Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
1 ... 43 44 45 46 47 48 49 50 51 ... 58
Перейти на страницу:

I suoi piedi nudi non facevano alcun rumore sul pavimento, mentre si accostava all’essere ignaro. La bottiglia si levò nell’aria con tutta la forza dell’indignazione di Simon, e si abbatté sulla testa coperta dal copricapo grigio.

Senza un grido, la figura si accasciò, crollando in avanti, e trascinando con sé la calotta metallica che si accingeva a collocare sulla testa della vittima. Simon stava per stringere la gola del caduto: poi vide che la parte posteriore del cranio era sfondata, e ne sgorgavano fiotti di sangue scuro. Sollevò il corpo, lo tolse dalla corsia tra i tavoli, per guardare in viso quello che — ne era sicuro — doveva essere un Kolder.

Ciò che aveva immaginato lungamente era molto più sbalorditivo della realtà. Quello era un uomo: o almeno, era simile a molti altri uomini che Simon aveva conosciuto. Aveva un viso piuttosto piatto, con gli zigomi larghi e il naso minuto, il mento troppo piccolo e affilato per armonizzarsi con la metà superiore della faccia. Ma non era un demone alieno… qualunque cosa vivesse entro quel cranio rotondo.

Simon trovò i fermagli della tunica grigia e la sfilò. Sebbene gli ripugnasse toccare il copricapo sporco di sangue, si fece forza e prese anche quello. In fondo alla stanza c’era un lavabo, e Simon vi gettò la calotta per ripulirla. Sotto la tonaca, l’uomo portava un indumento aderente senza allacciature né aperture, a quanto pareva, e Simon finì per accontentarsi di quella lunga veste.

Non poteva far nulla per i due uomini che erano già stati collegati ai supporti, perché non capiva nulla di quelle macchine complicate. Ma passò da uno all’altro dei tre uomini non ancora sottoposti al trattamento. Cercò di svegliarli, ma senza riuscirvi. Sembravano drogati: adesso, capiva ancora meno come mai era riuscito a sfuggire alla stessa sorte, se quelli erano i compagni di prigionia con cui aveva parlato a bordo della nave.

Deluso, Simon andò alla porta: non aveva serrature o maniglie, a quanto pareva; ma provò e riprovò e si accorse che rientrava nella parete di destra. Si affacciò, e vide un corridoio dalle pareti, il soffitto e il pavimento dello stesso grigio monotono del laboratorio. Sembrava deserto, sebbene vi fossero altre porte. Si diresse verso la più vicina.

Aprendola con la stessa prudenza con cui aveva ripreso a muoversi dopo essere rinvenuto, Simon vide un gruppo di uomini che i Kolder avevano portato a Gorm… se quello era Gorm. C’erano almeno venti corpi, distesi in varie file e ancora vestiti. Erano tutti incoscienti, scoprì Simon esaminandoli frettolosamente. Forse avrebbe potuto guadagnare ancora un po’ di tempo per quelli che giacevano nel laboratorio. Mosso da quella speranza, tornò a prendere i tre e li trascinò lì, accanto ai loro compagni.

Durante l’ultima visita al laboratorio, Simon lo frugò cercando qualcosa che potesse servirgli come arma; trovò una cassetta di coltelli chirurgici, e prese il più lungo. Con la lama, tagliò l’indumento dell’uomo che aveva ucciso, lo spogliò e lo distese su un tavolo, in modo che la testa sfracellata rimanesse nascosta, rispetto alla porta. Se avesse conosciuto qualche sistema per bloccare l’uscio, l’avrebbe usato.

Con il coltello infilato nella cintura della tonaca rubata, Simon ripescò la calotta e la mise, fradicia com’era. Senza dubbio c’erano cento armi mortali nei barattoli, nelle bottiglie e nelle provette, ma non era in grado di distinguerle. Per il momento avrebbe dovuto affidarsi ai pugni e al coltello, per restare libero.

Simon tornò nel corridoio, chiudendosi la porta alle spalle. Per quanto tempo sarebbe rimasto indisturbato l’uomo che aveva ucciso? C’era qualcuno che sarebbe venuto a controllare di lì a poco, o forse gli restava ancora un po’ di tempo?

Due delle porte del corridoio non cedettero alle sue spinte. Ma in fondo, ne trovò una terza leggermente socchiusa, ed entrò in quello che non poteva essere altro che un alloggio.

