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La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]

Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:

L’impero della Terra si estende attraverso una miriade di mondi, mondi antichi ma anche giovani e freschi e ribelli, disseminati nella sconfinata immensità degli spazi galattici. Un impero richiede forza e controllo: un impero diffuso attraverso gli anni luce è un impero destinato a sfaldarsi sotto la spinta di innumerevoli forze disgregatrici. Le colonie stellari più remote sono ansiose di affrancarsi dal gioco pesante del pianeta madre… che ha creato un’avida compagnia interstellare, la Multiplanetaria del Sole, per privare di ogni ricchezza i mondi dei pionieri. Ma la Lega delle Grandi Stelle decide di opporsi a queste spinte contraddittorie... e il nodo cruciale della situazione diventa una titanica stazione siderale situata nel sistema nel Sole di Pell, una colossale base cosmica nota nella Galassia umana come “la Porta dell’Infinito”. E in questa complessa partita a scacchi tra la Terra e la Confederazione dei Grandi Abissi, s’inserisce il fattore vitale della Lega dei Mondi Ribelli… uno scontro tra forze contrastanti ciascuna delle quali può muovere le stelle e i soli della Galassia, forze tra le quali nessuna sembra avere la possibilità di vincere realmente la battaglia… Un gigantesco, splendido affresco galattico, uno dei grandi cicli della fantascienza moderna: tutto questo, e molto di più, è La Lega dei Mondi Ribelli.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
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Andò a casa, coprendo quel breve tratto fino ad azzurro uno dodici, aprì la porta senza far rumore.

— Angelo?

Dunque Alicia era sveglia. Lui lasciò la borsa e la giacca sulla sedia accanto alla porta. — Sono a casa — disse, e sorrise rispettosamente alla vecchia femmina hisa che uscì dalla stanza di Alicia per accoglierlo. — Com’è andata oggi, Lily?

— Avuto buona giornata — affermò Lily, con un sorriso gentile. In silenzio, prese gli oggetti che lui aveva lasciato sulla sedia; Angelo entrò nella stanza di Alicia, si chinò sul letto e la baciò. Alida sorrise, immobile tra le lenzuola immacolate, con Lily che l’assisteva, la aiutava nei movimenti, la serviva con la devozione di molti anni. Le pareti erano schermi. Intorno al letto c’era un panorama di stelle librate nello spazio; le stelle, e qualche volta il sole, i moli, i corridoi di Pell; immagini dei boschi della Porta dell’Infinito, della base, della famiglia, di tutte le cose che le facevano piacere. Era Lily a cambiare le sequenze.

— È venuto Damon — mormorò Alicia. — Con Elene. Per colazione. È stato molto simpatico. Elene sta bene. È così felice.

Spesso si fermavano a farle visita, l’uno o l’altra… specialmente adesso che Emilio e Miliko erano lontani. Angelo ricordò una sorpresa, un nastro che aveva infilato nella tasca della giacca per paura di dimenticarlo. — È arrivato un messaggio di Emilio. Te lo farò ascoltare.

— Angelo, c’è qualcosa che non va?

Lui s’interruppe e scosse malinconicamente la testa. — Non ti sfugge niente, cara.

— Conosco la tua faccia, amore. Brutte notizie?

— Non da parte di Emilio. Laggiù le cose vanno bene; molto meglio. Mi ha riferito progressi considerevoli con i nuovi campi. Non hanno avuto fastidi con il personale Q, la strada è arrivata alla base due, e c’è un buon numero di persone disposte a trasferirsi in fondo alla linea dei campi.

— Credo che tu mi riferisca soltanto gli aspetti migliori dei rapporti. Ma vedo i corridoi. E capisco, Angelo.

Lui le girò delicatamente la testa, in modo che potesse guardarlo meglio. — La guerra si sta avvicinando — disse. — Ti sembra abbastanza spiacevole?

Gli occhi bellissimi… ancora bellissimi, su quel viso scarno e pallido… erano vivi e sicuri. — Quanto è vicina, ormai?

— Quelli dei mercantili stanno diventando nervosi. Non è troppo vicina; non si tratta di questo. Ma sono piuttosto preoccupato per il morale.

Alicia girò gli occhi verso gli schermi. — Tu rendi così bello il mondo. Ma è veramente bello, là fuori?

— A Pell non è accaduto nulla di grave. Non ci sono pericoli imminenti. Sai che non sono capace di mentirti. — Angelo sedette sul bordo del letto, le prese la mano. — Abbiamo visto altre volte la guerra farsi più calda, e siamo ancora qui.

