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Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]

Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:

Miles e i suoi Dendarii hanno appena portato a termine con successo una missione di salvataggio in un campo di prigionia, suscitando le ire dell’impero di Cetaganda (come raccontato in L’eroe dei Vor); la flotta cerca allora rifugio sulla Terra, dove Miles dovrà barcamenarsi tra le sue due identità, quella di Tenete Lord Miles Vorkosigan di Barrayar e quella di Ammiraglio Naismith, comandante dei mercenari Dendarii. A complicare il tutto (come se ce ne fosse bisogno) ci si metterà un complotto Komarrano volto a prendere il comando di Barrayar sostituendo Miles con un clone.
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«Uh-huh. Non so perché, ma mi aspettavo qualcosa di medioevale e invece questa sembra una normalissima stanza d’albergo, molto diversa da quello che ritenevo arredata nello stile di Barrayar.»

«Qui siamo sulla Terra» le fece notare Miles, «e l’Era dell’Isolamento è finita da quattrocento anni. Hai delle strane idee su Barrayar. Ma io mi stavo chiedendo se il mio clone aveva… uh, sei sicura di non aver avvertito proprio alcuna differenza in questi quattro giorni? Era così bravo?» Fece un sorriso infelice, mentre aspettava ansioso una risposta. E se lei non avesse davvero notato nulla? Questo voleva dire che lui era così semplice e trasparente che chiunque poteva prendere il suo posto? O peggio ancora, se lei avesse notato una differenza… e le fosse piaciuto di più il clone…?

Elli parve imbarazzata. «Notato, sì. Ma saltare dalla sensazione che ci fosse qualcosa di diverso in te, alla consapevolezza che non eri tu… forse, se avessimo passato più tempo insieme. Ma ci siamo sempre parlati via comunicatore, se si eccettuano quelle due ore in cui siamo andati alla polizia per liberare Danio e i suoi allegri compari e durante le quali ho pensato che avessi perso il senno. Poi però ho deciso che dovevi avere qualche asso nella manica e che non mi dicevi niente perché…» di colpo la sua voce si abbassò, «perché non ero più nelle tue grazie.»

Miles fece un calcolo e trasse un respiro di sollievo: dunque il clone non aveva avuto tempo di… ahem! La guardò e le sorrise.

«Vedi, quando mi guardi così» gli spiegò lei, «mi fai sentire… be’, bene. Ma non provo quella sensazione di caldo benessere, benché ci sia anche quello…»

«Caldo benessere» sospirò Miles felice, appoggiandosi a lei.

«Smettila, babbeo, sto parlando seriamente.» Gli passò le braccia attorno alla vita, e lo tenne stretto, come se stesse preparandosi a lottare contro chiunque tentasse di strapparglielo di nuovo. «Mi fai sentire bene, come se… fossi capace, competente. Mi fai sentire senza paure. Senza paura di tentare, senza paura di quello che gli altri possano pensare. Il tuo… clone (Dio, che sollievo sapere che non eri tu) invece mi aveva indotta a chiedermi cosa ci fosse di sbagliato in me. Tuttavia, se penso alla facilità con cui ti hanno preso quella notte nella casa vuota, potrei…»

«Sst, sst» Miles le mise un dito sulle labbra. «Non c’è niente di sbagliato in te, Elli. Sei assolutamente perfetta.» La sua Elli.

«Capisci cosa voglio dire? Il suo atteggiamento può averti salvato la vita. Era mia intenzione tenerti aggiornato… tenere lui aggiornato sui progressi nella ricerca di Galeni, anche se erano solo rapporti parziali e in questo modo lui avrebbe saputo che erano in corso delle ricerche.»

«Che avrebbe ordinato di interrompere.»

«Precisamente. Ma poi, quando finalmente c’è stata una svolta nel caso, ho pensato che fosse meglio aspettare di esserne proprio sicura. Aspettare e farti una sorpresa, un bel pacchetto avvolto in carta da regalo… volevo riacquistare i tuoi favori, in realtà. In un certo senso, è stato proprio lui a trattenermi dal fargli rapporto.»

«Se ti può consolare» disse Miles «non è che tu non gli piacessi: lo terrorizzavi. Il tuo viso, per non parlare del resto di te… fa quest’effetto a certi uomini…»

«Già, il viso…» in un gesto inconscio si toccò una guancia con la mano, poi l’abbassò per arruffargli affettuosamente i capelli. «Credo che tu abbia messo il dito sulla piaga, riguardo quello che non andava. Tu mi conoscevi quando avevo la mia vecchia faccia, e anche con la nuova, solo per te sono sempre stata la stessa donna.»

