Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
Poteva considerarsi sabotaggio spionistico? All’inizio la sua intenzione era solo di dare una spintarella al clone perché inciampasse, ma… cosa ne hai fatto di tuo fratello?
Il clone rise, un suono isterico, più simile all’abbaiare di un cane.
«Mio dio, guardatelo! Prigioniero, legato ad una sedia a poche ore dalla morte…» si esibì in un grottesco inchino. «Oh, nobile Lord, sono sopraffatto dalla tua generosità. Ma chissà perché in questo momento non mi sembra che la tua protezione valga un soldo bucato.» Si avvicinò a Miles, fermandosi più vicino di quanto avesse osato fino allora. «Presuntuoso megalomane. Non sei neppure in grado di proteggere te stesso…» con un gesto incontrollabile, lo schiaffeggiò proprio sopra i lividi del giorno prima. «Lo vedi?» Fece un passo indietro, sconvolto dalla forza che aveva messo in quel colpo, e istintivamente si portò alla bocca la mano dolorante. Le labbra insanguinate di Miles si aprirono in una smorfia e il clone tolse frettolosamente la mano dalla bocca.
Dunque è così. Questo ragazzo non ha mai colpito nessuno, prima d’ora. E tantomeno ammazzato qualcuno, sono pronto a scommetterci. Oh, verginella, ti aspetta una sanguinosa deflorazione.
«Vero?» ripeté il clone.
Bah. Scambia la verità per bugie, quando io volevo che prendesse per verità le mie bugie… che gran sabotatore, sono. Perché mi sento costretto a dirgli la verità?
Perché è mio fratello, e noi abbiamo mancato verso di lui. Mancato di scoprire la sua esistenza prima… mancato di salvarlo… «Hai mai sognato che qualcuno venisse a salvarti?» gli chiese allora. «Dopo che hai saputo chi eri, o anche prima? Che genere di infanzia hai avuto? In genere gli orfani sognano sempre dei genitori splendenti, che arrivano a salvarli su un cavallo bianco… per te avrebbe potuto essere vero.»
Il clone se ne uscì con una risata di amaro scherno. «Niente affatto, ho sempre saputo come stavano le cose, fin dall’inizio ho saputo chi ero. Vedi, i cloni del Gruppo Jackson vengono allevati da genitori adottivi pagati, che li educano fino alla maturità. I cloni allevati nelle vasche di crescita tendono ad avere spiacevoli problemi di salute, come suscettibilità alle infezioni, cattiva circolazione cardio-vascolare, eccetera e quelli che pagano per farsi trapiantare il cervello si aspettano di risvegliarsi in un corpo in buona salute.»
«Ho avuto una specie di fratello adottivo, una volta, un po’ più grande di me…» il clone tacque e trasse un profondo respiro, «… allevato insieme a me, ma non istruito con me. Io gli ho insegnato a leggere e a scrivere… poco prima che i komarrani venissero a prendermi, quelli del laboratorio lo hanno portato via. È stato per un puro caso che in seguito l’ho rivisto una volta. Ero stato mandato a prendere un pacco allo spazioporto, anche se normalmente non mi era permesso andare in città. L’ho visto dall’altra parte dell’atrio, che entrava nella sala d’aspetto di prima classe e gli sono corso incontro. Solo che non era più lui: nella sua testa c’era un orribile vecchio riccone. La sua guardia del corpo mi ha spinto via…»
Il clone si girò di scatto e ringhiò: «Oh, sapevo come stavano le cose. Ma una volta, una, una sola, un clone del Gruppo Jackson ribalta le cose: invece di essere tu ad impadronirti della mia vita come un cannibale, sarò io ad avere la tua.»
«E allora dove sarà la tua vita?» chiese disperato Miles. «Sepolta in un’imitazione di Miles… e che ne sarà di Mark? Sei sicuro che in quella tomba ci sarò solo io?»
Il clone trasalì. «Quando sarò imperatore di Barrayar» disse a denti stretti, «nessuno riuscirà ad avermi. Il potere è sicurezza.»
