Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Io non conosco questo Signore della luce» ammise Davos. «Conoscevo però gli dei che sono stati bruciati questa mattina. Il Fabbro ha protetto le mie navi, la Madre mi ha dato sette figli sani e forti.»
«È tua moglie che ti ha dato sette figli sani e forti. Preghi forse per lei? Ciò che abbiamo bruciato questa mattina erano solamente dei vecchi pezzi di legno.»
«Forse» replicò Davos. «Ma quando ero un ragazzo, giù nel Fondo delle Pulci di Approdo del Re, mendicando una moneta di rame, a volte erano i septon che mi davano da mangiare.»
«Ora sono io a darti da mangiare.»
«Tu mi hai dato un posto d’onore al tuo desco, e in cambio io ti do la verità. La tua gente non ti amerà se tu gli porterai via gli dei che pregano da sempre… mettendo al loro posto un nuovo dio il cui nome non riescono nemmeno a pronunciare.»
«R’hllor!» Stannis si alzò d’improvviso. «Che cosa c’è di tanto difficile? Non mi ameranno, dici? E quando mai l’hanno fatto?» Andò alla finestra rivolta a sud, scrutando il mare illuminato dalla luna. «Ho cessato di credere negli dei il giorno in cui vidi l’Orgoglio dei venti spezzarsi in due davanti a questa baia. “Dei tanto mostruosi da annegare mio padre e mia madre non avranno mai la mia adorazione” questo giurai. Ad Approdo del Re, il sommo septon mi tediava su come tutta la giustizia e tutta la bontà emanano dai Sette Dei… e allora come mai tutto quello che ho visto di bontà e di giustizia è stata opera dell’uomo?»
«Visto che non credi negli dei…»
«… perché perdere tempo con questo nuovo dio?» lo anticipò Stannis. «Mi sono posto anch’io la medesima domanda. Non m’importa nulla degli dei, di nessun dio… ma la sacerdotessa rossa ha potere.»
“Sì, ma quale genere di potere?” «Maestro Cressen aveva saggezza.»
«Mi sono fidato della sua saggezza e anche dei tuoi consigli, e che cosa ne ho ricavato, contrabbandiere? I lord della Tempesta ti hanno cacciato. Io ho implorato il loro aiuto e loro mi hanno riso in faccia. Ebbene, adesso non ci saranno più implorazioni, e non ci sarà nemmeno più derisione. Il Trono di Spade mi spetta di diritto, ma come riuscirò a prenderlo? Ci sono ben quattro re nel reame, e tre di loro hanno più uomini e più oro di me. Io ho le mie navi… e ho lei, la donna rossa. Metà dei miei cavalieri hanno paura anche solo a pronunciare il suo nome, lo sapevi questo? Se anche non fosse in grado di fare altro, una negromante capace d’instillare un simile terrore nel cuore di duri guerrieri non può essere sottovalutata. Un uomo spaventato è un uomo sconfitto. E forse lei è in grado di fare di più. È ciò che intendo scoprire.
«Da bambino, trovai un falco ferito e lo curai. “Ala orgogliosa” lo chiamai. Si appollaiava sulla mia spalla e mi seguiva volando da una stanza all’altra e beccava dalla mia mano. Ma non volava mai in alto. Lo portavo a caccia spesso, ma il falco volava al massimo rasente le cime degli alberi. Robert lo chiamava “Ala pietosa”. Lui possedeva un falcone chiamato “Rombo di tuono”, il quale non mancava mai un colpo. Poi, un giorno, ser Harbert, nostro zio, mi disse di trovarmi un altro uccello: con Ala orgogliosa stavo facendo la figura dello stupido, disse, e aveva ragione.»
Stannis Baratheon si allontanò dalla finestra, voltando le spalle agli spettri che continuavano a scivolare sul mare a sud.
«I Sette Dei non mi hanno mai dato neppure un passero. È venuto il tempo che io tenti con un nuovo falco, Davos… un falco rosso!»
THEON
Non esistevano approdi sicuri a Pyke, eppure era dal mare che Theon Greyjoy voleva vedere il castello di suo padre, così come l’aveva visto dieci anni prima, quando la galea da guerra di Robert Baratheon lo aveva portato via, per affidarlo alla tutela di Eddard Stark. Quel giorno, Theon era rimasto appoggiato alla murata, ascoltando il tonfo dei remi scandito dai colpi ritmici del tamburo del capo rematore, osservando Pyke svanire all’orizzonte. Oggi voleva vederlo riemergere dall’orizzonte, e ingrandirsi davanti a sé.
Seguendo i suoi desideri, la Myraham superò il promontorio con le vele che sbattevano a vuoto, il capitano che malediceva i venti, il suo equipaggio e gli assurdi capricci dei rampolli di nobile lignaggio. Theon si mise il cappuccio del suo mantello per ripararsi il volto dagli spruzzi e guardò verso casa.
