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La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]

Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:

L’impero della Terra si estende attraverso una miriade di mondi, mondi antichi ma anche giovani e freschi e ribelli, disseminati nella sconfinata immensità degli spazi galattici. Un impero richiede forza e controllo: un impero diffuso attraverso gli anni luce è un impero destinato a sfaldarsi sotto la spinta di innumerevoli forze disgregatrici. Le colonie stellari più remote sono ansiose di affrancarsi dal gioco pesante del pianeta madre… che ha creato un’avida compagnia interstellare, la Multiplanetaria del Sole, per privare di ogni ricchezza i mondi dei pionieri. Ma la Lega delle Grandi Stelle decide di opporsi a queste spinte contraddittorie... e il nodo cruciale della situazione diventa una titanica stazione siderale situata nel sistema nel Sole di Pell, una colossale base cosmica nota nella Galassia umana come “la Porta dell’Infinito”. E in questa complessa partita a scacchi tra la Terra e la Confederazione dei Grandi Abissi, s’inserisce il fattore vitale della Lega dei Mondi Ribelli… uno scontro tra forze contrastanti ciascuna delle quali può muovere le stelle e i soli della Galassia, forze tra le quali nessuna sembra avere la possibilità di vincere realmente la battaglia… Un gigantesco, splendido affresco galattico, uno dei grandi cicli della fantascienza moderna: tutto questo, e molto di più, è La Lega dei Mondi Ribelli.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
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Jessad consegnò i documenti e prese il lasciapassare — E cosa fanno, con quelli dei mercantili che sono stati derubati delle carte d’identità?

— Chiamano l’intera famiglia della nave, e c’è una grande confusione. Se si arrivasse a questo punto, lei finirebbe in detenzione e poi all’Adattamento, signor Jessad. Ma qui capita che i documenti vengano rubati, ed è una copertura migliore del suo piano. Se dovesse succedere, lasci che le cose vadano per il loro verso e si fidi di me. Ho le mie navi. Posso combinare qualcosa. Dica che è della Sheba. Conosco la famiglia.

La porta si aprì. Bran Hale si fermò sulla soglia, e Jessad tacque.

— Si fidi di me — ripeté Jon, godendosi il disagio dell’altro. — Bran, può già cominciare a rendersi utile. Accompagni quest’uomo al mio appartamento. — Si frugò in tasca per cercare la chiave per gli ospiti. — Lo faccia entrare e rimanga con lui fino a quando verrò io, per favore. L’attesa potrebbe essere lunga. Faccia come se fosse a casa sua. E se verrete fermati, lui racconterà una certa storia. Lo assecondi, chiaro?

Hale squadrò Jessad e tornò a fissare Jon. Era un uomo intelligente, Hale. Annuì senza far domande.

— Signor Jessad — mormorò Jon, — può star certo che quest’uomo la condurrà a destinazione.

Con un sorriso teso, Jessad allungò la mano. Jon la strinse, e la sentì forte e sicura. Hale lo accompagnò fuori e Jon rimase accanto alla scrivania, seguendoli con lo sguardo. Il personale nell’altro ufficio era tutta gente come Hale, devota ai Lukas, fidata. Uomini e donne che aveva scelto personalmente… e non era probabile che qualcuno di loro figurasse anche sul libro paga di Konstantin: a questo aveva sempre provveduto lui. Era ancora teso. Andò all’armadietto, si versò da bere; Jessad era imperturbabile, ma a lui tremavano le mani per quell’incontro e per le possibilità che schiudeva. Un agente confederato. Era una farsa, un risultato troppo complesso del suo intrigo con Jacoby. Lui aveva tentato un sondaggio, e qualcuno aveva alzato incredibilmente la posta.

Le navi della Confederazione stavano per arrivare. Dovevano essere molto vicine, se avevano corso il rischio enorme di mandare uno come Jessad. Jon sedette di nuovo alla scrivania, stringendo il bicchiere, e bevve, cercando di ridare coerenza ai suoi pensieri. L’inganno al computer non poteva continuare. Poteva durare per pochi giorni al massimo, e se qualcosa fosse andato storto, il primo a venire preso sarebbe stato lui, non Jessad, che non figurava nella memoria del computer. Jessad era sacrificabile, secondo i piani della Confederazione, forse… ma lui lo era anche di più.

Bevve, cercando di riflettere.

Con un’ispirazione improvvisa, prese altri moduli e cominciò la procedura per far partire un mercantile. C’erano equipaggi alle dipendenze dei Lukas che non avrebbero parlato, come quello della Sheba, uomini che sarebbero partiti con una nave portando a bordo un fantasma, falsificando le note di carico e i ruolini del personale o l’elenco dei passeggeri… le rotte del mercato nero avevano fatto venire a galla una quantità di dati interessanti che certi comandanti non volevano si risapessero. Quindi, quel pomeriggio un’altra nave sarebbe partita per le miniere, e il numero di computer di Vittorio sarebbe stato cambiato sul registro della stazione.

