Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
«Ti serve aiuto?» chiese il più vecchio dei due komarrani al clone. «Esiste una sorta di scienza della tortura, sai? Ottenere il massimo di dolore con il minimo dei danni. Avevo uno zio che mi ha raccontato quello che facevano gli scagnozzi della Sicurezza Barrayarana… visto che in questo caso il penta-rapido è inutile.»
«Non ha bisogno di aiuto» scattò Miles, nello stesso istante in cui il clone esclamava: «Non ho bisogno di aiuto…» si interruppero entrambi e si fissarono, Miles di nuovo calmo e in grado di ragionare, il clone con l’aria di chi è stato preso alla sprovvista.
Se non fosse stato per quella maledetta barba di tre giorni che lo distingueva chiaramente, quello sarebbe stato il momento perfetto per mettersi a gridare che Vorkosigan lo aveva sopraffatto e scambiato gli abiti con lui, che lui era il clone, non se ne accorgevano, cretini? Avanti, slegatemi! Ma purtroppo era impossibile.
Il clone raddrizzò la schiena, nel tentativo di recuperare un po’ di dignità. «Lasciateci, per favore. Se avrò bisogno di voi vi chiamerò.»
«O forse lo farò io» disse Miles con aria candida, attirandosi un’occhiataccia dal suo sosia. I due komarrani uscirono, per niente rassicurati.
«È un’idea cretina» esordì subito Miles appena furono soli. «Devi rendertene conto, i dendarii sono un gruppo d’élite… in gran parte… ma secondo lo standard planetario sono una piccola forza. Piccola, sai cosa vuol dire piccola? Una forza piccola va bene per le operazioni segrete, incursioni veloci, servizio di spionaggio, ma non per uno scontro frontale in uno spazio prefissato, contro le forze di un pianeta avanzato, in grado di mettere in campo tutte le sue risorse. Non hai il benché minimo senso dell’economia di guerra! Non sei in grado di pensare al di là dei prossimi sei mesi. Non che tu ne abbia bisogno… sarai morto prima della fine dell’anno, di sicuro…»
Il sorriso del clone fu molto tirato. «I dendarii, come me, sono votati al sacrificio. Dopo tutto, i mercenari morti non si devono pagare.» Si interruppe e guardò Miles con espressione curiosa. «Tu invece fino a dove pensi?»
«In questi giorni, fino ai prossimi vent’anni» ammise Miles cupo. E gli aveva proprio fatto buon pro. Prendiamo il capitano Galeni: nella sua mente Miles lo vedeva già come il miglior viceré che Komarr potesse avere… la sua morte non avrebbe significato solo la perdita di un ufficiale Imperiale di dubbie origini, ma la scomparsa del primo anello di una catena di migliaia di vite che lottavano per ottenere un futuro meno tormentato. Un futuro in cui al tenente Miles Vorkosigan si sarebbe certamente sovrapposto il conte Miles Vorkosigan, che avrebbe avuto bisogno di amici sani di mente in alto loco. Se fosse riuscito a tirar fuori Galeni da quel pasticcio vivo e soprattutto in possesso delle sue facoltà… «Ammetto» aggiunse, «che quando avevo la tua età non andavo più in là del quarto d’ora seguente.»
«Questo avveniva un secolo fa, vero?» sbuffò sarcastico il clone.
«Sì, mi sembra un secolo. Ho sempre avuto la sensazione di dover vivere in fretta, se volevo farci stare tutto.»
«Decisamente preveggente. Vedi un po’ cosa riesci a farci stare nelle prossime ventiquattro ore. Per allora avrò ricevuto l’ordine di imbarcarmi. E a quel punto tu sarai… superfluo.»
Così presto… Non aveva tempo per fare esperimenti… aveva solo il tempo per fare la cosa giusta, e una volta sola.
«Bisogna progettare la morte del primo ministro di Barrayar, altrimenti non vi sarà destabilizzazione del governo barrayarano, neppure se verrà assassinato l’imperatore Gregori. Per cui dimmi» proseguì cauto, «che destino avete in serbo tu e Galen per nostro padre?»
Il clone sollevò di scatto la testa, come se fosse stato colpito. «Oh no, non ci casco. Tu non sei mio fratello e il Macellaio di Komarr non è mai stato un padre per me.»