— È molto grave?

— Ho parlato poco fa con il comandante di un mercantile, che mi ha esposto le opinioni dei suoi colleghi; ha parlato di zone dell’Abisso, luoghi fatti per nascondersi e aspettare. Vedi, ho l’impresssione che ci siano altre stazioni, in un certo senso, oltre a Pell; frammenti di roccia in ubicazioni inverosimili… quelli dei mercantili li conoscono. Forse Mazian; sicuramente Mazian. Luoghi che le navi possono raggiungere. Quindi, se ci sono tempeste… ci sono anche i rifugi, no? Se la situazione dovesse volgere al peggio, avremo qualche possibilità di scelta.

— Te ne andresti?

Angelo scosse la testa. — Mai. Mai. Ma forse potremo convincere i ragazzi, no? Uno l’abbiamo persuaso a scender sulla Porta dell’Infinito; convinci l’altro; convinci Elene… lei è la nostra speranza. Ha molti amici, là fuori; lei sa, e potrebbe convincere Damon. — Angelo strinse la mano della moglie. Alicia Lukas-Konstantin aveva bisogno di Pell, aveva bisogno dei macchinari, di un equipaggiamento che una nave difficilmente poteva fornire. Era sposata a Pell e alle macchine. Un eventuale trasferimento del suo ambiente fatto di metallo e di esperti sarebbe stato pubblico: la fine del mondo trasmessa per video. Lei glielo aveva rammentato. Io sono Pell, aveva detto ridendo. Un tempo era stata al suo fianco. Angelo non se ne sarebbe andato. Non pensava di abbandonare ciò che la sua famiglia aveva costruito nel corso degli anni, ciò che avevano costruito insieme. — Non è imminente — disse. Ma temeva il contrario.

PELL: MOLO BIANCO: UFFICIO DELLA SOCIETÀ LUKAS; ore 1100

Jon Lukas raccolse i documenti, alzò gli occhi verso gli uomini che affollavano il suo ufficio, sul molo. Li fissò duramente per un momento. Posò i documenti sulla scrivania e Bran Hale li prese e li distribuì agli altri.

— Gliene siamo grati — disse Hale.

— La Società Lukas non ha bisogno di altri dipendenti. Sia chiaro. Rendetevi utili. Questo è un favore personale, un debito, se preferite. Io apprezzo la fedeltà.

— Non causeremo noie — disse Hale.

— Statevene tranquilli. L’impulsività vi è costata le autorizzazioni della sicurezza. Non potrete permettervi di essere impulsivi lavorando con me. Vi avevo avvertiti, quando lavoravamo insieme sulla Porta dell’Infinito…

— Lo ricordo — disse Hale. — Ma ci hanno buttati fuori, signor Lukas, per motivi personali. Konstantin stava cercando un pretesto. Sta cambiando tutte le direttive che lei aveva dato, disorganizza e sovverte tutto. Abbiamo cercato di evitarlo, signore.

— Non posso farci niente — disse Jon. — Io non sono laggiù, non dirigo più la base. E adesso neppure voi siete là. Avrei preferito che Jacoby vi avesse tirati fuori con più discrezione, ma ormai è andata così. Adesso avete un impiego privato. — Jon si appoggiò alla scrivania. — Potrei aver bisogno di voi — disse semplicemente. — Pensate anche a questo. Per voi poteva andare peggio… adesso vivete nella stazione, niente più fango, niente più emicranie dovute all’aria irrespirabile. Adesso siete legati alla compagnia, e usate il cervello. Vedrete che vi andrà bene.

— Si, signore — disse Hale.

— E Lee… — Jon guardò Lee Quale, un’occhiata impassibile, ferma. — Di tanto in tanto lei sorveglierà le proprietà dei Lukas. Potrà portare una pistola, ma non dovrà usarla. Sa che ha rischiato l’Adattamento, per questo?

— Uno di quei bastardi aveva urtato l’arma — borbottò Quale.

— È Damon Konstantin che dirige l’Ufficio Legale. Il fratello di Emilio, chiaro? Angelo ha la situazione in pugno. Se avesse avuto una sola possibilità, le avrebbe riservato la sorte peggiore. Ci pensi, la prossima volta che si metterà contro i Konstantin.

La porta si aprì. Vittorio entrò, ignorando la smorfia scoraggiante del padre, si avvicinò alla sedia, e si chinò per parlargli all’orecchio.

— È arrivato un uomo — mormorò. — Con una nave, la Swan’s Eye.

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