Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
1 ... 44 45 46 47 48 49 50 51 52 ... 58
Перейти на страницу:

Deciso a recitare il ruolo che aveva scelto, Simon si avvicinò alla porta con maggiore sicurezza esteriore e minore cautela. Tuttavia, per poco non cedette al panico, quando la porta si chiuse dietro di lui, e scoprì di essere imprigionato in una specie di cabina. Solo quando sfiorò una parete e la sentì vibrare leggermente comprese che si trovava in un ascensore. Inspiegabilmente, quella scoperta lo rassicurò. Era sempre più convinto che i Kolder rappresentassero una forma di civiltà simile a quella del suo mondo. Era più rassicurante recarsi in ascensore ad affrontare un nemico… più di quanto lo fosse, per esempio, trovarsi in una stanza piena di nebbia e vedere un amico trasformarsi in uno sconosciuto ripugnante nel volgere di pochi istanti.

Eppure, nonostante quel senso di vaga familiarità, Simon non sentiva attenuarsi il gelo interiore. Poteva accettare come normali i prodotti dei Kolder, ma non riusciva ad accettare l’atmosfera di quel luogo: era troppo aliena. E non solo aliena — perché ciò che è strano non è necessariamente pericoloso — ma in qualche modo, il luogo era totalmente ostile a lui ed alla sua razza. No, non era aliena, decise una parte della sua mente durante quel rapido tragitto, ma inumana, mentre le streghe di Estcarp erano umane…

La vibrazione della parete cessò. Simon si scostò, senza sapere dove si sarebbe aperta quella porta… perché era sicuro che si sarebbe aperta, e quella certezza trovò conferma dopo un attimo.

Questa volta c’erano suoni, all’esterno: un ronzio soffocato, e voci lontane. Uscì, cautamente, e si trovò in una piccola alcova, adiacente ad una stanza. Ancora una volta, una parziale familiarità controbilanciò la stranezza. Un ampio tratto di parete era coperto da una mappa. Le coste profondamente dentellate, le zone montuose… le aveva già viste. Qua e là, sulla mappa, c’erano minuscoli punti luminosi di vari colori. Quelli lungo la costa, intorno alla scomparsa fortezza di Sulcar e la baia di Gorm erano violetti, mentre quelli che costellavano le pianure di Estcarp erano gialli, quelli nel territorio di Karsten verdi, quelli nelle distese di Alizon erano rossi.

Sotto la mappa c’era un tavolo altrettanto lungo: a intervalli, stavano macchine che di tanto in tanto sferragliavano, o lanciavano piccoli segnali luminosi. Seduti tra una macchina e l’altra, con le spalle rivolte verso di lui, concentrati esclusivamente sui loro apparecchi, c’erano altri individui che portavano vesti e calotte grige.

Un po’ in disparte c’era un secondo tavolo, o una scrivania colossale, dove sedevano altri tre Kolder. Quello al centro aveva sulla testa una calotta metallica da cui partivano fili e cavi sottilissimi, fissati ad un quadro dietro di lui. Il viso era inespressivo, gli occhi chiusi. Tuttavia, l’uomo non dormiva: di tanto in tanto, le sue dita si muovevano con rapidi scatti su una tastiera di bottoni e di leve inserita sul banco. Simon ebbe l’impressione di trovarsi nel centro nevralgico delle operazioni; e quella sensazione si rafforzò durante i secondi in cui poté assistere indisturbato alla scena.

Le parole che gli vennero rivolte bruscamente, questa volta, non uscivano dall’aria: le aveva pronunciate l’uomo alla sinistra della figura centrale. Fissò Simon: il suo volto piatto mostrò dapprima impazienza e poi, gradualmente, la constatazione che l’individuo appena entrato non apparteneva alla sua razza.

Simon scattò. Non poteva sperare di raggiungere quel tavolo, ma uno di coloro che manovravano le macchine sotto la mappa era alla sua portata. Lo colpì con il taglio della mano, con una violenza che avrebbe potuto spezzare la spina dorsale, ma fece perdere i sensi alla sua vittima. Usando come scudo quel corpo inerte, Simon arretrò verso la parete dov’era l’altra porta, sperando di raggiungere quell’uscita.

Con suo grande stupore, l’uomo che per primo l’aveva notato non tentò di ostacolarlo fisicamente. Si limitò a ripetere, lentamente e chiaramente, nella lingua degli indigeni continentali:

«Torna alla tua unità. Presentati al comando della tua unità.»

