Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Se non hai fatto niente, non ti incrimineranno. I pol sono giusti. Non hai alle calcagna i naz.
Jason riaprì il giornale e lesse qualche altra riga.
… ritiene si sia trattato di un’overdose di un composto tossico somministrato da Taverner mentre la signorina Buckman dormiva oppure si trovava in stato…
— Qui dicono che l’omicidio è avvenuto ieri — disse Heather. — Tu dov’eri, ieri? Ho chiamato il tuo appartamento e non ho avuto risposta. E mi hai appena detto…
— Non è stato ieri. È successo stamattina. — Tutto era diventato irreale. Jason si sentiva privo di peso, come se stesse fluttuando, assieme all’appartamento, verso un cielo sterminato. Il cielo dell’oblio. — Hanno retrodatato la morte. Una volta ho avuto ospite del mio show un tecnico dei laboratori di polizia, e dietro le quinte mi ha spiegato come…
— Chiudi il becco! — ordinò Heather, secca.
Lui smise di parlare. E restò lì. Inerme. In attesa.
— Nell’articolo c’è anche qualcosa su di me — disse Heather a denti stretti. — Vai all’ultima pagina.
Obbediente, lui passò all’ultima pagina, dove l’articolo continuava.
Come ipotesi, i funzionari di polizia hanno proposto la tesi che la relazione tra Heather Hart, a sua volta una figura molto popolare della televisione e dell’industria discografica, e Alys Buckman abbia scatenato il desiderio di vendetta di Taverner, che…
— Che tipo di relazione avevi con Alys? — chiese Jason. — Conoscendola…
— Ma hai detto di non conoscerla. Hai detto di averla incontrata solo oggi.
— Era un tipo strano. Francamente, penso che fosse lesbica. Voi due avete avuto una relazione sessuale? — Jason sentì aumentare il volume della propria voce. Non riusciva a controllarlo. — È questo che l’articolo lascia intendere. Giusto o no?
La forza dello schiaffo gli fece bruciare il volto. Jason indietreggiò automaticamente e alzò le mani per difendersi. Nessuno l’aveva mai schiaffeggiato in quel modo. Faceva un male del diavolo. Gli rimbombavano le orecchie.
— Okay — sussurrò Heather. — Restituiscimi il colpo.
Lui alzò il braccio, strinse la mano a pugno, poi lasciò ricadere il braccio e riaprì le dita. — Non ci riesco — disse. — Anche se mi piacerebbe. Sei fortunata.
— È probabile. Se hai ucciso lei, potresti uccidere anche me. Cos’hai da perdere? Ti manderanno comunque nella camera a gas.
— Tu non mi credi. Non credi che non sia stato io.
— Questo non ha importanza. Loro pensano che sia tu il colpevole. Anche se ne verrai fuori, sarà la fine della tua carriera. E della mia, tra l’altro. Siamo finiti. Lo capisci? Ti rendi conto di cosa hai fatto? — Adesso Heather stava urlando. Jason, spaventato, le si avvicinò, poi si allontanò di nuovo, quando il volume della voce di lei si alzò. Era completamente confuso.
— Se potessi parlare con il generale Buckman — le disse, — forse riuscirei a…
— Suo fratello? Vuoi chiedere aiuto a lui? — Heather si piazzò di fronte a Jason. Le sue dita si contraevano come artigli. — È il capo della commissione che sta indagando sul delitto. Non appena il coroner ha stabilito che si è trattato di omicidio, il generale Buckman ha annunciato che si sarebbe occupato personalmente della cosa. Ma non riesci nemmeno a leggere l’articolo per intero? Io l’ho letto dieci volte mentre tornavo a casa. Ho comperato il giornale a Bel Air, dopo avere ritirato la mia nuova veletta, quella che mi avevano ordinato in Belgio. Era arrivata, finalmente. E adesso… Che importanza può più avere?
Jason tentò di prenderla tra le braccia. Lei si sottrasse all’abbraccio, rigida.
— Non mi costituirò — disse lui.
