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Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]

Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:

Miles e i suoi Dendarii hanno appena portato a termine con successo una missione di salvataggio in un campo di prigionia, suscitando le ire dell’impero di Cetaganda (come raccontato in L’eroe dei Vor); la flotta cerca allora rifugio sulla Terra, dove Miles dovrà barcamenarsi tra le sue due identità, quella di Tenete Lord Miles Vorkosigan di Barrayar e quella di Ammiraglio Naismith, comandante dei mercenari Dendarii. A complicare il tutto (come se ce ne fosse bisogno) ci si metterà un complotto Komarrano volto a prendere il comando di Barrayar sostituendo Miles con un clone.
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«Interessante filosofia di comando, devo tenerla a mente; lei la condivide, comandante Quinn?»

«Oh, sì.»

«Deve essere davvero affascinante lavorare per un’unità come i Mercenari Dendarii.»

«Senza alcun dubbio» rispose Quinn con un sorriso compiaciuto.

CAPITOLO DODICESIMO

Ritornarono comunque all’ambasciata: Galeni per organizzare il personale in un’indagine sul corriere, ormai il più probabile dei sospetti, e Miles per rimettersi la divisa verde barrayarana e andare a farsi curare la mano dal medico dell’ambasciata. Se avesse avuto qualche momento di pace una volta chiarita tutta quella incredibile faccenda, rifletté Miles, avrebbe fatto meglio a prendersi una licenza per farsi sostituire anche le ossa e le giunture delle braccia e delle mani, oltre che quelle delle gambe. La sostituzione delle ossa lunghe delle gambe con ossa sintetiche era stata una procedura noiosa oltre che dolorosa, ma rimandare l’operazione alle braccia non migliorava le cose. E inoltre, non poteva certo illudersi che sarebbe cresciuto ancora.

Immerso in questi morbosi pensieri uscì dall’infermeria dell’ambasciata e si diresse agli uffici della sicurezza, nei piani sotterranei. Trovò Galeni solo, seduto alla consolle di comunicazione, che aveva appena terminato di emanare una serie di ordini e di spedire i suoi uomini in tutte le direzioni. Le luci nell’ufficio erano abbassate e il capitano era appoggiato alla schienale della sedia, con i piedi incrociati sulla scrivania e rigirava tra le mani una penna luminosa. Miles però ebbe l’impressione che Galeni avrebbe di gran lunga preferito avere in mano una bottiglia di liquore altamente alcoolico.

Il capitano gli rivolse un sorriso triste, tolse i piedi dalla scrivania e prese a tamburellare sul tavolo con la penna. «Ci ho riflettuto, tenente Vorkosigan e temo che non potremo evitare di coinvolgere le autorità locali.»

«Preferirei che non lo facesse, signore.» Miles prese una sedia e vi si sedette a cavalcioni, con le mani incrociate sullo schienale. «Chiamiamoli in causa e le conseguenze sfuggiranno al nostro controllo.»

«Per trovare quei due sulla Terra adesso, ci vorrebbe un piccolo esercito.»

«Io ho un piccolo esercito» gli rammentò Miles, «che, se non sbaglio, ha appena dimostrato la sua efficienza in questo genere di cose.»

«Ah, vero.»

«L’ambasciata barrayarana potrebbe assoldare i mercenari dendarii per trovare le nostre… persone scomparse.»

«Assoldare? Mi era sembrato di capire che fossero già al soldo di Barrayar!»

Miles gli rivolse uno sguardo di perfetta innocenza. «Ma signore, fa parte della copertura che neppure i dendarii siano a conoscenza del rapporto con Barrayar. Se l’ambasciata li assume con un regolare contratto per questo lavoro… abbiamo una copertura della copertura, per così dire.»

Galeni sollevò un sopracciglio con aria sarcastica. «Capisco. E come intende spiegare ai dendarii la presenza del clone?»

«Se sarà necessario, come un clone… dell’ammiraglio Naismith.»

«Allora adesso sareste in tre?» chiese il capitano dubbioso.

«Per il momento limitiamoci a incaricarli di trovare suo… Ser Galen. Dove c’è lui ci sarà anche il clone. Ha già funzionato una volta.»

«Uhm.»

«Solo un’altra cosa» aggiunse Miles, facendo scorrere con aria meditabonda un dito sullo schienale della sedia. «Se riusciamo a prenderli,… che cosa ne faremo di loro?»

La penna luminosa fece tap-tap. «Ci sono due o tre possibilità» rispose Galeni. «Primo, possono venire arrestati, processati e incarcerati per i crimini commessi qui sulla Terra.»

