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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Ti sei guastato nel senso che ti sei migliorato.»

«Lo vedi che straparli?»

«No. Una volta parole come “maternità delusa” non ti sarebbero passate manco per l’anticamera del ciriveddro. Una volta, se una fìmmina fosse venuta a confidarti che non arrinisciva ad aviri figli, tu le avresti detto: “Vuole provare con me?”. Ora invece la consideri, la compatisci… Hai messo la testa a posto, sei diventato migliore. All’occhi di tutti. Non ai miei. Rischi la banalità, per questo dico che sei peggiorato.»

Senza dire né ai né bai, Mimì Augello si susì e niscì dalla cammara.

«Dottore, guardi ché se l’è pigliata» fece Fazio.

Montalbano lo taliò, suspirò, si susì, niscì. La porta dell’ufficio di Augello era chiusa. Tuppiò leggermente, nisciuno arrispose. Girò la maniglia, la porta si socchiuse, il commissario sporgi solo la testa. Mimì stava assittato, i gomiti sul tavolo, la testa tra le mano.

«Ti sei offiso?»

«No. Ma quello che mi hai detto è vero e mi ha fatto venire una botta di malinconia.»

Richiuì la porta, tornò nella so’ cammara. Fazio era ancora lì.

«Ah, senti, aieri, mentre venivo a Piano Torretta, per il traffico che c’era sono stato costretto a passare da Ciuccàfa. E sul tetto della villa dei Sinagra ho visto montata un’antenna parabolica.»

«Sul tetto della villa dei Sinagra?»

«Sul tetto della villa dei Sinagra.»

«Un’antenna parabolica?»

«Un’antenna parabolica. E finiscila di ripetere le mie parole, altrimenti il dialogo non va avanti.»

«Ma non è disabitata?»

«A quanto pare, no. Informati a chi l’hanno affittata. Fammelo sapere doppopranzo.»

«È importante?»

«Importante no, ma mi fa curiosità. Di una certa importanza invece è sapìri pirchì tra Belli e so’ cognato Gerlando ci sono continue sciarre.»

Alle quattro di doppopranzo telefonò a casa Mongiardino.

«Il commissario Montalbano sono. Vorrei parlare con…»

«Lo so, commissario. Mio genero Fernando, che si aspettava la sua telefonata, mi ha detto di dirle che ancora non se la sente, la febbre si mantiene alta. Le telefonerà domani mattina.»

«Avete chiamato un dottore?»

Montalbano percepì una leggera esitazione nella voce dell’omo anziano che gli stava rispondendo.

«Fernando non… non ha voluto.»

«Lei è il nonno di Laura?»

«Sì.»

«Come sta la bambina?»

«Meglio assai, ringraziando il Signore. Sta superando il trauma. Pensi che ha cominciato a parlare, a raccontare qualcosa. Solo alla psicologa, però.»

«E a voi la psicologa che ha riferito?»

«Non ha voluto dirci niente. Sostiene che il quadro è ancora confuso. Ma tempo tre, quattro giorni tutto le sarà più chiaro e allora ci dirà.»

Fazio s’arricampò in commissariato alle sette di sira, quando Montalbano ci aviva perso le spiranze di rivederlo.

«Dottore, è stata dura. In paisi nisciuno sapiva nenti di nenti. Un tale mi disse che aviva visto, cosa di quattro o cinco misi fa, dei muratori che travagliavano nella villa. Forse la stavano rimettendo a posto.»

«E così siamo rimasti col culo ’n terra?»

Fazio fece un surriseddru glorioso.

«Nonsi, dottore. Ho avuto una bella alzata d’ingegno. Mi sono domandato: se il dottore Montalbano ha visto sul tetto un’antenna parabolica, dove è stata accattata quest’antenna?»

«Ottima domanda.»

«Tra Vigàta e Montelusa ci stanno una quinnicina e passa di negozi che trattano l’articolo, a come risultava dall’elenco telefonico. Mi sono armato di santa pacienza e ho accomenzato a chiamare. Ho avuto fortuna pirchì alla settima telefonata mi hanno risposto che la parabola a Ciuccàfa l’avivano venduta e montata loro. La ditta si chiama Montelusa elettronica. Ho pigliato la macchina e ci sono andato.»

«Che ti hanno detto?»

