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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Ma se Lina e Beba avevano stabilito d’incontrarsi!»

«A mia» disse Montalbano «pare che sia arrivata l’ora di parlare con Gerlando Mongiardino che forse potrebbe dirci di più sulla telefonata ricevuta da Roma.»

«Che titolo abbiamo per parlargli?»

«Mimì, titoli ne possiamo trovare quanti ne vogliamo. Macari se non è stata fatta denunzia, un tentativo di rapimento c’è stato. E noi abbiamo il dovere di svolgere indagini. Ma ad ogni modo non ti preoccupare, con Gerlando parlerò io.»

Stava per nesciri dall’ufficio, ma ci ripinsò.

«Mimì, un’altra cosa. Voglio sapere nome, cognome, indirizzo e telefono della psicologa che si è occupata della picciliddra.»

Alle cinco del doppopranzo, mentre Montalbano stava a ragionare con Augello, s’appresentò Fazio.

«Dottore, porto carrico. So chi è che si firma Balduccio Sinagra.»

«Hai pigliato appunti? Date di nascita, di morte…»

«Certo.»

«Mani in alto» fece Montalbano raprendo un cascione della scrivania e tenendoci dintra una mano.

La voce del commissario era ferma e determinata. Tanto che persino Mimì lo taliò imparpagliato.

«Che fa, babbìa, dottore?»

«Ti ho detto mani in alto.»

Esitante, Fazio isò le mano.

«Bene. Dove hai gli appunti?»

«Nella sacchetta destra.»

«Infila lentamente la mano nella sacchetta, piglia il pizzino con gli appunti e posalo altrettanto lentamente sul tavolo. Se fai un movimento brusco ti sparo.»

Fazio eseguì. Montalbano pigliò con dù dita il pizzino e lo gettò nel cestino.

«Ora puoi parlare senza quelle minchiate di date che io odio e che tu ami.»

«Levami una curiosità» intervenne Mimì. «Ma con che gli sparavi a Fazio? Col dito?»

«Con questo» fece il commissario tirando fora un revorbaro dal cascione.

Era scassato, non potiva sparare, ma su chi non lo sapiva faciva un bell’effetto. Il sorriso dalla faccia di Mimì scomparse.

«Tu sei completamente pazzo» murmuriò.

«Posso sapere che hai scoperto?» spiò il commissario a Fazio che lo taliava intronato.

«Dunque» principiò quello ripigliandosi faticoso, «vossia se lo ricorda che don Balduccio ebbe un figlio, Pino intiso “l’accordatore”, che se ne andò negli Stati?»

«Non me lo ricordo, non ero qua, ma ad ogni modo ne ho inteso parlare.»

«Pino in America ebbe diversi figli. Uno, Antonio, era intiso “l’arabo”. Siccome che era pazzo, ogni tanto si mittiva a parlari una lingua che lui chiamava arabo ma che arabo non era e che nessuno capiva.»

«Va bene, vai avanti.»

«Antonio “l’arabo” ebbe tri figli, due fìmmine e un màscolo. Al màscolo mise il nome del catanonno, Balduccio.»

«Che sarebbe il signore che è arrivato a Vigàta?»

«Precisamente.»

«Che età ha?»

«Trentino è.»

«Sai quanto si fermerà a Vigàta?»

«Qualcuno m’ha detto che resterà a lungo, per questo ha fatto restaurare la villa.»

«Che ha in testa di venire a fare qua?» spiò quasi a se stesso Augello.

«Mimì» disse Montalbano, «hai mai visto in campagna che fanno le mosche? Volano, volano, e appena vedono una bella cacata ci si posano sopra. E da noi, oggi come oggi, ci sono tante belle, grosse cacate a disposizione. Si vede che la voce si è sparsa e le mosche si stanno precipitando, macari d’oltreoceano.»

«Se le cose stanno come dici» osservò pinsoso Mimì, «viene a dire che presto tornerà la stascione dei kalashnikov, delle ammazzatine.»

