Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
- Автор: Нортон Андрэ
- Серия: Il mondo delle streghe #1
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Graziano Ricci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:
Simon aveva percorso due volte quel sentiero, e cercò di ricordare la zona. Purtroppo, la valletta che scendeva sulla riva non offriva alcun riparo, e le rocce che la fiancheggiavano erano altrettanto spoglie. Avrebbe dovuto andare lassù, con una lunga deviazione ed una scalata faticosa. Ostinatamente, si accinse all’impresa.
Salì come si era arrampicato verso la Tomba di Volt: crepe, cornicioni, appigli. Poi si trascinò sul ventre fino al ciglio dello strapiombo e guardò giù.
Simon si era aspettato molte cose… una striscia nuda di sabbia senza tracce d’invasione, una schiera di guerrieri di Karsten, una nave all’ancora. Ma ciò che vide era molto diverso. In un primo momento pensò alle illusioni di Estcarp… forse ciò che stava laggiù era proiettato dalla sua mente, era un vecchio ricordo rinato per sconcertarlo… Poi, esaminando più attentamente la liscia curva metallica comprese che, sebbene somigliasse vagamente ad alcuni mezzi visti in passato, era diversa così come il falso falco era diverso da quelli veri.
Evidentemente era un mezzo marino, sebbene non avesse sovrastrutture, né alberi, né eliche. Appuntita a poppa ed a prua, aveva la forma dello spaccato longitudinale di un siluro. Sulla superficie superiore appiattita c’era un’apertura; e intorno stavano tre uomini. I contorni delle loro teste, sullo sfondo argenteo della nave, erano quelli degli elmi dei Falconieri. Ma Simon era certo che costoro non erano Falconieri.
Ancora una volta si trovava di fronte all’eterno mistero di quella terra, perché le navi dei mercanti, a Fort Sulcar, erano vascelli a vela appartenenti ad una civiltà che ignorava la meccanica; ma quella nave sembrava uscita dal futuro del suo mondo! Come potevano esistere fianco a fianco due livelli di civiltà tanto diversi? Anche questo era opera dei Kolder? Alieni, alieni… ancora una volta si sentiva sul punto di comprendere… d’intuire…
Per un istante, allentò la vigilanza. Solo il robusto elmo scelto tra il bottino di un convoglio di Karsten gli salvò la vita. Il colpo sferrato dal nulla stordì Simon. Sentì odore di piume bagnate, e qualcosa d’altro… semiaccecato e stordito tentò di alzarsi… e fu colpito di nuovo. Questa volta vide il nemico involarsi verso il mare. Un falcone, ma… vero o falso? Portò con sé quell’interrogativo nella nube nera che lo inghiottì.
Capitolo secondo
Tributo a Gorm
La pulsazione dolorosa di un tamburo gli riempiva il cranio e gli squassava tutto il corpo. In un primo momento Simon, ritornando con riluttanza alla lucidità, riuscì solo a trovare la forza per resistere a quella sofferenza. Poi comprese che l’urto doloroso non era soltanto dentro di lui, ma anche all’esterno. Ciò su cui giaceva batteva e batteva ritmicamente. Era imprigionato nel cuore tenebroso di un tam-tam.
Quando aprì gli occhi, scoprì che non c’era luce; e quando tentò di muoversi si accorse di avere i polsi e le caviglie strettamente legati.
La sensazione di essere rinchiuso in una bara divenne tanto forte che dovette mordersi le labbra per non gridare. Era così impegnato a combattere la sua guerra personale contro l’ignoto che solo dopo qualche minuto si accorse che, dovunque fosse, non era l’unico prigioniero.
Alla sua destra, di tanto in tanto qualcuno gemeva debolmente. Alla sinistra, un altro vomitava, aggiungendo un nuovo fetore all’atmosfera ammorbata di quella prigione. Simon, stranamente rassicurato da quei suoni così poco promettenti, chiamò:
«Chi è? E dove siamo? Qualcuno lo sa?»
Il gemito s’interruppe in un respiro convulso. Ma l’uomo che vomitava non riuscì a controllare gli spasimi, o non comprese.
«Chi sei?» Era un bisbiglio, alla sua destra.
«Uno delle montagne. E tu? È una prigione di Karsten questa?»
«Sarebbe meglio se lo fosse, montanaro! Sono stato nelle segrete di Karsten. Sì, sono stato nella stanza degli interrogatori d’una di quelle segrete. Ma era sempre meglio di qui.»
