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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«A questo giovane, che è troppo impulsivo» disse con fare comprensivo il commissario, «suo padre e suo nonno dovrebbero starci attenti. Finirà col fare qualche guaio. Macari riparabile, ma sempre disdicevole e vergognoso per una famiglia come i Cuffaro. Come quello di tre anni fa con una picciotta minorenne che violentò.»

Un’improvvisa revorbarata nella cammara avrebbe avuto meno effetto.

«Che ha fatto?!» spiò, slacciandosi cravatta e colletto, il peperone rosso e viola che una volta era stato l’onorevole Torrisi.

«Non lo sapeva?»

«Non… non lo sapevamo!»

Aveva usato il plurale. Manco la famiglia quindi era a canoscenza della bella alzata d’ingegno dell’amato Pino.

«La ragazza ha aspettato di diventare maggiorenne per parlarne» continuò Montalbano. «L’altro giorno si è presentata qua e mi ha raccontato di essere stata rapita, sequestrata, massacrata di botte e violentata ripetutamente da Pino Cusumano. Proprio tre giorni prima che questi andasse a sposarsi.»

«È ancora perseguibile?» arriniscì a spiare Torrisi.

«Avvocato, le faglia la dottrina? Certo che è ancora perseguibile, e perseguibile d’ufficio, trattandosi di una minorenne all’epoca del fatto.»

«Ha sporto regolare denunzia?»

«Ancora no. Dipende da me. Sto cercando di evitare che la famiglia Cuffaro venga esposta alla gogna. Il membro si una famiglia tanto onorato e rispettata che si comporta come un piccolo delinquente qualsiasi! C’è da perderci la faccia per sempre! E i nemici della famiglia, che sono tanti, ci bagneranno il pane. E ho macari pensato alla povera signora…»

«Quale signora?» fece Torrisi completamente intordonuto.

«Quale signora, onorevole? La signora, la moglie di Cusumano! Quella che per tre anni non poté godere delle gioie del talamo coniugale perché le avevano arrestato il marito sul sagrato della chiesa. Lo disse lei al processo nel quale ero testimone, se lo ricorda? Lei sostenne che Cusumano correva con la sua auto perché, appena scarcerato, a casa l’aspettava la sposina con la quale non era riuscito ancora a consumare…»

«Sì, mi ricordo» tagliò Torrisi.

«Ecco! Mi sono detto che se quella povera donna veniva a sapere che suo marito, appena tre giorni avanti al matrimonio, aveva deciso di festeggiare l’addio al celibato violentando una quindicenne… capace che non si rassegnava, capace che se ne andava da casa, capace che faceva uno scandalo… La fine di una famiglia! Ma come?! Ma come?!» concluse interrogativo portandosi le dù mano a cacòcciola sulla fronte.

La parte dell’omo indignato e stupito gli arriniscì benissimo.

«Ma come cosa?» fece l’onorevole.

«Non capisce, avvocato? Ora vengo e mi spiego. Quando la ragazza mi venne a contare della violenza subìta, io incaricai un mio uomo perché, con molta discrezione, cercasse Cusumano e mi ci facesse parlare. Volevo sentire la sua versione dei fatti, capisce? E per tutta risposta, per ringrazio del mio deferente modo d’agire, Cusumano ordina a Brucculeri di spararmi? E perchè? Che modo di fare è questo? Si spiega solo col fatto che Cusumano ha perso la testa appena ha capito che indagavo sulla violenza. Se la faccenda della violenza veniva a galla, Cusumano temeva di più la reazione della sua famiglia che quella della legge. Voleva il mio silenzio. Non c’è altra spiegazione. E questo gesto inconsulto dimostra quanto Cusumano sia inaffidabile, addirittura un irresponsabile. Forse, per la famiglia, è meglio che stia in galera senza combinare altri danni.»

«Va bene, va bene. Cosa intende fare?» spiò Torrisi di colpo cangiato.

Ora il modo d’agire del commissario gli era addivintato chiaro, quello era ’ntinzionato a futtiri a Pino, non c’erano santi. E lui dintra a quel tiatro fatto dal commissario c’era caduto come un piro.

«Io?!» disse Montalbano. «Io non intendo fare niente. Posso, al massimo, permettervi di scegliere. Non faccio il cumulo, mi spiego, onorevole? O il tentato omicidio o la violenza carnale. O l’una cosa o l’altra. Ed è già tanto. Dovete decidere voi.»

