Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Essendo lui un eroe, non era certo tipo da lasciar perdere e andare alla ricerca di ottima uva come questa. Per cui ricominciò tutto dal principio. La seconda volta, gli ci vollero cinquanta giorni e cinquanta notti, e la nuova spada sembrava addirittura più prodigiosa dell’altra. Azor Ahai catturò un leone: intendeva temprare la lama immergendola nel cuore della fiera, ma ancora una volta l’acciaio andò in mille pezzi. Grande fu il suo disappunto e altrettanto grande fu il dolore, perché ora Azor Ahai aveva capito ciò che andava fatto.
«Per cento giorni e cento notti lui rimase curvo sulla terza lama, e quando i fuochi sacri l’ebbero portata al calor bianco, Azor Ahai chiamò sua moglie. “Nissa Nissa” le ordinò, perché quello era il suo nome. “Scopriti il seno, e sappi che ti amo più di qualsiasi altra creatura a questo mondo.” E lei obbedì. Perché lo fece non saprei dire, e Azor Ahai affondò la spada incandescente nel suo cuore pulsante. Si racconta che il grido di Nissa Nissa, un grido di angoscia e di estasi a un tempo, fu talmente terribile da aprire una crepa sulla faccia della luna. Ma il sangue di Nissa Nissa, e la sua anima e la sua forza e il suo coraggio, tutto questo penetrò nell’acciaio. Tale è la storia di come venne forgiata la Portatrice di luce, la Spada rossa degli eroi.
«E ora, mio cavaliere, comprendi ciò che intendo? Sii grato due volte che è solo una spada bruciata quella che sua maestà ha estratto dalle fiamme. Troppa luce fa male agli occhi, amico mio, e il fuoco brucia.» Salladhor Saan finì l’ultimo dei chicchi d’uva e fece schioccare le labbra. «Quando pensi che il re darà l’ordine di salpare, mio buon ser?»
«Presto, credo» rispose Davos. «Al suo dio piacendo.»
«Il “suo” dio, amico cavaliere? Non anche il “tuo” dio? E dove sarà mai il dio di ser Davos Seaworth, cavaliere della nave delle cipolle?»
Davos sorseggiò la birra al malto, prendendo tempo. “La locanda è affollata, e tu non sei Salladhor Saan.” Davos rammentò a se stesso. “Fa’ attenzione a come rispondi.” «Re Stannis è il mio dio. Lui mi ha creato, lui mi ha dato la benedizione della sua fiducia.»
«Me ne ricorderò.» Salladhor Saan si alzò. «Con permesso. Quest’uva mi ha messo appetito, e la cena mi attende a bordo della Valyriana. Agnello speziato al pepe e gabbiano arrosto con ripieno di funghi, finocchio e cipolla. Presto ceneremo insieme ad Approdo del Re, giusto? Faremo festa nella Fortezza Rossa e il nano Lannister ci canterà un’allegra canzone. Quando parlerai con re Stannis, ricordagli che mi deve altri trentamila dragoni quando la luna tornerà nera. È a me che avrebbe dovuto darli, quegli dei. Erano troppo belli per essere ridotti in cenere, e a Pentos o a Myr avrei potuto ricavarne un notevole guadagno. Ma se mi garantirà la regina Cersei per una notte, credo che lo perdonerò.»
Il pirata lyseniano diede a Davos un amichevole colpetto sulla spalla, dopo di che uscì dalla locanda con passo sicuro e baldanzoso, come se fosse lui il proprietario.
Ser Davos Seaworth rimase in compagnia del boccale di birra ancora a lungo, continuando a rimuginare. Un anno prima, mentre si svolgeva il torneo che re Robert aveva organizzato per festeggiare il dodicesimo compleanno del principe Joffrey, lui era andato con Stannis ad Approdo del Re. Ricordava il prete rosso, Thoros di Myr, e la spada incendiata che aveva impugnato nella grande baraonda. Con le sue sgargianti tonache scarlatte al vento e la lama avvolta da palude fiamme verdi, Thoros era stato uno spettacolo nello spettacolo. Tutti quanti però sapevano che non c’era niente di realmente magico. Alla fine, le fiamme verdi si erano estinte e Bronze Yohn Royce lo aveva mandato a terra con una mazza da combattimento qualunque.