«E che mi dici di tua madre?»
«Io non ho madre, io sono uscito da un replicatore.»
«E anch’io» commentò Miles, «prima che i medici avessero finito, ma non mi sono mai accorto che per lei facesse differenza. Essendo betana, è totalmente priva di pregiudizi nei confronti delle tecnologie di nascita. A lei non importa niente di come sei venuto al mondo, ma solo di quello che fai dopo essere arrivato. Temo che avere una madre sia un destino che non potrai evitare, dal momento in cui scoprirà della tua esistenza.»
Il clone accantonò con un gesto della mano lo spettro della contessa Vorkosigan. «Lei è un fattore nullo, non ha alcun peso nella politica di Barrayar.»
«Sei sicuro?» mormorò Miles e subito si trattenne. Non c’era tempo. «E pur sapendo che Ser Galen intende tradirti e mandarti a morire, tu vai avanti?»
«Quando sarò Imperatore di Barrayar… allora ci preoccuperemo di Ser Galen.»
«Ma sei hai comunque intenzione di tradirlo, perché aspettare?»
Il clone piegò la testa di lato, socchiudendo gli occhi. «Eh?»
«Hai un’altra alternativa» disse Miles in tono calmo, persuasivo. «Lasciami andare ora… e vieni con me. Su Barrayar. Tu sei mio fratello… che ti piaccia o no, è un fatto biologico che non puoi cancellare. E comunque nessuno, clone o essere umano, ha la possibilità di scegliersi i parenti. Voglio dire, se avessi possibilità di scelta, sceglieresti Ivan Vorpatril come cugino?»
Il clone ridacchiò, ma non lo interruppe. Stava cominciando ad interessarsi a quell’idea.
«Però è lì. Ed è tuo cugino tanto quanto è il mio. Ti sei mai reso conto di avere un nome?» gli domandò all’improvviso. «Questa è un’altra cosa che su Barrayar non si sceglie. Il secondogenito (che saresti tu, il mio gemello di sei anni più giovane) prende il secondo nome dei nonni paterni e materni, proprio come il primogenito prende il primo. Quindi tu sei Mark Pierre. Mi spiace per il Pierre, il nonno lo ha sempre odiato. Su Barrayar tu sei Lord Mark Pierre Vorkosigan, a pieno titolo e a tutti gli effetti.» Parlava sempre più in fretta, ispirato dallo sguardo affascinato del clone.
«Cosa hai sempre sognato di essere? Qualunque genere di istruzione, la mamma farebbe in modo che la ottenessi… i befani tengono in gran conto l’istruzione. Hai mai sognato di fuggire? Che ne dici di Pilota Stellare Patentato Mark Vorkosigan? O invece preferisci il commercio? O magari l’agricoltura? Abbiamo un’azienda vinicola molto fiorente, dalle vigne all’esportazione… ti interessa la scienza? Potresti vivere sulla Colonia Beta con il Nonno Naismith e frequentare le migliori accademie di ricerca. Hai uno zio e una zia anche là, te n’eri reso conto? Due cugini e un secondo cugino. Se l’arretrato e feudale Barrayar non ti va bene, c’è una vita del tutto diversa che ti aspetta sulla Colonia Beta, dove Barrayar e tutti i suoi guai non sono neppure una nuvoletta all’orizzonte. Là, nessuno farebbe caso al fatto che sei un clone, perché non sarebbe certo una novità. Qualunque vita tu voglia, la galassia sulla punta delle dita, possibilità di scelta… libertà… chiedi e saranno tue.» Poi dovette fermarsi per prendere fiato.
Il clone era bianco come un lenzuolo. «Menti» sibilò. «La Sicurezza Barrayarana non mi lascerebbe mai vivere.»
Ohimè, non era un timore del tutto privo di fondamento. «Ma immagina per un istante che possa essere vero, che sia vero. Potresti averlo, sulla mia parola di Vorkosigan. La mia protezione come Lord Vorkosigan, contro tutti quelli che ti si opponessero, compresa la Sicurezza Barrayarana.» Miles si ritrovò a sudare mentre faceva quella promessa. «Galen ti offre la morte su un piatto d’argento. Io posso procurarti la vita, completa di tutto.»