Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
- Автор: Нортон Андрэ
- Серия: Il mondo delle streghe #1
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Graziano Ricci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:
Tuttavia, mentre Simon insisteva nel fare domande, cominciò ad emergere una certa uniformità, almeno per quanto riguardava le loro colpe e il loro temperamento. Erano tutti uomini capaci d’iniziativa, con un certo addestramento militare, dai Falconieri che vivevano per tutta la vita in caserme monastiche e che facevano della guerra la loro professione, fino al suo primo informatore, l’uomo di Kars, un piccolo proprietario terriero che aveva comandato una milizia. La loro età andava dai diciotto anni ai trenta o poco più e, nonostante i maltrattamenti subiti nelle segrete del Duca, erano tutti in buone condizioni fisiche. Due appartenevano alla nobiltà minore ed erano abbastanza istruiti. Erano i più giovani: due fratelli rastrellati dalle forze di Yvian sotto l’accusa di aver aiutato qualcuno della vecchia razza.
Non c’era nessuno, lì, che appartenesse alla vecchia razza, tuttavia; e i prigionieri affermarono concordemente che, in tutte le zone del ducato, uomini, donne e bambini di quella stirpe erano stati messi a morte subito dopo la cattura.
Uno dei giovani nobili, che le pazienti domande di Simon avevano strappato alle preoccupazioni per il fratello ancora privo di sensi, fornì il primo dato concreto.
«La guardia che ha colpito Garnit — e che i Ratti di Nore possano divorarlo per l’eternità! — aveva detto di non portare anche Renston. Eravamo fratelli di sangue fin dal giorno in cui abbiamo cinto la spada, e noi andavamo a portargli viveri ed armi perché potesse cercare di raggiungere il confine. Ci hanno inseguiti e catturati, anche se ne abbiamo lasciati tre sul terreno. Quando uno degli scherani del Duca si è accinto a legare anche Renston, gli è stato detto che era inutile, perché non c’era un prezzo per quelli del vecchio sangue e i compratori d’uomini non li avrebbero presi.
«Quello ha protestato che Renston era giovane e forte quanto noi, e che avrebbero dovuto pagarlo altrettanto. Ma l’incaricato del Duca ha detto che quelli della vecchia razza si spezzano ma non si piegano; e poi ha trapassato Renston con la sua stessa spada.»
«Si spezzano ma non si piegano,» ripeté lentamente Simon.
«Un tempo la vecchia razza era una cosa sola con il popolo delle streghe di Estcarp,» aggiunse il giovane nobile. «Forse i diavoli di Gorm non possono divorarli facilmente come quelli di un altro sangue.»
«È per questo,» aggiunse bisbigliando l’uomo che stava accanto a Simon, «che Yvian si è scagliato così prontamente contro la vecchia razza? Ci avevano sempre lasciati in pace, a meno che dessimo loro fastidio. E tutti coloro che li frequentavano sapevano bene che non erano malvagi, nonostante la loro antica sapienza e i loro strani costumi. Yvian ha ricevuto l’ordine di agire così? E chi gli dà gli ordini, e perché? È possibile, miei fratelli nella sfortuna, che la presenza di costoro tra noi costituisca una barriera contro Gorm e il male che rappresenta, e che debbano essere annientati perché Gorm possa ampliare il suo dominio?»
Era un’ipotesi intelligente, e molto vicina ai sospetti di Simon. Questi avrebbe voluto fare altre domande: ma tra i gemiti e i lamenti dei prigionieri ancora semisvenuti, udì un sibilo regolare, un suono che cercò subito di identificare. Il fetore di quel luogo era fortissimo, e serviva a mascherare un pericolo che Simon riconobbe troppo tardi… l’ingresso del vapore in un ambiente dove la riserva d’aria era limitata.
Gli uomini tossirono, sforzandosi di respirare, e poi si accasciarono inerti. Un solo pensiero tranquillizzò Simon: il nemico non si sarebbe preso la briga di caricare quattordici uomini a bordo della nave solo per ucciderli con il gas. Perciò Simon fu l’unico di quegli infelici che non resistette al vapore, ma lo respirò lentamente, ricordando in modo vago lo studio di un dentista nel suo mondo.
… Parole che non erano parole, ma un suono confuso emesso da una voce acuta, e che aveva la bruschezza di un ordine imperioso. Simon non si mosse. Quando ricordò dove si trovava, l’istinto di conservazione gli impose di restare immoto.
