L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
— Fra le cose della dama non ha trovato nulla che ci possa rivelare le sue origini. I suoi beni sono stati tutti rubati, le casse fracassate e svuotate di tutto ciò che potrebbe servire a identificarla. Però Gawyn ha detto che il carro è di ricca fattura, quindi lei è certamente di buona famiglia.
— E di certo la sua famiglia la starà cercando — ribatté la vecchia, che aveva posato la ciotola e stava lacerando un pezzo di stoffa. — Dobbiamo mandare qualcuno ad Oxenford perché avvisi che lei è al sicuro presso di noi.
— No — rifiutò Eliwys, e di nuovo Kivrin sentì la resistenza nella sua voce. — Non ad Oxenford.
— Cos'hai saputo?
— Non ho saputo nulla, ma il mio signore ci ha ordinato di restare tutti qui. Se tutto andrà bene arriverà entro la fine della settimana.
— Se tutto fosse andato bene sarebbe già qui adesso.
— Il processo non era quasi incominciato. Forse è già in viaggio per venire qui.
— O magari… — Il traduttore saltò un altro di quei nomi intraducibili… Torquil, forse?… — aspetta di essere impiccato, e mio figlio con lui. Non avrebbe dovuto intromettersi in una questione del genere.
— Lui è un amico, ed è innocente delle accuse mossegli.
— È uno stolto, e mio figlio lo è ancora di più a voler testimoniare in suo favore. Un vero amico gli avrebbe detto di lasciare Bath — ritorse la vecchia, riprendendo a rimestare il contenuto della ciotola. — Mi serve della senape per finire questo impiastro — aggiunse, avvicinandosi alla porta. — Maisry! — chiamò, poi si mise a preparare altre strisce di tessuto. — Gawyn ha trovato traccia dei servitori della signora?
— No, e neppure dei loro cavalli o del suo — replicò Eliwys, sedendo sotto la finestra.
Nella stanza entrò una ragazza con il volto segnato dall'acne e incorniciato da flosci capelli unti. Certo quella non poteva essere Maisry, che si attardava con i garzoni di stalla invece di sorvegliare le bambine a lei affidate.
— Wotwardstu, Lawttymayeen? — chiese la ragazza, con una riverenza che era quasi un incespicamento.
Oh, no, pensò Kivrin. Cosa succede adesso al traduttore?
— Portami il vaso della senape dalle cucine e non ti attardare — ordinò la vecchia, e mentre la serva si avviava verso la porta chiese: — Dove sono Agnes e Rosemund? Perché non sono con te?
— Shiyrouthamay — replicò la ragazza, in tono cupo.
— Parla — intervenne in tono secco Eliwys, alzandosi in piedi.
— Loro (qualcosa) nascondono a me.
Allora non si trattava del traduttore, ma soltanto della differenza fra l'inglese normanno parlato dai nobili e il dialetto ancora di tipo sassone dei contadini, due lingue nessuna delle quali somigliava sia pure lontanamente all'inglese medievale che il Signor Latimer le aveva insegnato. C'era da meravigliarsi che il traduttore riuscisse a decifrare anche soltanto qualche parola.
— Le stavo cercando quando Lady Imeyne mi ha chiamata, buona signora — aggiunse Maisry, e questa volta il traduttore colse ogni parola, anche se impiegando parecchi secondi di ritardo che conferivano al modo di parlare di Maisry una lentezza da idiota che forse non era del tutto inappropriata.
— Dove le hai cercate? Nella stalla? — chiese Eliwys, poi calò contemporaneamente le mani su entrambi i lati della testa di Maisry come se fossero state dei cimbali. La serva lanciò un urlo e si premette una mano sporca contro l'orecchio sinistro, mentre Kivrin si ritraeva contro i cuscini.
— Va' a prendere la senape per Lady Imeyne, e vedi di trovare Agnes.
