La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
— E io che garanzie ho?
— La mia approvazione.
— Il suo grado?
Jessad alzò le spalle. — Non è ufficiale. Voglio i dettagli. Tutto, dai programmi delle spedizioni allo spiegamento delle vostre navi agli atti del consiglio… fino all’ultimo particolare della gestione dei suoi uffici.
— E intende continuare a vivere nel mio appartamento?
— Non vedo il motivo di uscirne. Forse ne risentirà la sua normale attività sociale. Ma c’è un luogo più sicuro? Questo Bran Hale… è un uomo discreto?
— Lavorava per me sulla Porta dell’Infinito. È stato silurato per aver sostenuto le mie direttive contro i Konstantin. Mi è devoto.
— È fidato?
— Hale? Sì. Ho qualche dubbio su qualcuno dei suoi uomini… almeno per quanto riguarda le loro capacità di giudizio.
— Allora deve essere prudente.
— Lo sono.
Jessad annuì lentamente. — Però mi procuri i documenti, signor Lukas. Mi sentirò più sicuro, quando li avrò.
— Che ne sarà di mio figlio?
— La preoccupa? Credevo che tra voi non ci fosse molto affetto.
— Le ho fatto una domanda.
— C’è una nave in attesa, piuttosto lontano… ora è sotto il nostro controllo ed è registrata a nome della famiglia Olvig, ma in pratica è militarizzata. Gli Olvig sono tutti prigionieri… come quasi tutti quelli della Swan’s Eye. La nave degli Olvig, l’Hammer, ci darà il preavviso. Non c’è molto tempo, signor Lukas. Per prima cosa… vuole mostrarmi uno schizzo della stazione?
L’esperto sono io. Esperto in queste cose: un uomo appositamente addestrato. Un pensiero terribile, agghiacciante, colpì Jon Lukas: che Viking fosse caduta dall’interno, e Mariner… fosse stata fatta esplodere. Sabotaggio. Qualcuno così pazzo da distruggere la stazione in cui si trovava… o forse dopo averla lasciata.
Fissò il volto anonimo di Jessad, gli occhi implacabili, e comprese che su Mariner c’era stato qualcuno come lui.
Poi era apparsa la Flotta, e la stazione era stata deliberatamente distrutta.
C’era ancora gente in fila, là fuori, una coda che si estendeva lungo il corridoio del nove, fino al molo. Vassily Kressich si prese la testa fra le mani, mentre qualcuno veniva trascinato via e affidato alle cure sbrigative di uno degli uomini di Coledy, una donna che si era messa a gridare e che aveva denunciato un furto facendo il nome di uno della banda di Coledy. Gli faceva male la testa, la schiena gli doleva. Aborriva quelle sedute, e tuttavia doveva subirle, ogni cinque giorni. Almeno, era una valvola di sfogo, l’illusione che il consigliere del settore Q ascoltasse i problemi, prendesse nota delle lagnanze, cercasse di fare qualcosa.
Circa la denuncia della donna… non c’era rimedio. Conosceva l’uomo che lei aveva nominato. Probabilmente era vero. Avrebbe chiesto a Nino Coledy di tenerlo buono, di risparmiare il peggio alla donna. Era stata pazza a protestare. Un’isteria bizzarra, forse, una soglia che molti raggiungevano, lì, quando non rimaneva altro che la rabbia. Portava all’autodistruzione.
Un uomo si fece avanti. Redding. Toccava a lui. Kressich si fece coraggio, si appoggiò alla spalliera della sedia, preparandosi all’incontro settimanale. — Stiamo ancora tentando — disse.
— Ho pagato — disse Redding. — Ho pagato parecchio per avere il mio lasciapassare.
— Questo non garantisce che sia valido per la Porta dell’Infinito, signor Redding. La stazione prende semplicemente quelli che bastano a coprire le attuali necessità. Presenti un’altra domanda, e io l’inoltrerò. Prima o poi ci sarà un’occasione…
— Io voglio andarmene!
— James! — gridò atterrito Kressich.
