Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— L’ha vista sotto forma di uno scheletro — disse la donna, che evidentemente doveva essere Heather Hart. — Per colpa della mescalina. Non può essere scagionato, visto che si trovava sotto l’effetto di un potente allucinogeno? Questo non lo scagiona legalmente? Non aveva il controllo di ciò che faceva, e io non ho avuto niente a che fare con tutto questo. Non sapevo nemmeno che Alys fosse morta prima di leggerlo sul giornale.
— In alcuni Stati potrebbe bastare a scagionarlo — disse Buckman.
— Ma non qui — sussurrò la donna. Che aveva capito.
Herb Maime emerse dall’ufficio, valutò la situazione e disse: — Lo registro io e prendo le testimonianze di tutti e due, signor Buckman. Lei vada a casa.
— Grazie. Dov’è il mio soprabito? — Buckman si guardò attorno. — Dio, che freddo. Di notte spengono il riscaldamento — spiegò a Taverner e alla Hart. — Mi spiace.
— Buonanotte — gli disse Herb.
Buckman entrò nel tubo di salita e premette il pulsante che chiudeva la porta. Non aveva trovato il soprabito. “Magari dovrei farmi accompagnare da un agente” si disse. “Trovare un pivello appena uscito dall’accademia ansioso di riportarmi a casa, o magari, come ha detto Herb, a uno dei migliori motel in centro. O a uno di quei nuovi hotel a isolamento acustico totale dalle parti dell’aeroporto. Però il mio trabi resterebbe qui, e domattina non lo avrei per arrivare in ufficio.”
L’aria fredda e l’umidità sul tetto lo fecero rabbrividire. “Nemmeno il Darvon riesce ad aiutarmi” pensò. “Non del tutto. Sento ancora il freddo.”
Aprì la portiera del trabi, salì e richiuse. “Qui dentro fa più freddo che fuori” pensò. “Gesù!” Mise in moto e accese il riscaldamento. Un vento gelido gli soffiò addosso dalle ventole sul tettuccio. Buckman cominciò a tremare. “Mi sentirò meglio appena arrivato a casa” pensò. Guardò l’orologio e scoprì che erano le due e mezzo. “C’è poco da meravigliarsi se fa così freddo.
“Perché ho scelto proprio Taverner?” si chiese. “Su un pianeta con sei miliardi di persone, questo particolare individuo che non ha mai fatto del male a nessuno, non ha mai fatto niente di niente, se non lasciare che il suo dossier attirasse l’attenzione delle autorità. È questo il nocciolo della questione” si disse. “Jason Taverner è entrato nelle maglie della giustizia e, come dicono, una volta che hai attirato l’attenzione delle autorità, non verrai mai del tutto dimenticato.
“Ma posso scagionarlo, come mi ha fatto notare Herb.
“No. Assolutamente no. Il dado era tratto sin dall’inizio. Prima ancora che qualcuno di noi l’avesse in mano. Taverner, tu eri condannato sin dal primo momento. Da quando hai compiuto il tuo primo atto per arrivare alla vetta.
“Noi interpretiamo delle parti” pensò Buckman. “Occupiamo delle posizioni: alcune piccole, altre grandi. Alcune normali, altre strane. Alcune inconsuete e bizzarre. Alcune visibili, alcune oscure o del tutto invisibili. La parte di Jason Taverner ha finito con l’essere importante, e bisognava prendere una decisione. Se fosse riuscito a rimanere ciò che era all’inizio: un ometto insignificante senza veri documenti d’identità, uno che viveva in un hotel scalcinato, infestato dai topi, nel ghetto… Se fosse rimasto quello, forse se la sarebbe cavata. O, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe finito in un campo di lavori forzati. Ma Taverner non aveva scelto così.
“Un’irrazionale spinta interiore gli ispirava il desiderio di apparire, di essere visibile, di essere conosciuto. D’accordo, Jason Taverner, adesso sei di nuovo noto come prima; però adesso lo sei in un modo diverso. Un modo che serve fini superiori, fini dei quali tu non sai nulla. Ma devi accettarli senza capirli. Quando scenderai nella tomba, la tua bocca sarà ancora aperta a ripetere la stessa domanda: ‘Cos’ho fatto?’. Sarai sepolto così, con la bocca ancora aperta.
