata proprio tu a dirmelo.»
«Ma è anche forte.»
«Lo sono anche Simon, Raymond e Clara. E adesso seguono me.» «Damon è diverso,» insisté Valerie. «Lui è non è come gli altri!»
Joshua York fece un gesto di impazienza. «Non fa alcuna differenza. Sottometterò anche lui».
Abner Marsh li aveva osservati discutere, immerso in un silenzio pensoso, ma ora cominciò a parlare. «Joshua ha ragione,» disse rivolto a Valerie. «Accidenti, l’ho guardato una volta o due negli occhi, e mi ha quasi maciullato la mano la prima volta che me l’ha stretta. Inoltre, com’era che tu lo chiamavi? Il Re?»
«Sì,» ammise Valerie. «Il pallido Re.»
«Beh, se è lui il vostro pallido Re, significa che è destinato a vincere, non è così?»
Valerie fece correre rapidamente il suo sguardo da Marsh a York, poi fissò di nuovo il Capitano. Tremava. «Voi non lo avete mai visto, nessuno di voi due l’ha visto.» Per un attimo esitò, si tirò indietro i capelli neri con una mano pallida ed affusolata e puntò lo sguardo su Abner Marsh. «Forse mi ero sbagliata sul vostro conto, Capitano Marsh, ma io non sono forte come Joshua, né posseggo la sua fiducia. Sono stata governata dalla Sete per mezzo secolo. La vostra gente era la mia preda. Non si può stringere amicizia con le proprie prede. Non si può. Non si può mai avere fiducia in loro. Questo è il motivo per cui ho esortato Joshua ad uccidervi. Non si possono mettere da parte così facilmente le precauzioni osservate per una vita intera. Mi capite?»
Abner Marsh assentì con cautela.
«Sono ancora incerta,» continuò Valerie, «ma Joshua ci ha mostrato tante novità e devo ammettere che di voi ci si può fidare. Forse.» Aggrottò ferocemente le ciglia. «Ma che mi sia sbagliata su di voi, oppure no, per quanto riguarda Damon Julian, ho ragione!»
Anche Abner Marsh aggrottò la fronte, non sapendo cosa rispondere. Joshua allungò la mano e afferrò quella di Valerie. «Penso che sbagli ad essere così timorosa, ma per il tuo bene mi muoverò con ogni cautela. Abner, fate come volete, ditelo pure a Mister Jeffers e Mister Dunne. Sarà utile avere il loro aiuto, se Valerie ha davvero ragione. Scegliete gli uomini migliori a fate sbarcare gli altri. Quando il Fevre Dream raggiungerà il bayou, voglio che a bordo rimangano soltanto i più affidabili, e che l’equipaggio sia ridotto al minimo indispensabile per far navigare il battello. Niente fanatici religiosi, né gente che si spaventi facilmente, oppure che sia incline all’imprudenza.»
«Saremo Mike il Peloso ed io ad effettuare la selezione,» gli assicurò Marsh.
«Affronterò Julian sul mio battello, quando vorrò, con voi e con il meglio dei vostri uomini alle mie spalle. State attento, quando ne parlerete con Jeffers e Dunne. Non dobbiamo commettere nessun errore». Poi York guardò Valerie. «Soddisfatta?»
«No».
Joshua sorrise. «Non posso fare di più.» Poi si voltò verso Marsh. «Abner, sono felice che non siate mio nemico. Ce l’ho quasi fatta: la realizzazione dei miei sogni è a portata di mano. Sconfiggendo la Sete, ho conquistato il mio primo grande trofeo. Mi piacerebbe pensare che proprio qui, stanotte, voi ed io abbiamo forgiato il secondo dei miei trionfi: l’inizio dell’amicizia e della fiducia tra le nostre razze. Il Fevre Dream navigherà sul filo del rasoio tra la notte e il giorno, bandendo lo spettro della vecchia paura dovunque vada. Compiremo grandi imprese insieme, amico.»
Marsh non amava troppo l’eloquio fiorito, ma, nondimeno, l’entusiasmo di Joshua smosse qualcosa nel suo animo ed il Capitano gli rivolse un incerto sorriso, quasi di malavoglia. «Abbiamo un bel po’ di lavoro da fare prima di ottenere un qualsiasi dannato risultato», disse Marsh, afferrando il suo bastone ed alzandosi in piedi. «Vado, allora.»
«Bene,» disse Joshua sorridendo. «Adesso vado a riposare. Ci rivedremo al crepuscolo. Assicuratevi che la nave sia pronta a partire. Cercheremo di portare a termine tutto questo prima possibile.»
«Il battello sarà pronto,» disse Marsh mentre stava lasciando la cabina. Fuori, era spuntato il giorno. Sembravano circa le nove del mattino, pensò Abner Marsh mentre sbatteva le palpebre, all’esterno della cabina, dopo che Joshua aveva richiuso la porta dietro di lui. Il mattino era lugubre: caldo e afoso, con una pesante coltre grigia che oscurava il sole. Fumo e fuliggine si sollevavano dai battelli che navigavano lungo il fiume. Sta per arrivare una tempesta, pensò Marsh e quella prospettiva lo scoraggiò. Improvvisamente, si rese conto di quanto poco avesse dormito, e si sentì terribilmente stanco. Ma c’erano così tante cose da fare che non osò neppure pensare a schiacciare un pisolino. Scese nel salone principale, immaginando che la colazione gli avrebbe restituito parte delle sue energie. Trangugiò un gallone di caffè nero e bollente mentre Toby gli preparava un pasticcio di carne e delle cialde, con contorno di mirtilli. Mentre stava mangiando, Jonathan Jeffers entrò nel salone, lo vide e si diresse a grandi passi verso il suo tavolo. «Sedetevi e mangiate qualcosa,» disse Marsh. «Voglio avere un lungo colloquio con voi, Mister Jeffers. Non qui, comunque. Sarà meglio che aspettiate che abbia finito e poi andremo nella mia cabina.»