Taliò il ralogio, erano le sei. Continuò:

«Ma comunicatemi la vostra decisione entro le otto e mezza di stasera. Lei, giustamente, mi ha fatto notare che io ho agito non seguendo le regole. Quindi capirà e giustificherà la mia fretta di rimettermi in carreggiata. Però, attenzione. Patti chiari. Se Cusumano, autoaccusandosi del tentato omicidio, lo fa in modo da offrire troppi spunti alla difesa, cioè a lei, io tiro fuori la denunzia della violenza.»

L’onorevole avvocato Torrisi isò un vrazzo.

«Mi dica.»

«Se dell’indagine sulla violenza carnale non ne verrà fatto cenno, quale motivo avrebbe avuto allora Cusumano per ordinare a Brucculeri di spararle?»

«Onorevole, è faccenda che non mi riguarda. Il motivo se l’inventerà lei. Un motivo grosso e pesante, perchè io voglio vedere Cusumano…»

«… in galera» concluse Torrisi.

Non c’era più niente da dire. Montalbano raprì la finestra.

«Faccio cangiare l’aria. Arrivederla, onorevole. è stato veramente un grande piacere.»

E ciò dicendo, il commissario gli indirizzò un ampio, apparentemente cordialissimo sorriso. L’onorevole Torrisi si susì, non salutò, dovette raprirsi da solo la porta pirchì Montalbano non si cataminò da indovi s’attrovava.

La telefonata dell’onorevole avvocato Torrisi arrivò alle otto e venticinque. Macari Fazio, che oramà sapiva tutto, era nella cammara del commissario ad aspittari.

«Dottor Montalbano? La informo che Pino Cusumano è pronto a dichiarare di avere ordinato a Brucculeri quello che lei sa.»

«Benissimo. Che venga subito in commissariato.»

«Ecco, c’è un contrattempo. Il povero ragazzo è disgraziatamente caduto da una scala.»

«Si è fatto male?»

«Pare un paio di costole rotte, il setto nasale fratturato, non riesce a muovere una gamba… Abbiamo dovuto chiamare un’ambulanza.»

«Dov’è stato ricoverato?»

«A Montelusa, al Santo Spirito.»

Riattaccarono contemporaneamente. Montalbano si rivolse a Fazio.

«Hai capito? I Cuffaro hanno massacrato a lignati il loro amato nipote e figlio. Confesserà il tentato omicidio nei miei riguardi. è ricoverato allo spitale Santo Spirito. Telefona tu alla Questura di Montelusa e conta la facenna. A Pino Cusumano ci penseranno loro.»

«E vossia dove va?»

«Mi è smorcato il pititto, vado a mangiare. Ah, una cosa: quando torni a casa devi dire a Rosanna che ho mantenuto la promessa. Pino andrà in galera e lei non avrà bisogno di testimoniare. Salutamela.»

«Lo farò» disse Fazio, asciutto.

«Che c’è? Qualcosa che non va?»

«Che ne facciamo del revolver di Rosanna?»

«Lo rubrichiamo come rinvenuto per strada.»

«E al giudice Rosato, quando telefonerà, che gli contiamo?»

«Che Rosanna è risultata essere una mitomane, una pazza incapace d’intendere e di volere.»

«E come ci comportiamo col dottor Siracusa?»

«Sicuramente tra qualche giorno tornerà tranquillizzato. Allora tu gli vai in casa per controllare le armi. E, come per caso, scopri il cascione segreto. Ti dirò tutto a tempo debito. Accussì passa i so’ guai.»

La faccia di Fazio s’allungò di più.

«Perciò tutto è a posto.»

«Sì.»

«Ma mittennosi in sacchetta tutte le regole, dottore.»

«Me l’ha detto macari l’onorevole Torrisi, sei in buona compagnia.»

«Dottore, se lei mi vuole offendere, questo viene a significare una sola cosa: che lei sa benissimo di aviri il carboni vagnato.»

«Se ti vuoi sfogare, sfogati.»

«Dottore, abbiamo agito come nelle pellicole miricane, quelle con lo sceriffo che fa come minchia gli pare pirchì la liggi da quelle parti ognuno se la fa da sé. Mentre da noi ci sono regole che…»

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