Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Potrebbe darmi del Darvon? — domandò Buckman a Westerburg.
— La farmacia è chiusa.
— Ma lei ha la chiave.
— Non sono autorizzato a servirmene quando il farmacista non è in servizio.
— Faccia un’eccezione — disse Buckman, secco. — Per questa volta.
Westerburg si allontanò, frugando tra le sue chiavi.
— Se ci fosse il farmacista — disse Buckman dopo un po’, — non avrebbe bisogno della chiave.
— L’intero pianeta — disse Herb — è in mano a burocrati. — Scrutò Buckman. — Lei è a pezzi. Non sta più in piedi. Dopo avere preso il Darvon, torni a casa.
— Non sto male. Però non mi sento troppo bene.
— Comunque, non resti qui. Penso io a finire il lavoro. Lei sta sempre per andarsene, e poi torna indietro.
— Sono come un animale — disse Buckman. — Un topo da laboratorio.
Il telefono sulla grande scrivania di quercia ronzò.
— C’è qualche possibilità che sia uno dei marescialli? — chiese Buckman. — Stanotte non sono in grado di parlare con loro. Dovrò rimandare.
Herb andò ad alzare il ricevitore. Ascoltò. Poi mise la mano sul microfono e disse: — È Taverner. Jason Taverner.
— Gli parlo io. — Buckman prese il ricevitore dalla mano di Herb Maime. — Pronto? Taverner, è tardi.
La voce sottile di Taverner rispose: — Voglio costituirmi. Sono nell’appartamento di Heather Hart. Stiamo aspettando assieme.
— Vuole costituirsi — disse Buckman a Herb Maime.
— Gli dica di venire qui — rispose Herb.
— Venga qui — disse Buckman nel telefono. — Perché vuole costituirsi? La uccideremo, miserabile figlio di puttana. Omicida. E lei lo sa. Perché non scappa?
— Dove? — strillò Taverner.
— In uno dei campus. Vada alla Columbia. Per un po’ avranno acqua e cibo.
— Non voglio che continuiate a darmi la caccia.
— Vivere è essere cacciati — ansimò Buckman. — Okay, Taverner, venga qui e la chiuderemo in cella. Porti anche la Hart. Vogliamo sentire cos’ha da dire. — “Maledetto idiota” pensò, “costituirti!” — Già che c’è, si tagli anche i testicoli, stupido bastardo! — Gli tremava la voce.
— Voglio provare la mia innocenza — mormorò all’orecchio di Buckman la voce esile di Taverner.
— Quando arriverà qui — disse Buckman, — la ucciderò io stesso, con la mia pistola. Resistenza all’arresto, degenerato che non è altro. O qualunque cosa decideremo di dire. Diremo quello che ci parrà meglio. Qualunque cosa. — Riappese. — Sta venendo qui a farsi uccidere — disse a Herb Maime.
— L’ha scelto lei come capro espiatorio. Può lasciarlo andare, se vuole. Lasciar cadere le accuse. Rimandarlo ai suoi dischi e al suo stupido show televisivo.
— No. — Buckman scosse la testa.
Westerburg riapparve con due capsule rosa e un bicchiere di carta pieno d’acqua. — Darvon — disse, porgendo il tutto a Buckman.
— Grazie. — Buckman mandò giù le capsule, bevve l’acqua, accartocciò il bicchiere di carta e lo gettò nel suo tritarifiuti. I denti del meccanismo macinarono ronzando piano, poi si fermarono. Silenzio.
— Vada a casa — disse Herb. — O, meglio ancora, vada in un motel a passare la notte. Un buon motel del centro. Domattina dorma fino a tardi. Penserò io ai marescialli, quando chiameranno.
— Devo vedere Taverner.
— No. Me ne posso occupare io. Oppure uno dei sergenti di turno. Come per qualsiasi altro criminale.
— Herb — disse Buckman, — io voglio ucciderlo. Come ho detto al telefono. — Andò alla scrivania, aprì il cassetto più in basso, prese una scatola di legno di cedro e la mise sul piano. L’aprì e tirò fuori una Derringer a un solo colpo, calibro 22. La caricò con una pallottola a punta concava, armò il cane, tenendo la canna puntata verso il soffitto. Per sicurezza. Per abitudine.
