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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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Jackson si alzò e lentamente si recò nell’area del suo appartamento adibita a studio, laboratorio e guardaroba: pareva il sontuoso camerino di una star di Broadway. Fari alogeni allagavano il soffitto di luce soffusa. Altra luce proveniva dalle lampadine a bassa emissione termica sistemate lungo il perimetro degli specchi che tappezzavano le pareti della stanza. Due comode poltrone di pelle, reclinabili e montate su binari che ne consentivano lo spostamento, erano sistemate di fronte ai due specchi più grandi. Oltre agli specchi, lungo le pareti, c’erano grossi pannelli di sughero con appuntate centinaia di fotografie. Volti. Uomini, donne, vecchi. Gente che camminava per strada, gente che faceva la spesa, gente che passava in macchina. Jackson scattava fotografie costantemente, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Molti di quei volti avevano costituito il modello per la maggior parte delle identità che aveva assunto nel cor so degli anni.

Ogni singolo aspetto dell’organizzazione di quel locale rifletteva la metodicità della sua mente. Un intero armadio era occupato da parrucche femminili e maschili, tutte accuratamente collocate su teste di filo metallico, separate a seconda del colore, della morfologia e della lunghezza dei capelli. Altri armadi e armadietti fatti su misura ospitavano calotte e protesi di lattice in grado di modificare la forma del cranio e di qualsiasi altra parte del corpo. Ospitavano anche sopradenti di plastica, capsule di acrilico, placche sottolabiali, stampi di riconformazione anatomica e blocchi di pongo cosmetico autoindurente. Su un massiccio scaffale metallico c’era un set completo per il makeup con cotone assorbente, collante antiallergico, talco cosmetico, lozioni per il corpo e pennelli di tutte le dimensioni con setole morbide e dure, fondotinta di varie tonalità, creta per modellare i lineamenti, colloidi per creare cicatrici, verruche, butterazioni, nei, melanociti, rughe; materiali per preparare barbe, baffi e sopracciglia; creme di diversa densità, cere depilanti, gelatine trasparenti e colorate, e poi retini, garze, spatole, tamponi assorbenti, strumenti per l’acconciatura dei capelli. Tre armadi forniti di specchi a tutta altezza erano pieni di abiti maschili e femminili, camicie, bluse, cappelli, cravatte. Nelle loro cassettiere multiple trovavano posto cinquanta diverse serie di documenti d’identità, passaporti, patenti, certificati di vaccinazione e carte di credito.

Jackson abbozzò un sorriso. In quell’ambiente si sentiva a suo agio. Creare i vari personaggi era per lui il piacere più grande. Interpretarli veniva subito dopo.

Sedette a uno dei tavoli da trucco e fece distrattamente scorrere le dita lungo lo spigolo. I suoi occhi incontrarono la sua immagine riflessa. Diversamente da chiunque altro, ciò che Jackson vedeva quando si guardava allo specchio era una specie di contorno vacuo, pronto per essere alterato, plasmato, modificato, dipinto, massaggiato e deformato fino a dare vita a una nuova identità. Era soddisfatto del proprio intelletto e della propria personalità, ma perché limitarsi a essere una sola persona? Andare da qualsiasi parte, fare qualsiasi cosa. Erano queste le frasi che aveva usato per indurre in tentazione i suoi dodici vincitori, le sue dodici gallinelle dalle uova d’oro tutte bene in fila. E, naturalmente, c’erano cascati. Tutti e dodici. C’erano cascati perché lui era maledettamente bravo.

Negli ultimi dieci anni, Jackson aveva fatto guadagnare a ciascuna delle sue dodici gallinelle centinaia di milioni di dollari. E a se stesso miliardi di dollari. La ricchezza non lo impressionava più di tanto. Veniva da una famiglia con alle spalle un’enorme patrimonio di antica data. Suo padre era stato un classico esempio di ricchezza ereditata, piuttosto che guadagnata. Un uomo sempre in equilibrio precario tra brutale arroganza e profonda insicurezza. Un uomo che aveva trascorso parecchi anni a Washington, approfittando delle conoscenze di famiglia per farsi largo nel mondo della politica. Ma alla fine la verità era venuta a galla: suo padre non era che un incapace e così l’ascensore verso il più alto dei cieli si era fermato. Nel futile e fallimentare tentativo di rimetterlo in moto, il vecchio aveva letteralmente disintegrato il patrimonio di famiglia. All’età di diciotto anni, Jackson aveva scoperto che anche il fondo personale predisposto per lui da suo nonno era stato fraudolentemente prosciugato. Il ragazzo aveva affrontato il padre, ma gli episodi di follia e gli abusi erano continuati, lasciando segni profondi su di lui. E se le ferite fisiche si erano cicatrizzate, il danno psicologico subito in gioventù era ancora palese, un furore interiore che cresceva a dismisura, fino a superare di gran lunga quello del padre.

