La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
— Non conosco nessuna Swan’s Eye — sibilò di rimando Jon. — Può aspettare.
— No — insistette Vittorio, facendosi più vicino. — Dammi retta. Non sono sicuro che lui sia autorizzato.
— Come, non autorizzato?
— I documenti. Non credo che dovrebbe essere sulla stazione. Adesso è qui fuori. Non so come comportarmi, con lui.
Jon trasse un profondo respiro, e rabbrividì. L’ufficio era pieno di testimoni. Anche il molo ne era pieno. — Fallo entrare — disse. Poi, rivolto a Hale e agli altri: — Andate. Compilate i moduli e consegnateli al personale. Per oggi, accettate quello che vi assegneranno. Andate.
Quelli lanciarono occhiate scure, vagamente sospettose. — Venite — disse Hale, facendo uscire i compagni. Vittorio si affrettò a uscire con loro e sparì, lasciando la porta aperta.
Dopo un attimo entrò un uomo, vestito come si usava sui mercantili, e chiuse la porta. Non c’era paura o furtività, in quella mossa. Come se fosse lui a comandare. Una faccia comune, un uomo sui trent’anni, senza niente di eccezionale. I suoi modi erano freddi e misurati.
— Il signor Jon Lukas — disse.
— Jon Lukas sono io.
L’uomo alzò eloquentemente gli occhi verso il soffitto e le pareti.
— Nessun controllo — disse Jon, che respirava a fatica. — È entrato qui sotto gli occhi di tutti e teme di essere spiato?
— Ho bisogno d’una copertura.
— Come si chiama? Chi è lei?
L’uomo si fece avanti, si sfilò dal dito un anello d’oro, prese dalla tasca una carta d’identità della stazione e posò l’uno e l’altra sulla scrivania.
Erano di Dayin.
— Lei ha fatto una proposta — disse l’uomo.
Jon restò immobile, come impietrito.
— Mi procuri una copertura, signor Lukas.
— Chi è lei?
— Sono arrivato con la Swan’s Eye. Non ho molto tempo. Caricheranno le provviste e ripartiranno.
— Il suo nome. Io non tratto con gli sconosciuti.
— Mi dia lei un nome. Un suo uomo che venga a bordo della Swan’s Eye. Un ostaggio, uno che possa trattare a suo nome, se è necessario. Lei ha un figlio.
— Vittorio.
— Mandi lui.
— La sua assenza verrebbe notata.
Lo sconosciuto lo fissò, freddo e imperturbabile. Jon intascò la carta d’identità e l’anello, e tese la mano intorpidita verso l’intercom.
— Vittorio.
La porta si aprì. Vittorio entrò, con aria preoccupata, e lasciò che la porta si richiudesse.
— La nave che mi ha portato qui — disse l’uomo, — condurrà lei, Vittorio Lukas, a un’altra nave, l’Hammer, che staziona alla periferia; e non dovrà preoccuparsi degli equipaggi. Sono tutti fidati. Anche la comandante della Swan’s Eye è molto interessata alla sua sicurezza… vuole riavere i suoi familiari. Sarà al sicuro.
— Fai quel che ti dice — disse Jon. La faccia di Vittorio era pallidissima.
— Andare? Così?
— Sarai al sicuro — disse Jon. — Più di quanto saresti qui, con quello che sta per accadere. I tuoi documenti, la tua carta, la tua chiave. Consegnali a lui. Sali sulla Swan’s Eye con una delle consegne. Basta che tu non assuma un’aria colpevole e che non scenda. È abbastanza semplice.
Vittorio si limitò a fissarlo.
— Sarà al sicuro, glielo garantisco — disse lo sconosciuto. — Andrà là e aspetterà. Fungerà da collegamento per le nostre operazioni.
— Le nostre?
— Mi è stato detto che lei mi capisce benissimo.
Vittorio si frugò in tasca, consegnò tutti i suoi documenti. Sul suo viso c’era un’espressione di terrore. — Numero del computer — disse l’altro; Vittorio lo scrisse sul blocco.
— Andrà tutto bene — disse Jon. — Ti ripeto che starai meglio là che qui.
— L’avevi detto anche a Dayin.
— Dayin Jacoby è vivo e vegeto — disse lo sconosciuto.