Maisry annuì senza apparire particolarmente spaventata ma con la mano ancora premuta sull'orecchio, poi accennò un'altra riverenza e se ne andò senza mostrare maggiore fretta di quanta ne avesse esibita all'arrivo. Nel complesso la serva appariva meno sconvolta da quella violenza improvvisa di quanto lo fosse Kivrin, tanto che lei si chiese se Lady Imeyne sarebbe riuscita ad avere prima o poi la sua senape. Ciò che aveva sorpreso Kivrin erano state la calma e la rapidità proprie di quell'atto di violenza: Eliwys non pareva neppure irritata e non appena Maisry fu uscita si rimise a sedere sotto la finestra.
— Anche se la sua famiglia venisse a prenderla la signora non potrebbe essere spostata. Potrà fermarsi presso di noi fino al ritorno di mio marito. Di certo lui sarà qui per Natale.
Dalle scale giunse un rumore di passi e Kivrin pensò che doveva essersi sbagliata e che i colpi sugli orecchi erano serviti a qualcosa. Poi Agnes fece irruzione nella stanza stringendo qualcosa contro il petto.
— Agnes! — esclamò Eliwys. — Cosa ci fai qui?
— Ho portato il mio… — Il traduttore non era ancora in grado di identificare la parola. Charette, forse?… — per mostrarlo alla signora.
— Sei stata cattiva a nasconderti da Maisry e poi a venire qui a disturbare la signora — dichiarò Imeyne. — Lei sta soffrendo molto per le sue ferite.
— Ma mi ha detto che voleva vederlo — insistette la bambina, sollevando un carretto giocattolo a due ruote, dipinto di rosso e oro.
— Dio punisce coloro che rendono falsa testimonianza con tormenti eterni — dichiarò Lady Imeyne, afferrando rudemente la bambina. — Sai benissimo che la signora non può parlare.
— Ha parlato con me — ribadì cocciutamente Agnes.
Kivrin pensò che era una cosa orribile minacciare una bambina di tormenti interminabili, ma del resto questo era il medioevo, un'epoca in cui i preti parlavano di continuo degli ultimi giorni e del giudizio universale, e delle sofferenze dell'inferno.
— Mi ha detto che voleva vedere il mio carro — insistette Agnes. — E ha detto che non ha un cane.
— Stai inventando tutto — dichiarò Eliwys. — La signora non può parlare.
Dicendosi che doveva intervenire prima che anche la bambina venisse colpita sugli orecchi, Kivrin si puntellò sui gomiti con uno sforzo che le lasciò il fiato corto.
— Ho parlato con Agnes — affermò, pregando che il traduttore facesse il suo lavoro e non andasse di nuovo in corto proprio adesso, perché se Agnes fosse stata picchiata per causa sua quella sarebbe stata la goccia che faceva traboccare il vaso. — Le ho chiesto di portarmi il suo carretto.
Entrambe le donne si girarono a guardarla, Eliwys con gli occhi sgranati e la vecchia con espressione dapprima stupita e poi furente, come se stesse pensando che Kivrin le aveva ingannate.
— Ve lo avevo detto — commentò Agnes, e marciò fino al letto con il carro.
— Che posto è questo? — domandò Kivrin, riadagiandosi spossata contro i cuscini.
Eliwys impiegò un momento a riprendersi dallo stupore.
— Sei al sicuro nella casa del mio signore e marito… — rispose, e il traduttore incontrò difficoltà con il nome, che sembrava essere Guillaume D'Iverie, o forse Devereaux. — Il privé di mio marito ti ha trovata nel bosco e ti ha portata qui — proseguì Eliwys, scrutandola ansiosamente. — Eri stata assalita dai banditi e gravemente ferita. Chi ti ha attaccato?
— Non lo so — rispose Kivrin.
— Io mi chiamo Eliwys, e questa è Lady Imeyne, la madre di mio marito. Qual è il tuo nome?
Era infine arrivato il momento di raccontare la sua storia basata su accurate ricerche. Lei aveva detto al prete di chiamarsi Katherine, ma Lady Imeyne aveva già messo abbondantemente in chiaro di non far affidamento su nessuna delle affermazioni del religioso, al punto da non voler neppure credere che lui sapesse parlare il latino, quindi lei avrebbe potuto dire che il prete aveva frainteso e che il suo nome era Isabel de Beauvrier. Avrebbe potuto dire che nel delirio aveva invocato il nome di sua madre, o di sua sorella, o magari che stava pregando Santa Caterina.