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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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«Eppure, qualcuno o qualcosa ha lanciato nell’aria questi falchi di montagna artificiali,» osservò Simon.

La strega si accostò, tendendo un dito per toccare lo strano oggetto come aveva fatto Koris. Poi levò gli occhi verso Simon, con aria interrogativa ed un’ombra di preoccupazione.

«Uomo di un altro mondo…» chiese, sussurrando. «Questo non è stato creato dalla nostra magia, né dalla magia del nostro tempo e del nostro spazio. È alieno, Simon, alieno…»

Briant l’interruppe con un grido, tendendo il braccio. Una seconda sagoma bianca e nera stava sopra di loro, e scendeva in picchiata. Simon fece per afferrare il lanciadardi con la mano libera, ma il ragazzo si chinò sulla sella per colpire il polso di Tregarth, facendogli mancare la mira.

«Questo è un falco vero!»

Koris fischiò e l’uccello obbedì al richiamo con la rapida picchiata tipica della sua razza. Si posò su una sporgenza di roccia, la stessa contro la quale il simulacro era andato a sfracellarsi.

«Koris di Estcarp,» disse il Capitano, volgendosi verso il rapace. «Ma fai in modo che colui che ti ha lanciato venga qui presto, fratello alato: perché qui vi è il male, e forse verrà anche il peggio!» Agitò la mano e il falcone riprese il volo, dirigendosi verso i picchi.

Simon ripose lo strano congegno in una sacca. Al Nido, era rimasto molto colpito dai mezzi di comunicazione portati dai veri falconi. Un meccanismo così delicato ed avanzato era fuori posto nella fortezza feudale di coloro che l’usavano. Ed i sistemi d’illuminazione e di riscaldamento di Estcarp, o degli edifici di Forte Sulcar, o la fonte d’energia con cui Osberic aveva fatto saltare la cittadella? Erano tutte vestigia di una civiltà più antica che era svanita lasciando solo le tracce di poche invenzioni? Oppure… erano innesti provenienti da un’altra origine? Simon fissava il sentiero, ma i suoi pensieri inseguivano quell’enigma.

Koris aveva parlato della razza non umana di Volt, che aveva preceduto gli uomini su quel mondo. Erano le vestigia di quella specie perduta? Oppure i Falconieri, i marinai di Forte Sulcar, avevano imparato ciò che più era loro utile da qualcuno, o da qualcosa d’altro… forse oltremare? Avrebbe dovuto avere la possibilità di esaminare il falso falco, per cercare di valutare, se poteva, il tipo di mentalità e di preparazione tecnica che era riuscito a creare un simile oggetto.

I Falconieri emersero dalle pendici della montagna come se uscissero dal suolo. E attesero che il gruppetto dei viaggiatori si avvicinasse, senza negare loro il passaggio e senza dar loro il benvenuto.

«Faltjar della porta meridionale.» Koris identificò il capo della schiera. Si tolse l’elmo per mostrare il viso nella luce fioca. «Io sono Koris di Estcarp, e cavalco insieme a Simon delle Guardie.»

«E anche con una femmina!» La replica fu gelida, e il falcone appollaiato sulla sella di Faltjar scrollò le ali e gridò.

«È una dama di Estcarp che devo portare al sicuro oltre le montagne,» corresse il Capitano, in un tono altrettanto gelido e carico di rimprovero. «Non pretendiamo che ci diate rifugio; ma vi sono notizie che il vostro Signore delle Ali dovrebbe ascoltare.»

«Potete passare attraverso le montagne, Guardie di Estcarp. E puoi dare le notizie a me; verranno riferite al Signore delle Ali prima del levar della luna. Ma nel tuo appello hai parlato di un male che è qui e di qualcosa di peggio che può avvenire. Devo saperlo, perché è mio dovere munire i pendii meridionali. Karsten sta mandando i suoi uomini?»

«Karsten ha suonato tre volte il corno per tutti coloro che appartengono alla vecchia razza, e che fuggono per salvarsi la vita. Ma c’è anche qualcosa d’altro. Simon, mostragli il falso falco.»

