Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
Cosa si sceglie quando tutte le scelte sono infami?
«La scelta spetta a me» disse Galeni. «Dobbiamo cercarli.»
Si fissarono, entrambi sfiniti.
«Un compromesso» suggerì Miles. «Incarichiamo i dendarii di scovarli e tenerli sotto controllo, ma per il momento non catturiamoli. Questo le permetterà di impiegare tutte le forze di sicurezza dell’ambasciata sul problema del corriere, una faccenda interna di Barrayar, da ogni punto di vista.»
Seguì un silenzio. «D’accordo» disse infine Galeni. «Ma quello che succederà alla fine, qualunque cosa sia… voglio farla finita alla svelta.»
«D’accordo» disse Miles.
Miles trovò Elli al bar dell’ambasciata, seduta da sola a un tavolo, con aria stanca, davanti ai resti del suo pranzo, del tutto ignara degli sguardi languidi e dei sorrisi di parecchi impiegati dell’ambasciata. Miles prese una tazza di tè e uno spuntino e si sedette di fronte a lei. Le loro mani si incontrarono per un istante sul piano del tavolo, poi Elli riappoggiò la guancia sul palmo delle mani, sollevando i gomiti.
«E adesso?» gli chiese.
«Qual è la ricompensa usuale dell’esercito dendarii per un lavoro ben eseguito?»
Gli occhi scuri di lei mandarono un lampo. «Un altro lavoro?»
«Appunto. Ho persuaso Galeni ad affidare ai dendarii il compito di ritrovare Galen, proprio come avete trovato noi. A proposito, come ci avete trovati?»
«Con un lavoraccio, ecco come. Abbiamo cominciato esaminando tutta quella massa di file sui komarrani che ci hai trasmesso dall’ambasciata. Abbiamo eliminato tutti quelli schedati e sorvegliati, i bambini sotto una certa età e così via. Poi la squadra di tecnici è entrata nella rete di credito economico e ha cominciato a tirare fuori tutti i conti; quindi è penetrata nella rete dell’Europol (quello sì che è stato rischioso) ed ha cominciato a spulciare i file criminali, alla ricerca di anomalie. Ed è stato lì che abbiamo trovato il primo indizio. Circa un anno fa, il figlio di un espatriato komarrano, ma nato sulla Terra, è stato arrestato da un poliziotto dell’Europol per qualche infrazione di poco conto ed è stato trovato in possesso di uno storditore non registrato. Poiché non si trattava di un’arma mortale, gli hanno semplicemente fatto una multa e per l’Europol la cosa è finita lì. Ma lo storditore non era di fabbricazione terrestre: era una vecchia arma d’ordinanza barrayarana.»
«Allora abbiamo cominciato a seguirlo, sia fisicamente che tramite la rete di computer, per vedere chi erano i suoi amici e abbiamo scoperto che frequentava gente non schedata nel computer dell’ambasciata. Nel frattempo stavamo seguendo anche altre piste, che però non ci portavano da nessuna parte. Ma è stato su di lui che ho avuto un presentimento che non ho potuto ignorare. Uno dei contatti più frequenti del ragazzo era un uomo di nome Van der Poole, registrato come immigrato dal pianeta Frost IV. Ora, siccome nell’indagine che ho condotto un paio di anni fa sul materiale genetico rubato, ho avuto a che fare con il Gruppo Jackson…»
Miles annuì, ricordando.
«Quindi sapevo che lì era possibile comprarsi un passato documentato… uno di quei piccoli servizi con alto margine di profitto che certi laboratori ti forniscono insieme alle facce nuove, alla voce, alle impronte digitali e vocali. Uno dei pianeti di cui si servono con maggiore frequenza è appunto Frost IV, per via di quel disastro tettonico che ha distrutto la loro rete di computer (oltre a quasi tutto il pianeta) ventotto anni fa. Molti abitanti di Frost IV che hanno abbandonato il loro pianeta in quel periodo non sono in possesso di una documentazione controllabile. Se hai più di ventotto anni, il Gruppo Jackson può inserirti. Quindi tutte le volte che mi imbatto in qualcuno che ha più di quell’età e che afferma di venire da Frost IV, divento automaticamente sospettosa. Van der Poole è Galen, naturalmente.»
