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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Ho passato metà della mia esistenza lontano da casa» azzardò Theon alla fine. «Le troverò cambiate, le isole?»

«Gli uomini pescano in mare, scavano la terra e poi muoiono. Le donne partoriscono bambini nel sangue e nel dolore, e poi muoiono. La notte segue il giorno. I venti e le maree rimangono. Le isole sono sempre come il nostro dio le ha create.»

“Per gli dei, quanto è diventato tetro, quest’uomo.” «Ci saranno mia sorella e la lady mia madre a Pyke?»

«Non ci saranno. Tua madre dimora ad Harlaw, insieme a sua sorella. La tosse la indebolisce, ma almeno il clima è meno duro là. Tua sorella ha navigato con la Vento nero fino a Grande Wyk, portando messaggi del lord tuo padre. Tornerà tra poco, puoi starne certo.»

Vento nero: il vascello di sua sorella Asha. Questo, a Theon non fu necessario spiegarlo. Non vedeva sua sorella da dieci anni, ma almeno questo sapeva di lei. Strano che avesse chiamato il suo vascello a quel modo, quando Robb Stark aveva un meta-lupo chiamato Vento grigio. «Stark è grigio e Greyjoy è nero» mormorò sorridendo. «Ma sembra che il vento sia in entrambi.»

Il prete non trovò nulla da commentare.

«E tu, zio? Non eri un prete quando io venni portato via da Pyke. Ricordo ancora quando cantavi vecchie canzoni stando in piedi sui tavoli, con un boccale di birra in mano.»

«Ero giovane in quei giorni. Giovane e fatuo» rispose Aeron Greyjoy. «È stato il mare a portarsi via le mie follie e la mia fatuità. L’uomo che tu ricordi è annegato, nipote. I suoi polmoni si sono riempiti d’acqua salata e i pesci hanno divorato le squame che oscuravano i suoi occhi. Quando tornai a risorgere, potevo vedere con chiarezza.»

“È tanto pazzo quanto è tetro.” Theon preferiva ricordare suo zio quando ancora aveva le scaglie sugli occhi. «Zio Aeron, per quale motivo mio padre ha chiamato a raccolta le spade e le vele?»

«Senza alcun dubbio te lo dirà quando arriverai a Pyke.»

«È adesso che vorrei conoscere i suoi piani.»

«Ma non li conoscerai da me. Ci è stato ordinato di non parlarne con nessuno.»

«Nemmeno con me?» Theon sentì nuovamente la rabbia crescergli dentro. Aveva guidato uomini in guerra, era andato a caccia con un re, aveva vinto onori in innumerevoli tornei, aveva cavalcato con Brynden Pesce nero e con Umber Grande Jon, aveva combattuto al bosco dei Sussurri, aveva portato a letto più donne di quante potesse ricordare… eppure suo zio lo stava trattando come se lui fosse ancora quel ragazzino di dieci anni. «Se mio padre sta facendo piani di guerra, io devo esserne messo al corrente. Io non sono “nessuno”. Sono l’erede di Pyke e delle isole di Ferro.»

«Quanto a questo» ribatté Aeron. «È tutto da vedere.»

Queste parole furono per Theon come uno schiaffo in piena faccia. «Tutto da vedere? I miei fratelli sono morti entrambi. Sono io l’unico figlio rimasto a mio padre!»

«Dimentichi tua sorella.»

“Asha, certo” pensò confuso. Era di tre anni maggiore di lui, eppure… «Una donna può essere l’erede solo se non c’è nessun maschio in linea di successione» insistette Theon. «Non mi farò privare dei miei diritti, ti avverto.»

«Tu “avverti” un servitore del dio Abissale, ragazzo? Hai dimenticato più di quello che sai. E se credi che tuo padre darà mai le sue isole a uno Stark, sei davvero uno stolto. Ora taci. È una lunga cavalcata, non renderla ancora più lunga con il tuo ridicolo berciare.»

Theon si morse la lingua, ma non senza compiere un duro sforzo. “Allora è così che stanno le cose.” Come se i dieci anni trascorsi a Grande Inverno avessero potuto fare di lui uno Stark. Oh, certo, lord Eddard lo aveva fatto crescere in mezzo ai suoi figli, ma Theon Greyjoy non era mai stato uno di loro. L’intero castello, dall’altera lady Catelyn fino al più infimo degli sguatteri, sapeva perfettamente che lui non era altro che un ostaggio a garanzia del buon comportamento di suo padre. E come tale veniva trattato. Perfino al bastardo Jon Snow venivano accordati più onori di lui.

