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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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Una volta, mentre abbandonava uno di quei luoghi, pallido, facendosi forza per dominare la nausea, Simon si stupì nell’udire il commento del giovane che, in quello scontro, era stato il suo luogotenente.

«Non lo fanno di loro volontà.»

«Ho già visto queste cose,» rispose Simon. «Commesse da esseri umani contro altri esseri umani.»

L’altro, che aveva dovuto abbandonare le sue terre una trentina di giorni prima, salvandosi a stento, scosse il capo.

«Yvian è un soldato, un mercenario. La guerra è il suo mestiere. Ma uccidere così significa seminare l’odio più nero. Ed Yvian è il signore di questa terra: non farebbe mai a brani volontariamente il suo dominio, non lo porterebbe alla rovina… è un uomo troppo intelligente. Non darebbe certo l’ordine di commettere simili azioni.»

«Eppure abbiamo visto parecchi spettacoli del genere. Non possono essere tutti l’opera di una sola banda comandata da un sadico.»

«È vero. Per questo sono convinto che ci stiamo battendo contro uomini invasati.»

Invasati! L’antico significato che aveva quel termine nel suo mondo si affacciò nella mente di Simon… posseduti dai demoni. Bene, lo si poteva anche credere, dopo aver veduto ciò che avevano veduto. Posseduti dai demoni… oppure… il ricordo della strada per Forte Sulcar lo colpì: posseduti da un demone… o privati dell’anima! Ancora Kolder?

Da quel giorno, per quanto gli ripugnasse, Simon prese nota di quei ritrovamenti, sebbene non riuscisse mai a cogliere sul fatto i responsabili. Avrebbe voluto consultarsi con la strega, ma lei era andata a nord insieme a Briant ed alla prima ondata di profughi.

Attraverso la rete delle bande di guerriglieri lanciò una richiesta d’informazioni. E di notte, in un quartier generale provvisorio dopo l’altro, ricostruiva i frammenti. Le prove concrete erano scarse, ma Simon si convinse che alcuni dei comandanti di Karsten non agivano secondo le loro consuetudini, e che nell’esercito del Duca s’era infiltrato un gruppo alieno.

Alieni! Come sempre, l’enigma della strana diseguaglianza lo assillava. Interrogando i suoi profughi, venne a sapere che le macchine che essi conoscevano da sempre erano venute «d’oltremare» in epoche remote: erano venute d’oltremare le macchine ad energia portate dai mercanti di Forte Sulcar, adattate dalla vecchia razza in modo che producessero calore e luce; anche i Falconieri erano venuti d’oltremare con i sorprendenti comunicatori portati dai loro falchi. E anche i Kolder venivano d’oltremare… un termine vago… un’origine comune per tutto?

Tutto ciò che riusciva a scoprire, Simon Tregarth lo comunicava ad Estcarp per mezzo di messaggeri, chiedendo che cosa potevano dirgli le streghe, in cambio. Era sicuro soltanto d’una cosa: finché avesse reclutato uomini della vecchia razza, non avrebbe dovuto temere infiltrazioni. La qualità che dava loro l’affinità con la terra e gli animali selvatici permetteva anche di riconoscere gli alieni.

Tra le montagne erano stati scoperti altri tre falsi falchi. Ma erano andati tutti distrutti durante la cattura, e Simon aveva potuto esaminare solo frammenti sfracellati. La loro provenienza e lo scopo per cui erano stati lanciati continuavano a restare misteriosi.

Ingvald, il luogotenente karsteniano, gli venne accanto per guardare la scena atroce che s’erano lasciati alle spalle.

«Il grosso della schiera, con il bottino, ormai è lontano tra le colline, Capitano. Questa volta il saccheggio aveva uno scopo preciso; e con quell’incendio piazzato attraverso il nostro cammino, non sapranno neppure cosa sia caduto nelle nostre mani. Ci sono quattro casse di dardi, oltre ai viveri.»

«Troppo, per una colonna volante.» Simon aggrottò la fronte, tornando a pensare ai problemi immediati. «Si direbbe che Yvian speri di creare un avamposto centrale in queste zone e di farne la base per le scorrerie. Forse intende portare un contingente più cospicuo verso il confine.»

