La carezza della paura [The Pet - it]
- Автор: Грант Чарльз
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- ISBN: 88-200-0762-2
- Переводчик: Paola Formenti
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:
Un colpo di fortuna sul vecchio pazzo, e Paperino era diventato Dio.
Una vergogna, pensò, perché avrebbero potuto essere anche amici. Se solo quel piccolo finocchio avesse smesso di tenergli testa fin dal primo giorno, se solo gli avesse fatto un gesto, avrebbero potuto essere amici. Ma no, lo stronzo aveva pianto, era corso piangendo in casa come un ragazzino. E a Brian non piacevano i ragazzini. Tutte quelle stronzate che stava leggendo sugli uomini sensibili non erano altro che … stronzate.
Il pianto non aveva fatto mai entrare nessuno nella Lega Nazionale di Football.
Sì, decise; era arrivata l’ora di avvicinare Tracey, e presto anche. Non gliene fregava un cazzo che non avesse tette; era interessata a Paperino e questa era una ragione sufficiente.
Strinse gli occhi e fece una smorfia, accorgendosi che il suo buon umore se n’era andato e che ormai non aveva più senso andare alla lezione di chimica. E poi Provetta non faceva altro che assegnare compiti e se non ci fosse andato avrebbe evitato qualsiasi incarico, e così facendo non avrebbe avuto nessuna responsabilità. In quel momento c’erano cose più importanti a cui pensare — come escogitare un sistema per non rendere partecipi Tar e Fleet della gloria per la partita dell’indomani. La Ashford Nord era conosciuta per la difesa in corsa, il che significava che in partita Boston e Robinson avrebbero avuto una giornata campale mentre Brian sarebbe stato utilizzato soltanto per attirare l’opposizione. Ma non questa volta.
La sera dell’indomani avrebbe fatto vedere a tutti di che pasta era fatto, e gli esperti che erano arrivati in città dalla federazione avrebbero assistito a una dimostrazione di palleggio quale non avevano mai visto in vita loro. Con un po’ di fortuna, li avrebbe battuti e avrebbe ottenuto i contratti con un colpo di mazza, anche prima della fine della prima metà.
Si colpì il petto con un pugno mentre si apprestava a scendere le scale a due gradini per volta; arrivò al pianterreno e si diresse verso la palestra di pesi che si trovava di fronte a quella di educazione fisica. Poteva incontrare l’allenatore, ma non se ne preoccupò molto. Brian avrebbe potuto dire che Hedley gli aveva dato il permesso di saltare la lezione per quella volta e lui gli avrebbe creduto, senza nemmeno chiedersi se fosse vero o meno. Brian era la sua stella. Brian faceva il suo lavoro. Se faceva innervosire Brian, se avesse perso un paio di partite, si sarebbe ritrovato a insegnare in qualche asilo per bambini nel Kansas.
L’eco acuta della sua risata rimbombò sulle pareti. Svoltò l’angolo marciando a tempo con il suo fischiettare e si fermò bruscamente quando si trovò di fronte al signor Hedley appoggiato contro la porta della palestra.
«Per caso, si è perso, signor Pratt?» gli domandò l’ometto senza muoversi di un solo passo.
«Dovevo chiedere una cosa all’allenatore», rispose tranquillamente Brian, cercando di contenere l’impazienza.
«Gliela può chiedere dopo la lezione.»
«Non lo troverò più.»
Hedley sollevò il labbro inferiore. «Non lo troverà più? Vuol dire che salterà l’allenamento, oggi? Il giorno prima della grande finale, signor Pratt?» L’uomo scosse il capo. «Non posso credere a questo, signor Pratt. E le suggerisco di dirigersi al primo piano, se intende avere credito e diritto al diploma di giugno.»
Brian dovette lottare con se stesso per evitare di fare a pugni. Un colpo. Un solo colpo e quel piccolo pezzo di merda avrebbe toccato il tappeto. Un solo colpo, pensò anche, sarebbe stato sufficiente per perdere il diritto di ingresso nella federazione e con ciò la sua carriera da professionista. Hedley, lo si capiva dalla sua espressione, sapeva bene tutto questo, e lo rendeva ancora più furioso il fatto che non poteva farci proprio niente.
«Due minuti, signor Pratt, altrimenti sarò costretto a diminuirle il punteggio.»
