Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
Sua sorella era un’altra storia. Jackson le voleva molto bene. Per contro, lei continuava ad adorare la memoria del vecchio, con la tipica fede cieca che una figlia mostra verso il padre. Jackson l’aveva sistemata in grande stile ma non andava mai a trovarla. Non ne aveva il tempo. Un giorno poteva essere a Hong Kong e l’indomani a Londra. E comunque incontrare sua sorella poteva implicare molte domande scomode alle quali Jackson preferiva non rispondere, visto che sarebbe stato costretto a somministrarle menzogne ancora più scomode. La sorella non avrebbe mai fatto parte del suo impero sotterraneo. Per quanto lo riguardava, lei poteva seguitare a vivere nel suo vacuo benessere, nella continua ricerca di qualcuno in grado di sostituire quel padre che lei riteneva fosse stato tanto caro, tanto gentile e tanto nobile.
Non c’era vergogna, nel profondo di Jackson. Non c’era alcun senso di colpa. A differenza del padre, lui si era preso cura della sua famiglia. Del vecchio era rimasta un’unica traccia. Il suo nome: Jack. Sarebbe per sempre stato il figlio di Jack. Jack’s son.
Dopo aver vagato per l’appartamento, si fermò di fronte a una delle finestre panoramiche, osservando lo spettacolare crepuscolo di New York. Quell’attico era lo stesso nel quale era cresciuto da ragazzo. Negli anni, lo aveva fatto più volte ristrutturare per soddisfare le proprie necessità sotterranee, ma anche con la recondita speranza di riuscire a cancellare il passato, eliminare la sofferenza della memoria.
Per questo Jackson voleva essere sempre qualcun altro. In modo che la memoria della sofferenza inflittagli da suo padre non riuscisse a trovarlo.
Tuttavia, ogni angolo di quell’appartamento aveva il potere di schiaffeggiarlo con una manciata di ricordi, in ogni momento. Ma c’era anche un lato positivo, aveva concluso, perché la sofferenza era anche uno straordinario motore.
Jackson entrava e usciva dall’attico usando sempre un ascensore privato. Nessuno aveva accesso in alcun caso al cuore del suo impero sotterraneo. Le sue abitudini quotidiane erano quanto mai spartane. La posta e i pacchi, sempre molto scarsi, venivano lasciati in portineria. Quasi tutte le sue operazioni venivano condotte via telefono, fax e modem. Assoluta riservatezza, quella era e restava la sua direttiva primaria.
Jackson si era creato un alter ego, con relativo travestimento, che usava ogni volta che entrava o usciva di casa. Era il suo piano d’emergenza estremo nel caso la polizia fosse venuta a bussare alla sua porta. Horace Parker, l’ormai anziano portiere dello stabile, era lo stesso di quando Jackson era un ragazzino timido che attraversava l’atrio tenuto per mano dalla madre. Quando il padre era caduto in disgrazia, la famiglia aveva abbandonato New York. Parker aveva poi interpretato il diverso aspetto di Jackson come un risultato del tempo e della maturazione. Adesso, era l’alter ego che la gente vedeva come Jackson. A tutti gli effetti, il vero Jackson era svanito.
Solamente Horace Parker continuava a salutarlo usando il suo vero nome, e ciò era confortante e inquietante nello stesso tempo. Nel proprio labirinto mentale popolato da così tante facce e da così tanti nomi, Jackson era arrivato al punto di non rispondere quando qualcuno lo chiamava con il suo vero nome. Tornare a essere se stesso poteva essere rilassante? Forse. Ma in nessun caso gli avrebbe fatto dimenticare ciò che per lui contava veramente. Gli affari.
C’erano infinite possibilità, ovunque, e Jackson era deciso a sfruttarle tutte. Possedendo capitali senza limiti, nel corso degli ultimi dieci anni aveva agito come se il mondo fosse una specie di scacchiera politica ed economica creata per il suo trastullo personale. La sua astronomica ricchezza era stata incanalata a finanziare imprese tanto varie quanto lo erano le sue identità, dalla guerriglia antigovernativa nei paesi del Terzo Mondo alle operazioni sul mercato dei metalli preziosi nelle economie industrializzate. Jackson non si limitava a influenzare: Jackson poteva plasmare. Che senso aveva rischiare i propri capitali sul mercato dei futures, quando poteva agire direttamente sui prodotti, determinando così l’andamento dei titoli? In tal modo, ogni rischio era sotto controllo. Era questo che Jackson amava sopra ogni altra cosa.