«Non capisco,» disse lentamente Ingvald. «Perché è sucesso tutto all’improvviso? Non siamo… non eravamo fratelli di sangue delle popolazioni costiere. Quando giunsero dal mare, ci respinsero verso l’entroterra. Ma per dieci generazioni siamo rimasti in pace con loro: ciascuno si faceva i fatti suoi senza infastidire l’altro. Noi della vecchia razza non amiamo la guerra, e questo attacco improvviso è immotivato. Eppure, quando è stato sferrato, si è svolto in modo tale da indurci a supporre che fosse pianificato da molto tempo.»

«Ma forse non da Yvian.» Simon mise il cavallo al trotto, e Ingvald procedette al suo fianco. «Voglio un prigioniero, Ingvald, un prigioniero come quelli che si sono divertiti nel modo che abbiamo visto nel prato della fattoria, al bivio!»

Una scintilla brillò negli occhi scuri che si levarono verso di lui. «Se mai ne prenderemo uno, Capitano, verrà condotto da te.»

«Vivo e in condizioni di parlare!» precisò Simon.

«Vivo e in condizioni di parlare,» promise l’altro. «Perché anche noi pensiamo che si possano apprendere molte cose da uno di quegli individui. Ma non li troviamo mai: troviamo solo i risultati delle loro attività. E credo che li lascino apposta, come minaccia e come avvertimento.»

«È un enigma.» Simon rifletteva a voce alta, affrontando ancora una volta il suo problema onnipresente. «Qualcuno, si direbbe, è convinto che la brutalità possa costringerci alla sottomissione. E non si rende conto che un uomo può essere spinto nella direzione esattamente opposta, con simili metodi. Oppure…» aggiunse dopo un attimo di pausa, «tutto questo viene compiuto deliberatamente per indurci a scagliarci con tutto il nostro furore contro Yvian e Karsten, per incendiare il confine e impegnarvi le forze di Estcarp, e poi colpire altrove?»

«Forse è vera l’una e l’altra cosa,» suggerì Ingvald. «So, Capitano, che tu stai cercando un’altra presenza tra le forze di Karsten, e ho sentito parlare di quello che è stato trovato a Forte Sulcar, e degli uomini che verrebbero venduti a Gorm. Di una cosa siamo sicuri: nessun essere che non sia veramente umano può venire tra noi senza che ce ne accorgiamo… così come abbiamo sempre saputo che tu non sei del nostro mondo.»

Simon trasalì e si voltò, ma vide che l’altro sorrideva tranquillamente.

«Sì, Uomo di un altro mondo, la tua storia si è diffusa… Ma sapevamo già che non eri dei nostri… anche se stranamente il tuo sangue è affine al nostro. No, i Kolder non possono insinuarsi tanto facilmente nei nostri consigli. E i nemici non possono avventurarsi tra i Falconieri, perché i falchi li denuncerebbero.»

Simon girò la testa, interessato. «E come?»

«Un uccello o un mammifero può percepire un alieno più rapidamente ancora di quanto lo possa qualcuno dotato del Potere. E coloro che sono simili agli uomini di Gorm si troverebbero contro uccelli e mammiferi. Perciò i Falchi del Nido servono due volte i loro addestratori e garantiscono la sicurezza delle montagne.»

Ma prima che quel giorno avesse termine, Simon scoprì che la vantata sicurezza delle montagne non era più forte dei corpi fragili dei rapaci. Stavano esaminando le provviste sottratte al convoglio, e Simon sceglieva una parte da destinare al Nido, quando udì il grido d’una sentinella e la risposta di un Falconiere. Simon si fece avanti, lieto dell’occasione di lasciare che quello provvedesse a trasportare la parte assegnata al Nido, risparmiando un viaggio ai suoi uomini.

Il cavaliere non aveva rispettato la consuetudine. L’elmo a forma di testa di falco era chiuso, come se procedesse tra estranei. E non fu soltanto questo a sbalordire Simon. Gli uomini del suo gruppo stavano all’erta, e si avvicinavano in cerchio. Anche Simon avvertiva quel fremito di sospetto, quella sensazione del resto già nota.

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