— Non combinare guai — disse Jon. — Usa il cervello. Se combini un guaio, per noi tutti sarà l’Adattamento. Mi hai capito bene?
— Sì — disse Vittorio, con un filo di voce. Jon gli indicò la porta con un cenno di commiato. Incerto, Vittorio gli tese la mano. Jon la strinse, senza calore… anche in quel momento, non aveva simpatia per suo figlio. Forse provava qualcosa del genere adesso, perché Vittorio gli era veramente utile.
— Te ne sono grato — mormorò, pensando che una certa cortesia avrebbe lenito le ferite. Vittorio annuì.
— Questo molo — disse lo sconosciuto, esaminando le carte di Vittorio. — Attracco due. E si sbrighi.
Vittorio uscì. Lo sconosciuto intascò i documenti e il numero del computer.
— Un uso periodico del numero dovrebbe tranquillizzare il computer — disse l’uomo.
— Chi è lei?
— Può andar bene Jessad — disse l’uomo. — E Vittorio Lukas, per il computer. Dove risiede?
— Con me — disse Jon, desiderando che non fosse così.
— Nessun altro? Qualche donna, amici intimi che potrebbero essere d’intralcio…?
— Solo noi due.
— Jacoby l’aveva accennato. Risiedere con lei… molto comodo. Ci saranno commenti, se mi presento con questi abiti?
Jon sedette sul bordo della scrivania, si passò la mano sulla faccia.
— Non ha motivo di essere così allarmato, signor Lukas.
— Loro… la Flotta della Confederazione… sta arrivando?
— Sono qui per sistemare certe cose. Sono un consulente, signor Lukas. È il termine più adatto. Sacrificabile. Un uomo, una nave o due… un rischio da poco, in confronto alla posta in gioco. Ma io voglio vivere, mi capisce? E non intendo essere sacrificato… senza motivo. Quindi non cambi idea, signor Lukas.
— L’hanno mandata qui… senza appoggi…
— Gli appoggi verranno a suo tempo. Ne parleremo questa notte, a casa sua. Sono nelle sue mani. So che non ci sono forti legami tra lei e suo figlio.
Jon Lukas avvampò. — Non è affar suo, signor Jessad.
— No? — Jessad lo squadrò, lentamente. — Ormai manca poco, può starne certo. Lei ha deciso di stare dalla parte del vincitore. Di rendere certi servigi… in cambio di una certa posizione. Io dovrò valutarla. In modo molto pratico. Mi capisce? Ma farà bene a seguire i miei ordini, e non far niente senza il mio consenso. Ho una certa esperienza in queste situazioni. Sono stato informato che qui non permettete la sorveglianza degli alloggi privati, che Pell è intransigente al riguardo, e che non ci sono le apparecchiature.
— Infatti — disse Jon, deglutendo a fatica. — È vietato dalla legge.
— Molto comodo. Mi dispiacerebbe muovermi sotto l’occhio di una telecamera. I miei vestiti, signor Lukas. Sono accettabili nei vostri corridoi?
Jon si voltò, frugò nella scrivania, trovò il modulo, con il cuore che gli martellava. Se quell’uomo fosse stato fermato, se ci fosse stato qualche sospetto, la sua firma sul documento… ma ormai era troppo tardi. Se la Swan’s Eye fosse stata perquisita, se qualcuno si fosse accorto che Vittorio non era sceso prima della partenza… — Ecco — disse, staccando il lasciapassare. — Non lo mostri a nessuno, a meno che venga fermato dalla sicurezza. — Premette il pulsante delle comunicazioni e si chinò sul microfono. — Bran Hale è ancora lì? Lo faccia entrare. Solo.
— Signor Lukas — disse Jessad, — non abbiamo bisogno di altri, in questa faccenda.
— Mi ha chiesto consiglio sui corridoi. Si fidi. Se verrà fermato, spieghi che viene da un mercantile, e che le hanno rubato i documenti. Sta andando a parlarne negli uffici amministrativi, e Bran Hale è la sua scorta. Mi dia i documenti di Vittorio. Li terrò io. Non può farseli trovare addosso. Sistemerò tutto quando rientrerò nell’appartamento, questa sera.