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Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]

Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:

Miles e i suoi Dendarii hanno appena portato a termine con successo una missione di salvataggio in un campo di prigionia, suscitando le ire dell’impero di Cetaganda (come raccontato in L’eroe dei Vor); la flotta cerca allora rifugio sulla Terra, dove Miles dovrà barcamenarsi tra le sue due identità, quella di Tenete Lord Miles Vorkosigan di Barrayar e quella di Ammiraglio Naismith, comandante dei mercenari Dendarii. A complicare il tutto (come se ce ne fosse bisogno) ci si metterà un complotto Komarrano volto a prendere il comando di Barrayar sostituendo Miles con un clone.
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«E così, finalmente, il Macellaio di Komarr ha quello che si merita» osservò in tono distaccato la guardia dall’aria solenne. «Indirettamente.» E sollevò lo storditore.

«Aspetta!» strillò Miles.

«E cosa?»

Miles era alla ricerca affannosa di un risposta, quando la porta del garage si spalancò.

«Me!» urlò Elli Quinn. «Fermi!»

Dietro di lei sciamò una pattuglia dendarii, e nell’attimo impiegato dalla guardia komarrana per spostare la mira, un tiratore scelto dendarii lo stese. La seconda guardia fu presa dal panico e si lanciò verso il tunnel di salita; un altro dendarii partì di corsa, lo atterrò da dietro, lo stese faccia a terra e lo ammanettò con le braccia dietro la schiena, il tutto in pochi secondi.

Elli si avvicinò a Miles e Galeni, togliendosi dall’orecchio un sensore sonico. «Per gli dèi, Miles, non riuscivo a credere che fosse la tua voce. Come ci sei riuscito?» Poi si accorse del suo aspetto trasandato e un’espressione perplessa e dubbiosa le comparve sul viso.

Miles le afferrò le mani e le baciò: forse un saluto militare sarebbe stato più adatto, ma l’adrenalina era ancora in circolo nel suo corpo e quel gesto gli veniva dal profondo del cuore. E inoltre non indossava l’uniforme. «Elli, sei un genio! Avrei dovuto saperlo che il clone non poteva ingannarti!»

Lei lo fissò esterrefatta ed esclamò con voce acuta: «Quale clone?»

«Cosa vuol dire, quale clone? È per questo che sei qui, no? Lui ha mandato tutto all’aria… e tu sei venuta a salvarmi… no?»

«Salvarti da cosa? Miles, una settimana fa mi hai ordinato di trovare il capitano Galeni, ricordi?»

«Oh» disse Miles, «sì, certo.»

«E noi lo abbiamo fatto. Siamo rimasti fuori da questo edificio tutta la notte, aspettando di avere un’identificazione positiva della sua impronta vocale, in modo da poter avvertire le autorità locali, che non apprezzano i falsi allarmi. Ma quello che finalmente è uscito dai sensori ci ha consigliato che forse era meglio non aspettare le autorità locali e così abbiamo corso il rischio… nonostante fossi perseguitata dalla visione di noi tutti arrestati in massa per violazione di domicilio, con scasso…»

Un sergente dendarii si avvicinò ed eseguì il saluto. «Maledizione, signore, come ha fatto?» e senza aspettare risposta, si allontanò brandendo un rilevatore.

«… solo per scoprire che ci avevi preceduti.»

«Be’, da un certo punto di vista… è così» Miles si massaggiò la fronte dolente. Galeni, immobile, si grattava le guance irsute, e osservava senza fare commenti… anche perché non era in grado di esprimersi ad un volume di voce accettabile.

«Ricordi tre o quattro notti fa, quando mi hai portato in quel posto per farmi rapire, ed entrare così in campo nemico per scoprire chi erano e cosa avevano in mente?»

«Sì…»

«Bene» Miles respirò a fondo, «ha funzionato. Congratulazioni: hai appena trasformato un disastro totale in un grosso colpo di spionaggio. Grazie, comandante Quinn. A proposito, il tizio che è uscito con te da quella casa vuota… non ero io.»

Elli spalancò gli occhi e si portò una mano alla bocca. Poi socchiuse gli occhi scuri, riflettendo furiosamente. «Figlio di puttana!» sibilò. «Ma, Miles… io credevo che la storia del clone te la fossi inventata tu di sana pianta!»

«Era quello che credevo anch’io. Immagino che abbia colto tutti di sorpresa.»

«C’era… lui è… un vero clone?»