Per molti versi, si trattava di un trito e noioso cliché. Jackson stesso se ne rendeva conto. La tua fortuna è stata dissipata? E allora? Chi se ne frega? Ebbene, a Jackson sì che gliene fregava. Anno dopo anno, lui aveva fatto affidamento su quel denaro per sfuggire alla tirannica persecuzione di suo padre. Ma ciò che gli spettava di diritto gli era stato rubato, e annientato. E tutto questo dall’uomo che avrebbe dovuto proteggerlo e difenderlo, che avrebbe dovuto amarlo e pretendere il meglio per lui.

Invece della libertà, Jackson si era ritrovato con un conto in banca prosciugato e la rabbia che gli montava dentro. Doveva essere stato allora che in lui aveva avuto luogo la metamorfosi fondamentale.

Poi, suo padre morì, inaspettatamente.

A quel ricordo, un sorriso vacuo tornò a riaffiorare sulle labbra di Jackson. Stando alle statistiche, non passava giorno senza che dei genitori ammazzassero i loro figli, quasi mai per una ragione valida. Al confronto, i casi in cui i figli si liberavano dei genitori rimanevano estremamente rari, ma solitamente per ottime ragioni. Jackson aveva milioni di ragioni valide. Era bastato compiere sul vecchio un piccolo esperimento di chimica,per mezzo del suo whisky preferito, e quella medesima notte un aneurisma cerebrale lo aveva folgorato. Come in qualsivoglia frangente umano, da qualche parte si doveva pur cominciare.

L’assassinio perpetrato da individui d’intelligenza media, o inferiore alla media, veniva commesso in modo goffo, raffazzonato, pateticamente privo di preparazione. Effetti collaterali immediati: rapido arresto e ancora più rapida condanna. Ma per chi era in possesso di una intelligenza superiore, l’assassinio era il risultato di attente analisi del problema, approcci a lunga scadenza, complesse ginnastiche mentali. Qui gli arresti erano rari, le condanne quasi impossibili. Jackson apparteneva a questa seconda categoria.

Era il primogenito. Quello con la responsabilità di ricostituire il patrimonio di famiglia che il vecchio aveva polverizzato. Prima erano venute le lauree summa cum laude in una delle più prestigiose università. Poi c’era stata la ripresa dei contatti che la sua famiglia aveva avuto nell’epoca antecedente i guasti causati dal padre. Infine era sopraggiunto il perfezionamento di tutte quelle abilità fisiche e mentali che gli avrebbero permesso di far salire nuovamente l’ascensore del potere e della ricchezza fino al più alto dei cieli. Il suo fisico era stato e si era mantenuto asciutto e scattante. La sua mente anche di più. Al tempo stesso, Jackson non avrebbe commesso i medesimi grossolani errori del padre. Potere? Tutto l’immaginabile e oltre. Ricchezza? Al di là dei sogni più megalomani. Ma né l’uno né l’altra sarebbero stati allo scoperto. L’impero che Jackson aveva intenzione di costruire sarebbe stato interamente sotterraneo. E completamente illegale. A lui non servivano i riflettori accesi e un pubblico plaudente. Lui medesimo era il suo pubblico. E andava benissimo così.

Jackson sorrise di nuovo a quella considerazione e continuò a muoversi tra le ombre dell’attico.

Un fratello e una sorella, più giovani, facevano parte della periferia dell’impero. Il fratello aveva ereditato buona parte del bagaglio genetico del padre e riteneva che tutto il meglio del mondo gli fosse dovuto senza dare nulla in cambio. Per tenerselo fuori dai piedi, Jackson gli aveva elargito abbastanza denaro da consentirgli di vivere in quell’illusione per il resto dei suoi inutili giorni. Nel caso il fratellino avesse finito con il dissipare l’intero patrimonio, il problema sarebbe stato esclusivamente suo.

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