«E durante il processo» commentò Miles, «la copertura dell’ammiraglio Naismith come presunto agente indipendente sarebbe sicuramente compromessa e la sua vera identità rivelata pubblicamente. Non posso garantire la posizione che l’Impero di Barrayar assumerà nei confronti dei mercenari dendarii, ma in passato la Sicurezza ha avuto modo di constatare che siamo utili. Il Comando potrebbe (spero che sia così) considerarlo uno scambio svantaggioso. E inoltre il mio clone ha effettivamente commesso crimini per cui potrebbe essere condannato? Credo anzi che per le euroleggi potrebbe essere considerato minorenne.»

«Seconda alternativa» recitò Galeni. «Rapirli e riportarli su Barrayar in segreto per processarli, eludendo il trattato di non estradizione della Terra. Se mai ricevessimo un ordine dall’alto, secondo me sarebbe proprio questo, che è il responso paranoico minimo che si addice alla Sicurezza.»

«Per essere processati» disse Miles, «o per essere rinchiusi a tempo indeterminato in qualche segreta. Per mio… fratello forse non sarebbe un male così grande come potrebbe sembrargli a prima vista. Ha un amico in alto loco, se riuscirà ad evitare di farsi ammazzare da qualche… sottoposto troppo zelante.» Lui e Galeni si scambiarono un’occhiata.

«Ma nessuno intercederà per suo padre. Barrayar ha sempre considerato le uccisioni avvenute durante la rivolta di Komarr come crimini civili, non atti di guerra e lui non ha mai prestato il giuramento di sottomissione né ha beneficiato dell’amnistia. Sarà accusato di crimini capitali e la pena di morte sarà inevitabile.»

«Inevitabile.» Galeni arricciò le labbra e si fissò la punta degli stivali. «La terza possibilità è, come lei ha detto, che arrivi un ordine per eliminarli in segreto.»

«Agli ordini criminali ci si può anche opporre, se si ha il fegato di farlo. Ma fortunatamente al giorno d’oggi l’Alto Comando non ha mano libera in questo genere di cose, come l’aveva ai tempi dell’imperatore Ezar. Avrei una quarta possibilità: evitare del tutto di catturare questi… scomodi parenti.»

«Detto brutalmente, Miles, se non gli porto qui Ser Galen, la mia carriera va in fumo. Già adesso potrei essere sospetto per non essere riuscito a scoprirlo in questi ultimi due anni. Direi che il suo suggerimento rasenta… non l’insubordinazione, che mi pare il suo normale modus operandi, ma qualcosa di molto peggio.»

«E cosa mi dice dell’ufficiale che l’ha preceduta in questo incarico e che non è riuscito a scoprirlo in cinque anni? E se lei lo presentasse adesso, gioverebbe alla sua carriera? Sarebbe comunque sospettato, per quelli che sono decisi ad essere sospettosi.»

Sul volto di Galeni si dipinse un’espressione introspettiva, di calma mortale. «Vorrei» mormorò come parlando tra sé, «vorrei che fosse morto. La sua morte sarebbe stata molto migliore, una morte gloriosa, nell’ardore della battaglia. Aveva avuto il suo posto nella storia e io ero solo, senza più dolore, senza un padre o una madre che potessero tormentarmi. È una fortuna che la scienza non abbia scoperto il segreto dell’immortalità. È una benedizione poter vivere più a lungo delle vecchie guerre. E dei vecchi guerrieri.»

Miles rifletté su quel dilemma. In cella, sulla Terra, Galen avrebbe distrutto sia la carriera di Galeni che quella dell’ammiraglio Naismith, ma sarebbe vissuto; trasportato su Barrayar, sarebbe morto e la carriera di Galeni avrebbe avuto qualche vantaggio, ma Galeni, lui, non sarebbe più stato lo stesso, rifletté Miles. Il parricidio avrebbe distrutto la sua radicata certezza di servire i bisogni del complesso futuro di Komarr, senza dubbio. Ma l’ammiraglio Naismith non sarebbe morto fu il pensiero tentatore suggeritogli dal suo cervello. Lasciati liberi, Galen e Mark rappresentavano una minaccia di proporzioni sconosciute, e perciò intollerabili; se Miles e Galeni non facevano nulla, l’alto comando avrebbe certamente preso in mano la faccenda, diramando chissà quali ordini che avrebbero segnato il destino di quei due che consideravano nemici.

Miles detestava il pensiero di sacrificare la promettente carriera di Galeni a causa di questo ingombrante vecchio rivoluzionario che si rifiutava di cedere. Ma quasi altrettanto certamente la distruzione di Galen avrebbe danneggiato la carriera di Galeni. Maledizione, ma perché il vecchio non si era ritirato in pensione su qualche paradiso tropicale, invece di restarsene in giro a causare guai alle nuove generazioni con il pretesto, senza dubbio, che era quello di cui avevano bisogno? Pensionamento obbligatorio per i rivoluzionari, ecco quello di cui avevano bisogno.

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