Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
«Frena un attimo, Miles» disse Vorpatril. «Se l’ambasciatore non è riuscito a farlo uscire, come ti aspetti che ci riusciamo noi?»
«Non noi: l’ammiraglio Naismith» disse Miles con un sorriso.
Il Tribunale di Londra era un edificio di cristallo nero vecchio di due secoli. Esempi di architettura simile svettavano qua a là in un distretto di stile ancor più antico, a testimonianza dei bombardamenti e degli incendi della Quinta Sommossa Civile. Sembrava che lì la ristrutturazione urbana fosse in attesa di altri disastri. Londra era sovraffollata, pareva un mosaico compresso di ère contrastanti, dove i londinesi si abbarbicavano testardi ai frammenti del loro passato; c’era persino un comitato che si proponeva di salvare gli orrendi resti in disfacimento degli edifici del tardo ventesimo secolo. Miles si chiese se tra mille anni anche Vorbarr Sultana, attualmente in folle espansione, avrebbe avuto lo stesso aspetto, o se invece avrebbe cancellato del tutto la sua storia nella corsa alla modernizzazione.
Nell’affollato atrio del Tribunale si fermò per aggiustarsi l’uniforme da ammiraglio dendarii. «Ho un aspetto rispettabile?» chiese a Quinn.
«La barba ti fa sembrare, uhm…»
Miles l’aveva solo spuntata in tutta fretta. «Distinto? Più vecchio?»
«Sofferente per i postumi di una sbronza?»
«Ah.»
Entrarono tutti e quattro nel tubo di salita e si diressero al novantasettesimo piano.
«Stanza W, cubicolo 19» li informò il pannello della reception dopo aver consultato gli archivi.
Nel cubicolo 19 trovarono un terminale riservato della Europol e un essere umano in carne ed ossa, un giovanotto dall’aria seria.
«Ah, investigatore Reed» lo salutò Elli con un sorriso gioioso mentre entravano, «ci rivediamo.»
L’investigatore Reed era solo. Miles si schiarì la gola per soffocare un inizio di panico.
«L’investigatore Reed ha l’incarico di far luce su quello spiacevole incidente allo spazioporto, signore» spiegò Elli, scambiando quella tossettina per una richiesta di presentazione e assumendo immediatamente un tono formale. «Ammiraglio Naismith, permetta che le presenti l’investigatore Reed.» Poi, rivolto a Miles: «Abbiamo avuto una lunga chiacchierata in occasione la mia ultima visita qui.»
«Capisco» disse Miles assumendo un’espressione educata e neutra.
Reed invece lo stava fissando a bocca spalancata. «Incredibile! Allora lei è davvero il clone di Vorkosigan!»
«Io preferisco pensare a lui come al mio fratello gemello» ribatté Miles, «con cui ho perso i contatti. In genere preferiamo tenerci il più possibile lontani l’uno dall’altro. Così gli ha parlato.»
«A lungo, ma non ha collaborato molto.» Reed spostò lo sguardo incerto da Miles e Elli ai due barrayarani in uniforme. «Un ostruzionista. Molto sgradevole, a dir la verità.»
«Lo immaginavo: lei gli ha pestato i piedi. È molto sensibile per quello che riguarda me, preferisce che non gli si rammenti della mia imbarazzante esistenza.»
«Ah, e perché?»
«Rivalità tra fratelli» temporeggiò Miles. «Nella carriera militare ho fatto più strada di lui. Lui lo considera un affronto, una macchia nei suoi successi più che commendevoli…» Dio, fa che qualcuno mi dia un’imbeccata… Lo sguardo di Reed si stava facendo molto attento.
«Venga al punto, ammiraglio Naismith, per favore» intervenne Galeni.
Grazie! «Certo. Investigatore Reed… non fingerò che vi sia amicizia tra me e il tenente Vorkosigan, ma come siete giunti alla fantasiosa conclusione che sia stato lui a organizzare quel tentativo di assassinio così mal riuscito nei miei riguardi?»
«Non si trattava di un caso facile. I due supposti killer» e gettò un’occhiata ad Elli, «erano una pista morta, quindi abbiamo dovuto seguire altri indizi.»