L’uomo della sicurezza arrivò subito. Redding si guardò intorno furiosamente e, con grande orrore di Kressich, si portò una mano alla cintura. Una corta lama gli lampeggiò nel pugno, e non era per l’uomo della sicurezza… Redding voltò le spalle a James… ma per lui.
Kressich si buttò all’indietro. Des James si avventò alle spalle di Redding. Redding finì bocconi sulla scrivania, facendo volare i fogli tutto intorno, sferrando colpi all’impazzata mentre Kressich balzava dalla sedia e si rifugiava contro la parete. All’esterno si udirono grida di panico e altra gente si precipitò nella stanza.
Kressich si spostò, mentre la lotta continuava, più vicina. Redding urtò contro la parete. Nino Coledy era sopraggiunto insieme agli altri. Alcuni buttarono Redding sul pavimento, mentre altri respinsero l’ondata di curiosi e di postulanti disperati. Tutti sventolavano moduli che speravano di consegnare. — È il mio turno! — stava urlando una donna che brandiva un foglio e cercava di avvicinarsi alla scrivania. La spinsero fuori insieme agli altri.
Redding era sul pavimento, e tre uomini lo tenevano bloccato. Un quarto gli sferrò un calcio alla testa, e quello si calmò.
Coledy aveva preso il coltello: lo esaminò attentamente e se lo mise in tasca mentre un sorriso si disegnava su quella giovane faccia sfregiata.
— Niente polizia dalla stazione, per lui — disse James.
— È ferito, signor Kressich? — chiese Coledy.
— No. — Kressich non badò ai lividi, e tornò alla scrivania. Fuori stavano ancora gridando. Accostò la sedia e sedette; gli tremavano le gambe. — Ha detto di aver pagato — riferì. Sapeva bene quello che succedeva, sapeva che i moduli arrivavano da Coledy e venivano concessi a pagamento. — Ha brutti precedenti, presso la stazione, e io non posso procurargli un lasciapassare. Che cosa gli ha venduto?
Coledy spostò lentamente lo sguardo da Kressich all’uomo sul pavimento, e poi di nuovo a Kressich. — Be’, adesso ha brutti precedenti anche con noi, e questo è peggio. Portatelo fuori. Dall’altra parte.
— Non voglio ricevere più nessuno — gemette Kressich, prendendosi la testa fra le mani. — Mandateli via.
Coledy uscì nel corridoio. — Fuori! — Kressich lo sentì gridare tra le esclamazioni di protesta e i singhiozzi. Alcuni degli uomini di Coledy cominciarono a far sfollare i postulanti… alcuni erano armati di sbarre metalliche. La folla arretrò e Coledy rientrò nell’ufficio. Stavano portando via Redding dall’altra porta, scuotendolo con violenza per farlo camminare, perché cominciava a rinvenire. Il sangue gli colava sulla faccia da una ferita alla tempia.
Lo uccideranno, pensò Kressich. Da qualche parte, nelle ore di minor traffico, sarebbe stato ritrovato il suo cadavere. Sicuramente Redding lo sapeva. Stava cercando ancora di lottare: ma lo trascinarono fuori e la porta si chiuse.
— Ripulisci — disse Coledy a uno di quelli che erano rimasti, e l’uomo cercò qualcosa per pulire il pavimento. Coledy sedette di nuovo sul bordo della scrivania.
Kressich si chinò, prese una delle bottiglie di vino che Coledy gli aveva fornito. Bicchieri. Ne riempì due, sorseggiò il vino della Porta dell’Infinito e cercò di riscaldarsi le membra tremanti, di soffocare i dolori al petto. — Sono troppo vecchio per queste cose — gemette.
— Non deve preoccuparsi per Redding — disse Coledy, prendendo l’altro bicchiere.
— Non può crearmi situazioni simili — scattò Kressich. — So quel che sta combinando. Ma non venda documenti, quando non c’è nessuna possibilità che io possa ottenerli.
Coledy sogghignò: un’espressione estremamente spiacevole. — Redding se la sarebbe cercata, prima o poi. Così ha pagato il privilegio.
— Non voglio saperlo — disse Kressich in tono acido. Trangugiò un’abbondante sorsata di vino. — Non mi riferisca i particolari.