La voce continuò.
Il dolore alla testa era solo un indolenzimento smorzato. Era sicuro di non trovarsi più sulla nave: era disteso su qualcosa che non pulsava e non si muoveva. Ma era stato spogliato degli indumenti, e il luogo in cui si trovava era gelido.
Colui che parlava si stava allontanando: la voce si ritirò, senza una risposta. Ma il tono era stato così chiaramente un ordine che Simon non osava muoversi, per non tradirsi di fronte a qualche subordinato silenzioso.
Per due volte, lentamente, contò fino a cento: e non udì alcun suono per quell’intero periodo. Alzò le palpebre e poi le riabbassò in fretta, colpito da una luce abbagliante. Ciò che riuscì a scorgere era sconvolgente, quasi quanto la vista della strana nave.
Non aveva una grande esperienza in fatto di laboratori, ma senza dubbio le file di provette, le bottiglie e i matracci sugli scaffali direttamente di fronte a lui potevano trovarsi solo in un luogo di quel genere.
Era solo? E perché l’avevano portato lì? Studiò centimetro per centimetro tutto ciò che riusciva a vedere. Evidentemente, non era steso al suolo. La superficie su cui stava sdraiato era dura… un tavolo?
Lentamente, cominciò a girare la testa con la massima prudenza. Vide un tratto di parete nuda e grigia: all’estremità del suo campo visivo c’era una linea che poteva delimitare una porta.
Non c’era altro, in quella parte della stanza. Girò di nuovo la testa e scoprì nuove stranezze. Altri cinque corpi, nudi come lui, erano stesi su altrettanti tavoli. Erano morti o svenuti… Simon era convinto che fossero solo privi di sensi.
Ma c’era qualcun altro. La figura alta e magra volgeva le spalle a Simon; lavorava sul primo uomo della fila. Poiché era completamente coperta da una tunica grigia, stretta alla cintura, ed una calotta della stessa stoffa nascondeva la testa, Simon non aveva idea della razza cui apparteneva l’essere che lavorava con silenziosa efficienza.
Un supporto carico di bottiglie e di tubi pendenti era accostato al primo uomo. L’essere inserì gli aghi nelle vene, gli adattò sulla testa immobile una calotta metallica. Con un sussulto di paura, Simon comprese che stava assistendo alla morte di un uomo: non la morte fisica, ma la fine che avrebbe ridotto il corpo ad una cosa, come quelle che aveva visto uccidere sulla strada per Forte Sulcar e che lui stesso aveva contribuito ad uccidere durante la difesa della cittadella.
E decise che non avrebbe subito la stessa sorte. Provò a muovere cautamente mani e braccia, piedi e gambe: la sua unica fortuna stava nel fatto che era l’ultimo della fila, non il primo. Era piuttosto irrigidito, ma era in grado di controllare i propri muscoli.
L’essere in grigio aveva finito con la sua prima vittima, e stava accostando al secondo un altro supporto. Simon si levò a sedere. Per un paio di secondi si sentì girare la testa e si aggrappò al tavolo, lieto che non avesse scricchiolato quando lui aveva cambiato posizione.
L’essere era completamente assorto nel suo complicato lavoro. Temendo che il tavolo si rovesciasse sotto il suo peso, Simon posò i piedi sul pavimento, e riprese a respirare solo quando fu saldamente eretto.
Guardò l’uomo che gli stava più vicino, sperando di vederlo svegliarsi. Ma il ragazzo — poiché era solo un adolescente — giaceva inerte ad occhi chiusi; il suo petto si sollevava e si abbassava ad intervalli anormalmente lunghi.
Simon si avviò verso gli scaffali: solo là avrebbe potuto trovare un’arma. Anche se fosse riuscito a raggiungere la porta, sarebbe stato troppo rischioso tentare la fuga, fino a che non avesse saputo qualcosa di più circa quel luogo. E non poteva neppure pensare di andarsene abbandonando altri cinque uomini alla morte… o a un destino peggiore della morte.
Scelse l’arma: una bottiglia semipiena di un liquido giallo. Sembrava di vetro, ma era molto più pesante. Il collo sottile offriva una buona presa, e Simon girò intorno alla fila di tavoli, avvicinandosi a quella su cui stava lavorando lo sconosciuto.