«Non Lise Vallerie, per caso? Ammetto di essere colpevole di averla leggermente fuorviata. Un tentativo di umorismo poco tempestivo, temo. È un difetto…»
«Che tutti noi dobbiamo sopportare» mormorò Elli.
«Ho trovato i suggerimenti della signorina Vallerie interessanti, ma non conclusivi» disse Reed. «In passato ho avuto modo di accertare che è una scrupolosa investigatrice, a tutti gli effetti! Inoltre non è ostacolata da certe regole procedurali che ostacolano il mio lavoro. E molto sollecita a fornire argomenti interessanti.»
«E su cosa sta indagando, attualmente?» si informò Miles.
Reed gli rivolse un’occhiata imperscrutabile. «Clonazione illegale. Forse potrebbe fornirle lei qualche indicazione.»
«Ah… temo che le mie esperienze siano arretrate di una ventina d’anni, per i vostri scopi.»
«Bene, comunque non è questo il punto. In questo caso si è trattato di un indizio molto obiettivo. Un velivolo è stato visto lasciare lo spazioporto al momento dell’attacco, e ha attraversato illegalmente lo spazio di controllo del traffico aereo. Lo abbiamo identificato come un velivolo dell’ambasciata barrayarana.»
Il sergente Barth. Galeni sembrava sul punto di sprizzare scintille, mentre Ivan aveva assunto quell’espressione vacua e leggermente ebete che tante volte gli era tornata utile per evitare accuse di responsabilità.
«Oh, quello» sbuffò Miles annoiato. «Quello non era altro che la solita, seccante sorveglianza che Barrayar mi impone sempre. In tutta franchezza, se c’è un’ambasciata che sospetterei di avere lo zampino in questa faccenda, è quella cetagandana. Una recente operazione dendarii nella loro aree di influenza (molto al di fuori della vostra giurisdizione) li ha seccati un tantino. Ma non era in mio potere provare una simile accusa, ed è per questo che sono stato ben contento di lasciare la faccenda nelle vostre mani.»
«Ah, quella fantastica operazione di salvataggio su Dagoola, ne ho sentito parlare. Un movente molto interessante.»
«Molto più interessante, a mio modo di vedere, di quella vecchia storia che ho confidato a Lise Vallerie. Questo chiarisce le contraddizioni?»
«Lei riceve qualcosa in cambio dall’ambasciata barrayarana per questa opera caritatevole, ammiraglio?»
«Per la mia buona azione quotidiana? No, le chiedo scusa, ma l’avevo avvertita a proposito del mio senso dell’umorismo. Diciamo che la ricompensa è sufficiente.»
«Nulla che potrebbe configurarsi come un’ostruzione alla giustizia, voglio sperare?» chiese Reed sollevando un sopracciglio.
«La vittima sono io, ricorda?» Miles si morse la lingua. «La mia ricompensa non ha nulla a che fare con il codice criminale di Londra, glielo assicuro. Nel frattempo, posso chiederle di affidare il povero tenete Vorkosigan alla custodia, ad esempio, del suo ufficiale comandante, il capitano Galeni?»
Il volto di Reed era una maschera sospettosa e attenta. Cosa c’è che non va, maledizione? Questo dovrebbe tenerlo buono…
Reed congiunse le mani, si appoggiò allo schienale e piegò la testa. «Il tenente Vorkosigan se n’è andato un’ora fa con un uomo che si è presentato come il capitano Galeni.»
«Aaah…» esclamò Miles. «Un uomo anziano, in abiti civili? Capelli grigi, corporatura pesante?»
«Sì…»
Miles prese fiato, continuando a sorridere. «Grazie, investigatore Reed. Non le sottrarremo più del tempo prezioso.»
Quando furono nell’atrio Ivan disse: «E adesso?»
«Credo che sia ora di tornare all’ambasciata» disse il capitano Galeni «e di spedire un rapporto completo al Quartier Generale.»
L’istinto impellente di confessarsi, eh? «No, no, non bisogna mai mandare rapporti intermedi» disse Miles. «Solo rapporti conclusivi. I rapporti intermedi tendono a generare ordini. E ricevuti quegli ordini, o si eseguono, o si deve sprecare un mucchio di tempo e di energia preziosa ad aggirarli, tempo ed energia che potrebbero esser usati per risolvere il problema.»