Una cosa da poco, una nave che partiva; nessuno badava ai tragitti brevi. Alle miniere e ritorno; una nave che non poteva rappresentare una minaccia per la sicurezza, perché non aveva la velocità, né le armi, né la possibilità di raggiungere altre stelle. Forse avrebbe dovuto rispondere a qualche domanda da parte di Angelo, ma sapeva già cosa dire. Trasmise l’ordine al computer, osservò soddisfatto mentre il computer lo accettava e inviava alla società Lukas la notifica che una delle navi in partenza doveva portare gratuitamente una certa quantità di materiale dalla stazione alle miniere. Normalmente, si sarebbe infuriato per l’ammontare della tassa sul trasporto: era vergognosa. Batté sui tasti: Accettato 1/4 carico per stazione: partenza 1700 pg.

Il computer registrò tutto. Jon si appoggiò alla spalliera con un sospiro di sollievo, mentre il suo cuore riprendeva un ritmo più regolare. Il personale non era un problema; lui conosceva i suoi uomini migliori.

Riprese a lavorare, chiedendo i nominativi al computer, scegliendo l’equipaggio, una famiglia dei mercantili da molto tempo al servizio dei Lukas. — Faccia entrare i Kulin appena si presentano in ufficio — disse al segretario. — Ho un incarico per loro. Si sbrighi, e raduni in fretta tutto quello che dobbiamo spedire, e poi chiami un’altra squadra per caricare quello che dovremo trasportare gratis per conto della stazione; niente discussioni, accetti quello che le daranno e poi torni qui. Si assicuri che i documenti siano a posto e che non insorgano difficoltà… mi raccomando… con i dati del computer. Mi ha capito?

— Sì, signore — rispose il segretario. Poi, dopo un momento: — Mi sono messo in contatto con i Kulin. Stanno arrivando e la ringraziano per l’incarico, signore.

L’Annie andava bene: una nave abbastanza comoda per un giro prolungato fra le miniere dei Lukas. Abbastanza piccola per passare inosservata. Lui aveva fatto giri d’ispezione come quello, in gioventù, per imparare. Quindi avrebbe potuto farli anche Vittorio. Jon sorseggiò il suo drink e passò rapidamente in rassegna i documenti che aveva sulla scrivania.

PELL: CILINDRO CENTRALE; 9/9/52; ore 1200

Josh sedette sul tappetino e cadde all’indietro, nella gravità ridotta della palestra. Damon si chinò su di lui, appoggiando le mani sulle ginocchia nude e con un’espressione di vago divertimento.

— Sono sfinito — disse Josh, quando riprese fiato; gli dolevano i fianchi. — Avevo bisogno di fare un po’ d’esercizio, ma non così tanto.

Damon si lasciò cadere in ginocchio accanto a lui sulla stuoia, ansimando. — Ma te la cavi bene. Lo ammetto. — Aspirò una boccata d’aria e respirò lentamente, sorrise. — Hai bisogno di aiuto?

Josh borbottò e rotolò su se stesso, e facendo leva sul braccio, si alzò sgraziatamente, con tutti i muscoli scossi da un tremito, conscio della presenza di uomini e donne in condizioni migliori che passavano loro accanto sulla ripida pista che cingeva l’interno di Pell. Era un luogo affollato, ed echeggiava di grida e di conversazioni. Era la libertà, e lì il peggio che c’era da temere era qualche risata. Avrebbe continuato se avesse potuto… aveva già corso più di quanto avrebbe dovuto ma gli dispiaceva che fosse finita.

Le ginocchia gli tremavano e gli dolevano i fianchi. — Vieni — disse Damon, alzandosi con maggiore scioltezza. Damon gli afferrò il braccio e lo guidò verso gli spogliatoi. — Fai un bagno di vapore: almeno si scioglieranno i muscoli. Ho ancora un po’ di tempo, prima di tornare in ufficio.

Entrarono nel caos dello spogliatoio, si spogliarono e gettarono gli indumenti nella lavanderia comune. C’era una pila di asciugamani a loro disposizione. Damon ne buttò un paio a Josh e lo fece entrare dalla porta con la scritta SAUNA, attraverso una rapida doccia, e poi in una serie di cabine offuscate dal vapore e allineate lungo il corridoio. Molte erano occupate. Ne trovarono alcune libere, in fondo, ne scelsero una e sedettero sulle panche di legno. Tanta acqua sprecata… Josh guardò Damon mentre prendeva dell’acqua, se la versava sulla testa e rovesciava il resto su una lastra di metallo arroventato, fino a quando il vapore salì e lo avvolse in una nube bianca. Josh fece altrettanto e si asciugò, ansimante e stordito da quel calore.

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