Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Полицейские детективы » La prima indagine di Montalbano
La prima indagine di Montalbano - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
1 ... 50 51 52 53 54 55 56 57 58 ... 67
Перейти на страницу:

«Può darsi. Ma temo…»

«Sì?»

«… che quei due siano arrivati al punto di rottura.»

tre

L’indomani matina, che era jornata accupusa e fridda, tirava un vento che tagliava la faccia, Montalbano venne convocato dal questore. Passando davanti alla piazza del Municipio di Montelusa, vitti una scena stramma. C’era un signore cinquantino, distinto, cappotto, fasciacollo, cappello, guanti, che teneva alto un cartello di compensato sul quale c’era scritto: “mafiosi e cornuti”. Davanti a lui un vigile piuttosto agitato gli stava dicendo qualichi cosa. I rari passanti tiravano di longo, non avivano gana di curiosità, faciva troppo friddo. Montalbano parcheggiò, scinnì, si avvicinò ai due. Fu allora che il commissario riconobbe l’omo col cartello, era il geometra Gaspare Farruggia che aviva una piccola impresa di costruzioni. Una pirsona perbene.

«Si sciolga! Non glielo ripeto più! Si sciolga!» stava intimando il vigile.

«Ma perché?»

«Perché trattasi di manifestazione non autorizzata! Si sciolga!»

«Non ce la faccio a sciogliermi da solo» fece calmo il geometra. «Con questa temperatura, casomai, solidifico.»

«Non faccia lo spiritoso!»

«Non lo sto facendo, si figuri se ne ho voglia, sto rischiando davvero d’essere sciolto nell’acido solforico da chi so io.»

Solo in quel momento il vigile riconobbe Montalbano.

«Commissario, questo signore qua…»

«Vai pure, vai. A lui ci penso io.»

«Buongiorno, dottor Montalbano» fece educatamente il solitario manifestante la cui faccia era addivintata rossoblu per il gelo.

Il commissario ci mise picca e nenti per convincerlo ad abbandonare momentaneamente la protesta e a rifocillarsi in un cafè vicino. S’assittarono a un tavolo. Mentre s’arricriava con un cappuccino bollente, l’omo gli spiegò che alcuni imprenditori onesti avivano addeciso di fare gruppo costituendo una piccola associazione antiracket. C’era una legge regionale che incoraggiava la formazione di queste associazioni con aiuti in denaro. Era macari un modo, aggiunse, di mettere in evidenza i nomi degli imprenditori che non avivano nenti da spartire con la mafia.

«Non basta più la certificazione antimafia?» spiò il commissario.

«Dottore mio, con la nuova legge l’importo dei lavori per il quale non c’è bisogno della certificazione è salito a 500.000 euro. Basterà perciò frazionare i subappalti in modo che ognuno non superi il mezzo milione di euro. Inoltre i subappalti ora sono possibili nella misura del cinquanta per cento dal trenta che erano, e il gioco è fatto. Macari chi porta scritto in fronte che è mafioso può ottenere il subappalto. Mi spiegai?»

«Perfettamente.»

«Insomma, volevamo mettere le mani avanti, far sapere che noi, certificazione o no, siamo diversi da tutti quei mafiosi pronti ad assaltare la casciaforte.»

«E che è successo?»

«È successo che siamo andati a Palermo. Nessuno sapeva dirci l’ufficio giusto. Una via crucis che durò tre giorni, ci mandavano da Ponzio a Pilato. Finalmente ci trovammo davanti a uno che ci disse che bisognava iscriversi all’apposto albo in dotazione nei municipi dei capoluoghi di provincia. Allora siamo rientrati a Montelusa e io, che sono il presidente di questa associazione, sono andato al Comune. Macari qua nessuno sapeva niente. Poi trovai un impiegato che mi spiegò che l’albo non c’era in quanto da Palermo non erano ancora arrivate le norme per la sua costituzione. Sono passati due mesi e ancora non arrivano. Una sullenne pigliata per il culo. Mentre spuntano come funghi nuove società che non trovano ostacoli burocratici, macari se tutti sanno che sono fatte da prestanome.»

«Ad esempio?»