«Non credo, Mimì. I sistemi sono profondamente cangiati, macari se lo scopo finale è sempre quello. Ora preferiscono travagliare sott’acqua e con le amicizie giuste nei posti giusti. E per prima cosa, queste amicizie giuste vanno in giro a dire che la mafia non c’è più, è stata sconfitta, quindi si possono fare leggi meno severe, si può abolire il 41 bis… Ad ogni modo, di questo picciotto americano voglio sapìri di tutto e di più, come dicono alla televisione.»

I Mongiardino abitavano sulla strata principale di Vigàta, al secondo di una solida casa ottocentesca di quattro piani, ampia, costruita senza economia di spazio. Gli venne a raprire un omo ben vestito, anziano ma non vecchio, molto dignitoso.

«Si accomodi, commissario. Mi scusi se non la ricevo in salotto, ma è tutto in disordine e la donna oggi non è venuta. Andiamo nel mio studio.»

Tipica cammara da avvocato, pisanti librerie piene di volumi di leggi e sentenze. Sullo scrittoio c’era qualichi cosa che il commissario non capì di subito, gli parse una crozza di morto, di quelle che una volta i dottori tenevano nello studio medico. Venne fatto accomodare supra una poltrona di pelle nivura.

«Le posso offrire qualcosa?»

«Niente, grazie. Le confesso che questa partenza così improvvisa di suo genero mi ha meravigliato.»

«Macari io sono rimasto stupito. Avrebbero dovuto trattenersi ancora tre giorni. Vede quella?»

Indicò la cosa sullo scrittoio. Non era una crozza, ma una palla di gomma grezza.

«Avevo comprato un’altra palla a Laura e stavo cominciando a dipingerla. Perché quella che aveva a pasquetta e che si è persa durante il… quando l’hanno… insomma quella che non aveva più quando l’hanno ritrovata, l’avevo disegnata io. Ci avevo dipinto sopra la fata Zurlina e il mago Zurlone, due personaggi di una storia che mi ero inventato e che le piaceva…»

S’interruppe.

«Mi scusi un momento.»

Si susì, niscì, tornò doppo tanticchia asciugandosi la vucca con il fazzoletto. Evidentemente si era commosso ed era andato a rinfrancarsi con un bicchiere d’acqua.

«La sua signora è in casa?»

«Sì. Non sta tanto bene. Si è messa a letto. è rimasta addolorata per la partenza della nipotina. Voleva godersela in pace dopo lo spavento che avevamo avuto. E macari io avrei voluto… Lasciamo perdere.»

«Avvocato, voglio essere franco con lei. Che ci sia stato un tentativo di rapimento della bambina, è fuori discussione.»

Mongiardino aggiarniò visibilmente.

«Come fa a dirlo? Non può essersi trattato di…»

«Ci sono due testimoni» tagliò Montalbano. «Hanno visto un uomo che costringeva Laura a salire dentro a una macchina pochi momenti prima che cominciasse il temporale.»

«Dio mio!»

«Che lei sappia, suo genero ha nemici?»

La risposta arrivò immediata.

«No. Anzi, è benvoluto da tutti.»

«È ricco?»

«Questo sì. Se Laura, come lei dice, è stata rapita, può darsi che volevano ottenere un buon riscatto…»

«E allora perché l’hanno rilasciata quasi subito rinunziando ai soldi che avrebbero potuto ottenere?»

Mongiardino non seppe che rispondere, si pigliò la testa tra le mano.

«Perché suo figlio Gerlando e suo genero non vanno d’accordo?»

«L’ha saputo macari lei? Hanno avuto, e continuano ad avere, forti divergenze sulla conduzione della società.»

Era sincero, l’avvocato. Evidentemente questo gli avivano contato sia Belli che so’ figlio per non metterlo in agitazione, non gli avivano detto la virità e cioè che Gerlando infilava le mano nella cassa. La visita si stava rivelando tempo perso, l’avvocato Mongiardino non potiva essiri di nessun aiuto.

«Senta, il motivo per cui suo genero non voleva più partecipare alla scampagnata di pasquetta era perché aveva avuto una discussione piuttosto accesa con Gerlando?»

«Sì.»

«E non può essere che la ragione della partenza improvvisa di suo genero con tutta la famiglia sia un’altra discussione con Gerlando piuttosto che la fantomatica telefonata da Roma?»

Mongiardino allargò le braccia.

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