Mentre Simon continuava ad avanzare di traverso come un granchio in direzione della porta, uno degli uomini che fino a poco prima stava vicino al suo prigioniero girò gli occhi, sbalordito, da Tregarth agli uomini seduti al tavolo in fondo, e poi tornò a guardare Simon. Gli altri alzarono lo sguardo dalle macchine con lo stesso stupore, mentre il loro ufficiale si alzava in piedi. Evidentemente, si erano aspettati che Simon obbedisse con la massima prontezza.

«Torna alla tua unità! Subito!»

Simon rise. E il risultato della sua reazione fu sbalorditivo. I Kolder, ad eccezione dell’uomo con la calotta metallica, che sembrava non accorgersi di nulla, erano tutti in piedi. Quelli al tavolo centrale guardarono ancora i loro due superiori, come in attesa di ordini. E Simon pensò che, se avesse urlato di dolore, quelli non sarebbero rimasti altrettanto esterrefatti… la sua reazione ai loro ordini li aveva completamente sconcertati.

L’uomo che aveva dato l’ordine posò la mano sulla spalla del compagno con la calotta in testa, scuotendolo gentilmente, con un gesto che, nonostante la sua discrezione, esprimeva un vivo allarme. L’uomo con la calotta aprì gli occhi e si guardò intorno con impazienza e poi con evidente stupore. Fissò Simon, come se prendesse la mira.

Non fu un attacco fisico, ma un colpo violentissimo di un’energia invisibile che Simon non seppe definire. Ma quel colpo l’inchiodò alla parete, incapace di muoversi.

Il corpo che aveva usato come scudo gli scivolò dalle braccia pesanti e si afflosciò sul pavimento; persino respirare divenne uno sforzo impegnativo. Se fosse rimasto sotto la pressione di quella mano ciclopica, non sarebbe riuscito a sopravvivere. Ma la conoscenza dei Poteri di Estcarp aveva acuito la sua intelligenza. Pensò che la forza di cui era prigioniero non era fisica, e perciò poteva essere combattuta con la mente.

Aveva conosciuto quel potere solo attraverso i metodi di Estcarp, e non era stato addestrato ad usarlo. Ma chiamando a raccolta tutta la sua forza di volontà, Simon si concentrò sul tentativo di alzare un braccio, e lo vide muoversi così lentamente da temere che il suo sforzo fosse destinato al fallimento.

Quando ebbe appoggiato un palmo contro la parete cui l’inchiodava l’energia, alzò l’altra mano. Impegnando i muscoli e la volontà, lottò per spingersi lontano. C’era un’ombra di stupore sul volto largo, sotto quella calotta?

Ciò che Simon fece subito dopo non nacque da un ragionamento conscio. Certamente, non fu per sua volontà che la sua destra si sollevò all’altezza del cuore e le sue dita tracciarono nell’aria un simbolo, tra lui e l’uomo dalla calotta.

Era la terza volta che Simon vedeva quel simbolo. La mano che l’aveva tracciato le altre due volte era stata la mano della strega, e le linee avevano brillato per un istante d’un fuoco ardente.

Ora il simbolo lampeggiò ancora, ma di un candore crepitante. E in quel momento, Simon poté muoversi. La pressione s’era ridotta. Corse verso la porta, approfittando di quella possibilità momentanea di fuga per avventurarsi in quel territorio sconosciuto.

Ma fu solo un momento. Sulla porta si trovò di fronte uomini armati. Era impossibile equivocare l’estatica concentrazione degli occhi che si volsero verso di lui mentre irrompeva nel corridoio. Erano schiavi di Kolder, e solo uccidendoli sarebbe riuscito a passare.

Gli uomini si avvicinarono in silenzio, e quel silenzio era carico di minaccia. Simon scelse, fulmineamente, e sfrecciò verso di loro. Slittò verso destra e placcò alle caviglie l’uomo più vicino alla parete, facendolo cadere in modo da proteggersi le spalle.

Il pavimento liscio gli diede un aiuto inaspettato. Lo slancio li portò entrambi oltre i due compagni della guardia. Simon sferrò un colpo con il coltello, dall’alto in basso, e sentì la bruciatura di una lama lungo le costole, sotto le braccia. Scossa da una tosse convulsa, la guardia rotolò a terra, e Simon le strappò dalla cintura il lanciadardi.

1 ... 44 45 46 47 48 49 50 51 52 ... 58
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)