Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
- Автор: Нортон Андрэ
- Серия: Il mondo delle streghe #1
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Graziano Ricci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:
Senza riflettere, si lanciò verso il cavaliere taciturno: gli afferrò la cintura con entrambe le mani. Provò uno stupore fuggevole nel vedere che il falco appollaiato sul corno della sella non si scatenava per reagire all’attacco contro il suo padrone. Il Falconiere, colto di sorpresa, non ebbe tempo di estrarre un’arma. Ma si riprese prontamente, e si gettò su Simon con tutto il suo peso, rovesciandolo al suolo, e con le mani guantate di maglia metallica cercò di stringergli la gola.
Fu una lotta assurda, contro un essere dai muscoli d’acciaio e dalla carne di ferro; dopo pochi secondi, Simon comprese di aver tentato l’impossibile… ciò che era racchiuso nell’uniforme del Falconiere non poteva venire domato a mani nude. Per fortuna non era solo: altre mani strapparono via l’aggressore, lo inchiodarono al suolo nonostante la sua resistenza frenetica.
Simon, massaggiandosi la gola dolorante, si sollevò sulle ginocchia.
«Toglietegli l’elmo!» ansimò. Ingvald prese a slacciare le cinghie, e finalmente riuscì a staccarle.
Si avvicinarono agli uomini che tenevano fermo il prigioniero, il quale continuava a dibattersi. I Falconieri erano una razza caratterizzata da un tipo fisico dominante… capelli rossastri ed occhi giallobruni come quelli dei loro servitori alati. A giudicare dall’aspetto, quello era un autentico esemplare della razza. Eppure Simon e tutti i suoi compagni compresero che non si trattava di un normale esponente del popolo delle montagne.
«Legatelo stretto!» ordinò Simon. «Credo, Ingvald, che abbiamo trovato quanto cercavamo.» Si avvicinò al cavallo che aveva portato al campo lo pseudo-falconiere. Il manto era lucido di sudore, e fili di bava pendevano dal morso: sembrava avesse corso a lungo, disperatamente. E gli occhi erano stralunati, cerchiati di bianco. Ma quando Simon tese la mano verso le redini non cercò di fuggire; rimase a testa bassa, scosso da grandi brividi.
Il falco era rimasto immobile, senza sbattere le ali e senza aprire minacciosamente il becco per dissuadere Simon dall’avvicinarsi. Tregarth staccò il rapace dal posatoio, e nell’attimo in cui le sue dita si strinsero intorno a quel corpo alato, comprese che non era una creatura viva.
Tenendolo tra le mani, si girò verso il suo luogotenente. «Ingvald, chiama Lathor e Karn.» Erano i due esploratori più esperti del suo esercito. «Mandali al Nido. Dobbiamo sapere fin dove si è diffusa la cancrena. Se scoprono che non è ancora accaduto nulla di male, dovranno mettere in guardia i Falconieri. Come prova di ciò che diranno,» continuò, chianandosi per raccogliere l’elmo del prigioniero, «dovranno consegnare questo. Credo che sia stato fabbricato veramente dai Falconieri, comunque.» Si avvicinò all’uomo legato che continuava a tacere e a guardarli con un’espressione d’odio furibondo. «Non posso credere che costui sia uno di loro.»
«Non dobbiamo portare anche lui?» chiese Karn. «O il falco?»
«No. Non apriamo porte che non siano già sfondate. Abbiamo bisogno di costui, per un po’.»
«La grotta accanto alla cascata, Capitano,» propose Waldis, un ragazzo della tenuta di Ingvald, che aveva seguito il padrone sulle montagne. «Una sentinella all’ingresso può bastare a difenderla: e nessuno ne saprà nulla, tranne noi.»
«Bene. Provvedi, Ingvald.»
«E tu, Capitano?»
«Voglio scoprire da dove veniva costui. Può darsi che sia arrivato dal Nido. Se è vero, prima sapremo il peggio, e meglio sarà.»
«Non lo credo, Capitano. Almeno, se è venuto dal Nido, non ha seguito la via più diretta. Siamo molto ad ovest della fortezza. E lui è arrivato dal sentiero che porta al mare. Santu,» continuò Ingvald, rivolgendosi ad uno degli uomini che aveva contribuito a legare il prigioniero, «vai a metterti di guardia su quel sentiero, e manda qui Caluf, che è stato il primo a fermarlo.»
