L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
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11
Non riuscivano a comprenderla. Kivrin aveva cercato di comunicare con Eliwys, di farle capire ciò che diceva, ma lei si era limitata a sorridere con gentilezza e le aveva detto di riposare.
— Per favore — insistette Kivrin, mentre già lei si stava avviando verso la porta. — Non te ne andare. È importante. Gawyn è il solo a sapere dove si trova il sito.
— Dormi — ripeté Eliwys. — Tornerò fra poco.
— Devi permettermi di vederlo — ripeté Kivrin, in tono disperato, vedendo che la donna era ormai alla porta. — Non so dove si trova il sito.
Sentendo un rumore sulle scale, Eliwys aprì la porta.
— Agnes, ti avevo chiesto di andare a dire… — cominciò, poi s'interruppe a metà della frase e indietreggiò di un passo.
Non appariva spaventata o anche soltanto agitata, ma la mano che aveva posato sullo stipite ebbe un leggero sussulto, come se lei si stesse trattenendo dallo sbattere la porta, e Kivrin sentì il cuore che cominciava a batterle con violenza.
Ci siamo, pensò, terrorizzata. Sono venuti a prendermi per bruciarmi sul rogo.
— Buon giorno, mia signora — salutò una voce maschile. — Tua figlia Rosemund mi ha detto che ti avrei trovata nella sala, però tu non c'eri.
L'uomo entrò nella stanza, ma Kivrin non riuscì a vederlo in volto perché si era fermato ai piedi del letto e la sua figura era nascosta dai tendaggi. Cercò allora di spostare la testa in modo da poterlo guardare ma il movimento le causò un violento senso di vertigine che la costrinse a riadagiarsi immobile.
— Ho pensato che ti avrei trovata con la dama ferita — proseguì l'uomo, che indossava un giustacuore imbottito e calzoni aderenti di cuoio. E una spada… Kivrin la sentì tintinnare quando lui avanzò di un passo. — Come sta?
— Oggi sta meglio — rispose Eliwys. — La madre di mio marito è andata a preparare un decotto di vulneraria per le sue ferite.
Eliwys aveva allontanato la mano dallo stipite, ma anche se il commento riguardo a Rosemund voleva di certo dire che quello era Gawyn, l'uomo che lei aveva mandato a cercare gli assalitori di Kivrin, lei era comunque indietreggiata di un paio di passi mentre parlava e aveva assunto un'espressione cauta e guardinga. Una sensazione di pericolo affiorò di nuovo fugace nella mente di Kivrin e lei si chiese all'improvviso se per caso non avesse sognato il bandito e se l'uomo dal volto crudele non fosse in realtà proprio Gawyn.
— Hai scoperto qualcosa che ci possa rivelare l'identità della signora? — domandò Eliwys, soppesando le parole.
— No — replicò lui. — I suoi beni sono stati tutti rubati e i cavalli sono stati portati via. Speravo che la signora potesse dirmi qualcosa sui suoi assalitori, quanti erano e da che direzione le sono piombati addosso.
— Temo che non possa dirti nulla — affermò Eliwys.
— È forse muta? — chiese l'uomo, e si spostò in maniera tale che Kivrin poté finalmente vederlo.
Non era alto come le era parso allorché si era chinato su di lei e i suoi capelli non sembravano tanto rossi quanto biondi alla luce del giorno, ma il suo volto appariva ancora gentile come quando l'aveva caricata sul suo cavallo. Sullo stallone nero chiamato Gringolet.
Dopo averla trovata nella radura. Gawyn non era il tagliagole… lei doveva aver sognato il bandito, averlo immaginato a causa del delirio e dei timori del Signor Dunworthy, insieme al cavallo bianco e alle carole natalizie… e doveva aver frainteso la reazione di Eliwys nello stesso modo in cui aveva frainteso quando l'avevano aiutata a raggiungere il pitale.
— Non è muta, ma parla una strana lingua che non conosco — spiegò Eliwys. — Temo che le ferite le abbiano danneggiato la mente — aggiunse, poi girò intorno al letto seguita da Gawyn e si rivolse a Kivrin: — Buona dama, ti ho portato il privé di mio marito, Gawyn.