«Lascia che ti dia un suggerimento» disse Miles. «Non esiste alcuna sicurezza, solo differenti stati di rischio. E di fallimento.» Doveva proprio arrivare a questa età per farsi tradire dalla sua solitudine di figlio unico? Dietro quegli occhi grigi, fin troppo famigliari, che lo fissavano feroci, c’era qualcuno? Quale laccio avrebbe potuto imprigionarlo? Gli inizi, era chiaro che il clone conosceva gli inizi, ma mancava di esperienza nei finali…
«Io ho sempre saputo» proseguì allora a voce tanto bassa che il clone dovette chinarsi in avanti per sentirlo, «per quale ragione i miei genitori non hanno avuto un altro figlio, a parte il danno causato da quel gas… di figli avrebbero potuto averne quanti ne volevano, con la tecnologia esistente sulla Colonia Beta. Mio padre ha sempre sostenuto che era perché non osava lasciare Barrayar, però mia madre avrebbe potuto prendere i suoi campioni genetici e andare da sola.»
«La ragione ero io, queste deformità. Se fosse esistito un figlio sano, avrebbero dovuto sostenere orribili pressioni sociali perché mi diseredassero mettendo lui al mio posto come erede. Credi forse che stia esagerando l’orrore che esiste su Barrayar nei confronti delle mutazioni genetiche? Il mio stesso nonno ha provato a dare un colpo di spugna alla cosa cercando di soffocarmi in culla, quando ero un neonato, dopo che non era riuscito ad imporsi per l’aborto. Il sergente Bothari (ho sempre avuto una guardia del corpo), che era alto due metri, non osò puntare un’arma contro il Grande Generale. Così si limitò a sollevarlo da terra, e a farlo penzolare a testa in giù, molto contrito ed educato, dal balcone del terzo piano, fino a quando il Generale Piotr non gli chiese, con altrettanta cortesia, di rimetterlo giù. Dopo di allora, giunsero ad un accordo. Questa storia me l’ha raccontata mio nonno, molto più tardi… il sergente era un tipo taciturno.
«Quando crebbi, il nonno mi insegnò ad andare a cavallo e mi diede quel pugnale che hai nascosto sotto la camicia. E mi ha lasciato metà delle sue terre, la gran parte delle quali, di notte, sono ancora fosforescenti a causa delle bombe nucleari dei cetagandani. Ed è rimasto al mio fianco in centinaia di tormentati e difficili eventi mondani barrayarani, impedendomi di fuggire, finché sono stato costretto ad imparare a tollerarli e a comportarmi come si conveniva, o morire. Più di una volta ho preso in considerazione la morte.
«I miei genitori, invece, erano così gentili e attenti… non hanno mai cercato di influenzarmi e questo è servito di più che mille urla. Mi proteggevano anche quando mi lasciavano rischiare le ossa in tutti gli sport, nella carriera militare… perché mi avevano permesso di cancellare tutti i miei fratelli ancor prima che nascessero. Perché non pensassi, neppure per un secondo, che non ero abbastanza bravo per dare loro delle soddisfazioni…» si interruppe di colpo e poi aggiunse: «Forse sei fortunato a non avere una famiglia, perché, in fondo, non fanno che farti impazzire.»
E come farò a salvare questo fratello che non ho mai saputo di avere? Per non parlare di sopravvivere, fuggire, mandare a monte il complotto komarrano, salvare il capitano Galeni da suo padre, sventare l’assassinio di mio padre e dell’imperatore e impedire che i dendarii vengano passati al tritacarne…
No, se solo riuscirò a salvare mio fratello, il resto seguirà. Ho visto giusto, questo è il momento di spingere, di lottare, ancor prima che si estragga un’arma. Spezza il primo anello e tutta la catena si disfa.
«Io so esattamente chi sono» disse il clone. «Non farai di me uno sciocco morto.»
«Tu sei ciò che fai. Scegli ancora e cambia.»
Il clone esitò, e per la prima volta, incontrò direttamente lo sguardo di Miles. «Che garanzia potresti darmi, di cui mi potrei fidare?»
«La mia parola di Vorkosigan?»
«Bah!»
Miles considerò seriamente il problema dal punto di vista del clone, di Mark. «Tutta la tua vita si è sempre incentrata sul tradimento, per un verso o per l’altro. È naturale, visto che non hai nessuna esperienza di lealtà mai tradita, che tu non sappia giudicare con fiducia. E se fossi tu a dirmi di quali garanzie ti fideresti?»