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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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Piano Torretta era, inspiegabilmente, un pezzo di Svizzera che faciva a cazzotti col resto del paesaggio. Un grande pianoro verde d’erba e d’àrboli, di forma quasi circolare, delimitato da grossi cespugli di piante sarbaggie che lo proteggevano macari dalle strate che giravano torno torno. Per trasire dintra al pianoro c’erano tri varchi nella cintura formata dalle piante. Il commissario attraversò il primo varco che gli venne a tiro, fermò la machina, scinnì. Imparpagliato, s’addunò d’essiri solo. Non un’auto, non una pirsona. Nenti. Il verde del prato, già martoriato dalle rote delle automobili, ora era cummigliato dalla stissa ’ntifica massa di firiuti che c’era sulla rena di Marinella. Una fitinzìa. L’unico essere che si cataminava era un cane che circava tra i resti della gran mangiata collettiva. Pigliò il cellulare che si era portato appresso e fece il nummaro di Fazio.

«Dottore, lei è? Meno male, la stavo chiamando. Hanno trovato la picciliddra, ora ora.»

«Viva?»

«Sissi, dottore, ringrazianno a Dio.»

«È ferita?»

«Nonsi.»

«È stata…»

«Dottore, a mia mi pare solo scantata.»

«Dove sei?»

«Nella villa del dottore Riguccio. Lo sa dov’è?»

«Sì. I genitori sono lì?»

«Nonsi, dottore. Li abbiamo avvertiti, erano andati a cercare in un’altra direzione. Stanno arrivando.»

La villa del dottor Riguccio era a circa sei chilometri da Piano Torretta.

Con la machina, ci mettevi deci minuti. Un adulto a pedi ci avrebbe impiegato, pigliandosela commoda, un’orata scarsa. Ma una picciliddra di tri anni come aviva fatto a caminare per sei chilometri senza che manco una machina di passaggio la notasse sutta a quel sdilluvio? E soprattutto, come mai ci aviva impiegato accussì picca tempo?

Una decina di auto erano ferme davanti al cancello della villa che dava propio sulla strata. Fazio gli si fece incontro.

«I genitori sono appena arrivati.»

Dall’interno della villa provenivano risate e chianti. Doviva esserci un gran burdellu.

«Gallo e Galluzzo dove sono?»

«Li ho avvertiti che Laura, la bambina, era stata ritrovata e sono tornati a Vigàta. Macari me’ mogliere è andata con loro.»

«Vorrei vedere la picciliddra, ma non vorrei avere a che fare con questa folla festante.»

«Aspittasse un momento.»

Tornò doppo tanticchia con un signore sissantino, calvo, elegante: il dottor Riguccio. Con Montalbano s’accanoscevano già.

«Commissario, ho fatto mettere la bambina nella mia stanza da letto e ho permesso d’entrare solo ai genitori.»

«Ha avuto modo di visitarla?»

«Un’occhiata superficiale. Ma non credo abbia subìto violenze sessuali. Ha invece subìto, questo sì, un trauma molto forte. Non riesce a parlare, non riesce a piangere. Le ho dato un sedativo, a quest’ora starà dormendo.»

«Chi è stato a trovarla?» spiò Montalbano a Fazio.

Ma a rispondere fu invece il dottore.

«Nessuno l’ha trovata, commissario. Si è presentata, da sola, al cancello. Mia moglie l’ha vista, l’ha presa in braccio e l’ha portata dentro. Abbiamo pensato che si fosse smarrita, non sapevamo che la stavano cercando. Allora ho telefonato al vostro commissariato.»

«E Catarella, che mi sapeva da queste parti, mi ha avvertito al cellulare» concluse Fazio.

«Se lei vuole vedere la bambina, c’è una scala posteriore che porta direttamente al primo piano» disse il dottore. «Mi segua.»

Montalbano parse addivintato dubitoso.

«Se lei dice che dorme… Una domanda, dottore. Aveva evidenti segni di percosse?»

«Aveva la guancia sinistra molto gonfia e arrossata, forse può avere battuto contro…»

«Mi scusi, uno schiaffo violento avrebbe lo stesso effetto?»

«Beh, ora che mi ci fa pensare… sì.»

«Un’altra domada, la penultima. Per metterla a letto l’ha spogliata, vero?»

«Sì.»

«Le scarpette erano poco infangate, vero? Quasi per niente.»

«Ha ragione» fece il dottore. «Ora che ci penso…»

«E dato che c’è, pensi macari a questo: il vestitino, per caso, non era perfettamente asciutto?»

«Oddio!» sclamò il dottore. «Ora che ci penso… sì, era asciutto.»

«Grazie, dottore, mi è stato molto utile. Non la trattengo oltre. Fazio, vuoi dire al padre della bambina che desidero parlargli?»

Era a mità della sigaretta quanno Fazio tornò accompagnando un quarantino biunno, jeans e pullover una volta eleganti e ora addivintati vagnati e lordi, scarpe un tempo milionarie e ora arridotte a scarpe scarcagnate e infangate da barbone.

«Sono Fernando Belli, commissario.»

Montalbano l’inquatrò subito. Era un romano che si era maritato con una fìmmina di Vigàta. Da dù anni era addivintato il più forte commerciante di pesce all’ingrosso del paisi: proprietario di camion frigoriferi e omo d’iniziativa, in poco tempo si era pigliato il monopolio del mercato. Ma a Vigàta lo si vidiva raramente pirchì i so’ affari maggiori lui li faciva a Roma, dove abitava, e al commercio del pesce ci abbadava il fratello della mogliere. Aviva fama d’omo serio e onesto.

Era chiaramente ancora sconvolto per quello che era capitato. Trimava di nirbuso e di friddo. Montalbano ne ebbe pena.

«Signor Belli, pochi minuti soltanto e poi la lascio tornare alla sua bambina. Quando vi siete accorti della sua sparizione?»

«Mah… pochissimo tempo prima che si mettesse a piovere. Eravamo con tre macchine, i miei suceri, mio cognato e la famiglia di un amico. Abbiamo finito di caricare la roba per tornare a Vigàta quando ci siamo accorti che Laura, che avevamo visto giocare con la palla fino a cinque minuti prima, non era con noi. Abbiamo cominciato a chiamarla, a cercarla… Altre persone che non conosciamo si sono unite nelle ricerche… è stato terribile.»

«Capisco. Dove stavate?»

«Avevamo preparato il tavolo un po’ ai margini del Piano… vicino alle piante di cintura.»

«Lei ha idea di cosa sia successo?»

«Credo che Laura, forse inseguendo la palla, sia andata a finire oltre le piante, sulla strada, e non abbia saputo più come tornare indietro. Forse è stata raccolta da qualche automobilista che l’ha accompagnata fino alla prima casa che ha incontrato.»

Ah, la pinsava accussì il signor Belli? Ma se tra il Piano Torretta e la villa del dottore c’erano almeno una cinquantina di abitazioni! Però era meglio non insistere.

«Senta, signor Belli, domattina può passare dal commissariato? Una pura e semplice formalità, mi creda.»

E appena quello si fu allontanato:

«Fazio, fatti dare i vestiti della picciliddra e portali alla Scientifica. E fammi sapere vita morte e miracoli del signor Belli. A mia questa storia non mi quatra. Ci vediamo.»

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