Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
1 ... 39 40 41 42 43 44 45 46 47 ... 281
Перейти на страницу:

Stannis Baratheon avanzò come un soldato che marci in battaglia. I suoi scudieri andarono a mettersi ai suoi lati. Davos rimase a guardare suo figlio Devan che faceva scivolare un lungo guanto imbottito sulla mano destra del re. Il ragazzo indossava un farsetto color crema con un cuore fiammeggiante ricamato sul pettorale sinistro. Bryen Farring, l’altro scudiero, addobbato nello stesso modo, annodò i lacci di una rigida cappa di pelle attorno alla gola del sovrano. Alle proprie spalle, Davos udì un vago suono di campanelle: “cling-a-dang”, “bong-dong”, “ring-a-ling”.

«Sotto il mare, il fumo sale a bolle. E le fiamme ardono nere e verdi e blu.» Era Macchia che cantava da qualche parte. «Lo so io, oh-oh-oh.»

Re Stannis andò a immergersi nel fuoco, mascella serrata e cappa di cuoio stretta al petto per tenere lontane le fiamme. Puntò dritto verso il simulacro della Madre, afferrò la spada con la mano guantata e la estrasse dal legno che bruciava con un unico, deciso strattone. Poi si ritirò, la spada alta sopra la testa, fiamme color verde giada che si attorcigliavano sulla lama incandescente. Le guardie si precipitarono a soffocare i piccoli focolai d’incendio che avevano cominciato a fumare sugli abiti del re.

«Una spada di fuoco!» gridò la regina Selyse. Ser Axell Florent e gli altri uomini della sovrana si unirono al suo grido. «Una spada di fuoco! Brucia, brucia! Una spada di fuoco!»

Melisandre alzò le mani sopra la testa, gridando: «Guardate! Un segno era stato promesso e noi ora abbiamo assistito al suo realizzarsi. Guardate la Portatrice di luce! Azor Ahai è risorto! Salutiamo tutti il Guerriero della luce, salutiamo tutti il Figlio del fuoco!».

Quelle parole furono seguite da urla caotiche. Proprio in quel momento, il guanto di Stannis si mise a fumare, generando corte lingue di fuoco. Imprecando, il re conficcò la spada nella terra umida e picchiò furiosamente il guanto contro la gamba, soffocando le fiamme.

«Signore, fa’ scendere la tua luce su di noi!» invocò Melisandre.

«Perché la notte è oscura e piena di terrori» fecero eco Selyse e i suoi cortigiani.

“Devo pronunciarle anch’io queste parole?” si domandò Davos. “Devo davvero tanto a Stannis? E questo dio di fuoco, è davvero il suo nuovo, vero dio?” Sentì le sue dita mutilate che formicolavano.

Stannis si tolse il guanto annerito e lo lasciò cadere. Gli dei sulla pira erano ormai ridotti a forme irriconoscibili. La testa del Fabbro cadde di lato in uno scoppio di scintille e di ceneri roventi. Melisandre cantò nella lingua di Asshai, la voce che cresceva e scemava come l’alternarsi delle maree. Stannis si slacciò la cappa di cuoio e rimase ad ascoltare. Conficcata nel terreno, la lama della spada Portatrice di luce continuava ad ardere di un bagliore rossastro, anche se le fiamme che l’avvolgevano ora stavano spegnendosi.

Una volta che il canto di Melisandre ebbe avuto fine, dei Sette Dei rimaneva solamente legno annerito. E la pazienza del re si era definitivamente esaurita. Prese la regina per un braccio e la scortò all’interno della Roccia del Drago, lasciando la Portatrice di luce là dove si trovava. La donna rossa rimase a osservare per qualche momento Devan e Byren Farring che l’avvolgevano nella bruciacchiata cappa di cuoio del sovrano.

“La Spada rossa degli eroi? Che magnifico tizzone” pensò Davos.

Alcuni dei lord si attardarono sul sito del rogo, tenendosi sopravento e parlando a voce bassa. Videro che Davos li stava guardando e s’interruppero di colpo. “Se Stannis dovesse cadere, mi distruggerebbero in un attimo.” Davos Seaworth non faceva parte degli uomini della regina, quel gruppo di ambiziosi cavalieri e di lord minori che si erano dati tutti al culto di questo Signore della luce, guadagnandosi così i favori e l’appoggio di lady — “No! Regina, ricordi?” — Selyse.