«Così asserisce. Impronte digitali, retina, impronta vocale, tutto identico. Ma grazie a Dio c’è una differenza. Se tu fai una radiografia alle mie ossa, troverai un assortimento di vecchie fratture, tranne che nelle parti sintetiche delle gambe: lui invece non ne ha. O almeno questo è quanto afferma.» Miles si accarezzò la mano sinistra dolorante. «Credo che per il momento non mi taglierò la barba, non si sa mai.»

Poi si rivolse al capitano Galeni. «Come dobbiamo… come deve trattare questa faccenda la Sicurezza Imperiale, signore?» chiese in tono deferente. «Dobbiamo davvero chiamare le autorità locali?»

«Oh, adesso sono di nuovo "signore", eh?» mormorò Galeni. «Certo che chiameremo la polizia; non possiamo estradarli, ma adesso che hanno commesso un crimine qui sulla Terra, le autorità dell’Europol li metteranno in carcere per noi. E così sarà la fine di tutta questa scheggia radicale di sovversivi.»

Miles soffocò il suo istinto di urgenza e cercò di rendere fredda e impersonale la propria voce. «Ma un processo porterebbe alla luce tutta la storia del clone, fin nei più piccoli particolari. E da un punto divista della Sicurezza, questo attirerebbe su di me un sacco di sgradevole attenzione… compresa quella cetagandana, ne stia sicuro.»

«È troppo tardi per cercare di riparare ai danni.»

«Non ne sono così sicuro. Certo le voci si spargeranno, ma un certo numero di voci sufficientemente confuse potrebbero essere utili. Questi due» indicò le due guardie catturate, «sono pesci piccoli. Il mio clone sa molte più cose di loro ed è già tornato all’ambasciata, che da un punto di vista legale è suolo barrayarano. Che bisogno abbiamo di loro due? Ora che lei è di nuovo libero e che abbiamo il clone, tutto il complotto è saltato. Mettete sotto sorveglianza questo gruppo, come avete fatto con gli altri espatriati komarrani sulla Terra e non rappresenteranno più un pericolo.»

Galeni incontrò lo sguardo di Miles e poi lo distolse e sul suo profilo pallido si lesse chiaramente il corollario inespresso di quel discorso: e la sua carriera non verrà compromessa da uno scandalo pubblico. E non sarà costretto ad affrontare suo padre…

«Non… non saprei.»

«Io sì» affermò Miles sicuro e fece un cenno ad uno dei dendarii. «Sergente, porti di sopra un paio di tecnici e veda di spremere tutto quello che c’è nella consolle di comunicazione, compresi i file segreti e protetti. E mentre c’è, perlustri la casa alla ricerca di un paio di cinture con i congegni di schermatura anti-persona, dovrebbero essere qui. Li porti al commodoro Jesek e gli dica di rintracciare il costruttore. Non appena avrete finito, ce ne andremo.»

«Questo che è illegale» gli fece notare Elli.

«E cosa possono fare: andare a lamentarsi alla polizia? Non credo proprio. Ah… vuole lasciare qualche messaggio nella consolle di comunicazione, capitano?»

«No» rispose a bassa voce Galeni dopo qualche istante, «niente messaggi.»

«Bene.»

Un infermiere dendarii prestò le prime cure al dito fratturato di Miles e gli anestetizzò la mano. Il sergente tornò dopo meno di mezz’ora, con le cinture appese alla spalla e porse a Miles un dischetto. «È tutto suo, signore.»

«Grazie, sergente.»

Si inginocchiò accanto al komarrano cosciente e gli puntò uno storditore alla tempia.

«Cosa vuole fare?» gracchiò l’uomo.

Miles distese le labbra in un sorriso acido, e rispose: «Ma come? stordirti, naturalmente, portarti in volo sulla costa meridionale e lasciarti cadere in mare… che altro? Buona nanna.» Lo storditore ronzò e il prigioniero, con uno spasimo, si afflosciò. Il soldato dendarii gli tolse le manette e Miles lasciò i due komarrani sdraiati fianco a fianco sul pavimento del garage. Poi uscirono e chiusero a chiave le porte.

«E adesso all’ambasciata, a inchiodare quel piccolo bastardo» disse Elli Quinn in tono truce, selezionando l’itinerario di ritorno sulla mappa inserita nella consolle del veicolo a nolo. Il resto della pattuglia si dispose in formazione di copertura.

Miles e Galeni, che aveva l’aspetto esausto quasi quanto lui, si appoggiarono allo schienale.

«Bastardo?» sospirò Miles. «No, quella è proprio l’unica cosa che non è, temo.»

«Prima inchiodiamolo» intervenne Galeni, «e poi decideremo come chiamarlo.»

«Sono d’accordo» disse Miles.

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