Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
Negli anni Jackson aveva imparato almeno una cosa: dove c’era un essere umano c’era un corrotto. Coloro che maneggiavano grandi somme di denaro ogni giorno finivano prima o poi per convincersi che una parte di quel denaro spettasse loro di diritto.
Per portare a compimento la frode del secolo, Jackson non aveva avuto bisogno di un esercito di cospiratori. Per lui, l’espressione stessa era una contraddizione in termini.
Aveva naturalmente un cospicuo numero di collaboratori, sparsi in ogni angolo del mondo. Ma nessuno di loro aveva la minima idea di chi fosse lui, quale aspetto avesse, in che punto del globo vivesse, in quale modo avesse messo insieme la sua immensa fortuna. Nessuno di loro era a conoscenza dei suoi piani, delle sue macchinazioni su scala planetaria. Ciascuno eseguiva una piccolissima porzione di un tutto al quale non avrebbe mai avuto accesso. Ed era per questa complice ignoranza che ognuno veniva generosamente ricompensato. Se a Jackson serviva un certo tipo d’informazione, doveva semplicemente mettersi in contatto con uno di loro per ottenerla nel giro di un’ora. Un sistema perfetto, preciso, essenziale. Ed efficace.
Jackson non si fidava di nessuno. E perché avrebbe dovuto, quando lui stesso era in grado di assumere decine di identità diverse? La cibernetica e l’informatica gli consentivano di trovarsi simultaneamente in posti diversi, con una personalità diversa in ognuno di essi. Il sorriso di Jackson si allargò: il mondo era la sua scacchiera…
Poi, il suo sguardo si fermò su una particolare fotografia e di colpo il sorriso svanì. Al suo posto apparve un’altra espressione, indice di uno stato d’animo che Jackson raramente aveva provato: incertezza.
E qualcosa di più. Ma Jackson non l’avrebbe mai definita paura, perché quel particolare demone gli era del tutto estraneo. Si trattava di qualcosa di più profondo e forse anche più minaccioso. Qualcosa che avrebbe potuto definire Fato. Come treni lanciati verso un ineluttabile scontro frontale, nonostante gli sforzi per evitarlo, si consolidava in lui la sensazione che l’impatto sarebbe stato catastrofico.
LuAnn Tyler. Era sua la foto sulla quale Jackson si era fermato. Delle sue dodici gallinelle, LuAnn Tyler era stata di gran lunga la più memorabile. Quella donna significava pericolo, sfida. La sua inafferabilità, con il trascorrere del tempo, continuava ad attirarlo come una calamita.
All’epoca, Jackson aveva trascorso parecchie settimane a Rikersville, in Georgia, una località scelta per una semplice ragione: era strangolata in un circolo vizioso di depressione, decadenza e povertà. L’America era piena di posti come quello. Luoghi che i rapporti governativi descrivevano usando espressioni asettiche: livelli di reddito pro-capite inferiori alla media, risorse sanitarie e scolastiche al di sotto dello standard minimo nazionale, crescita economica negativa. In parole povere, gente in caduta libera verso la più crudele miseria. Per certi versi, Jackson il Capitalista riteneva di poter addirittura fare del bene, lì in quel buco. Forse sarebbe stato più facile far cadere nella rete uomini ricchi dominati dall’avidità, ma mai e poi mai lui avrebbe scelto qualcuno che fosse benestante.
Aveva scoperto LuAnn Tyler durante un tragitto in autobus. Jackson, una figura macilenta in jeans luridi, stivali scalcagnati, barba incolta sotto la visiera di un berretto bisunto, era rimasto a studiarla a lungo dal sedile di fronte a quello di lei. In quel paesaggio umano di disoccupati, analfabeti, barboni e alcolizzati, tutti quanti in attesa di finire sottoterra, LuAnn Tyler rappresentava qualcosa di completamente diverso.
Jackson l’aveva osservata mentre giocava con sua figlia, l’aveva ascoltata salutare quelli che conosceva, aveva notato come la sua sola presenza fosse in grado di gettare una luce su quel cupo paesaggio umano. Aveva ricostruito la sua infanzia di stenti, fino alla vita miserabile nella roulotte di Duane Harvey. Quando nessuno dei due era presente, Jackson aveva addirittura esplorato più volte la carcassa parcheggiata nella radura dei relitti. Aveva notato i piccoli tentativi di LuAnn di trasformare quel lercio cubicolo in una casa vera e propria, a dispetto dello sciagurato stile di vita del suo compagno. Qualsiasi cosa avesse a che fare con Lisa era tenuto lindo e pulito. Per LuAnn Tyler, la figlia era tutto.
