Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
«Come faremo ad entrare?» chiese Galeni mentre si avvicinavano all’ambasciata nella chiara luce del mattino.
«C’è un unico modo» rispose Miles: «per la porta principale, a passo di marcia. Fermati davanti all’ingresso, Elli.»
Poi lui e Galeni si scambiarono un’occhiata e fecero una smorfia. La crescita della barba di Miles era in arretrato rispetto a quella di Galeni (dopo tutto Galeni aveva quattro giorni di vantaggio), ma le sue labbra screpolate, le escoriazioni e il sangue rappreso sulla camicia pareggiavano i conti, a suo giudizio, e contribuivano a creare un’aspetto di generale degradazione. E poi Galeni aveva ritrovato gli stivali e la giacca dell’uniforme, e Miles no; probabilmente se li era portati via il clone. Non sapeva chi dei due puzzasse di più: Galeni era rimasto rinchiuso quattro giorni più di lui, ma Miles aveva sudato di più… non aveva comunque nessuna intenzione di chiedere ad Elli Quinn di annusarli e di fare una graduatoria. Dal tremito della bocca del capitano e dal modo in cui strizzava gli occhi, dedusse che anche Galeni cominciava ad avvertire la sua stessa reazione ritardata di sollievo: erano vivi, ed era un miracolo e una fonte di meraviglia.
Salirono le scale al passo, mentre Elli si accodava osservando interessata quell’esibizione.
La guardia all’ingresso eseguì il saluto automaticamente, mentre un’espressione di assoluto stupore gli si dipingeva in viso. «Capitano Galeni! È ritornato! E… ehm» gettò un’occhiata a Miles, aprì la bocca, la richiuse. «Anche lei, signore.»
Galeni restituì tranquillo il saluto «Faccia venire qui il tenente Vorpatril, per favore. Ma solo Vorpatril.»
«Sissignore.» La guardia parlò nel comunicatore da polso, senza mai distogliere lo sguardo; continuava a osservare Miles di sottecchi, chiaramente perplesso. «Ehm… lieto che sia tornato, signore.»
«Lieto di essere tornato, caporale.»
Un attimo dopo, Ivan schizzò fuori dal tunnel di risalita e attraversò di corsa il pavimento di marmo dell’ingresso.
«Mio Dio, signore! Dove è stato?» esclamò, afferrando Galeni per le spalle. Poi, con un attimo di ritardo, si ricompose ed eseguì il saluto.
«La mia assenza non è stata volontaria, glielo assicuro.» Il capitano si sfregò il lobo di un orecchio e si passò una mano sulla barba incolta, chiaramente commosso dall’entusiasmo di Ivan. «Come le spiegherò nei minimi particolari in seguito. Adesso… tenente Vorkosigan? Credo che sia arrivato di il momento di fare una sorpresina al suo… ehm, parente.»
Ivan gettò un’occhiata a Miles. «Ti hanno lasciato uscire, allora?» Poi lo guardò più da vicino e spalancò gli occhi. «Miles…»
Miles digrignò i denti e lo trascinò fuori portata d’orecchio dell’affascinato caporale. «Ti spiegheremo tutto quando arresteremo l’altro me. Dove sono, a proposito?»
Ivan storse le labbra, sgomento. «Miles… stai cercando di farmi uscire di senno o di prendermi in giro? Non è divertente…»
«Niente presa in giro e niente divertimento. L’individuo con cui hai diviso la camera in questi ultimi quattro giorni… non ero io. Io ho diviso la stanza con il capitano Galeni. Un gruppo rivoluzionario komarrano ha cercato di farti fesso, Ivan: l’impostore è il mio clone, che esiste davvero. Non dirmi che non ti sei mai accorto di niente!»
«Be’…» disse Ivan, mentre un’espressione imbarazzata gli compariva sul viso. «Mi eri sembrato un po’, be’… un po’ fuori fase, negli ultimi due giorni.»
Elli annuì con aria assorta, molto sensibile all’imbarazzo di Ivan.
«In che senso?» chiese Miles.
«Be’… ti ho visto fuori di testa, e ti ho visto depresso. Ma non ti ho mai visto… neutro.»
«Ecco perché te lo chiedo; e non hai mai sospettato niente? Era così bravo?»
«Oh, mi sono posto delle domande fin dalla prima sera!»