Lord Eddard aveva provato a giocare a fare il padre, di quando in quando. Ma per Theon, lui era sempre rimasto l’uomo che aveva messo Pyke a ferro e fuoco, trascinandolo via dalla sua casa. Da ragazzo, aveva vissuto nel timore del volto austero di Stark e della sua oscura spada lunga. Quanto a sua moglie, era stata, se possibile, addirittura più fredda e distante.

E poi c’erano i loro figli… Per la maggior parte dei suoi anni a Grande Inverno, quelli più piccoli erano stati solo dei mocciosi urlanti. Robb e quel suo fratellastro bastardo Jon erano stati gli unici grandi abbastanza perché lui li notasse. Il bastardo era un ragazzo cupo e permaloso, svelto nel percepire, con gelosia, il riguardo che Robb aveva verso Theon in virtù del suo alto lignaggio. Nei confronti di Robb, Theon non poteva negare di nutrire un certo affetto, quasi che fosse un fratello più giovane… Ma di questo era meglio non parlare. A Pyke, a quanto sembrava, le vecchie guerre continuavano a infuriare. La cosa non avrebbe dovuto sorprenderlo: le isole di Ferro vivevano nel passato, perché il presente era troppo duro, troppo amaro per poter essere tollerato. Inoltre, suo padre e i suoi zii erano vecchi, e i vecchi lord erano fatti così. I loro vecchi rancori se li portavano fino alla tomba, senza dimenticarne nessuno e perdonandone ancora meno.

Lo stesso valeva per i Mallister, suoi compagni di viaggio da Delta delle Acque a Seagard. Patrek Mallister non era poi male, lui e Theon condividevano le passioni per le puttane, il vino e la caccia col falcone. Ma quando il vecchio lord Jason si era reso conto che il suo erede stava cominciando a divertirsi un po’ troppo in compagnia di Theon, aveva preso Patrek da parte e gli aveva rinfrescato la memoria su alcune sgradevoli verità del passato: Seagard era stata eretta proprio per difendere la costa dai predoni delle isole di Ferro, e soprattutto dai Greyjoy di Pyke. La Torre del boato di Seagard era così chiamata per la sua immensa campana di bronzo, fusa secoli prima per dare l’allarme ai popolani e alle genti delle campagne di accorrere al castello poiché le temute navi lunghe erano state avvistate all’orizzonte verso occidente.

«E non ha importanza che quella campana sia stata fatta suonare solamente una volta in trecento anni» aveva confidato Patrek a Theon il giorno dopo mentre, tra una coppa di vino di mela verde e l’altra, gli parlava della ansie di suo padre.

«Quando mio fratello ha attaccato Seagard» si rese conto Theon. Lord Jason aveva ucciso Rodrik Greyjoy sotto le mura del castello, ricacciando in mare i suoi uomini di ferro. «Ma se tuo padre crede che io gliene voglia male, è chiaro che non ha mai conosciuto mio fratello.»

Si erano fatti una risata ed erano partiti al galoppo, diretti a un connubio con l’affettuosa e giovane moglie di un mugnaio che Patrek conosceva. “Se solo Patrek fosse qui con me adesso…” Mallister o no, era di certo un compagno di viaggio ben più piacevole dell’acido prete che suo zio Aeron era diventato.

Il sentiero continuò a inerpicarsi fra colline spoglie e cosparse di pietre. Ben presto, persero di vista l’oceano, anche se l’odore del sale continuò a impregnare l’aria umida. Avanzarono a un buon trotto, superando il gregge di un pastore e i resti di una miniera abbandonata. Il nuovo, sacrale Aeron Greyjoy non era molto loquace, e così cavalcarono in un silenzio tetro fino a quando Theon decise di averne abbastanza: «Robb Stark è lord di Grande Inverno, adesso» disse.

«Un lupo vale l’altro.» Aeronnon si scompose.

«Robb ha rotto il patto di lealtà con il Trono di Spade è si è incoronato re del Nord. C’è una guerra.»

«I corvi dei maestri volano sul sale veloci come sulla roccia. La notizia è vecchia e fredda.»

«Significa un nuovo giorno, zio.»

«Ogni mattina porta un nuovo giorno, così com’è sempre stato.»

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