«Ah, accidenti, signor Hedley», esclamò, allargando le mani in segno di preghiera, «abbia cuore, eh?»
Hedley lo fissò così intensamente che Brian cominciò a pensare che forse il coglione aveva scoperto chi gli aveva sporcato la veranda, e mentalmente si preparò un alibi. Per se stesso. Tar, quel piccolo codardo, avrebbe dovuto pensare per sé.
«Due minuti», ripeté Hedley e se ne andò, con le braccia rigide, come se fosse un maggiore intento a capitanare una parata.
«Stupido coglione», mormorò Brian. «Stupido coglione fottuto.»
Hedley lo sentì, ma non si voltò, non interruppe il passo. Si diresse verso la scala che l’avrebbe condotto in aula. Sarebbe stato un errore rimanere da solo con lui e lo sapeva; ci sarebbero state troppe conseguenze legali ed etiche. Ma Brian l’aveva passata liscia per troppo tempo e, quando l’aveva visto nel corridoio insieme con la Quintero, si era infuriato. Aveva ordinato velocemente di completare le domande sul libro di testo ed era corso via, controllando a fatica il fiatone per arrivare all’angolo prima che il bastardo si facesse vedere.
Il bastardo, pensò, e annuì. La giusta scelta di parole. La madre viveva da sola per la maggior parte del tempo e non c’era nessuno che andasse a rivendicare la paternità su quel mostro. Prese mentalmente nota di rivelare a Candy la verità e trasalì al pensiero che chiunque, e prima di ogni altro lei, poteva citarlo in giudizio.
Sorrise e si accarezzò i baffi. Che cosa avrebbe pensato Brian se avesse saputo che il suo flaccido professorino di chimica maltrattava regolarmente sua madre; che cosa avrebbe fatto quel gnigno senza collo se avesse saputo che nella collezione di fotografie che teneva in cantina ce n’era una serie a colori che ritraevano inequivocabilmente sua madre?
Probabilmente cercherebbe di torcermi il collo, pensò, o di tagliarmi le palle.
«Signor Hedley?»
Cancellò dalla mente l’immagine di Brian Pratt con la bava alla bocca per rimpiazzarla con una più realistica e molto più piacevole, quella di Chris Snowden, che si trovava di fronte alla porta con una pila di libri in braccio.
«Signor Hedley, voleva questi dalla biblioteca?»
Era sul punto di negare, quando improvvisamente si ricordò della ricerca che aveva assegnato come compito per la lezione dell’indomani, e annuì, prese i libri con un cenno di ringraziamento e spalancò la porta come se volesse sorprendere la classe in chissà quale cattivo atteggiamento.
Chris gli fissò la schiena e gli disse mentalmente di andarsene all’inferno prima di voltarsi e di dirigersi nuovamente verso la biblioteca che stava dalla parte opposta del palazzo. Anche se era estremamente noioso spostare i libri da uno scaffale all’altro, ascoltando le necessità di qualche stronzo che voleva un determinato autore e qualche opera di riferimento, era un modo per starsene lontana per almeno quarantacinque minuti dagli insegnanti e dai ragazzi che cercavano di spogliarla senza alzare un dito e per evitare che le ragazze la catalogassero come la classica bionda superdotata e oca.
Inoltre, in questo modo, poteva fare i compiti prima di andare a casa, il che le consentiva di lavorare a pieno ritmo sul suo piano, una volta finite le lezioni.
Quel giorno però stava pensando a quale ragione addurre per giustificare la sua presenza quando fosse comparsa a casa dei Boyd. Aveva pensato di prendere nota dei compiti che Don aveva mancato restando a casa, per poi recitare la parte della Buona Samaritana portandoglieli di persona, ma con il fatto che l’indomani le lezioni finivano prima del solito avrebbe scoperto il suo gioco, perché la maggior parte della scuola non si stava preoccupando dei compiti. Poi si era domandata se c’era qualcosa, nell’ufficio di fronte, che avrebbe potuto servirle, qualcosa che ancora non era riuscita a capire.
In un certo senso, l’idea di vedere Don cominciava a eccitarla. Aveva sentito diverse versioni pittoresche di ciò che lui aveva fatto allo Squartatore e, pur ridimensionando tutte le chiacchiere, doveva essere stata una bella battaglia; e pensare che si sarebbe detto incapace di passare anche sopra l’ombra di Brian senza rompersi una gamba.