“E io non potrei mai spiegartelo. Potrei solo dirti: ‘Non entrare nelle maglie della giustizia. Fa’ in modo che non ci occupiamo mai di te, per nessun motivo. Non spingerci a volerne sapere di più sul tuo conto’.
“Un giorno la tua storia, la vicenda della tua caduta, potrebbe essere resa di dominio pubblico, in un remoto futuro, quando non avrà più importanza. Quando non ci saranno più campi di lavori forzati e campus circondati da uomini della polizia armati di mitragliatrici, con maschere antigas che li fanno somigliare a roditori dal grande muso e dagli occhi enormi, come se fossero esseri viventi di una classe inferiore. Un giorno potrebbe esserci un’inchiesta post mortem e si scoprirà che in realtà tu non hai fatto niente di male; che non hai fatto proprio niente, però ti sei fatto notare.
“L’ultima, vera verità è che, nonostante la tua fama e il grande pubblico che ti segue, tu sei sacrificabile. E io no. È questa la differenza tra noi due. Quindi tu te ne devi andare e io devo restare.”
Il suo trabi si alzò in cielo, verso la stellata notturna. E Buckman si mise a cantare fra sé. Cercò di guardare più in là, di vedere nel tempo a venire: il mondo della sua casa, della musica e delle idee e dell’amore, dei libri, delle tabacchiere decorate e dei francobolli rari. Della scomparsa, per un attimo, del vento che correva davanti al suo velivolo, un punticino quasi perso nella notte.
“Esiste una bellezza che non andrà mai persa” disse a se stesso. “La preserverò io: sono uno di coloro che la amano. E sono fedele. E questo, in ultima analisi, è tutto ciò che conta.”
Canticchiò tra sé un motivetto qualunque. E cominciò finalmente a sentire un po’ di caldo quando, sul trabi che era un modello standard della polizia, l’impianto di riscaldamento sotto i suoi piedi iniziò a funzionare.
Qualcosa gli cadde dal naso sul tessuto della giacca. “Mio Dio” pensò orripilato. “Sto ancora piangendo.” Sollevò una mano e asciugò dagli occhi quel liquido che aveva qualcosa di viscoso. “Per chi?” si chiese. “Per Alys? Per Taverner? Per la Hart? O per tutti loro?
“No” pensò. “È una risposta fisiologica alla stanchezza e alla preoccupazione. Non significa niente. Perché piange un uomo?” si chiese. “Non come una donna; non per quello. Non per sentimento. Un uomo piange per la perdita di qualcosa, qualcosa di vivo. Un uomo può piangere su un animale malato se sa che non ce la farà. La morte di un bambino: un uomo può piangere per quello. Ma non perché la situazione generale è triste.
“Un uomo non piange per il futuro o per il passato, ma per il presente. E qual è il presente, ora? All’accademia di polizia stanno incriminando Jason Taverner e lui sta raccontando la sua storia. Come chiunque, ha una sua versione dei fatti, una spiegazione che possa provare la sua innocenza. Jason Taverner, mentre io sono in volo, in questo stesso momento sta cercando di salvarsi.”
Sterzò e fece percorrere al trabi una lunga traiettoria che terminò con un’inversione di rotta. Fece tornare indietro il veicolo, verso la direzione dalla quale era venuto, senza aumentare né diminuire la velocità. Si mise a volare nella direzione opposta. Per tornare all’accademia.
Continuava a piangere. Le sue lacrime diventavano più grandi e dolorose di momento in momento. “Sto andando nella direzione sbagliata” pensò. “Herb ha ragione: devo allontanarmi dall’accademia. Adesso, l’unica cosa che potrei fare lì sarebbe assistere a qualcosa che non sono più in grado di controllare. Vivo all’interno di un dipinto, di un affresco. Esisto in due sole dimensioni. Io e Jason Taverner siamo figure di un vecchio disegno infantile. Persi nella polvere.”
Premette il piede sull’acceleratore e diede un’altra sterzata al volante. Il motore sputacchiò e perse colpi. “La valvola automatica dell’aria è ancora chiusa” si disse Buckman. “Avrei dovuto scaldare il motore per un po’. È freddo.” Cambiò di nuovo direzione.