Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Okay. — Si frugò in tasca, in cerca del denaro. — Grazie. — Pagò il taxi, che aprì la portiera per lasciarlo scendere. Nuovamente di buonumore, Jason chiese: — Se non avessi i soldi per la corsa, mi lasceresti uscire?
Il taxi non rispose. Non era programmato per quella domanda. Ma, del resto, a lui che diavolo importava? I soldi li aveva.
Si avviò sul marciapiede, poi imboccò il sentiero lastricato ad assi di sequoia che portava all’atrio d’ingresso del lussuoso edificio: dieci piani che galleggiavano, su cuscini di aria compressa, a un paio di metri dal suolo. Il fluttuare del condominio dava agli inquilini la continua sensazione di venire dolcemente cullati, come se fossero attaccati al petto di una madre gigantesca. A Jason era sempre piaciuto. Sulla East Coast non aveva preso piede, ma lì, all’Ovest, era una delle mode più costose.
Suonò il campanello dell’appartamento di Heather. Teneva la scatola del vaso sulle punte delle dita della mano destra. “Meglio di no” decise. “Potrebbe cadermi anche questo, come mi è già successo con l’altro. Però adesso non mi tremano più le mani.
“Regalerò il vaso a Heather” decise. “Un dono che ho scelto per lei perché conosco bene i suoi gusti raffinati.”
Si accese lo schermo del videocitofono dell’appartamento di Heather. Apparve un viso femminile che lo scrutò: Susie, la cameriera di Heather.
— Oh, signor Taverner — disse, e fece subito scattare la serratura della porta: tutto comandato a distanza, dal regno della massima sicurezza. — Entri. Heather è uscita ma…
— Aspetterò. — Jason attraversò l’atrio, entrò in ascensore, premette il pulsante di salita e aspettò.
Un attimo dopo, Susie teneva aperta per lui la porta dell’appartamento di Heather. Scura di carnagione, minuta e carina, lo salutò come faceva sempre: con molto calore. E con familiarità.
— Ciao — le disse Jason, ed entrò.
— Come le dicevo, Heather è uscita a fare shopping, ma dovrebbe rientrare per le otto. Oggi ha un sacco di tempo libero e mi ha detto che vuole sfruttarlo al meglio, perché per il fine settimana ha in programma una lunga seduta di registrazione con la RCA.
— Non ho fretta — rispose in tutta sincerità lui. Passò in soggiorno e mise la scatola con il vaso sul tavolino da caffè, esattamente al centro, dove Heather non avrebbe potuto fare a meno di vederla. — Ascolterò un po’ di musica — disse. — Se per te va bene.
— Non lo fa sempre? — ribatté Susie. — E poi devo uscire anch’io. Ho un appuntamento con il dentista alle quattro e un quarto, e sta dall’altra parte di Hollywood.
Lui le circondò il corpo con un braccio e strinse il sodo seno destro.
— Oggi siamo eccitati, eh? — disse Susie, compiaciuta.
— Diamoci da fare.
— Lei è troppo alto per me. — Susie tornò alle sue solite occupazioni.
Raggiunto il giradischi, Jason si mise a studiare una pila di dischi che erano stati ascoltati di recente. Non ce n’era uno solo che gli interessasse, così si chinò a guardare i dorsi degli altri album. Ne scelse diversi di Heather, e un paio dei suoi. Li sistemò tutti sul perno cambiadischi e accese l’apparecchio. La puntina scese sul primo, e la musica di The Heart of Hart, uno dei suoi brani preferiti, riecheggiò nel grande soggiorno. Gli splendidi tendaggi rendevano ancora più morbidi gli accordi musicali diffusi dalle casse quadrifoniche sapientemente sparse nel locale.
Si sdraiò sul divano, si tolse le scarpe e si mise comodo. “Heather ha fatto un lavoro davvero buono quando ha inciso questo disco” si disse. “E io sono più esausto di quanto lo sia mai stato in vita mia. La mescalina mi fa sempre questo effetto. Potrei dormire per una settimana. Magari lo farò. Dormirò al suono della voce di Heather e della mia. Perché non abbiamo mai inciso un album assieme? Sarebbe una buona idea. Venderebbe bene.” Chiuse gli occhi. “Vendite doppie, e Al potrebbe farci ottenere una grossa promozione dalla RCA. Però io sono sotto contratto con la Reprise. Be’, si può trovare un accordo. Ci sarà da lavorarci su. Parecchio. Ma ne vale la pena.”