«Naturalmente. Tra parentesi, anche il mio clone è uno dei prodotti del Gruppo Jackson.»
«Ah, così tutto combacia, che bello.»
«I miei complimenti a te e a tutto lo staff informazioni. Ricordami di fare un elogio ufficiale, appena torno sulla Triumph.»
«Il che sarebbe quando?» Elli pescò un cubetto di ghiaccio e lo masticò, facendo roteare quello che restava nel fondo del bicchiere e cercando di assumere un’espressione di interessamento esclusivamente professionale.
La sua bocca avrebbe un sapore fresco, e profumato… Miles sbatté le palpebre e cercò di assumere un atteggiamento professionale, cosciente degli sguardi curiosi del personale dell’ambasciata. «Non so. Qui di certo non abbiamo ancora finito. Dovremo trasferire tutti i dati raccolti dai dendarii nei computer dell’ambasciata. Ivan sta reinserendo tutti quelli che abbiamo sottratto al computer di Galen. Questa volta sarà molto più dura: Galen… Van der Poole, si terrà nascosto e di certo non gli manca l’esperienza per scomparire senza lasciare traccia. Ma se, e quando, lo scoverete, fai rapporto… direttamente a me. E io farò rapporto all’ambasciata.»
«Di cosa farai rapporto all’ambasciata?» si informò Elli, alla quale non era sfuggita l’esitazione.
Miles scosse il capo. «Non lo so ancora con precisione. Forse sono troppo stanco per pensare con chiarezza, vedrò se domani mattina le cose mi sembreranno più definite.»
Elli annuì e si alzò.
«Dove vai?» le chiese Miles allarmato.
«Torno sulla Triumph, a mettere in moto le ruote, naturalmente.»
«Ma puoi farlo tramite comunicatore… chi è di servizio lassù, in questo momento?»
«Bel Thorne.»
«Bene, benissimo. Andiamo da Ivan: da lì potremo trasferire i dati sulla frequenza segreta e anche gli ordini. E poi, da quanto sei in piedi?» aggiunse guardando le occhiaie scure che spiccavano sotto i suoi occhi luminosi.
«Oh, be’ da circa…» Elli guardò l’orologio, «trenta ore.»
«E accusi me di avere problemi a delegare il lavoro, comandante Quinn? Spedisci gli ordini, ma tu resta qui. E prenditi qualche ora di riposo, prima di cominciare anche tu a commettere degli errori. Ti troverò un letto qui all’ambasciata…» i loro sguardi si incontrarono e Elli sorrise, «se ti va» aggiunse in fretta.
«Lo faresti ora?» disse piano. «Mi andrebbe benissimo.»
Andarono da Ivan, affaccendato alla sua consolle e comunicarono con la Triumph. Miles con soddisfazione notò che Ivan aveva ancora montagne di lavoro da sbrigare. Poi scortò Elli al suo alloggio.
La ragazza pretese di usare per prima la stanza da bagno. Mentre appendeva la sua uniforme, Miles scovò la coperta di gatto accovacciata in un angolo scuro del suo armadio, dove senza dubbio l’aveva gettata il suo terrorizzato clone la prima sera. Quando la prese in braccio, la folta pelliccia nera si lanciò in un estatico ronfare. Miles la distese sul letto, dandole qualche colpetto amichevole. «Ecco.»
Elli emerse dal bagno dopo un tempo sorprendentemente breve, aggiustandosi i corti capelli neri ancora bagnati con un asciugamano, mentre un altro era avvolto in modo attraente attorno al corpo. Vide la coperta, sorrise, saltò sul letto e vi immerse le dita dei piedi. La coperta tremolò e si mise a fare le fusa a tutto spiano.
«Ah» sospirò Miles contemplando beato quel quadretto. Poi, vedendo Elli che si guardava attorno interessata, il serpente del dubbio si insinuò nel suo paradiso terrestre. «Questa è la …» deglutì, «… la prima volta che vieni quassù?» chiese con un tono che sperava fosse casuale.