L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
— Na comfitte horr thusselwys — brontolò la vecchia. — She hauthnau woundes. Hoor teres been fornaught mais gain thy pithe.
— Hoor nay ganful bloody — replicò la donna giovane, ma Kivrin non poté cogliere le sue parole perché stava ascoltando la versione della frase della vecchia fornita dal traduttore, ancora impacciata e senza dubbio decisamente più lenta della conversazione effettiva, ma pur sempre una traduzione.
— Non la coccolare, Eliwys — aveva detto la vecchia. — Non è ferita. Le sue lacrime servono soltanto ad attirare la tua attenzione.
— Il suo ginocchio sanguina — aveva risposto la madre, che rispondeva al nome di Eliwys.
— Rossmunt, brangund oorwarsted frommecofre — aggiunse adesso, indicando i piedi del letto, e un istante più tardi il traduttore fornì il significato delle sue parole: — Rosemund, prendimi il panno sulla cassapanca.
La ragazza più grande si chiamava Rosemund e la bambina era Agnes, mentre la madre assurdamente giovane con la sua cuffietta ingiallita rispondeva al nome di Eliwys.
Rosemund porse a sua madre una striscia di tessuto logoro che era di certo la stessa che era servita a fasciare la testa di Kivrin.
— Non toccare! Non toccare! — strillò Agnes, parole per cui Kivrin non avrebbe in ogni caso avuto bisogno del traduttore, che era comunque sempre indietro di più di una battuta.
— Voglio soltanto legare il panno per fermare il sangue — spiegò Eliwys, togliendo lo straccio dalle mani di Rosemund, ma Agnes cercò di respingerlo. — Questo panno non ti… — Ci fu un vuoto al posto di una parola che il traduttore non aveva riconosciuto, poi: — … Agnes.
Ovviamente la parola era «farà male» o qualcosa del genere, e Kivrin si chiese come mai il traduttore non l'avesse nella propria memoria o non fosse riuscito a ricavare dal contesto un sinonimo approssimativo.
— … farà penaunce — gridò Agnes, e il traduttore le fece eco: «farà…» presentando un altro vuoto.
Quella pausa vuota doveva servire per permettere a Kivrin di sentire la parola effettiva e di azzardare lei stessa una supposizione sul suo significato… di per sé non era una cattiva idea, ma il traduttore era così indietro rispetto alla conversazione che lo spazio non cadeva nel punto giusto e Kivrin non aveva modo di sentire ciò che avrebbe dovuto. Se il traduttore avesse continuato a fare una cosa del genere ogni volta che non riconosceva una parola lei si sarebbe trovata nei guai.
— Farà «penaunce» — gemette ancora Agnes, spingendo la mano della madre lontano dal proprio ginocchio. «farà dolore» sussurrò il traduttore nell'orecchio di Kivrin, che si sentì sollevata che esso fosse riuscito a elaborare qualcosa di alternativo, anche se decisamente sgrammaticato.
— Come hai fatto a cadere? — chiese Eliwys, per distrarre la bambina.
— Stava correndo su per le scale — spiegò Rosemund. — Stava correndo da te per darti la notizia che… è arrivato.
Il traduttore lasciò di nuovo un vuoto, ma questa volta Kivrin riuscì a sentire la parola ad esso corrispondente: Gawyn, che probabilmente era un nome di persona. A quanto pareva, il traduttore era giunto alla stessa conclusione, perché quando Agnes ribatté usando di nuovo quel nome, esso lo incluse nella traduzione.
— Volevo dire io alla mamma che Gawyn è arrivato! — strillò la bambina. — Volevo dirlo io — ripeté, piangendo adesso sul serio, e nascose il volto contro il petto della madre, che ne approfittò immediatamente per legarle la benda intorno al ginocchio.
— Puoi dirmelo adesso — replicò quindi.
Agnes scosse soltanto il capo.
— La benda che hai legato è troppo lenta, nuora — intervenne la vecchia. — Scivolerà via.
A Kivrin la benda sembrava sufficientemente stretta, ed era ovvio che qualsiasi tentativo di stringerla maggiormente avrebbe provocato nuovi strilli. La vecchia stava ancora tenendo il pitale con entrambe le mani, e Kivrin si chiese perché non andasse a svuotarlo.
