La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«… di Laura, la bambina, lo so. Ma vorrei sapere cosa spera di ottenere da me. E comunque, devo disilluderla.»
«Non ci ha capito niente, vero? Del resto l’ho sempre pensato che queste storie di psicologia sono cose campate in aria.»
L’aviva fatto apposta a formulare la domanda in modo accussì sgarbato e a farla seguire da un commento offensivo. Era una provocazione e Olinda Mastro sicuramente ci sarebbe caduta con tutte le scarpe. Invece la psicologa restò tanticchia a taliarlo e alla fine un sorriso divertito la fece promuovere da bella a bellissima.
«Non attacca» disse.
Macari Montalbano sorrise.
«Le domando scusa.»
Quel sorriso reciproco fece di colpo cangiare l’atmosfera, era come se si fosse dissolta la barriera invisibile che fino a quel momento li aviva separati.
«La verità è che sono furiosa.»
«Perché?»
«Perché quando ero riuscita a guadagnarmi la fiducia totale di Laura, i suoi genitori hanno pensato di portarsela a Roma.»
«Lei lo trova strano?»
«Inspiegabile. E inoltre la piccola, quasi sicuramente, ritornerà a rinchiudersi in se stessa e il trauma subito le resterà dentro come un grumo non sciolto che…»
«Da chi l’ha saputo, che erano partiti?»
«Ho telefonato a Vigàta ai Mongiardino per dire a che ora sarei andata da loro e invece l’avvocato mi ha detto che erano dovuti partire. Se l’avessi saputo prima avrei cercato di convincere Lina, la madre, che è mia amica.»
«Che spiegazione le ha dato l’avvocato Mongiardino?»
«Che il genero è stato richiamato urgentemente a Roma per una faccenda che riguarda i suoi affari. Ma dico: che bisogno aveva di portarsi appresso tutta la famiglia? Poteva lasciare Laura con la madre dai nonni ancora per qualche giorno.»
«Quindi lei non è riuscita a sapere niente dalla bambina?»
«Qualcosa sì. Almeno credo.»
Restò tanticchia a taliare pinsosa il commissario, doppo s’addecise.
«Venga con me.»
Percorsero il corridoio fino alla prima entrata, Olinda Mastro raprì la porta e Montalbano s’attrovò in un cammarone il cui pavimento era letteralmente cummigliato di giocattoli d’ogni tipo, bambole, cavallucci a dondolo, casette di fate, orsacchiotti, trenini, modelli d’auto e d’aerei, pistole spaziali, centinaia di pennarelli e fogli di disegno. C’era macari un’autopompa dei pompieri con scale e fari: sempre, da picciliddro, ne aviva desiderata una accussì. Dovette tenersi a forza dall’accularsi e mettersi a giocare. La psicologa intanto aviva pigliato da un ripiano di ligno alcuni fogli di carta da disigno.
«Questi li ha fatti Laura. Fortunatamente ha una straordinaria capacità di disegno. Li avevo portati qua per poterli studiare meglio. Guardi.»
Montalbano taliò e non ci capì nenti di nenti. Rettangoli sbilenchi, linee spezzate, qualichi cosa che doviva essiri una machina, qualichi cosa che doviva essiri un omo, qualichi cosa che doviva essiri una palla colorata. Isò l’occhi interrogativo.
«Hanno un senso?»
«Certamente. Guardi anche lei questo foglio. Che rappresenta?»
«Dovrebbe essere un’automobile con dentro delle cose.»
«Giusto. è un’automobile. Questo segno qua avanti è l’uomo che ha rapito Laura, quest’altro segno indica la bambina sul sedile posteriore con la sua palla. Quella che il nonno le aveva dipinta. E quest’altro foglio?»
«Mi pare che rappresenti la bambina con la palla, l’omo e l’auto. Ma…»
«Dica» l’incoraggiò Olinda.
«Mi pare che la bambina e l’uomo ora siano fuori dall’auto.»
«Bravissimo. è così. E non vede altro?»
«Sinceramente, no.»
«Non vede che l’uomo, la bambina e l’auto si trovano tutti all’interno di un rettangolo?»
«È vero, sì. Ma che significa?»
