Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
Lui tirò fuori i soldi. — Prezzo al minuto.
— Venti dollari.
— Potrei presentarla nel mio show in un altro modo — disse Jason. — Basta trovare il modo giusto. Senta: possiamo mostrare al pubblico un vaso antico di valore inestimabile, diciamo un vaso cinese del V secolo. Ci sarà l’esperto di un museo a garantirne l’autenticità. Poi arriverà lei. Modellerà un vaso direttamente sotto gli occhi del pubblico, e noi dimostreremo che il suo vaso è migliore.
— Impossibile. Gli antichi vasi cinesi sono…
— Ma noi lo dimostreremo. Glielo faremo credere. Conosco il mio pubblico. Quei trenta milioni di persone si fanno le loro opinioni sulla base di quello che io gli dico. Faremo un primo piano sul mio viso, in modo che si veda la mia ammirazione per il suo vaso.
Mary Anne abbassò la voce. — Non posso presentarmi in televisione, con tutte quelle telecamere puntate su di me. Sono… troppo grassa. La gente riderebbe.
— Sarebbe una pubblicità enorme. Pensi a quanto potrebbe vendere. Musei e negozi conosceranno il suo nome, i suoi manufatti. Spunteranno acquirenti da ogni parte.
— Mi lasci in pace, per favore. — Il tono di Mary Anne era pacato. — Io sono felice così. Sono una buona vasaia. So che i negozi, quelli di qualità, apprezzano il mio lavoro. Non posso vivere la mia piccola vita come preferisco? — Fissò Jason con occhi intensi. La sua voce era solo un mormorio. — Non vedo cosa abbia fatto per lei tutta la sua celebrità. La fama. Nel caffè mi ha chiesto se nel juke-box ci fosse davvero il suo disco. Aveva paura che non fosse così. Era molto più insicuro di quanto sarò mai io.
— A proposito, vorrei sentire questi due album sul suo giradischi. Prima di andarmene.
— Lasci fare a me — disse Mary Anne. — Il mio impianto è scassato. — Prese i due dischi, e i venti dollari. Jason restò immobile dov’era, accanto ai tre pezzi di vaso.
Dopo un po’, sentì una musica familiare. Il suo album che aveva venduto di più. I solchi del disco non erano più vuoti.
— Può tenere gli album — disse. — Io vado. — “Adesso” pensò “non ne ho più bisogno. Probabilmente potrò comperarli in qualunque negozio di dischi.”
— Non è il tipo di musica che mi piace… Non credo che li ascolterei molto.
— Glieli lascio lo stesso.
Mary Anne disse: — Le darò un altro vaso per i suoi venti dollari. Un momento. — Corse nell’altra stanza. Jason udì rumore di carta, di cose spostate. La ragazza tornò con un altro vaso azzurro verniciato a vetro. Aveva qualcosa in più dell’altro. Jason intuì che lei lo considerava una delle sue migliori opere.
— Grazie — le disse.
— Glielo incarto e lo metto in una scatola, così non si romperà come l’altro. — Mary Anne si mise al lavoro con un’intensità febbrile e allo stesso tempo con estrema cura. — Trovo molto eccitante — disse, porgendogli la scatola — avere fatto colazione con un uomo famoso. Sono molto felice di averla incontrata e me ne ricorderò. E spero che i suoi problemi si risolvano.
Jason Taverner infilò la mano nella tasca interna della giacca, estrasse il piccolo portatessere di cuoio con le sue iniziali. Prese uno dei biglietti da visita multicolori e lo porse a Mary Anne. — Mi chiami allo studio quando vuole. Se cambiasse idea e volesse partecipare al mio programma. Sono sicuro che riusciremo a inserirla in scaletta. Qui c’è anche il mio numero privato.
— Addio. — Mary Anne gli aprì la porta.
— Addio. — Jason avrebbe voluto aggiungere qualcosa di più. Ma non restava altro da dire. — Abbiamo fallito — disse alla fine. — Tutti e due.
Lei sbatté le palpebre. — Cosa vorrebbe dire?
— Abbia cura di sé. — Jason uscì dall’appartamento, emerse sul marciapiede, nella luce del pomeriggio. Sotto il sole caldo del giorno.