Simon era riluttante. Non voleva consegnare quella macchina prima di aver avuto il tempo di esaminarla. Il Falconiere guardò il rapace sfracellato che Tregarth estrasse dalla sacca della sella, lisciando un’ala con un dito, toccando un occhio aperto di cristallo, scostando un brandello di pelle piumata per scorgere il groviglio metallico.

«Questo volava?» chiese alla fine, come se non riuscisse a credere a ciò che vedeva e toccava.

«Volava come uno dei vostri uccelli, e ci sorvegliava come i vostri esploratori e messaggeri.»

Faltjar accarezzò con l’indice la testa del suo falcone, come per accertarsi che quello fosse una creatura vivente e non una copia.

«In verità, questo è un grande male. Devi parlare tu stesso con il Signore delle Ali!» Era evidentemente incerto tra le antichissime consuetudini del suo popolo e la necessità di agire immediatamente. «Se non avessi la femmina… la signora,» si corresse con uno sforzo, «ma lei non può entrare nel Nido.»

La strega intervenne. «Lascia che io mi accampi insieme a Briant, e tu vai al Nido, Capitano. Tuttavia ti dico, Falconiere, che presto verrà il giorno in cui dovremo abbandonare molte antiche usanze, noi di Estcarp e voi delle montagne, perché è meglio essere vivi e in grado di combattere, piuttosto che morire legati dalle catene del pregiudizio! Si prepara un’invasione quale nessuno ha mai visto. E tutti gli uomini di buona volontà dovranno schierarsi fianco a fianco.»

Il Falconiere non la guardò e non le rispose, sebbene abbozzasse un saluto, dando l’impressione che quella fosse una concessione enorme. Poi il suo falco s’involò con un grido, e Faltjar rivolse la parola a Koris.

«L’accampamento sarà preparato in un posto sicuro. Andiamo!»

PARTE QUARTA

l’avventura di Gorm

Capitolo primo

L’attacco al confine

Una colonna di fumo si disegnò nell’aria, si spezzò in sbuffi quando s’infiammò altro materiale più combustibile. Simon fermò il cavallo sull’altura per volgersi a guardare il teatro di un altro disastro delle forze di Karsten, di un’altra vittoria delle sue truppe. Non riusciva ad immaginare per quanto tempo ancora la fortuna li avrebbe aiutati. Ma finché durava, avrebbero continuato ad irrompere nelle pianure, proteggendo la ritirata di quella gente dai capelli scuri e dai volti seri che arrivava a gruppi familiari, in schiere bene armate o equipaggiate, oppure alla spicciolata, con un’andatura incerta imposta dalle ferite e dallo sfinimento. Vortgin aveva svolto bene il suo compito. La vecchia razza, o meglio ciò che ne restava, si stava ritirando oltre un confine che i Falconieri tenevano aperto, e si rifugiava in Estcarp.

Gli uomini che non avevano responsabilità di famiglia o di clan, e che avevano buone ragioni per incontrarsi con gli eserciti di Karsten a spade snudate, rimanevano tra le montagne, formando un contingente sempre più numeroso al comando di Koris e Simon. Poi restò soltanto Simon, perché il Capitano della Guardia venne richiamato ad Estcarp per riprendere il suo comando.

Era una guerriglia come quella che Simon aveva imparato in un altro tempo e in un’altra terra; questa volta era doppiamente efficace perché gli uomini ai suoi ordini conoscevano il territorio molto meglio degli avversari. Tregarth scoprì che gli uomini taciturni ed austeri da lui guidati avevano una strana affinità con quella terra, con gli animali e gli uccelli. Forse non ne venivano serviti come i Falconieri erano serviti dai loro rapaci ben addestrati: ma lui aveva visto accadere cose strane… un branco di cervi accorso per confondere, calpestandole, le tracce lasciate dai cavalli, uno sciame di corvi che aveva denunciato un’imboscata di Karsten. Ora ascoltava, credeva, e si consultava con i suoi sergenti prima di ogni mossa decisiva.

Quelli della vecchia razza non erano nati per la guerra, sebbene maneggiassero da esperti spada e lanciadardi. Per loro, si trattava di un compito sgradevole, da sbrigare in fretta e da dimenticare. Uccidevano rapidamente, in modo pulito, ed erano incapaci di commettere le bestialità che i gruppi discesi dalle montagne avevano scoperto nei luoghi dove i profughi erano stati circondati e catturati.

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