— Shh, shh — mormorò Eliwys, cullando gentilmente la bambina e battendole dei colpetti sulla schiena. — Sarei stata contenta che me lo avessi detto.
— È l'orgoglio a provocare le cadute — sentenziò la vecchia, che sembrava decisa a far piangere ancora Agnes. — Se sei caduta la colpa è tua. Non avresti dovuto correre per le scale.
— Gawyn montava una giumenta bianca? — domandò Eliwys.
Una giumenta bianca. Kivrin si chiese se questo Gawyn potesse essere l'uomo che l'aveva aiutata a salire a cavallo e l'aveva portata in quella casa.
— No — replicò però Agnes, in un tono che indicava come sua madre avesse inteso fare una battuta di spirito di qualche tipo. — Montava il suo stallone nero, Gringolet. È venuto verso di me e mi ha detto: 'Buon giorno, Lady Agnes, vorrei parlare con tua madre.'
— Rosemund, tua sorella si è fatta male a causa della tua trascuratezza — interloquì la vecchia. Non essendo riuscita a far arrabbiare Agnes aveva apparentemente deciso di tentare con un'altra vittima. — Perché non ti stavi prendendo cura di lei?
— Ero impegnata con il mio ricamo — ribatté Rosemund, cercando con lo sguardo il sostegno materno. — Era Maisry che doveva tenerla d'occhio.
— Maisry è uscita per vedere Gawyn — affermò Agnes, sollevandosi a sedere sulle ginocchia della madre.
— E per attardarsi con il garzone di stalla — commentò la vecchia, poi si si affacciò alla porta e gridò: — Maisry!
Maisry. Quello era il nome che la vecchia aveva già chiamato in precedenza, e adesso il traduttore aveva anche smesso di lasciare spazi vuoti quando incontrava nomi di persona. Kivrin non aveva idea di chi fosse questa Maisry… probabilmente una serva… ma dal modo in cui stavano andando le cose le sembrava che stesse per andare incontro ad un mucchio di guai: la vecchia era decisa a trovare una vittima, e l'assente Maisry era la candidata perfetta.
— Maisry! — gridò ancora, facendo echeggiare il nome lungo la scala.
Rosemund colse al volo l'opportunità per andare a mettersi accanto alla madre.
— Gawyn ci ha raccomandato di dirti che implora il permesso di venire a conferire con te.
— Sta aspettando di sotto?
— No. È andato prima in chiesa per parlare della signora con Padre Rock.
L'orgoglio precede sempre una caduta. Evidentemente il traduttore stava diventando troppo sicuro di sé… forse il nome giusto era Padre Rolfe, o Padre Peter, ma ovviamente non poteva essere Padre Rock.
— Perché è andato a parlare con Padre Rock? — volle sapere la vecchia, tornando nella stanza.
Kivrin cercò di sentire il nome effettivo al di sopra dell'irritante sussurro della traduzione e scoprì che era l'equivalente francese di «roccia». Padre Roche.
— Forse ha scoperto qualcosa sul conto della signora — replicò Eliwys, scoccando un'occhiata in direzione di Kivrin… la prima indicazione che lei o chiunque altro avesse dato di ricordarsi della sua presenza nella stanza.
Kivrin si affrettò a chiudere gli occhi per far credere di essere addormentata, in modo che continuassero a parlare di lei.
— Questa mattina Gawyn è andato a cercare quei ruffiani — proseguì Eliwys. Intanto Kivrin socchiuse appena gli occhi, scoprendo che non la stava più guardando. — Forse li ha trovati. — Si chinò quindi ad annodare i lacci della cuffietta della bambina e aggiunse: — Agnes, va' in chiesa con Rosemund e avverti Gawyn che parleremo con lui nella sala. La signora dorme e non dobbiamo disturbarla.
— Sarò io a dirglielo, Rosemund! — strillò Agnes, saettando fuori della porta.
— Rosemund, lascia che sia tua sorella a parlare! — gridò loro dietro Eliwys. — Agnes, non correre.