Travestito poi da camionista, Jackson si era fermato molte volte alla tavola calda lungo la interstatale dove LuAnn lavorava come cameriera. Aveva continuato a osservarla, a studiarla. Aveva visto la vita di lei scivolare senza scampo verso la disgregazione più completa. Aveva visto lo sguardo di lei farsi sempre più disperato ogni volta che si posava su sua figlia. Forse era stato a quel punto che Jackson aveva preso la decisione di inserire LuAnn Tyler tra i suoi vincitori. Dieci anni prima.
Dal momento del loro singolare addio all’aeroporto Kennedy, Jackson non aveva mai più incontrato LuAnn Tyler e non le aveva mai più parlato. Al tempo stesso, quasi non c’era stata settimana in cui il suo pensiero non si fosse soffermato su di lei. Nel periodo immediatamente successivo alla sua fuga, Jackson aveva continuato a tenerla d’occhio. Aveva seguito i movimenti che le aveva organizzato da uno Stato all’altro, da un continente all’altro. Nel tempo, la sorveglianza si era progressivamente allentata e adesso, dopo dieci interi anni, l’aveva perduta. Le ultime notizie su di lei la davano in Nuova Zelanda. Poi, forse, LuAnn Tyler sarebbe riapparsa a Monaco o in Scandinavia o in Cina. In fondo, il posto non aveva molta importanza, perché LuAnn Tyler avrebbe comunque continuato a peregrinare da un orizzonte all’altro fino al giorno della sua morte. Non avrebbe mai fatto ritorno negli Stati Uniti. Di questo, Jackson era assolutamente certo.
Quali incredibili opposti rappresentavano loro due! Jackson era cresciuto circondato da una grande ricchezza e poi quella ricchezza era stata dissipata. Ma servendosi della sua intelligenza, della sua tenacia e del suo coraggio l’aveva infine ricostituita e moltiplicata a dismisura.
LuAnn Tyler era cresciuta con nulla, si era spezzata la schiena per una paga da fame e non aveva mai avuto alcuna via d’uscita fino al momento in cui lui non era entrato nella sua vita. Lui le aveva messo il mondo in tasca, consentendole di diventare qualcuno di completamente diverso da LuAnn Tyler. Jackson sorrise al pensiero di quella fantastica ironia della sorte: lui aveva passato tutta la sua vita adulta a essere qualcun altro, lei aveva passato gli ultimi dieci anni a vivere la vita di qualcun altro.
Poi studiò il volto nella foto. Quei profondi occhi azzurri, quegli zigomi pronunciati, quei lunghi capelli. Seguì con la punta dell’indice la curva perfetta del collo di lei. Due treni. Due treni lanciati verso un ineluttabile scontro finale.
21
Thomas Donovan studiò i fogli sparsi sul tavolo del soggiorno del suo appartamento. C’era voluto tempo per mettere insieme quelle carte. Molto tempo, più dozzine di telefonate e scarpinate a non finire.
All’inizio era sembrata una ricerca impossibile, un’impresa destinata a fallire semplicemente per l’immane mole di numeri da analizzare. Nell’anno in cui LuAnn Tyler era svanita nel nulla, l’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York aveva smaltito un traffico internazionale passeggeri di oltre settantamila voli. Il giorno della sua scomparsa, della sua ipotetica fuga all’estero, erano partiti duecento voli. Poiché dall’una alle sei del mattino il traffico era sospeso, la media era di dieci all’ora.
Donovan aveva ristretto il raggio della ricerca alla giornata in cui aveva avuto luogo la conferenza stampa per la presentazione del vincitore alla Commissione Lotterie. Il suo obiettivo erano le donne in età compresa tra i venti e i trent’anni, in partenza dal JFK tra le sette di sera e l’una del mattino. In realtà, la conferenza stampa si era conclusa alle sei e mezzo di sera e Donovan dubitava che LuAnn Tyler ce l’avesse fatta a prendere un volo alle sette, ma siccome il JFK era famoso per i suoi ritardi cronici, Donovan aveva preferito non escludere nessuna possibilità. Ciò significava dover controllare sessanta voli e circa quindicimila passeggeri.