— Fai quello che vuoi. — La voce di Heather si era ridotta a un sussurro. — Non m’interessa. Basta che te ne vada. Non voglio avere più niente a che fare con te. Vorrei che foste morti tutti e due, tu e lei. Quella puttana pelle e ossa. Più che guai non ha saputo darmi. Alla fine l’ho dovuta buttare fuori di peso. Mi si era attaccata come una sanguisuga.
— Era brava a letto? — chiese Jason, e schizzò all’indietro quando le dita di Heather scattarono verso i suoi occhi.
Per un po’, nessuno dei due parlò. Erano vicinissimi. Jason udiva il respiro di lei, e del proprio: rapidi, rumorosi spostamenti d’aria. Dentro e fuori, dentro e fuori. Chiuse gli occhi.
— Tu fai quello che vuoi — disse alla fine Heather. — Io mi presento all’accademia.
— Vogliono anche te?
— Ma non riesci proprio a leggere tutto l’articolo? Non puoi fare almeno questo? Vogliono la mia testimonianza. Su quello che provavi per la mia relazione con Alys. Era di dominio pubblico il fatto che all’epoca tu e io andassimo a letto assieme, Cristo santo!
— Io non sapevo della vostra storia.
— Glielo dirò. Quando… — Heather esitò, poi continuò: — Quando l’hai scoperto?
— L’ho saputo da quel giornale. Adesso.
— Non lo sapevi ieri, quando lei è stata uccisa?
A quel punto, lui si arrese. “È inutile” si disse. “È come vivere in un mondo fatto di gomma. Tutto rimbalza. Tutto cambia forma appena viene sfiorato o anche solo guardato.”
— Oggi, allora — disse Heather. — Se è questo che credi. Tu più di chiunque altro dovresti saperlo.
— Addio. — Jason andò a sedersi, pescò le scarpe da sotto il divano, le infilò, allacciò le stringhe e si alzò. Poi tese le mani e sollevò la scatola di cartone dal tavolino da caffè. — Per te — disse, e lanciò la scatola. Heather cercò di afferrarla. La scatola la colpì al petto e cadde sul pavimento.
— Cos’è? — chiese lei.
— Ormai me lo sono dimenticato.
Heather si inginocchiò, raccolse la scatola, la aprì, tirò fuori i fogli di giornale che servivano per l’imballo e il vaso verniciato in azzurro. Non si era rotto. — Oh — mormorò. Si rialzò, lo studiò, lo sollevò alla luce. — È incredibilmente bello — disse. — Grazie.
Jason disse: — Non ho ucciso quella donna.
Heather si allontanò da lui, sistemò il vaso su uno scaffale in alto, pieno di ninnoli. Non aprì bocca.
— Cosa posso fare, a parte andarmene? — chiese lui. Aspettò, ma Heather continuava a stare zitta. — Non sai più parlare?
— Chiamali — rispose lei. — E di’ loro che sei qui.
Jason alzò il ricevitore del telefono e fece il numero del centralino. — Voglio parlare con l’accademia di polizia di Los Angeles — disse al centralinista. — Con il generale Felix Buckman. Gli dica che è Jason Taverner. — Il centralinista rimase muto. — Pronto? — disse Jason.
— Lei può chiamare quel numero direttamente, signore.
— Voglio che lo chiami lei.
— Ma signore…
— Per favore — disse Jason.
27
Phil Westerburg, il capo coroner della polizia di Los Angeles, disse al generale Felix Buckman, suo superiore: — Cercherò di spiegarle nel modo più chiaro cosa sia questa droga. Lei non ne ha mai sentito parlare perché non è ancora in uso. Sua sorella deve averla rubata dal laboratorio dei progetti speciali della polizia. — Tracciò uno schizzo su un pezzo di carta. — Il senso del tempo è una funzione del cervello. È una strutturazione di percezione e orientamento.
— Cosa l’ha uccisa? — chiese Buckman. Era tardi e gli faceva male la testa. Avrebbe voluto che quel giorno finisse. Avrebbe voluto che tutti se ne andassero. — Un’overdose?