Simon mise la sella al suo cavallo, e aggiunse un sacco di viveri. Sopra le razioni gettò l’imitazione del falco. Non sapeva ancora se era una delle copie volanti: ma era il primo che fosse caduto intatto nelle sue mani. Finì di sistemare tutto nel momento in cui sopraggiungeva Caluf.
«Sei sicuro che venisse da occidente?» gli chiese Simon.
«Lo giurerò sulla Pietra di Engis, se lo vuoi, Capitano. I Falconieri non amano il mare, anche se talvolta si mettono al servizio dei mercanti come fanti di marina. Ma è passato direttamente tra le rocce che portano alla cala scoperta da noi cinque giorni fa, e aveva l’aria di conoscere bene la strada.»
Simon si sentiva turbato. La cala appena scoperta era stata un raggio di speranza; offriva la possibilità di stabilire comunicazioni migliori con il nord. Non era resa pericolosa dagli scogli che orlavano gran parte della costa, e Simon aveva pensato di farvi attraccare piccoli vascelli, per trasportare al nord i profughi e per riportare carichi di provviste e d’armi per i combattenti del confine. Se quella cala era in mani nemiche, lui doveva saperlo, e subito.
Mentre lasciava la radura in compagnia di Caluf e di un altro cavaliere, Simon riprese a pensare su due livelli diversi. Prendeva nota del territorio circostante, scrutando i punti di riferimento e le caratteristiche naturali che potevano venire sfruttate per azioni offensive e difensive. Ma sotto quell’attività superficiale, ispirata dalle costanti preoccupazioni per la sicurezza, i viveri, i ripari, continuava a inseguire i suoi pensieri.
Una volta, in carcere, aveva avuto il tempo di esplorare le profondità del suo essere. Ed i sentieri che aveva scoperto gli erano apparsi squallidi, l’avevano spinto ad un distacco gelido che non si era più mutato. Poteva usare come copertura il dare-ed-avere della vita di caserma, il cameratismo sul campo: ma nulla aveva mai superato quella barriera… lui non l’aveva mai permesso.
Conosceva la paura. Ma era un’emozione transitoria che di solito lo spronava all’azione. A Kars era stato attirato in un modo diverso, e s’era battuto per liberarsi. Un tempo aveva creduto che, varcando la porta schiusa da Petronius sarebbe ridiventato un uomo completo: ma fino ad ora, questo non si era avverato. Ingvald aveva parlato di possessione demoniaca… ma cosa accadeva se un uomo non era in pieno possesso di se stesso?
Era sempre un uomo che se ne stava in disparte, osservando un altro occupato a vivere. Alieno… i guerrieri che comandava sapevano questo, di lui. Forse era un altro degli strani frammenti sparpagliati in quel mondo, frammenti che non collimavano, come le macchine uscite da un altro tempo e l’enigma dei Kolder? Sentiva di essere sull’orlo di una scoperta, una scoperta che avrebbe significato moltissimo non soltanto per lui ma anche per la causa che aveva scelto.
Poi quel secondo io distaccato svanì, quando Simon scorse il ramo di un albero, deformato dai temporali di montagna ed ancora privo di foglie. Spiccava contro il cielo pomeridiano, e il carico che portava ordinatamente appeso ai cappi, era sconvolgente.
Spronò il cavallo, poi lo fermò, levando lo sguardo verso i tre minuscoli corpi che dondolavano nella brezza, con i becchi aperti, gli occhi vitrei, gli artigli penduli, le zampe ancora cinte dai geti scarlatti con i piccoli dischi argentei. Tre falconi veri, con il collo spezzato, lasciati appesi lì perché venissero scoperti dal primo viaggiatore diretto da quella parte.
«Perché?» chiese Caluf.
«Un avvertimento, forse, o qualcosa di più.» Simon smontò, buttando le redini all’altro. «Aspetta qui. Se non torno entro un periodo di tempo ragionevole, torna da Ingvald e riferiscigli tutto. Non seguirmi: non possiamo permetterci di perdere uomini inutilmente.»
I suoi due compagni protestarono, ma Simon li azzitti con un ordine brusco, prima di addentrarsi tra i cespugli. Era chiaro che qualcuno era stato lì: rametti spezzati, orme di stivali sul muschio, il frammento di un geto strappato. Si stava avvicinando alla spiaggia; sentiva il suono della risacca, e quello che lui cercava era venuto certamente dalla cala.