Al tempo stesso, aveva anche dato ampio sfogo alle sue velleità umanitarie. Somme gigantesche erano state stanziate per numerose missioni di pace e di sviluppo da un capo all’altro del pianeta. Missioni sulle quali, senza essersi mai esposto oltre la barriera del suo impero sotterraneo, Jackson aveva fatto in modo di conservare il controllo assoluto. Lui era in grado di definire, analizzare e valutare come nessun altro sarebbe mai stato in grado di fare. E con fondi di quella portata, chi avrebbe osato opporsi?
I suoi interessi e le sue passioni fluttuavano di continuo. Era difficile immaginare un’esistenza più appagante, più sottilmente edonistica della sua. Eppure, Jackson doveva ammettere con se stesso che perfino la spregiudicata gestione del suo impero sotterraneo stava iniziando a scivolare nella noia. La routine cominciava a minare l’originalità nei suoi diversi campi d’attività. Sentiva il bisogno di una sfida. Qualcosa che soddisfacesse la sua sete di rischio estremo. Un confronto con qualcuno e qualcosa davvero in grado di mettere in gioco la sua stessa sopravvivenza.
Jackson entrò in una piccola stanza piena di apparecchiature informatiche dal pavimento al soffitto, che costituivano il cuore del suo impero sotterraneo. Un capolavoro della cibernetica collegato con i principali sistemi d’informazione del mondo. Era quella la chiave di volta: informazioni su tutto e su tutti. Jackson assorbiva informazioni come una sanguisuga il sangue umano. Gli bastava sentire qualcosa una e una sola volta per non dimenticarla più. Il suo sguardo si spostava da un monitor all’altro, selezionando, separando, scartando e catalogando ciò che per lui poteva essere importante.
Le cifre in azzurro indicavano ottimi ritorni del capitale investito, quelle in rosso andavano meno bene. Jackson constatò con soddisfazione che l’azzurro era decisamente preponderante sul rosso.
Lasciò i computer e andò in un’altra stanza, più grande. Era una sorta di museo dell’impero sotterraneo, quieto e immobile. Il museo conteneva le reliquie delle sue imprese passate.
Jackson scelse un album fotografico e lo aprì. Eccole lì, le sue dodici gallinelle dalle uova d’oro. I dodici fortunati vincitori ai quali aveva garantito un’intera vita di favolosa ricchezza, e attraverso i quali aveva garantito a se stesso la ricostituzione del patrimonio di famiglia. Sfogliò distrattamente l’album, concedendosi sorrisi misurati quando una certa immagine solleticava la memoria.
I dodici vincitori erano stati scelti con sistematica accuratezza, impiegando molto tempo, e facendo ricorso a un’enorme pazienza. Per selezionarli Jackson aveva analizzato migliaia di atti fallimentari, aveva vagato per dozzine di uffici della Sicurezza Sociale e aveva peregrinato nelle aree più depresse e più desolate degli Stati Uniti, rurali e urbane. Cercava gente che aveva perduto tutto, oppure che mai aveva avuto niente. Gente disposta a tutto per cambiare la propria sorte, gente che avrebbe commesso una vera e propria frode finanziaria senza battere ciglio. Era sorprendente di quali spericolate razionalizzazioni fosse capace la mente umana accecata dalle appropriate lusinghe.
La truffa alla Lotteria Nazionale degli Stati Uniti era stata un’impresa di estrema facilità. La convinzione generale era che sistemi del genere fossero ad assoluta prova di corruzione e d’imbroglio. Chi aveva quella convinzione, però, dimenticava o non conosceva la Storia: nel secolo precedente, le lotterie gestite dal governo erano state bandite proprio a causa del vasto livello di corruzione. E la Storia tende sempre a ripetersi, sebbene in modo più complesso e mirato.