I mobili erano austeri, funzionali, ma le due sedie e il letto a cassone erano più comodi di quanto sembrassero. Simon fu attratto da qualcosa che poteva essere una scrivania od un tavolo. La perplessità lo spronava, perché la sua mente rifiutava di collegare il luogo in cui si trovava al mondo che aveva generato Estcarp, il Nido ed i vicoli tortuosi di Kars: questo luogo apparteneva al futuro.

Non poté aprire i compartimenti della scrivania, sebbene in ciascuno vi fosse una depressione in cui si poteva infilare un dito. Perplesso, sedette sui calcagni, dopo aver provato ad aprire l’ultimo.

Anche nelle pareti c’erano compartimenti dello stesso tipo, con le stesse depressioni. Ma anch’essi erano chiusi. Simon strinse i denti, pensando di usare il coltello come leva.

Poi girò su se stesso, appoggiandosi con le spalle alla parete, fissando la stanza ancora vuota. Perché dall’aria, davanti a lui, usciva una voce che parlava in una lingua incomprensibile: ma il tono era quello d’una domanda che esigeva una risposta immediata.

Capitolo terzo

La rocca grigia

Lo stavano osservando. Oppure ascoltava qualcosa di affine ad un sistema d’altoparlanti? Quando Simon fu certo di essere solo nella stanza, ascoltò attentamente le parole che non poteva capire e che doveva cercare d’interpretare in base all’inflessione. La voce ripeté ciò che aveva detto… almeno, Simon era convinto di riconoscere parecchi suoni. E la ripetizione significava che qualcuno lo vedeva?

Tra quanto tempo l’interlocutore invisibile avrebbe mandato lì qualcuno? Subito, quando si fosse accorto che non avrebbe ottenuto risposta? Era chiaramente un avvertimento, un invito a muoversi… ma dove doveva andare? Simon tornò nel corridoio.

All’estremità più vicina era chiuso da una parete cieca; perciò doveva provare dall’altra parte, passando di nuovo davanti alle altre porte. Ma anche lì si trovò di fronte ad una superficie grigia. Ricordando le allucinazioni di Estcarp, Simon passò le mani su quella distesa liscia. Ma se c’era un’apertura, era nascosta da qualcosa di ben diverso da un’illusione. Era sempre più certo che i Kolder, qualunque cosa fossero, erano una razza completamente diversa dalle streghe, e realizzavano la loro magia secondo altri schemi. La loro azione era basata su facoltà esterne, non su un Potere interiore.

Per gli uomini di Estcarp gran parte della tecnologia del suo mondo sarebbe apparsa una magia. E forse, in quel momento, tra tutte le Guardie di Estcarp Simon era l’unico capace di razionalizzare e di comprendere, almeno in parte, ciò che si trovava in Gorm: era preparato ad affrontare coloro che usavano le macchine e la scienza delle macchine molto meglio delle streghe, anche se quelle erano capaci di evocare una flotta con pochi pezzetti di legno.

Avanzò lungo il corridoio, passando le mani prima su una parete e poi sull’altra, in cerca di irregolarità che denunciassero la presenza di un’uscita. Oppure la porta che cercava si trovava in una delle stanze? Senza dubbio, la fortuna non l’avrebbe accompagnato ancora a lungo.

Dall’aria risuonò di nuovo un comando in quella strana lingua: era impossibile ignorarne la veemenza. Simon, intuendo il pericolo, restò immobile, quasi aspettandosi di venire inghiottito da una botola o di ritrovarsi avviluppato in una rete materializzata all’improvviso. In quel momento scoprì l’uscita, ma non nel modo che aveva sperato: in fondo al corridoio, un tratto della parete rientrò, mostrando uno spazio illuminato. Simon sfilò il coltello dalla cintura e fronteggiò quel varco, pronto all’attacco.

Il silenzio venne rotto di nuovo dal latrato della voce disincarnata: e Simon sospettò che forse i padroni di quel luogo non avevano ancora sospettato la sua vera posizione. Forse, se potevano vederlo, la veste e la calotta che indossava li inducevano a crederlo uno di loro, che si comportava stranamente e al quale era stato ordinato di presentarsi altrove.

1 ... 43 44 45 46 47 48 49 50 51 ... 58
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)