La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«Mi stupisco, Arquà. Come mai nessuno ti ha messo al corrente?»
«Di che?»
«C’è stato il tentativo di rapimento di una bambina che è la nipote di un importante uomo politico.»
Abbassò di colpo la voce, la riduci a un soffio.
«La cosa è tenuta segretissima, si sospettano oscure trame, si parla addirittura di terrorismo… ecco perché ufficialmente non deve risultare niente.»
«Capisco, capisco» fece Arquà macari lui con la voce a soffio. «Vuoi sapere i risultati?»
«Sì, ma dimmeli per telefono, niente di scritto, per carità!»
«Aspetta un momento.»
«Dunque» ripigliò Arquà doppo tanticchia e con un tono ancora più cospirativo, «niente di rilevante, sul vestitino sono state rilevate tracce di sugo, di marmellata, di ricotta e di olio di macchina. Le mutandine erano sporche di pipì, deve essersela fatta addosso. Ah, sulla parte posteriore del vestitino c’erano tre capelli maschili, neri. E basta.»
«Teneteli da conto, questi tre capelli. Grazie, Arquà. E mi raccomando, silenzio assoluto.»
Povira picciliddra! Doviva aviri passato terribili momenti di scanto! E in quanto alle piccole macchie di olio di macchina, questo non faciva che confermare quanto gli aviva detto Linda: Laura era stata per un certo tempo dintra a un garage.
L’indomani a matino, doppo una decina di minuti ch’era arrivato in ufficio, squillò il telefono.
«Dottori? C’è qua il signori Bongiardino che voli parlari con vossia di pirsona pirsonalmenti.»
Catarella continuava a scangiare la m con la b e viceversa. Doviva trattarsi dell’avvocato Mongiardino.
«Fallo passare.»
Non era l’anziano avvocato, ma un quarantino che indossava vistita su misura e costosi, aviva baffetti ’ntipatici e un Rolex prezioso al polso.
Macari il sciàuro della colonia della quale si era imbevuto doviva costare assà. Per l’occasioni aviva indossato una faccia severa.
«Sono Gerlando Mongiardino.»
Il fimminaro, quello che infilava le mano nella cassa della società. Si era appresentato lui, levando al commissario il disturbo di andarlo a trovare.
Montalbano gli fici ’nzinga d’assittarsi, ma quello restò addritta.
«Grazie, vado via subito. Sono venuto solo per dirle che trovo scorretto il suo modo d’agire.»
«Quale modo?»
«Lei, pigliando a pretesto un ipotetico rapimento, per il quale non è stata sporta nessuna denunzia, badi bene, è andato a importunare mio padre con domande che niente hanno a che fare con la storia capitata casualmente a mia nipote Laura.»
«Che significa casualmente?»
«Che Laura si è persa mentre scoppiava il temporale, che qualcuno si è preso cura di lei, l’ha ospitata nella sua macchina e l’ha lasciata andare quando tutto è finito.»
«E perché questo pietoso qualcuno l’avrebbe pigliata a schiaffi?»
«Si riferisce al fatto che Laura aveva una guancia gonfia? Ma chi le dice che sia stato uno schiaffo?»
«Due testimoni.»
«Che hanno visto?»
Montalbano gli riferì paro paro il racconto dei Bonsignore. Gerlando Mongiardino, alla fine, sorrise.
«Ma commissario, ci rifletta! Se un tale cerca di salvare una bambina che si è perduta e questa bambina scappa dal suo salvatore rischiando di andare a finire sotto a una macchina, non può darsi che quel tale abbia per un momento perduto la pazienza? I signori Bonsignore hanno creduto che si trattava di un rapimento e quindi ogni cosa che hanno visto l’hanno inquadrata nell’ottica del sequestro. Ma le cose possono e devono essere viste da un’altra angolazione.»
E bravo Gerlando Mongiardino! La sua spiegazione correva come un binario.
«Lei ha mai letto Borges?» gli spiò Montalbano.
«Che è, un libro?» spiò a sua volta disgustato Mongiardino.