A occhi chiusi, disse: — E ora, la voce di Jason Taverner. — Il perno fece scendere il disco successivo. Di già? Si rizzò a sedere, guardò l’orologio. Aveva dormicchiato mentre The Heart of Hart girava sul piatto. Non l’aveva praticamente sentito. Si sdraiò e chiuse di nuovo gli occhi. “Dormire” pensò “al suono del mio canto.” La sua voce, esaltata da due piste di chitarre e archi, gli risuonava attorno.
Buio. Riaprì gli occhi e si mise a sedere. Si rese conto che era passato molto tempo.
Silenzio. Tutti i dischi che aveva messo sul perno automatico erano stati suonati. Era trascorso un sacco di tempo. Che ora era?
A tentoni trovò una lampada che gli era familiare. Individuò l’interruttore e l’accese.
Il suo orologio segnava le dieci e mezzo. Aveva freddo, e fame. “Dov’è Heather?” si chiese, armeggiando con le scarpe. “Ho i piedi freddi e umidi e lo stomaco vuoto. Magari potrei…”
La porta d’ingresso si spalancò. Apparve Heather, con il suo cappotto leggero. Aveva in mano una copia del “Los Angeles Times”. Il suo viso grigio, livido, scrutò Jason come una maschera funebre.
— Cosa c’è? — chiese lui terrorizzato.
Lei gli si avvicinò e gli tese il giornale. In silenzio. In silenzio, lui lo prese. Lesse.
DIVO TELEVISIVO RICERCATO PERCHÉ COINVOLTO NELL’OMICIDIO DELLA SORELLA DI UN GENERALE DI POLIZIA
— Hai ucciso tu Alys Buckman? — chiese Heather con un tono ansioso di voce.
— No.
Jason lesse l’articolo.
La polizia di Los Angeles ritiene che il popolare divo televisivo Jason Taverner, star dello show di varietà che porta il suo nome, sia coinvolto in quello che le autorità giudicano un omicidio perpetrato a scopo di vendetta e preparato con ogni cura. L’ha annunciato oggi l’accademia di polizia. Taverner, quarantadue anni, è ricercato sia…
Lui smise di leggere e accartocciò furiosamente il giornale. — Merda — disse. Inspirò a fondo e rabbrividì.
— Qui scrivono che Alys aveva trentasette anni — disse Heather. — Io so per certo che ne ha, ne aveva di più.
— Ero presente quando è morta — disse Jason. — Mi trovavo a casa sua.
— Non sapevo che la conoscessi.
— L’avevo appena incontrata. Oggi.
— Oggi? Soltanto oggi? Ne dubito.
— È vero. Il generale Buckman mi ha interrogato all’accademia di polizia e lei mi ha fermato quando sono uscito. Mi avevano messo addosso tutta una serie di apparecchi elettronici, compresa…
— Lo fanno solo agli studenti — disse Heather.
— E lei me li ha tolti — concluse lui. — Poi mi ha invitato a casa loro.
— Ed è morta.
— Sì. — Jason annuì. — Ho visto il suo corpo come se fosse uno scheletro ingiallito dal tempo e mi sono spaventato. Maledizione se mi sono spaventato! Ho tagliato la corda il più in fretta possibile. Non l’avresti fatto anche tu?
— Perché l’hai vista come se fosse uno scheletro? Avevate preso qualche droga? Lei ne prendeva sempre, così immagino che l’abbia fatto anche tu.
— Mescalina. O così mi ha detto lei, ma non credo che lo fosse. — “Vorrei tanto sapere che roba era” si disse Jason, il cuore ancora stretto nella morsa della paura. “E questa che sto vivendo è un’allucinazione provocata sempre da quella schifezza, come lo era lo scheletro? Sto vivendo tutto realmente oppure mi trovo in quella stanza di motel infestata dalle pulci? Buon Dio, cosa faccio adesso?”
— Ti conviene costituirti — disse Heather.
— Non possono addossare la colpa a me — ribatté lui. Ma sapeva che non era vero. Negli ultimi due giorni aveva imparato parecchie cose sul conto della polizia che dominava il loro mondo. L’eredità della seconda guerra civile, pensò. Dai porci ai pol. In un solo balzo.