«Sono stati gentilissimi. Ho dovuto aspettare un quarto d’ora che tornasse il tecnico e mi ci hanno fatto parlare. Mi ha detto che nella villa ha incontrato una persona giovane, elegante, che parlava siciliano, ma con accento miricano. Mi ha detto che pareva uno di quei personaggi italomiricani che si vedono nei film. Siccome per telefono avevano concordato il prezzo, il giovane ha consegnato al tecnico una busta con dintra un assegno che a sua volta il tecnico ha dato al proprietario. Allora sono andato a parlare col proprietario. Si chiama Volpini Ar…»

«Me ne fotto come si chiama. Vai avanti.»

«Il proprietario ha taliato un registro e mi ha detto che si trattava di un assegno della Banca di Trinacria.»

Era chiaro che Fazio aviva da rivelargli qualichi cosa di grosso e se la stava godendo.

«Di chi era la firma?»

«E questo è il bello, dottore mio.»

«Non fare lo stronzo. Di chi era?»

«Di Balduccio Sinagra.»

«Ma che dici?! Ed è stato regolarmente pagato?»

«Sissignore.»

«Ma com’è possibile?! Balduccio è morto e stramorto! Che minchiate mi stai contando?»

Fazio isò le mano in segno di resa.

«Dottore, questo mi dissero e questo le dico.»

«Ne voglio sapere di più, assolutamente.»

«Però deve portare pacienza.»

«Che significa?»

«Dottore, io avrei due strate per sbrogliare presto la facenna. La prima è andare al Comune e vidiri come stanno le cose nella famiglia Sinagra. Ma il giorno appresso tutto il paisi saprebbe che noi ci stiamo interessando di questa famiglia. E non mi pare cosa. L’altra è cercare di avere notizie da qualcuno della famiglia Cuffaro, i mafiosi nemici dei Sinagra. E manco questa mi pare cosa.»

«Allora che pensi di fare?»

«Non mi resta che firriare paisi paisi e fare le domande giuste alle pirsone giuste. Ma ci voli tempo.»

«Va bene. E sei riuscito a sapere il motivo delle sciamatine tra Belli e suo cognato Gerlando?»

Fazio s’impettì, s’assistimò meglio sulla seggia, sorrise trionfale.

«Dottore, ho un amico che travaglia proprio nella società di Belli. Si chiama Di Luca Ame…»

L’occhiatazza di Montalbano lo fermò.

«Quest’amico mi ha detto che la cosa è cògnita a tutti. è principiata un due anni fa, vale a dire un anno dopo che la società travagliava a pieno.»

«E cioè?»

«Belli, che era venuto qua per qualche giorno con la mogliere e la figlia, si addunò che i conti non quatravano. Ne parlò con suo cognato Gerlando e se ne ripartì per Roma. Passata una mesata, Gerlando, per telefono, disse a Belli che secondo lui il responsabile degli ammanchi era il dirigente amministrativo. E Belli gli mandò una lettera di licenziamento. Senonché il responsabile amministrativo, per tutta risposta, pigliò un aereo e andò a Roma da Belli. Carte alla mano, dimostrò che lui non ci trasiva per niente e che a pigliarsi i soldi era semmai Gerlando Mongiardino.»

«Ma se Gerlando faceva parte della società doveva guadagnare bene. Che bisogno aveva di fottere soldi?»

«Dottore mio, quello un fimminaro gigante è! E le fìmmine gli costano! Pare che fa regali sfondati, case, automobili… E pare che so’ mogliere è avarissima, controlla tutto quello che guadagna… Perciò il galantomo ha nicissità di aviri soldi extra, di sottobanco. Ecco spiegata la cosa.»

«Che ha fatto Belli?»

«È tornato qua e ha visto che il direttore amministrativo aveva ragione. Si è rimangiato il licenziamento con tante scuse e un aumento di stipendio.»

«E con il cognato come si è comportato?»

«Voleva denunziarlo. Ma ci si sono messi di mezzo mogliere, sòciro e sòcira. A farla breve, lo fa tenere sotto controllo dal direttore amministrativo. Ma, a malgrado di questo controllo, ogni tanto Gerlando arrinesci lo stesso a fottere dei soldi. Tant’è vero che giovedì passato, che Belli era appena arrivato, c’è stata una sciarriatina furibonda, peggio delle altre.»

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