La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«Che hai? Che vuoi? Fammi finire il rapporto.»
«Mimì, quanno correvi appresso a tutte le più belle fìmmine di Vigàta e dintorni, hai conosciuto la futura mogliere di Belli, la Mongiardino?»
«Lina? Sì, l’ho conosciuta. Ma solo superficialmente, le stavo ’ntipatico e non perdeva occasione per farmelo capire. Soddisfatto?»
«Piccato.»
«Piccato pirchì?»
«Se la conoscevi, potevi farle una telefonata e con la scusa di sapere come stava la picciliddra…»
«Ma con Beba sono amiche.»
«Davero?!»
«Sì, c’è una certa differenza d’età, ma so che sono amiche.»
«Allora stammi a sentire bene, Mimì. Stasera stessa Beba deve telefonare alla mogliere di Belli e dirle che ha appena saputo da te dello spavento che si è pigliata. Quindi deve portare il discorso su come e quando…»
«Quello che Beba deve arrinèsciri a sapìri l’ho capito benissimo» tagliò Augello piccato. «Non c’è bisogno che fai il maestro di scola.»
Mentre si sbafava un piatto di triglie fritte condite con aceto, cipuddra e origano, piatto che ogni tanto la cammarera Adelina gli faciva attrovare nel frigorifero, continuò a pinsari al rapimento della picciliddra.
A quanto arrisultava fino a quel momento, il rapitore, a parte la timpulata che le aviva dato per tenerla bona, non aviva fatto altro male alla picciliddra. Ma c’era di più. Si era preoccupato, al momento di lasciarla libera, che non le capitasse qualche dano e che andasse a finire in mano alle pirsone giuste. Gli sarebbe stato facile abbandonarla in campagna, ma non aviva voluto. Forse si scantava che la picciliddra potiva fare un malo incontro con qualichiduno più carogna di lui. Quindi probabilmente, mentre circava il loco bono indovi far scinniri Laura dalla machina, aviva visto a mano dritta, nella so’ stessa direzione di marcia, la villa del dottor Riguccio e allura aviva lasciato la picciliddra quasi davanti al cancello. Evitando accussì che Laura, un esserino di appena tri anni, per raggiungerlo dovesse traversare la strata traficatissima di machine, smarrita e scantata com’era, mentre già accomenzava a fare scuro, con un’alta probabilità di essere travolta. Pirchì tante precauzioni pigliate da uno che non si era fatto scrupolo a rapirla?
Dormì un sonno piombigno, s’arrisbigliò di umore bono, arrivò in ufficio disposto ad amare il prossimo almeno quanto se stesso. Non si era ancora manco assitato che s’appresentò Mimì.
«Beba ha potuto parlare con la mogliere di Belli?»
«Come no, tutto secondo i suoi ordini, capo.»
«Embè?»
«Dunque, la sera di Pasqua la situazione era che Belli aveva comunicato a Lina, la moglie, che non aveva nessuna intenzione di andare in gita il giorno appresso con la famiglia Mongiardino. Che Lina ci andasse pure, lui sarebbe rimasto a casa.»
«E perché?»
«Perché pare che nel dopopranzo c’era stata una discussione violenta con Gerlando.»
«Lina ha detto a Beba il motivo della discussione?»
«No. Ad ogni modo, Lina è riuscita, a tarda sera, a far cambiare idea al marito. Però c’è stata una modifica: invece di andare a Maria Sicula, come avevano nei giorni avanti stabilito, avrebbero fatto una gita a Piano Torretta.»
«Come mai?»
«È stata un’idea di Belli. Probabilmente perché essendo Piano Torretta assai più vicino a Vigàta, avrebbe trascorso meno ore col cognato. E così Lina, sempre la sera di domenica, ha telefonato al fratello e gli ha comunicato il cangiamento.»
«Ho capito. In conclusione, a sapere che il posto della scampagnata sarebbe stato Piano Torretta erano solo Belli e i Mongiardino.»
«Esattamente. Quindi il rapimento appare sempre meno mirato.»
«Tu dici?»
