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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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«Sottane?» gli fece eco Vortgin, un po’ sorpreso. «Ma…»

«Simon non appartiene alla vecchia razza.» La strega si pettinò i capelli con le unghie affilate. «Non conosce le nostre usanze e le nostre metamorfosi. Hai ragione, Koris.» Guardò stranamente il Capitano. «È meglio lasciare che Briant possa ritrasformarsi in pace.»

Gli indumenti tolti agli sfortunati messaggeri del Duca andavano troppo grandi al giovane guerriero che tornava dal ruscello con un passo molto più baldanzoso. Gettò un fardello di stoffa rossa in fondo al rifugio e lo coprì di terra con un’energia rabbiosa, mentre Simon e gli altri scendevano verso il corso d’acqua.

Koris lavò e strofinò l’asta uncinata e rugginosa prima di tuffarsi, e continuò a tenere stretta l’Ascia di Volt mentre si ripuliva. Poi scelsero nel mucchio d’indumenti; Koris tornò a mettere il giaco di maglia con cui era uscito da Kars, perché gli altri non gli andavano. Ma infilò una delle sopravvesti: una precauzione prontamente imitata dai suoi compagni.

Simon rese la borsa alla strega, quando tornarono, e lei la tenne stretta nella mano per un istante, poi la nascose di nuovo. «Adesso siete un gruppo di valorosi guerrieri. Io sono vostra prigioniera. Con i cappucci e gli elmi, riuscirete a nascondere il vostro sangue di Estcarp. Vortgin, tu solo rechi l’impronta della vecchia razza. Ma se io apparissi sotto il mio vero aspetto, sareste tutti perduti. Aspetterò, prima di abbandonare questa forma.»

E così uscirono dal nascondiglio: quattro uomini con l’uniforme del Duca, e la megera appollaiata in sella dietro a Briant. I cavalli erano riposati, ma procedettero al trotto nella campagna, evitando le strade aperte fino a quando raggiunsero il punto dove Vortgin doveva deviare verso est.

«A nord, lungo le strade commerciali.» La strega si sporse dalla sella per impartire istruzioni. «Se possiamo avvertire i Falconieri, probabilmente aiuteranno i profughi a superare sani e salvi le montagne. Di’ alla tua gente di lasciare tutto, di portar via solo le armi ed i viveri che si possono portare sugli animali da soma. E che il Potere cavalchi con te, Vortgin, perché coloro che potrai mandare ad Estcarp saranno sangue prezioso per le nostre vene!»

Koris si sfilò il corno dalla spalla e lo porse. «Questo potrà servirti come salvacondotto, se incontrassi uomini di Yvian prima di raggiungere la tua zona. La fortuna sia con te, fratello: e quando giungerai al Nord, cerca le Guardie. Nella loro armeria c’è uno scudo per te!»

Vortgin salutò e spronò il cavallo al galoppo, verso est.

«E adesso?» chiese la strega a Koris.

«I Falconieri.»

Lei sghignazzò. «Tu dimentichi, Capitano, che vecchia e incartapecorita come sembro, sono pur sempre una femmina, e la fortezza degli uomini-falco mi è chiusa. Porta me e Briant oltre il confine, e poi vai pure in cerca dei tuoi amici misogini. Scuotili, se puoi, e convincili ad agire. Una frontiera irta di punte di spada farà riflettere Yvian. E se potranno assicurare un transito sicuro ai nostri cugini, saremo loro debitori. Però,» aggiunse, assestando sulle spalle di Briant la sopravveste, «direi che devi gettare via le insegne di un signore che non servi, oppure ti troverai inchiodato ad un albero prima di avere il tempo di farti riconoscere per ciò che sei.»

Questa volta, Simon non si stupì nel vedere che erano osservati da un falco, e non gli sembrò strano nell’udire Koris che si rivolgeva al rapace, dichiarando la loro vera identità e spiegando cosa facevano tra le colline. Si mise alla retroguardia, mentre il Capitano passava in testa; la strega e Briant procedevano tra loro. Si erano separati da Vortgin a metà del pomeriggio, e ormai si avvicinava il tramonto. Durante la giornata avevano mangiato solo le razioni trovate nelle sacche delle selle.