“Ma una vera spada di fuoco, quella sì che sarebbe un indimenticabile prodigio…” Ma quando pensò a Nissa Nissa, fu l’immagine di sua moglie Marya che gli apparve, una donna abbondante e amabile, dai seni cascanti per i troppi parti e dal sorriso gentile. La donna migliore del mondo. Davos cercò d’immaginare se stesso mentre le affondava una spada nel cuore. “No” decise “non sono proprio fatto della stoffa degli eroi.” Se era quello il prezzo di una spada magica, era ben più di quanto lui fosse disposto a pagare.
Davos finì la birra, allontanò il boccale e lasciò la locanda. Nell’andarsene, diede un colpetto di commiato sulla testa del vecchio doccione e gli augurò: «Fortuna».
Tutti loro ne avevano bisogno.
Era ormai notte fonda quando Devan arrivò alla Betha nera, cavalcando un purosangue bianco come la neve.
«Mio lord padre» annunciò. «Sua maestà ti comanda di recarti da lui nella sala del Tavolo dipinto. Questo è il destriero che monterai per arrivare da sua maestà immediatamente.»
Davos fu orgoglioso di vedere il figlio così splendido nella sua elegante tenuta da scudiero, ma quella chiamata improvvisa lo mise a disagio. “Che voglia dare l’ordine di salpare?” Salladhor Saan non era certamente il solo capitano a pensare che Approdo del Re fosse pronta per essere attaccata, ma un contrabbandiere deve imparare a essere paziente. “Non abbiamo speranze di vittoria. L’ho detto anche a maestro Cressen il giorno del mio ritorno alla Roccia del Drago. E da allora nulla è cambiato. Noi siamo troppo pochi e i nemici troppo numerosi. Immergere i nostri remi significa andare incontro a morte certa.
Davos montò comunque in sella e raggiunse il Tamburo di pietra mentre una dozzina, tra cavalieri di alto lignaggio e lord alfieri, se ne stavano andando. Senza fermarsi, lord Celtigar e lord Velaryon gli rivolsero un breve cenno del capo. Gli altri non lo degnarono nemmeno di uno sguardo. Ser Axell Florent fu l’unico a fermarsi.
Lo zio della regina Selyse era una montagna d’uomo dalle braccia robuste e dalle gambe tozze. Aveva le orecchie prominenti caratteristiche della Casa Florent, addirittura più grandi di quelle della nipote. La folta peluria che sporgeva da esse non gl’impediva di ascoltare la maggior parte di quanto avveniva al castello. Per dieci lunghi anni, l’intero periodo che Stannis aveva trascorso ad Approdo del Re quale membro del Concilio ristretto di re Robert, ser Axell era stato castellano della Roccia del Drago. Di recente, però, era emerso come portavoce degli uomini della regina.
«Ser Davos, è sempre un piacere vederti.»
«Lo stesso vale per me nei tuoi confronti, mio lord.»
«E anche questa mattina ti ho notato. I falsi dei sono bruciati con una piacevole luce, non trovi?»
«Molto vivida.» A dispetto di tutte le sue cortesie, Davos non si fidava di quell’uomo. Inoltre, la Casa Florent si era schierata con Renly.
«Lady Melisandre ci dice che R’hllor talora permette ai suoi fedeli servitori di vedere il futuro attraverso le fiamme. Questa mattina, mentre osservavo il fuoco, ho creduto di vedere dodici bellissime danzatrici. Le fanciulle indossavano vaporose sete gialle ed erano intente a volteggiare di fronte a un grande re. E io penso, ser, che si sia trattato di un’autentica visione premonitrice. Un presagio della gloria che attende sua maestà una volta che avremo preso Approdo del Re e che lui sarà asceso al trono che è suo di diritto.»
“Stannis non ha mai sopportato la danza” pensò Davos, ma non osò offendere lo zio della regina. «Io ho visto solamente fuoco, ma il fumo mi faceva lacrimare gli occhi. Ora devi perdonarmi, ser, il re mi sta aspettando.»
Davos si diresse verso il portale del maniero, chiedendosi per quale ragione ser Axell si era preso il disturbo di quella conversazione. “Lui è un uomo della regina e io un uomo del re.”
Stannis sedeva al Tavolo Dipinto, il giovane maestro Pylos alle sue spalle e una disordinata pila di carte davanti a sé. «Ser» esordì il re vedendo entrare Davos. «Vieni a dare un’occhiata a questa lettera.»