La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
— Qual è il messaggio? — chiese Konstantin. — E da parte di chi?
La vecchia frugò nella sua giacca, estrasse una busta e si sporse per deporla sulla scrivania. — Da parte dell’Hammer, degli Olvig — disse. — Da Viking. Ha lasciato la stazione in tutta fretta e ce l’ha consegnato direttamente. Intendono restare fuori dagli schermi di Pell per un po’, signore… hanno paura. Non sono per niente entusiasti di quel che vedono.
— Viking. — L’annuncio del disastro era arrivato da un pezzo. — E da allora dove sono stati?
— Il loro messaggio può chiarirlo; ma dicono di avere subito danni nel lasciare Viking. Hanno fatto un balzo breve nell’iperspazio. Così hanno detto. E di sicuro la nave è malconcia, ma hanno un carico. Fossimo stati noi altrettanto fortunati, quando siamo scappati… non saremmo costretti a prestare servizio di milizia, vero, signore, per pagare le spese dell’attracco?
— Sa cosa contiene il messaggio?
— Sì — disse la donna. — Si sta muovendo qualcosa. Una spinta dopo l’altra, signor Konstantin. Secondo me… l’Hammer ha tentato di passare dalla parte della Confederazione e si è accorta che la situazione non era poi tanto piacevole; la Confederazione ha tentato di impadronirsene, e loro sono scappati. Hanno paura che qui si ripeta la stessa cosa. Mi hanno chiesto di precederli per recapitare il loro messaggio, per non sporcarsi le mani. Pensi quale sarebbe la loro posizione se la Confederazione capisse che sono stati loro a dare l’allarme. La Confederazione si sta muovendo.
Angelo scrutò la donna, la faccia tonda, gli occhi scuri e infossati. Annuì, lentamente. — Lei sa quel che succederà qui se il suo equipaggio parla troppo, sulla stazione o altrove. Ci renderà le cose ancora più difficili.
— Noi siamo una famiglia — disse la donna. — Non parliamo con gli estranei. — Gli occhi neri lo fissarono con fermezza. — Io faccio parte della milizia, signor Konstantin, perché abbiamo avuto la sfortuna di arrivare qui senza carico e voi ci avete presentato il conto; e perché non possiamo andare da nessun’altra parte. Lo Swan’s Eye non è un mercantile dell’associazione; non ha restrizioni né credito qui, come certi altri. Ma che cosa conta il credito, eh, signor Konstantin, se Pell chiude? D’ora in avanti, che importano i crediti della sua banca? Io voglio rifornimenti.
— È un ricatto, comandante?
— Riporterò il mio equipaggio là fuori, in servizio di pattuglia, e sorveglieremo il vostro perimetro. Se vedremo qualche nave della Confederazione glielo comunicheremo in fretta e ce la batteremo. Una nave come la mia non può giocare a nascondino con un ricognitore. E non intendo compiere gesti eroici. Voglio gli stessi vantaggi che hanno gli equipaggi di Pell, che si accaparrano viveri e acqua senza farli figurare nelle note di carico.
— Lei denuncia casi di accaparramento?
— Signor Konstantin, lei sa benissimo che è un fatto normale per tutte le navi che hanno degli interessi sulla stazione, e per non indispettire quelle società si guarda bene dall’effettuare accertamenti, vero? Quanti funzionari della sua stazione si sporcano le uniformi controllando personalmente le stive e i serbatoi, eh? Le parlo fuori dai denti, e chiedo le stesse condizioni per la mia famiglia. Rifornimenti. Poi ritornerò sulla linea di confine.
— Li avrà. — Konstantin si voltò e trasmise l’ordine con priorità assoluta. — Lasci la stazione al più presto possibile.
Quando ebbe terminato, alzò di nuovo gli occhi verso la donna, e lei annuì. — Ben fatto, signor Konstantin.
— Dove si trasferirà, comandante, se sarà costretta a farlo?
— Nell’Abisso. C’è un posto che conosco, al buio. Molti mercantili hanno di questi rifugi, lo sa, signor Konstantin? Si prospettano anni difficili, se ci sarà lo sfondamento. La Confederazione sosterrà che già erano di sua proprietà. Se ne staranno nascosti e si augureranno che la Confederazione abbia un gran bisogno di navi. I nuovi territori comporteranno una inevitabile dispersione, e allora le navi diventeranno necessarie. Oppure torneranno verso la Terra. Qualcuno vorrebbe farlo.
Angelo aggrottò la fronte. — È convinta che sia inevitabile.