«Significa che sono dentro a una stanza.»
«Una stanza?»
«Sì. E come si chiama la stanza che può contenere un’automobile?»
Montalbano si detti una manata sulla fronte.
«Cristo! Un garage!»
«C’è arrivato. Guardi quest’altro. Cronologicamente, viene prima di quello che ha appena visto.»
L’auto era addisignata ferma davanti a un rettangolo allato al quale ci stava l’omo. Il rettangolo era stato colorato in grigio con un pennarello. Stavolta il commissario non ebbe dubbio.
«Questa è la saracinesca del garage che l’uomo sta aprendo.»
«Visto com’è diventato bravo in poco tempo?» fece Olinda rimettendo i fogli a posto. «Lo vuole un caffè?»
«Sì.»
«Allora resti qua a giocare con quella macchina dei pompieri. Si vede che ne ha una voglia matta. La chiamo appena è pronto.»
E brava la psicologa! Se la scialò con la macchinetta che aviva macari una sirena che spirtusava le grecchie. Purtroppo venne chiamato in salotto.
«Senta, dottoressa…»
«Mi chiami Linda e io la chiamerò Salvo.»
«D’accordo. Non è riuscita a sapere dalla bambina cosa fece l’uomo quando erano dentro al garage?»
«No. Avevo appena cominciato ad affrontare questo argomento. Ma mi sono fatta un’idea.»
«Cioè?»
«Che non sia successo assolutamente niente. La bambina non ha subìto violenza, ha ricevuto solo una volta un ceffone, non so quando…»
«Posso dirglielo io.»
E le contò quello che gli aviva riferito Bonsignore.
«Quindi se Laura non avesse fatto quel tentativo di fuga, il rapitore non le avrebbe dato nemmeno quello schiaffo» concluse la psicologa.
«Secondo lei» spiò Montalbano, «perché la bambina è stata rapita?»
«Secondo me, non è stata rapita» disse quietamente Linda.
Montalbano springò come un cavallo dalla seggia.
«Ma che dice?!»
«Quello che penso. Lei ha chiesto la mia opinione o no? Se vogliamo metterci ad adoperare le parole giuste, la bambina è stata allontanata, ripeto allontanata, sia pure a forza, dai suoi familiari quel tanto che bastava per far credere a tutti che fosse stata rapita. è stata tenuta per qualche tempo dentro il garage di una casa nelle vicinanze. Lì ogni abitazione ha il garage, li conosco quei posti.»
Minchia! Quant’era intelligente quella fìmmina che in quel momento stava accavallando le lunghe gambe! Ecco spiegata la singolarità del cosiddetto rapimento: si trattava solo di tenere ammucciata la picciliddra per un certo periodo di tempo, quel tanto che abbastava a far pinsare a un sequestro. E l’ordine dato al rapitore evidentemente era stato quello non solo di non farle male in nessun modo, ma di evitare che altri potesse farglielo, intenzionalmente o no.
«Vorrei abbracciarla» scappò di dire a Montalbano dal profondo.
«Lo faccia» disse Linda susendosi addritta.
Naturalmente in commissariato non trovò Fazio, sicuramente a caccia delle società dell’americano. Gli tornò a mente che dalla Scientifica non si erano ancora fatti vivi con i risultati degli esami sui vestiti di Laura. Si era fatto pirsuaso, doppo le parole di Linda, che dalla Scientifica non avrebbero potuto dirgli nenti d’importante. Telefonò lo stisso, per il solo piaciri di rompere i cabasisi a Vanni Arquà.
«Arquà? Montalbano sono. Permettimi di compiacermi teco e con tutta la tua squadra per la solerzia e la prontezza con la quale avete fatto riscontro alla richiesta di questo commissariato. Sarà mia cura informare dettagliatamente il signor Questore.»
«Ma di cosa stai parlando?»
«Sto parlando dei vestiti di quella bambina che vi ho fatto avere…»
«Ah, quelli? Sì, gli esami li abbiamo fatti.»
«Posso avere l’intima soddisfazione di sapere perché non me li avete inviati?»
«Montalbano, per inviarteli dovevamo fare riferimento a qualcosa, no? Mica siamo un ufficio privato di analisi!»