«Non ha che l’imbarazzo della scelta. A Fiacca la famiglia Rosario ne ha costituite cinque, a Fela la famiglia De Rosa pure cinque, a Vigàta l’americano ce ne ha quattro, ma quello vuole allargarsi macari in altri campi, a Montelusa la famiglia…»

«Un momento. Chi è l’americano?»

«Non lo sa? Balduccio Sinagra junior. S’è precipitato apposta dagli Stati visto il vento che tirava qua! Qua è diventata una pacchia, dottore mio! Lo sa che al Ministero ora non si devono più comunicare relazioni dettagliate sullo stato dei lavori ma, cito testualmente, “note informative sintetiche con cadenza annuale”? Che gliene parti? E lo sa che…»

«Non voglio sapere altro» fece Montalbano susendosi e pagando.

Durante l’orata che fu a rapporto dal questore, a Montalbano parse che la seggia sulla quale stava assetato gli abbrusciasse, letteralmente, le natiche. Persino il questore lo notò.

«Montalbano, che ha da agitarsi tanto?»

«Un foruncolo, signor Questore.»

Appena tornato in commissariato, chiamò Fazio e Augello e contò loro quello che aveva saputo dal geometra.

«E non mi è parso che Farruggia raprisse la vucca solo per fare vento. Sapiva quello che diciva. Voglio conoscere i nomi delle società di Balduccio Sinagra junior, come sono costituite, dove hanno sede legale. Io non ci capisco di queste cose ma al tribunale o alla Camera di commercio queste società devono risultare.»

«Ci penso io» disse Fazio. «Non è cosa difficile. E caso mai vado a trovare questo geometra Farruggia e mi faccio aiutare da lui.»

«Mi spieghi il perché di questo interessamento?» spiò Mimì.

«Perché la cosa mi feti, mi puzza. Il nipote di un boss che ha fatto fortuna con gli appalti truccati torna dall’America e costituisce quattro società pronte a concorrere a gare d’appalto. Non ti pare strammo?»

«A mia no. Può darsi che faccia le cose in modo legale. Noi possiamo al massimo intervenire se sgarra.»

«Ma siccome a noi non ci costa niente avere queste informazioni… Accussì, se un giorno o l’altro quello sgarra, come dici tu, noi ci troviamo avvantaggiati. Senti, Mimì, hai nome e numero di telefono della psicologa che si è incontrata con la picciliddra?»

«Di che stiamo parlando?» spiò Augello strammato dall’improvviso cangiamento d’argomento.

«Te lo sei scordato il tentativo di rapimento della figlia di Belli?»

«Ah, sì, mi ha detto tutto Beba.»

«Puoi chiamare questa signora dicendole se passa da qua oggi doppopranzo? All’ora che fa più comodo a lei.»

«Dice che invece passi tu da lei nel doppopranzo e all’ora che ti fa più comodo» fece Mimì vedendo trasire Montalbano in ufficio doppo che questo era andato a farsi una gran mangiata di fragaglia alla trattoria di Enzo e aviva, di conseguenza, i riflessi tanticchia allintati.

«Chi dice che?»

«La psicologa. Olinda Mastro. Ti do l’indirizzo di Montelusa. Non m’è parsa una pirsona facile.»

«Sai che ti dico? Ci vado subito.»

Alla dottoressa Mastro, poco più che trentina, alta, soda, biunna, bella, l’apparizione di Montalbano davanti alla porta della so’ casa non fece per niente piaciri.

«Non poteva telefonare prima?»

«Ma il mio vice col quale ha parlato mi ha riferito che lei…»

«D’accordo. Ma una telefonata non avrebbe guastato.»

«Senta, se è occupata ripasso.»

«Ma no, dato che ormai è qua…»

Si fece di lato per lasciarlo passare. Come diceva Matteo Maria Boiardo? “Principio sì giolivo ben conduce.” Quindi, se il principio era stato così giolivo, figurarsi come sarebbe stato il seguito!

«Per di qua.»

L’appartamento era granni, luminoso a malgrado che la jornata non era felice. Lo fece accomodare sulla poltrona colorata di un salotto che pariva nisciuto da una rivista d’arredamento moderno, pochi mobili ma molto eleganti.

«Le dispiace se fumo?» spiò il commissario.

«Sì.»

«È meglio non perdere tempo. Sono venuto per parlare con lei di…»

1 ... 50 51 52 53 54 55 56 57 58 ... 67
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)