La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«Fazzu tuttu chiddru ca tu vò» dissero po’ le labbra di Rosanna all’altizza della so’ grecchia dritta.
A Montalbano venne in mente una giaculatoria – si chiamava accussì? – che gli avivano insignato in collegio dai parrini, quannu c’era stato:
Non sapiva con cirtizza se il Malignu aviva pigliatu le forme della picciotta, ma duru comu un lignu sicuramenti principiava a esserlo, però in un senso non previsto dalla giaculatoria. L’unica era chiamari aiuto.
«Signora Fazio!» sclamò, con una voci da gallinaccio.
Di subito, Rosanna lo lassò.
S’arricampò in commissariato che erano quasi le cinco. Fazio trasì nel so’ ufficio come una palla allazzata.
«Me’ mogliere mi telefonò che lei…»
«Sì. Ho parlato a lungo con Rosanna che finalmente si è decisa a dirmi la verità. Ci ha pigliato per il naso, quella picciotta, e ci ha portato dove voleva lei.»
Pinsò per un attimo a so’ patre che appena l’aviva vista l’aviva pittata: non ti fidari di ’sta fìmmina.
«Ma oggi doppopranzo» proseguì «ho fatto la pinsata giusta e lei non ha più potuto negare. Anzi.»
Fazio frimiva pi sapìri.
«Ti faccio solo un accenno perché non abbiamo tempo.»
Alla fine della parlata del commissario, Fazio era giarno e strammato. Aviva molte cose da diri, ma fici la dumanna che più l’interessava.
«Siamo sicuri che Rosanna rispetterà l’impegno pigliato con lei di testimoniare contro Cusumano per la violenza?»
«Me l’ha giurato.»
Montalbano niscì dal commissariato, si piazzò davanti alla porta. Immediatamente vitti arrivari la machina con autista dell’onorevoli Torrisi. S’apprecipitò a raprirgli lo sportello, un sorriso di cuntintizza che gli tagliava la facci.
«Onorevole! Che felicità rivederla!»
Scinnenno, Torrisi lo taliò tanticchia perplesso di tanta felicità. Politico era, e certamente accanosciva la natura dell’òmini. Ma stavolta non arriniscì a capire se Montalbano faciva tiatro a faciva supra ’u seriu. Non replicò, meglio vidiri come la facenna si sviluppava. Il commissario inveci continuò la sceneggiata.
«Ma perché si è voluto disturbare, onorevole? Sinceramente, sarei volentieri venuto io da lei!»
E, una volta dintra, a voci alta, a tutti e a nisciuno:
«Non passatemi telefonate! Non voglio essere disturbato! Sono con l’onorevole!»
Però fu solo quanno Montalbano volle cedergli il posto so’ darrè la scrivania, e non ci fu verso di fargli cangiari idea, che Torrisi si persuase definitivamente che il commissario era pirsona non solo avvicinabile, ma macari accattabile. E poteva darsi a poco prezzo. Perciò decise di non perdere troppo tempo. Con quell’omo forsi non valeva la pena di consumare sciato.
«Sono venuto a parlarle a proposito di una faccenda sgradevole che però credo possa essere risolta con un poco di buona volontà.»
«Buona volontà da parte di chi?»
«Da parte di tutti» arrispunnì Torrisi ecumenico con un largo gesto del vrazzo dritto a comprendere il mondo intero.
«Allora mi dica, onorevole.»
«Vengo al dunque. Mi è stato riferito che l’altra sera i suoi uomini hanno fatto irruzione in casa di un tale Antonio, meglio noto come Ninì, Brucculeri. La sua abitazione è stata perquisita, vi è stata rinvenuta un’arma, l’uomo è stato portato qua in commissariato. Tutto questo, a quanto mi risulta, senza nessuna autorizzazione, senza nessun mandato.»