Simon stava riordinando i suoi ricordi recenti. S’era arrampicato su una scogliera per spiare la cala. Aveva visto in porto lo strano vascello, e poi era stato attaccato da un uccello che non poteva essere un uccello! E la possibile spiegazione era una sola… si trovava nella stessa nave!
«Siamo nelle mani dei compratori d’uomini di Gorm?» chiese.
«Proprio così, montanaro. Non eri con noi quando quei diavoli di Yvian ci hanno consegnato ai Kolder. Sei uno dei Falconieri che hanno intrappolato più tardi?»
«Falconieri! Oh, Uomini degli Alati!» Simon alzò la voce, la udì echeggiare tra le pareti invisibili. «Quanti siete? Ve lo chiedo io, che appartengo agli scorridori!»
«Siamo tre, scorridore. Tuttavia Faltjar è stato portato qui esanime, come un uomo ferito a morte, e non sappiamo se è ancora vivo.»
«Faltjar! La guardia dei passi meridionali! Come è stato catturato… e voi?»
«Abbiamo sentito parlare di una cala dove le navi osavano attraccare, e un messaggero di Estcarp ha annunciato che forse sarebbe stato possibile inviarci rifornimenti via mare, se quella cala fosse stata trovata. Il Signore delle Ali ci ha ordinato di andare ad esplorare. E siamo stati abbattuti dai falchi, mentre eravamo in cammino. Ma non erano i nostri falchi: quelli si sono battuti per noi. Poi ci siamo svegliati sulla spiaggia, spogliati degli usberghi e delle armi; e ci hanno portati a bordo di questa nave che non ha eguali al mondo. Lo affermo io, che sono Tandis, e che per cinque anni ho prestato servizio come fante di marina degli uomini di Sulcar. Ho veduto molti porti, e più navi di quante un uomo possa contarne in una settimana: eppure non ne ho mai vista una simile.»
«È nata dalla stregoneria di Kolder,» sussurrò la voce debole alla destra di Simon. «Sono venuti a prenderci: ma come si può contare il tempo quando si è chiusi in una tenebra senza fine? È notte o giorno? E che giorno è? Ero finito nelle carceri di Kars perché avevo dato rifugio ad una donna e ad un bambino della vecchia razza, quando hanno suonato il Corno. Poi hanno tolto dalla prigione tutti i giovani e ci hanno portato ad un’isola del delta. E là ci hanno esaminati.»
«Chi?» chiese impaziente Simon. Lì c’era qualcuno che aveva visto i misteriosi Kolder: avrebbe potuto ottenere finalmente qualche informazione precisa.
«Non riesco a ricordarlo.» La voce era un sottile filo di suono, e Simon si tese, per quanto glielo permettevano i legami, per afferrarla. «Gli uomini di Gorm operano una magia: e la testa gira, e tutti i pensieri fuggono. Si dice che siano demoni del grande freddo, venuti dall’estremità del mondo… e lo credo.»
«E tu, Falconiere, hai visto coloro che ti hanno catturato?»
«Sì, scorridore, ma ciò che ho visto non può esserti di grande aiuto. Coloro che ci hanno portati qui erano uomini di Karsten… semplici involucri senza intelligenza… mani e schiene forti al servizio dei loro padroni. E i padroni già portavano gli indumenti tolti a noi, per ingannare meglio i nostri amici.»
«Ma uno di essi è stato catturato a sua volta,» gli disse Simon. «Perciò rallegrati, falconiere, perché forse potrà permettere la soluzione del mistero.» Soltanto allora si chiese se c’erano orecchie, in quelle pareti, per ascoltare ciò che dicevano i prigionieri. Ma se anche c’erano, probabilmente quell’annuncio sarebbe servito a diffondere il disagio fra i carcerieri.
C’erano dieci uomini di Karsten, tutti tratti dalle prigioni, tutti arrestati per qualche reato di lesa maestà nei confronti del Duca. A loro si erano aggiunti i tre Falconieri catturati nella cala. Quasi tutti sembravano storditi o semi-incoscienti. Se riuscivano a ricordare qualcuno degli eventi che li avevano portati alla prigionia, quei ricordi s’interrompevano all’arrivo all’isola nei pressi di Kars, o sulla spiaggia della cala.