«Certo che lo dico. Stando così le cose, il rapitore, che si era informato a tempo macari da qualche cammarera dove Belli avrebbe passato la pasquetta, si sarebbe dovuto trovare a Marina Sicula. E se era a Marina Sicula, come ha fatto a sapere che Belli aveva cangiato idea e se ne era andato a Piano Torretta? Ad ogni modo, a casa Mongiardino c’è aria pesante. Non solo perché Belli e Gerlando sono sciarriati, ma macari perché Lina si è azzuffata col marito.»
«La ragione?»
«Dice che tutto è successo per colpa di lui. è stato lui a voler andare a Piano Torretta. Se andavano come stabilito a Marina Sicula, non sarebbe capitato niente e non si sarebbero pigliati quel gran scanto.»
«Ma che ragionamento!»
«Beh, sai come sono fatte le fìmmine.»
«Io non lo so, sei tu l’esperto. La picciliddra come sta?»
«Meglio assai. Si trova bene con la psicologa, che è un’amica. Macari Beba la conosce.»
«Il marito si è ripreso da quella specie d’influenza?» «E che è?»
«Non era in casa, Lina ha detto che aveva fatto un salto nell’ufficio della Vigamare.»
«E che è?»
«Il nome della sua ditta, un misto di Vigàta e di mare. Quindi deve stare meglio. Beba e Lina hanno stabilito d’incontrarsi domani pomeriggio.»
«Buono a sapersi.»
«Ma perché vuoi insistere, Salvo? La figlia di Belli ha avuto la disgrazia di trovarsi al posto sbagliato, ma se al posto suo c’era un’altra picciliddra le cose sarebbero andate allo stesso modo. Credimi.»
Passò la matinata a scriviri e a firmari carte e la bona disposizione verso il mondo e le criature che lo popolano doppo manco cinco minuti di quel travaglio gli era svaporata. Fu solo taliando il ralogio che vitti che si era fatta l’ora di andare a mangiare. Ma non erano rimasti d’accordo con Belli che sarebbe passato in matinata?
«Catarella!»
«Ai comandi, dottori!»
«Per caso ha telefonato il signor Belli?»
«Non m’arrisulta, dottori. Ma siccome che dovetti tanticchia assentuarmi per un bisogno di subitanea d’urgenza, aspittasse che lo addimando a Messineo il quale che fu lui…»
«Va bene, spicciati.»
Montalbano non ebbe il tempo di fare biz.
«Nonsi, dottori. Non gli arrisulta. Il signor Melli non tilifonò.»
Allora chiamò lui. Gli arrispose la voce del vecchio Mongiardino.
«Montalbano sono. Vorrei parlare col signor Belli.»
«Ah.»
Pausa. Quindi:
«Non c’è.»
«Ah» fece a sua volta il commissario. «Sa se passerà da me, come eravamo rimasti d’accordo?»
«Difficile.»
«Che significa?»
«È partito, commissario.»
Montalbano strammò. Che era successo?
«Quando?»
«Stamatina all’alba. Ha costretto Lina a fare i bagagli in nottata. Non ha voluto dare spiegazioni. Ha caricato la bambina che dormiva, povira picciliddra!»
«Com’è partito?»
«Con la sua macchina.»
«Sa dov’è diretto?»
«Se n’è tornato a Roma.»
«Suo figlio Gerlando lo sa?»
«Sì.»
«E lui che spiegazione ha dato di questa partenza?»
«Dice che non riesce a spiegarsela. Dice che forse è per una telefonata.»
«Che ha fatto suo genero?»
«No, lo chiamavano da Roma.»
Qualichi cosa che era andata storta nell’affari romani? Possibile, ma la facenna meritava d’essiri studiata meglio.
«Signor Mongiardino, le dispiace se nel pomeriggio, dopo le cinque, passo un momento da casa sua?»
«Perché dovrebbe dispiacermi?»
E accussì il signor Belli si era dato, come dicevano a Roma. E lui non potiva farci nenti. Quello era libero di andare e viniri come gli piaciva. Ma qual era il pirchì di quella scappatina improvisa? Era vera la chiamata da Roma? Mimì era ancora in ufficio. Gli riferì la fuga in Egitto della famiglia Belli. Macari Mimì si mostrò sorpreso assà.