«Vero è. Ma vede, si tratta di un pregiudicato che…»
«Anche un pregiudicato ha i suoi diritti. Un pregiudicato è una creatura umana come tutte le altre, può aver commesso sì degli errori, ma questo non autorizza nessuno, e tanto meno lei, a trattarlo come un essere marchiato a vita e privo di dignità e diritti. Mi sono spiegato?»
«Perfettamente» fece il commissario chiaramenti imbarazzato, turciniannosi le mano. «Lei ha un’idea di come si possa venire fuori da questo ginepraio dovuto alla mia… alla mia inesperienza?»
Montalbano si congratulò con se stesso. Ginepraio! Ma da dove minchia gli era vinuta fora quella parola? Macari Torrisi si congratulò con se stesso, si era fatto pirsuaso d’aviri in pugno il commissario.
«Vedo con piacere che lei è un uomo estremamente ragionevole. Dato che la perquisizione, il sequestro dell’arma e il fermo di Brucculeri non risultano da nessuna parte, non c’è niente di scritto, lei può rimetterlo tranquillamente in libertà. Così facendo, potrà godere della tangibile, ripeto tangibile, gratitudine di persone che qui contano. Del resto, lei già sembra rendersi conto che ha agito non come prescrive la legge.»
«Sì, me ne faccio carico, lei ha perfettamente ragione, ma ho un dubbio che lei come avvocato mi potrebbe risolvere.»
«Dica pure.»
«Spararmi, come ha fatto l’altra sera Brucculeri, è da considerarsi tentato omicidio o semplice avvertimento?»
L’onorevole scoti la testa, ma sorridendo.
«Che parole grosse! Tentato omicidio! Via! Lei era in macchina e stava…»
«Fermo qua, onorevole. Chi glielo ha detto che io ero in macchina? Forse l’altro uomo che era con Brucculeri e mangiava con lui al ristorante?»
Torrisi s’imparpagliò. Il sorriso spiri. Vuoi vidiri che quel cornuto, con tutta la sua apparente disponibilità, l’aviva fatto cadiri in un trainello?
«Macchina o non macchina, si tratta di un dettaglio irrilevante.»
«Vero è.»
Montalbano si susì dalla seggia, andò alla finestra, si mise a taliare fora.
«Beh?» fece doppo tanticchia l’onorevole.
«Stavo pensando a come fare per aggiustare le cose. Lei ha detto che non ci sono carte scritte, ma non è così.»
«E che c’è di scritto?»
«Ho fatto mandare l’arma sequestrata a Brucculeri e il proiettile tolto dal copertone a Montelusa, alla Questura. C’era una richiesta scritta col nome e cognome del proprietario dell’arma.»
«Questa non ci voleva» commentò Torrisi.
«Una soluzione ci sarebbe. Voi potreste convincere Brucculeri ad assumersi la responsabilità. Lei potrà difenderlo dicendo che aveva bevuto, che non era in sé, che ha voluto farmi uno scherzo pesante… E così la cosa si ferma lì e non va oltre.»
L’occhi dell’onorevoli si ficiro di colpo dù fissure stritte stritte. Le so’ grecchie addivintarono appizzate come quelle dei gatti quanno sentono una liggera rumorata.
«Perché, potrebbe andare oltre?»
Imbarazzato, il commissario, che stava sempre addotta vicino alla finestra, si taliò la punta delle scarpe.
«Eh sì.»
«Si spieghi.»
«Lei lo sapeva che il telefono del ristorante di Racalmuto, per un’altra faccenda, era stato messo sotto controllo da qualche mese?»
Aviva sparato, all’urbigna, una farfantarìa colossale, solo in quel momento gli era venuta in testa, ma Torrisi, sconvolto, abboccò.
«Minchia!»
E satò addritta dalla seggia, congestionato, a un passo dal farisi viniri un sintomo.
«Quindi» proseguì Montalbano, «l’ordine di spararmi che Pino Cusumano ha dato a Ninì Brucculeri quando questi gli ha telefonato segnalando la mia presenza nella trattoria è stato…»
«… registrato!» fece, assufficato, in piena botta d’asma, l’onorevole.