La donna alzò le spalle. — Fiuto il vento, signor Konstantin. Non vorrei restare su questa stazione a nessun prezzo, se le linee non reggeranno.
— E molti dei mercantili sono della stessa opinione?
— Siamo pronti — disse lei, a voce bassa — da cinquant’anni. Lo chieda alla Quen, signor Konstantin. Anche voi state cercando un rifugio?
— No, comandante.
La donna si appoggiò alla spalliera e annuì lentamente. — L’ammiro. Posso assicurarle che non fuggiremo senza prima aver dato l’allarme, e questo è molto di più di quanto farebbero altri nostri colleghi.
— So che per voi è un grosso rischio. Avrà tutti i rifornimenti che le occorrono. C’è altro?
Il comandante Ilyko scosse la testa, piegando leggermente la sua figura massiccia, e si alzò. — Le auguro buona fortuna — disse, tendendo la mano. — Le auguro buona fortuna. Tutti i mercantili che sono qui e non dall’altra parte delle linee hanno scelto di stare dalla sua parte; quelli che s’incontrano ancora nello spazio e vi portano rifornimenti della Confederazione… non lo fanno per profitto. Qui non c’è nessun profitto. Lo sa, vero? Sarebbe stato più difficile dall’altra parte… in un certo senso.
Angelo strinse quella mano robusta. — Grazie, comandante.
— Uh — disse lei, scrollò le spalle un po’ intimidita e uscì a passo pesante.
Angelo prese la busta e l’aprì. Era un biglietto scarabocchiato a mano. Di ritorno dalla Confederazione. Navi in orbita intorno a Viking, quattro, forse di più. Dicono che Mazian sia in fuga, navi perdute: Egypt, France, United States, forse altre. Situazione disperata. Il messaggio non era firmato, non c’era il nome del mercantile. Angelo lo studiò per un momento, poi si alzò, aprì la cassaforte, vi ripose il foglio e la richiuse. Aveva lo stomaco sottosopra. Gli osservatori potevano sbagliare. Le informazioni potevano venire disseminate ad arte, le voci diffuse deliberatamente. Quella nave non sarebbe arrivata a Pell. L’Hammer avrebbe osservato per un po’; forse si sarebbe avvicinata, oppure sarebbe fuggita; ogni tentativo di bloccarla per interrogare l’equipaggio sarebbe stato, una pessima politica nei confronti degli altri mercantili. I mercantili ronzavano intorno a Pell, sperando di ricevere viveri e acqua, e consumavano le scorte della stazione, sfruttando il credito delle società, che Pell doveva onorare per paura di disordini; vecchi debiti nei confronti di stazioni scomparse. Consumavano le scorte di Pell, per non intaccare quelle accaparrate che conservavano a bordo… in previsione del giorno in cui sarebbero stati costretti a fuggire. Alcuni portavano rifornimenti, certo; ma la maggior parte consumavano e basta.
Angelo chiamò la sua segretaria. — Per oggi chiudo — disse. — Se c’è bisogno di me, cercatemi a casa. Se si tratta d’una cosa urgente, tornerò.
— Sì, signore. — Angelo prese alcune delle pratiche meno inquietanti, le mise nella borsa, si infilò la giacca, e uscì rivolgendo un cenno di saluto alla segretaria, e ai vari funzionari che lavoravano nella stessa stanza, poi uscì nel corridoio.
Negli ultimi giorni aveva lavorato fino a tardi; voleva almeno garantirsi la possibilità di proseguire il lavoro più comodamente, di leggere quei documenti senza venire interrotto. C’erano stati guai, sulla Porta dell’Infinito; Emilio li aveva scaricati sulla stazione, la settimana prima, con una rovente denuncia contro il personale coinvolto. Damon aveva consigliato di spedire i responsabili alle miniere… un sistema sbrigativo per procurarsi gli operai necessari. La difesa aveva ribattuto, parlando di pregiudizi, e aveva chiesto l’archiviazione della denuncia e la reintegrazione degli interessati. C’erano state polemiche rabbiose. Jon Lukas aveva avanzato offerte e pretese: e alla fine avevano sistemato almeno quella questione. Adesso aveva cinquanta fascicoli di residenti del settore Q che attendevano una sistemazione temporanea. Angelo pensò di fermarsi al bar dei dirigenti, lungo la strada, per bere qualcosa e sbrigare qualche pratica, distogliendo la mente dal penseiro che ancora lo faceva sudare. Aveva in tasca un segnalatore, lo portava sempre con sé, sebbene potesse contare sul sistema delle comunicazioni.