La costa era un susseguirsi di rocce acuminate e di scogliere ostili. Il castello sembrava un’estensione di quell’aspro paesaggio granitico: torri, muraglie e ponti costruiti con le stesse pietre grigie e nere, flagellati dalle stesse onde salmastre, affrescati dalle stesse chiazze di lichene verde scuro, punteggiati dagli escrementi degli stessi uccelli marini. Un tempo, lo sperone di terra emersa su cui i Greyjoy avevano eretto la loro fortezza si protendeva in avanti come una spada conficcata nelle viscere stesse dell’oceano, ma le onde avevano martellato la terra fino a quando essa si era fessurata e infine spaccata. Adesso rimanevano solamente tre isole, spoglie e desolate, circondate da una dozzina di scogli torreggianti che si ergevano dalle acque simili ai pilastri del tempio di un qualche dio marino, frustati da onde furiose che continuavano a infrangersi e a ribollire contro di essi.
Minacciosa, tetra, proibitiva, Pyke incombeva sulla sommità di quelle isole e di quei pilastri di roccia, quasi fusa con essi. Le sue mura perimetrali sbarravano l’accesso dal terreno alla base del grande ponte di pietra che dalla cima della scogliera si protendeva fin sulla più grande delle isole, dominata dalla Grande Fortezza. Più lontano, ciascuna sulla propria isola, c’erano la Fortezza Cucina e la Fortezza Insanguinata. Altre torri e altre strutture erano aggrappate agli scogli più esterni, collegati da gallerie ad arco coperte là dove i pilastri di pietra erano più vicini gli uni agli altri, da camminamenti aerei di assi e di corda dove invece erano più lontani.
La Torre del mare, alta e cilindrica, s’innalzava dall’isola più remota, sulla punta della spada spezzata. Era la parte più antica del castello, i pilastri squadrati che la sostenevano semidivorati dall’incessante assalto dei marosi. Secoli di salinità avevano dato alla base della torre una colorazione candida. I piani più alti erano assediati da verdi tentacoli di lichene che li ricoprivano come una spessa coltre, e il fumo dei fuochi di guardia accesi ogni notte aveva reso il coronamento dentellato nero come la pece.
Sul pennone in cima alla Torre del mare, il vessillo di suo padre schioccava al vento. La Myraham era ancora troppo lontana perché Theon fosse in grado di distinguere qualcosa di più di un semplice drappo di stoffa, ma sapeva quale simbolo campeggiava su di esso: la piovra dorata della nobile Casa Greyjoy, con i tentacoli che si contorcevano sullo sfondo nero. A ogni colpo di vento, la bandiera si agitava sul suo pennone di ferro, simile a un uccello che stesse cercando di spiccare il volo. E qui, per lo meno, il meta-lupo degli Stark non sventolava più in alto, proiettando la sua ombra sulla piovra dei Greyjoy.
Theon non aveva mai visto uno scenario tanto impressionante. Nel cielo dietro il castello, oltre esili veli di nubi, era visibile la leggiadra chioma rossa della cometa. Per l’intera durata del viaggio da Delta delle Acque a Seagard, i Mallister non avevano mai cessato d’interrogarsi su quale fosse il suo significato. “È la mia cometa.” Theon lo ripeté a se stesso, lasciando scivolare la mano all’interno della cappa foderata di pelliccia, tastando la sacca di cuoio incerato che teneva in tasca. Conteneva la lettera che gli aveva dato Robb Stark, un pezzo di carta che valeva quanto una corona.
«È come lo ricordi, il tuo castello, mio signore?» gli domandò la figlia del capitano, aggrappandosi al suo braccio.
«Sembra più piccolo» confessò Theon. «Ma forse è solo a causa della distanza.»
La Myraham era un mercantile del Sud dal ventre ampio proveniente da Vecchia Città per scambiare abiti, vino e semi con minerale di ferro. Anche il suo capitano era un mercante del Sud dal ventre ampio. I rostri di pietra assediati di spuma alla base del castello facevano tremolare le sue labbra carnose, così si teneva bene al largo, più di quanto Theon avesse desiderato. Un comandante delle isole di Ferro avrebbe condotto la sua nave lunga a ridosso delle scogliere, e poi sotto il grande ponte che sfidava il vuoto tra il posto di guardia e la Grande Fortezza. Invece, questo grassone di Vecchia Città non aveva né lo scafo, né l’equipaggio, né il fegato per tentare una cosa simile. Per cui continuarono a veleggiare a distanza di sicurezza, e Theon fu costretto ad accontentarsi di guardare Pyke da lontano. Ma anche così, la Myraham dovette comunque lottare duramente per evitare di avvicinarsi troppo a quelle.