Con la mano sana Miles le tracciò i contorni delle sopracciglia, del naso perfetto, si fermò sulle labbra per prendere un bacio e proseguì lungo la guancia e giù, sulla pelle di seta della gola. «Già, la faccia: ero giovane e sciocco allora. In quel momento mi era sembrata un’idea splendida e solo più tardi mi sono reso conto che per te poteva essere un handicap.»

«E anch’io. Per i primi sei mesi ero al settimo cielo» sospirò Elli, «ma la seconda volta che un soldato ha tentato di prendersi delle libertà nei miei confronti invece di eseguire un ordine, mi sono resa conto che decisamente avevo un problema. Sono stata costretta a scoprire ed imparare tutti i generi di trucchi per far sì che la gente si comportasse per quello che avevo dentro e non per come ero fuori.»

«Lo capisco» disse Miles.

«Per gli dèi, certo che tu capisci.» Lo fissò per un istante, come se lo vedesse per la prima volta, poi lo baciò sulla fronte. «Solo in questo momento mi sono resa conto di quanti di quei trucchi ho imparato da te. Quanto ti amo!»

Quando finalmente riemersero per prendere fiato dopo il bacio, Elli propose: «Ti faccio un massaggio?»

«Tu sei il sogno di ogni ubriacone, Quinn.» Si distese a faccia in giù nella pelliccia e si lasciò massaggiare. Cinque minuti sotto quelle mani salde gli tolsero ogni desiderio, tranne due. Soddisfatti entrambi, dormirono profondamente e Miles non fece nessun brutto sogno.

Miles si svegliò confuso sentendo bussare alla porta.

«Vattene, Ivan» brontolò con la bocca affondata tra la pelliccia e la pelle morbida. «Vai a dormire su qualche panca, eh?»

La pelle morbida lo scosse via con decisione. Elli accese la luce, saltò giù dal letto, si infilò la maglietta nera e i pantaloni dell’uniforme e si avviò verso la porta, ignorando i bofonchiamenti di Miles. «No, no, non farlo entrare…» I colpi si fecero più forti e insistenti.

«Miles!» Ivan barcollò nella stanza, «Oh, salve Elli. Miles!» Ivan lo scosse per una spalla.

Miles cercò di seppellirsi nel pelo di gatto. «Va bene, puoi avere il tuo letto» mormorò, «tanto non hai bisogno che ti rimbocchi le coperte.»

«Alzati, Miles!»

Miles cacciò fuori la testa, strizzando gli occhi per difendersi dalla luce. «Perché? Che ora è?»

«Circa mezzanotte.»

«Argh!» Si rituffò sotto il pelo: tre ore di sonno non potevano certo bastargli dopo quello che aveva passato negli ultimi quattro giorni. Rivelando una crudeltà e un’insensibilità di cui Miles non lo avrebbe mai creduto capace, Ivan gli strappò la pelliccia dalle mani e la gettò di lato.

«Devi alzarti» insistette. «Vestirti, toglierti i funghi dalla faccia. Spero che tu abbia un’uniforme pulita, da qualche parte…» proseguì rovistando nell’armadio. «Ah, eccola!»

Sempre senza capire, Miles afferrò il fagotto verde che Ivan gli gettò. «L’ambasciata va a fuoco?» si informò.

«Poco ci manca. Elena Bothari-Jesek è appena piombata da Tau Ceti. Non sapevo nemmeno che tu ce l’avessi mandata!»

«Oh!» Di colpo Miles fu sveglio. Elli ormai era vestita di tutto punto, stivali compresi, e stava infilando lo storditore nella fondina. «Sì, certo, devo vestirmi. Credo che non farà caso alla barba.»

«Perché non va soggetta a graffi da barba» mormorò Elli sotto voce, massaggiandosi una coscia con aria assente. Miles represse un sorriso.

«Forse no» ribatté torvo Ivan, «ma non credo che il commodoro Destang ne sarà entusiasta.»

«Destang è qui?» Adesso era del tutto sveglio e all’erta: evidentemente non aveva consumato tutta l’adrenalina. «Perché?» Poi gli tornarono in mente i sospetti che aveva incluso nel rapporto spedito tramite Elena, e capì perché il capo della Sicurezza del Settore Due potesse aver deciso di indagare di persona. «Oh Dio… sarà meglio che gli chiarisca le cose prima che spari a vista al povero Galeni…»

Fece una doccia gelata tenendo il getto sottile e forte come tanti aghi; quando uscì, Elli gli mise in mano una tazza di caffè e osservò critica il suo aspetto dopo che si fu vestito. «Va tutto bene, tranne la faccia» lo informò, «e per quella non puoi farci niente.»

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