Quando Melisandre e i due scudieri finalmente se ne andarono, portandosi dietro la loro preziosa spada, le fiamme erano quasi estinte. Davos e i suoi figli si mescolarono alla processione che dalla sommità della rocca tornò a scendere verso la spiaggia e le navi in attesa.

«Devan si è portato molto bene» disse Davos mentre percorrevano il sentiero.

«Ha raccolto il guanto senza lasciarlo cadere, questo sì» ribatté Dale.

«Il blasone sul suo farsetto, quel cuore incendiato, cos’era?» domandò Allard. «Il sigillo dei Baratheon non è forse il cervo incoronato?»

«Un lord può scegliere più di un sigillo» spiegò Davos.

Dale sorrise. «Una nave nera e una cipolla per noi, padre?»

«Che gli Estranei se la portino alla dannazione, la nostra cipolla…» Allard diede un calcio a un sasso. «E anche quella specie di cuore in fiamme. È stato un sacrilegio dare fuoco ai Sette Dei.»

«Da quando sei diventato così devoto?» chiese Davos. «Che può saperne il figlio di un contrabbandiere delle gesta degli dei?»

«Sono il figlio di un cavaliere, padre. Se nemmeno tu lo rammenti, perché dovrebbero ricordarsene gli altri?»

«Figlio di un cavaliere, certo, ma non un cavaliere a tua volta» replicò Davos. «E se continuerai a immischiarti in affari che non ti riguardano, non lo diventerai mai. Stannis è il nostro re di diritto, e non spetta a noi mettere in discussione il suo operato. Noi facciamo navigare le sue navi e obbediamo ai suoi comandi. E questo è tutto.»

«A proposito di navi, padre» intervenne Dale. «Non mi piacciono per niente i barili per l’acqua dolce che mi hanno dato per la Fantasma. Sono di legno di pino verde e l’acqua finisce sempre per diventare cattiva, quale che sia la durata del viaggio.»

«Ho lo stesso problema anche sulla Lady Marya» si associò Allard. «Gli uomini della regina si sono appropriati di tutto il legno stagionato.»

«Ne parlerò con il re» promise Davos. Meglio che la lamentela venisse da lui piuttosto che da Allard. I suoi figli erano bravi guerrieri e ancora più bravi navigatori, ma non avevano idea di come si parla ai nobili. “Vengono dal basso, i miei ragazzi, esattamente come me, solo che a loro non piace rammentarsene. Quando guardano il nostro vessillo, tutto quello che vedono è un veliero nero che scivola nel vento. Non vogliono però vedere la cipolla.”

Il porto della Roccia del Drago era affollato come mai Davos lo aveva visto prima. Ogni singolo molo era gremito di marinai intenti a caricare vettovaglie sulle loro navi. Tutte le locande traboccavano di soldati che giocavano a dadi, bevevano o erano in cerca di una puttana. Vana ricerca, visto che Stannis le aveva bandite tutte dall’isola. Navi di ogni tipo avevano gettato l’ancora, galee da guerra e pescherecci, grossi scafi da carico e chiatte a fondo piatto. Gli approdi migliori erano stati occupati dai vascelli più grossi: la Furia, l’ammiraglia di Stannis, era alla fonda tra la Lord Steffon e la Cervo del mare. Tutto attorno facevano bella mostra di sé l’Orgoglio di Driftmark e le sue navi gemelle, l’ornata Artiglio rosso di lord Celtigar e la possente Pescespada, con la sua lunga prora. Più al largo, circondata dagli scafi a strisce di almeno due dozzine di galee della città libera di Lys, era ancorata la grande Valyriana di Salladhor Saan.

Una piccola locanda malridotta si ergeva alla fine del molo di pietra lungo il quale la Betha nera, la Fantasma e la Lady Marya condividevano gli ormeggi con circa una mezza dozzina di altre galee, che non contavano più di cento remi. Davos aveva sete. Si congedò dai figli e si diresse verso la locanda. A lato dell’ingresso, c’era un doccione alto metà di un uomo, le fattezze del volto di pietra talmente erose dalla pioggia e dal sale da essere ormai irriconoscibili. Il doccione e Davos erano vecchi amici. Nell’entrare, il contrabbandiere diede una pacca affettuosa sulla testa di granito.

1 ... 39 40 41 42 43 44 45 46 47 ... 281
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)