— Me la faccia vedere — disse Herb.
Buckman gli passò l’arma. — Fabbricata dalla Colt. La Colt ha acquistato gli stampi e i brevetti. Non ricordo più quando.
— È una bella pistola. — Herb la soppesò nella mano. — Una splendida pistola. — La restituì. — Ma una pallottola calibro 22 è troppo piccola. Dovrebbe centrarlo esattamente in mezzo alla fronte. Dovrebbe stargli davanti. — Mise una mano sulla spalla di Buckman. — Usi una 38 special o una 45. Okay? Lo farà?
— Sai di chi è questa pistola? — chiese Buckman. — Di Alys. La teneva qui perché diceva che, se l’avesse avuta a casa, avrebbe potuto spararmi durante una delle nostre discussioni, oppure a notte fonda, quando si sente… quando si sentiva depressa. Però non è una pistola da donna. Derringer faceva delle pistole da donna, ma questa non lo è.
— Gliel’ha comperata lei?
— No. Alys l’ha trovata in un monte di pietà a Watts. L’ha pagata venticinque dollari. Non un cattivo prezzo, considerate le condizioni dell’arma. — Alzò la testa, guardò Herb in faccia. — Dobbiamo proprio ucciderlo. I marescialli mi crocifiggeranno, se non scarichiamo la colpa su Taverner. E io devo restare a galla.
— Ci penso io — rispose Herb.
— Okay. — Buckman annuì. — Vado a casa. — Rimise la pistola nella scatola, appoggiata sul velluto rosso, chiuse la scatola, la riaprì e tolse dalla canna la pallottola calibro 22. Herb Maime e Phil Westerburg restarono a guardarlo. — La canna si apre di lato, in questo modello — disse. — È insolito.
— Sarà meglio che si faccia accompagnare a casa da un agente — disse Herb. — Con la stanchezza che ha addosso dopo tutto quello che è successo, non dovrebbe guidare.
— Posso guidare benissimo. Posso sempre guidare. Quello che non riesco a fare per bene è uccidere un uomo che mi sta di fronte con una pallottola calibro 22. Deve farlo qualcun altro per me.
— Buonanotte — disse sottovoce Herb.
— Buonanotte. — Buckman li lasciò, attraversò i diversi uffici, le suite e le camere deserte dell’accademia, di nuovo diretto al tubo di salita. Il Darvon aveva già cominciato ad alleviare il dolore alla testa; provava un grande sollievo. “Adesso potrò respirare l’aria della notte” pensò. “Senza soffrire.”
La porta del tubo di salita si aprì. Dietro apparve Jason Taverner. E, con lui, una donna attraente. Erano entrambi spaventati e pallidissimi. Due persone belle, alte e nervose. Palesemente Sei. Sei sconfitti.
— Siete in arresto — disse Buckman. — I vostri diritti sono questi: tutto ciò che direte potrà essere usato contro di voi; avete diritto all’assistenza legale e, se non potete permettervi un avvocato, ve ne sarà fornito uno d’ufficio; avete il diritto di essere processati da una giuria, oppure potete rinunciare a questo diritto ed essere processati da un giudice scelto dall’accademia di polizia della città e della contea di Los Angeles. Avete capito quello che ho appena detto?
— Sono venuto qui per provare la mia innocenza — disse Jason Taverner.
— Il mio staff prenderà le vostre deposizioni — disse Buckman. — Andate negli uffici azzurri lì dietro, dove lei, Taverner, è già stato. — Indicò con la mano. — Lo vede là dentro? L’uomo con la giacca monopetto e la cravatta gialla?
— Posso chiarire la mia posizione? — chiese Jason Taverner. — Ammetto di essermi trovato a casa sua quando Alys è morta, ma io non ho avuto nulla a che fare con il suo decesso. Sono salito al primo piano e l’ho trovata in bagno. Era andata a prendermi la Torazina. Per controbilanciare gli effetti della mescalina che mi aveva dato.