24
Il medico legale, inginocchiato accanto al cadavere di Alys Buckman, disse: — Al momento posso dirle solo che è morta per un’overdose di una droga tossica o semitossica. Occorreranno ventiquattro ore per poter stabilire esattamente di che cosa si tratti.
Felix Buckman rispose: — Doveva succedere. Prima o poi. — Con sua grande sorpresa, non provava una forte emozione. Anzi, in un certo senso, avere saputo da Tim Chancer, la loro guardia privata, che Alys era stata trovata morta nel bagno del primo piano gli aveva procurato un profondo sollievo.
— Ho pensato che quel Taverner le avesse fatto del male — continuava a ripetere Chancer, nel tentativo di attirare l’attenzione di Buckman. — Il suo comportamento era strano. Ho capito che era successo qualcosa. Gli ho sparato un paio di volte, ma è riuscito a fuggire. Probabilmente è meglio che non l’abbia colpito, se è innocente. O magari si sentiva in colpa per avere spinto Alys a prendere la droga. È possibile?
— Nessuno doveva costringere Alys a prendere droga — rispose acido Buckman. Uscì dal bagno in corridoio. I pol in uniforme grigia erano sull’attenti. Aspettavano ordini. — Non aveva bisogno né di Taverner né di altri per drogarsi. — Adesso Buckman si sentiva male. “Dio” pensò, “come la prenderà Barney ?” Sarebbe stato straziante dirgli cos’era successo. Per motivi che gli erano oscuri, il figlio adorava la madre. “Be’” pensò, “nessuno riesce a capire i gusti degli altri.”
Eppure, la amava anche lui. “Alys possedeva una sua peculiare forza. Mi mancherà.” Alys aveva riempito molto del suo spazio.
E buona parte della sua vita. Nel bene o nel male.
Terreo in volto, Herbert Maime salì i gradini a due a due, gli occhi fissi su Buckman. — Sono arrivato il più in fretta possibile — disse, porgendo la mano a Buckman. Che gliela strinse. — Cos’è stato? — Herb abbassò la voce. — Un’overdose?
— A quanto sembra — rispose Buckman.
— Qualche ora fa mi è arrivata una telefonata da Taverner — disse Herb. — Voleva parlare con lei. Ha detto che si trattava di Alys.
— Voleva informarmi della morte di Alys. Era qui quando è successo.
— Perché? Come mai la conosceva?
— Non lo so — rispose Buckman. Comunque, al momento la cosa non gli sembrava molto importante. Non c’era motivo di incolpare Taverner dell’accaduto. Dato il temperamento e le abitudini di Alys, probabilmente era stata lei a trascinarlo lì. Forse, quando Taverner aveva lasciato il palazzo dell’accademia, lei l’aveva fermato e l’aveva caricato sul suo trabi truccato. E portato lì. Dopo tutto, Taverner era un Sei. E ad Alys piacevano i Sei. I maschi come le femmine.
Soprattutto le femmine.
— Potrebbe esserci stata un’orgia — disse.
— Con loro due soli? O sta dicendo che c’era altra gente?
— Non c’era nessun altro. Chancer lo saprebbe. Volevo dire che potrebbero avere fatto un’orgia via telefono. Alys è arrivata così vicino tante di quelle volte a bruciarsi il cervello con quelle fottute orge telefoniche… Quanto mi piacerebbe riuscire a pizzicare i nuovi gestori, quelli che sono subentrati dopo che abbiamo fatto fuori Bill e Carol e Fred e Jill. Degenerati. — Con dita tremanti, portò alle labbra una sigaretta e aspirò avidamente il fumo. — Mi viene in mente una cosa che ha detto una volta Alys. Una battuta involontaria. Stava parlando di organizzare un’orgia e si chiedeva se dovesse spedire degli inviti formali. “Forse è meglio” ha detto, “se no non verranno tutti contemporaneamente.” — Rise.
— Me l’aveva già raccontato — commentò Herb.
— È morta sul serio. Morta stecchita. — Buckman spense la sigaretta in un posacenere. — Mia moglie — disse a Herb Maime. — Era mia moglie.
Herb scosse la testa, indicò i due agenti in uniforme grigia immobili sull’attenti.