Koris rallentò e attese che lo raggiungessero. Mentre parlava, il Capitano scrutava le montagne; e Simon ebbe l’impressione che avesse perduto un po’ della sua incrollabile sicurezza.

«Non mi piace. Il mio messaggio deve essere stato trasmesso dal comunicatore del falco, e le guardie di frontiera non potevano essere troppo lontane. Ormai avrebbero dovuto venirci incontro. Quando eravamo nel Nido, sembravano ansiosi di far causa comune con Estcarp.»

Simon guardò inquieto i pendii che stavano davanti a loro. «Non me la sento di affrontare un simile percorso al buio, senza una guida. Se tu dici, Capitano, che non seguono la consuetudine, ragione di più per restare lontani dal loro territorio. Propongo di accamparci nel primo posto adatto che troveremo.»

Fu Briant ad intervenire, in quel momento; alzò la testa, osservando il rapace che volteggiava nel cielo.

«Quello non vola normalmente!» Il giovanetto lasciò cadere le redini e accostò le mani per imitare un paio d’ali. «Un uccello vero vola così… e un falcone così… Li ho osservati molte volte. Ma questo, vedete… Flap, flap, flap… Non è normale!»

Adesso, tutti guardavano l’uccello volteggiante. Agli occhi di Simon, poteva essere la stessa sentinella dalle piume bianche e nere che li aveva avvistati all’uscita della Tomba di Volt. Tuttavia, sarebbe stato il primo ad ammettere che non se ne intendeva.

«Puoi farlo scendere con un fischio?» chiese a Koris.

Il capitano sporse le labbra: le note chiare risuonarono nell’aria.

Nello stesso momento, Simon alzò il lanciadardi. Koris si voltò con un grido e cercò di colpirgli il braccio, ma ormai il dardo era già partito. Videro il colpo arrivare a segno, piantarsi nella punta della V bianca sul petto del falco. Ma quello non indugiò nel volo, non diede il minimo segno di sofferenza.

«Ve l’avevo detto! Non è un uccello!» gridò Briant. «Magia!»

Tutti guardarono la strega, in attesa di spiegazioni, ma lei fissava il falco che, con il dardo ancora piantato nel corpo, descriveva pigri cerchi nell’aria.

«Non è magia del Potere.» Pareva che rispondesse forzatamente. «Non so dirvi che cosa sia. Ma non è vivo, nel senso in cui noi intendiamo la vita.»

«Kolder!» sibilò Koris.

La donna scosse il capo, lentamente. «Se è di Kolder, non vi è stata un’alterazione della natura, come è avvenuto invece con gli uomini di Gorm. Non so dire cosa sia, vi ripeto.»

«Dovremo abbatterlo. Vola più basso da quando il dardo l’ha colpito. Forse il peso lo trascina in basso,» disse Simon. «Dammi il tuo mantello,» aggiunse smontando e rivolgendosi alla strega.

Lei gli porse il manto lacero. Simon se lo avvolse intorno al braccio e cominciò a salire la scarpata che fiancheggiava lo stretto sentiero. Sperava che l’uccello restasse dov’era, accontentandosi di sorvolarli. Era sicuro che ad ogni volteggio si avvicinasse di più al suolo.

Simon attese, sventolando leggermente il mantello. Poi lo lanciò, e il rapace volò incautamente nella rete improvvisata. Quando Simon tentò di ritirarla, il prigioniero si liberò, proseguì il volo alla cieca e andò a urtare a capofitto contro la parete di roccia.

Tregarth balzò giù per raccattarlo. Le penne erano vere… ma sotto! Lanciò un fischio sonoro quasi come quello che Koris aveva emesso poco prima: aggrovigliata tra le pieghe della pelle strappata e delle piume spezzate c’era una massa di delicati pezzi metallici, fili e minuscoli ingranaggi, e quello che poteva essere soltanto un motore di strano modello. Tenendolo tra le mani, ritornò dai compagni.

«Sei sicuro che i Falconieri usino soltanto falchi autentici?» chiese al Capitano.

«I falchi sono sacri, per loro.» Koris insinuò un dito nel groviglio metallico che Simon gli mostrava. Era sbalordito. «Non credo che questo l’abbiano fabbricato loro, perché ritengono che i rapaci siano il loro potere, e non oserebbero contraffarli, per timore che il potere li abbandoni o si volga contro di loro.»

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