«E allora?» strillò Miles che aveva voglia di strapparsi i capelli.
«E allora ho deciso che non poteva essere. Dopo tutto, quella storia del clone l’avevi inventata tu stesso solo pochi giorni prima.»
«Ora avremo una dimostrazione dalla mia sorprendente chiaroveggenza. Dov’è lui?»
«Be’, è proprio per questo che sono rimasto tanto stupito di vederti.»
Galeni, che fino a quel momento aveva tenuto le braccia conserte, appoggiò una mano alla fronte, per sostenere la testa; Miles non riuscì a leggere il movimento delle labbra… forse stava contando fino a dieci. «Perché, Ivan?» chiese il capitano e attese.
«Mio Dio… non è già partito per Barrayar, vero?» intervenne agitato Miles. «In questo caso dobbiamo fermarlo…»
«No, no» disse Ivan. «Sono stati i locali. È per questo che qui siamo così sottosopra.»
«Dov’è lui?» ringhiò Miles afferrando il cugino per bavero della giacca con la mano sana.
«Calmati! È quello che sto cercando di dirti!» Guardò la mano di Miles, con le nocche tanto strette che erano diventate bianche. «Sì, sei proprio tu, eh? La polizia locale è arrivata qui un paio d’ore fa e ti ha arrestato… ha arrestato lui. Be’, non proprio arrestato, ma avevano un ordine di carcerazione, che ti impediva di lasciare Londra. Tu… lui era frenetico, perché questo significava che avresti perso la nave. Dovevi imbarcarti questa sera. Ti hanno notificato l’ordine di comparizione a testimoniare davanti al tribunale municipale, per accertare se esistevano prove sufficienti per un’accusa formale.»
«Accusa per cosa! Cosa stai blaterando, Ivan!»
«Be’, ecco, è per questo che la faccenda è complicata. Chissà come, gli è andato in corto il cervello e si sono messi in testa… sono venuti e hanno arrestato te, il tenente Vorkosigan, per sospetto concorso in tentato omicidio. Sei sospettato di aver ingaggiato quei due sicari che hanno cercato di assassinare l’ammiraglio Naismith allo spazioporto la settimana scorsa.»
Miles si mise a girare in tondo, pestando i piedi. «Ah. Ah. Arrrgh!»
«L’ambasciatore sta sfornando note di protesta a tutto spiano. Naturalmente, non abbiamo potuto spiegargli perché si sbagliavano.»
Miles afferrò Elli per il gomito. «Non lasciarti prendere dal panico.»
«Io non sono in preda al panico» gli fece notare la donna. «Sto guardando te che ti fai prendere dal panico… è molto più divertente.»
Miles si passò una mano sulla fronte. «Va bene, va bene. Partiamo dal presupposto che non tutto è perduto. Supponiamo che il ragazzo non si sia lasciato prendere dal panico, che non sia crollato. Ancora. Supponiamo che abbia inalberato tutta la sua arroganza aristocratica e gli abbia rifilato solo un mucchio di no comment. Dovrebbe riuscirgli a meraviglia, perché secondo lui è così che si comporta un Vor. Piccolo bastardo. Supponiamo che li tenga a bada.»
«Va bene, supponiamo» disse Ivan. «E allora?»
«Se ci sbrighiamo, possiamo salvare…»
«La tua reputazione?» chiese Ivan.
«Suo… fratello?» azzardò Galeni.
«I nostri fondoschiena?» disse Elli.
«L’ammiraglio Naismith» terminò Miles. «È lui quello in pericolo, adesso.» Incontrò lo sguardo di Elli e nei suoi occhi vide accendersi una luce preoccupata. «La parola chiave è Copertura, … come in saltata… o, ma è solo una possibilità, assicurata per sempre.»
«Lei ed io» proseguì indicando Galeni, «dobbiamo darci una ripulita. Ci incontreremo qui tra un quarto d’ora. Ivan, porta un panino… due panini. Verrai con noi come scorta.» Ivan era molto dotato per quella parte. «Elli, tu guiderai la macchina.»
«Guidarla dove?» chiese Quinn.
«Al tribunale. Andiamo a salvare quel povero e incompreso tenente Vorkosigan. Il quale, grato, verrà con noi, che lo voglia o no. Ivan, è meglio che tu porti anche una siringa con due dosi di tolizone, insieme a quei panini.»