— Buon giorno, mia signora — salutò Gawyn, parlando lentamente e in maniera scandita, come se credesse che Kivrin fosse sorda.
— È stato lui a trovarti nel bosco — proseguì Eliwys.
Dove, nel bosco, pensò disperatamente Kivrin.
— Sono lieto che le tue ferite stiano guarendo — continuò Gawyn, enfatizzando ogni parola. — Puoi dirmi qualcosa riguardo agli uomini che ti hanno assalita?
Non so se riuscirò a dirti qualche cosa, pensò lei, esitando a parlare per il timore che neppure lui fosse in grado di comprenderla. Ma doveva farsi capire da Gawyn, perché era il solo a sapere dove fosse il sito.
— In quanti erano? — stava intanto insistendo Gawyn. — Erano a cavallo?
Dove mi hai trovata? pensò Kivrin, enfatizzando mentalmente ogni parola come aveva fatto Gawyn nel parlare. Attese quindi che il traduttore elaborasse l'intera frase, ascoltando con attenzione le inflessioni e verificandole con un confronto con le lezioni linguistiche che il Signor Dunworthy le aveva impartito.
Gawyn ed Eliwys stavano aspettando, osservandola con espressione intenta.
— Dove mi hai trovata? — chiese infine, traendo un profondo respiro.
I due si scambiarono una rapida occhiata… l'uomo stupito ed Eliwys con un'espressione che pareva dire «capisci, adesso?»
— Ha parlato così anche quella notte, ma ho creduto che fosse a causa della ferita — commentò poi Gawyn.
— Lo penso anch'io — replicò Eliwys. — La madre di mio marito crede invece che lei venga dalla Francia.
— Quello che parla non è francese — dichiarò Gawyn, scuotendo il capo, poi tornò a rivolgersi a Kivrin, alzando la voce fin quasi a gridare. — Buona dama, vieni da un'altra terra? — domandò.
Sì, pensò Kivrin, da un'altra terra, e il solo modo per tornare indietro è ritrovare il sito, ma tu sei l'unico a sapere dove sia.
— Dove mi hai trovata? — ripeté.
— I suoi beni sono stati portati tutti via — riferì Gawyn ad Eliwys, — ma il carro è di ricca fattura e lei aveva molte casse di bagaglio.
— Temo che sia di nobile nascita e che la sua gente la stia cercando — annuì Eliwys.
— In quale parte del bosco mi hai trovata? — persistette Kivrin, con la voce che saliva di tono.
— La stiamo facendo agitare — osservò Eliwys, e si protese verso di lei, battendole un colpetto su una mano. — Non parlare e riposa — suggerì, poi si allontanò dal letto e Gawyn la seguì.
— Vuoi che vada a Bath, da Lord Guillaume? — domandò Gawyn, ora di nuovo nascosto dai tendaggi.
Eliwys indietreggiò di un passo come aveva fatto al suo arrivo, quasi avesse paura di lui. Poco prima però avevano sostato insieme ai piedi del letto, con le mani che quasi si sfioravano, ed avevano conversato come vecchi amici. La diffidenza doveva essere determinata da qualcos'altro.
— Vuoi che vada a prendere tuo marito? — insistette Gawyn.
— No — replicò Eliwys, abbassando lo sguardo sulle proprie mani. — Il mio signore ha già cose sufficienti di cui preoccuparsi e non può partire fino alla fine del processo. Inoltre ti ha chiesto di restare qui per proteggerci.
— Con il tuo permesso, allora, tornerò nel luogo dove la dama è stata assalita e continuerò le ricerche.
— Sì — assentì Eliwys, senza guardarlo. — Nella fretta i ladri potrebbero aver lasciato cadere qualche oggetto che ci riveli chi è.
Il luogo dove la dama è stata assalita, recitò Kivrin sotto voce, cercando di sentire le proprie parole sotto la versione fornita dal traduttore e di memorizzarle. Il luogo dove sono stata assalita.
— Lascia che mi congedi e che mi rimetta in cammino — disse Gawyn.