Ci sono pirsone accussì, alle quali la domanda se hanno letto un libro risulta più offensiva della domanda se sono stati amici intimi di Jack lo Squartatore.
«Mi scusi ma, premesso che sulla sparizione di Laura ho un’altra opinione, come posso portare avanti le indagini senza parlare coi familiari della bambina?»
«E che c’entrano col supposto rapimento di Laura le domande che lei ha fatto a papà sui miei rapporti con mio cognato Fernando?»
«Perché mi occorre un quadro complessivo della situazione. Anzi, dato che lei è qua, vuole dirmi la ragione di queste liti? Mi ero infatti ripromesso di venire alla Vigamare per parlarle.»
«Le nostre liti hanno sempre avuto un solo motivo: la conduzione della società della quale io e mio cognato siamo soci ognuno al cinquanta per cento. Tutto qua.»
quattro
Doviva trattarsi di una spiegazione combinata in famiglia per non perdere la faccia davanti al paisi, il quali paisi sapiva invece benissimo la scascione vera delle azzuffatine, vale a dire l’irresistibile attrazione che il pilo fimminino esercitava su Gerlando e che lo portava a mettersi in sacchetta i soldi della società e sgarrare malamente nei riguardi del cognato.
Valiva la pena di chiarire meglio l’argomento.
«Mi potrebbe accennare in che consiste la vostra disparità di vedute sulla conduzione?»
«Semplice: io voglio che la Vigamare si espanda sempre di più pigliandosi nuovi mercati e lui no, vuole che resti com’è.»
«Se lo spiega il perché suo cognato non voglia ampliare la società? è troppo prudente?»
Modo gentile per avanzare l’ipotesi che Belli non si fidava di Gerlando Mongiardino.
«Non si tratta di prudenza. Direi disinteresse. Fernando ha altri e assai più grandi affari a Roma, è un imprenditore capace di rischiare e molto.»
«E allora?»
«Commissario, voglio essere sincero. Fernando questa società a Vigàta l’ha costituita solo per fare un piacere a sua moglie, cioè a mia sorella, la quale voleva che io mi sistemassi, dato che non avevo un lavoro fisso. E inoltre mia sorella pensava che la società avrebbe dato motivo a suo marito di venire spesso a Vigàta, così lei avrebbe potuto avere più occasioni per vedere i genitori. Per Fernando, in conclusione, la Vigamare non conta niente, per me invece questa società è tutto.»
«Suo padre mi ha detto che teme che i vostri rapporti sono arrivati a un punto di rottura.»
«Tutto quello che si doveva rompere si è rotto.»
«In che senso?»
«Nel senso che mio cognato si è ritirato dalla società il giorno prima di partire per Roma. Siamo andati dal notaio quella stessa sera.»
Le cose perciò erano arrivate a quel punto di rottura che diceva l’avvocato Mongiardino. Doveva esserci stata una sciarra terribile tra Gerlando e Belli.
«E chi ha comprato la sua quota?»
«Io.»
Lui?! E con che aviva pagato? Con cìciri e fave? Con conchiglie? E se si era impegnato a pagare la quota a rate, come aviva fatto Belli a fidarsi ancora una volta di quel malaconnutta?
«Mi scusi, signor Mongiardino, la mia è una domanda che effettivamente non c’entra niente col rapimento e quindi lei è liberissimo di non rispondere, ma può dirmi quale modo avete concordato per il pagamento della quota?»
«Contanti.»
Montalbano fici una faccia accussì sbalorduta che Mongiardino si sentì in doviri di spiegare.
«Certo che non sono andato dal notaio con le valigie piene di soldi. Ho fatto un trasferimento di fondi dalla mia banca alla sua.»
Fondi? Di quali fondi parlava? Fondi di cafè? Fondi di pantaluna? Si fece però pirsuaso che Gerlando Mongiardino, con molta abilità, l’aviva portato ad andare a sbattiri contro un muro. Le banche non avrebbero mai tradito il segreto bancario e andare a parlare al notaro sarebbe stato come pretendere un colloquio con un catàfero.
«Ha altri soci?»